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Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech
Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech
di [user #116] - pubblicato il

Approfondiamo la conoscenza della professione del backliner/guitar tech, figura importante per la riuscita di uno spettacolo professionale, in supporto a chitarristi e bassisti.
D: Ciao Samuele, benvenuto sulle pagine di Accordo.it. Hai voglia di raccontarci qualcosa riguardo alla tua professione e di cosa ti occupi attualmente?
R: Ciao, grazie mille a tutto lo staff per questa piacevole chiacchierata. Da qualche anno a questa parte mi divido tra due attività: la prima riguarda la figura di backliner e guitar tech freelance in tour, con diverse band ed artisti, mentre la seconda è il laboratorio di riparazioni chitarre e bassi.
In questo 2024 sto seguendo due tour completamente diversi tra loro e molto stimolanti, Subsonica e il duo Colapesce - Dimartino.

D: Com'è nata la passione per la liuteria?
R: La passione per la liuteria nasce da molto lontano, in realtà. Sin da piccolino ho sempre sentito l'esigenza di riparare qualsiasi cosa e, se possibile, renderla migliore (con scarsi risultati in fanciullezza, ovviamente). Da adolescente la passione per le chitarre mi ha colpito come un gancio in pieno viso. Da lì in poi, lungo un percorso abbastanza tortuoso (che vi risparmio), sono arrivato ad approfondire i meccanismi delle riparazioni e di conseguenza l'amore per la liuteria.

D: Puoi raccontarci delle prime esperienze come guitar tech e di come ti sei preparato ad affrontarle?
R: Una delle prime esperienze serie come guitar tech fu nel tour "Endkadenz" dei Verdena nel 2015. Studiai a fondo l'omonimo album appena uscito, cercando di carpire ogni sfumatura strumentale, pedalino usato ecc., in modo da essere preparato. Quando arrivai in tour capii che le dinamiche sarebbero state completamente diverse, dimenticai ogni cosa e cercai semplicemente di essere educato, reattivo e propositivo nei confronti di Alberto e soci. Mi ritrovai per le mani una strumentazione che definirei molto "punk" e di conseguenza improvvisai molto. Fu una scuola bellissima e molto utile.

Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech

D: Come si realizza un tour? Immagino tu debba seguire gli artisti fin dalle prove.
R: Un tour viene messo in piedi a compartimenti stagni dalla produzione. La mia figura professionale entra in gioco qualche giorno/settimana prima dell'inizio delle prove. Tendo a fare una bella chiacchierata conoscitiva, studiare sulla carta la strumentazione e le esigenze dei musicisti che dovrò seguire.
Amo molto il periodo delle prove, in cui si costruisce il live che sarà e lo si modifica cercando sempre il miglior risultato finale. Si provano i meccanismi di palco, i cambi strumenti, si cerca di ridurre al minimo la probabilità di errore e, in qualche modo, si inizia a consolidare una fiducia che vedrà la luce al primo concerto col pubblico, altro momento che amo vivere appieno.

D: La giornata tipo, quando si arriva in una nuova location?
R: Questa domanda necessiterebbe di una risposta molto ampia ma cercherò di non essere prolisso. Dipende tutto quanto dalla dimensione della produzione, di che tipo di tour stiamo parlando (club, teatri, palazzetti, festival estivi...). Comunque diciamo che noi backliner si tende ad arrivare in mattinata. Si segue lo scarico degli strumenti, si inizia il montaggio, pausa pranzo, rifiniture e poi soundcheck nel pomeriggio. Personalmente tendo a tenermi un cuscinetto di tempo tra il soundcheck e il concerto per un ulteriore controllo della strumentazione, ripasso dei movimenti, cambi, sistemazione di scalette, asciugamani e pulizia del palco.

D: Quali sono i "ferri del mestiere" che viaggiano con te in tour? Hai qualche oggetto che ti sei costruito da solo, che utilizzi per settaggi o riparazioni?
R: Con me viaggia sempre il mio fido scudiero, un workcase costruito su misura dove custodisco tutti i ferri del mestiere. Ha le dimensioni di un bel mobile, per capirci. Essendo molto capiente ho veramente di tutto, dall'immancabile spray pulisci contatti elettrici a una pinza che mi sono costruito per riuscire a stringere le femmine jack all'interno delle chitarre acustiche. Un altro esempio è un set di brugole a pollici che ho modificato, allungato, piegato per poter accedere a praticamente tutti i tipi di trussrod.
Un sistema del quale vado molto fiero è quello che ho in uso per l'accordatura degli strumenti. In sostanza entro col segnale in un equalizzatore analogico, a seguire in un accordatore Korg a rack e in cascata nel mio fidatissimo (e un po' attempato) Peterson, vecchio accordatore di una precisione chirurgica. Convoglio poi il segnale in un sistema di IEM dedicato solo all'ascolto dello strumento in accordatura. Mi viene chiesto spesso come mai il segnale in ingresso passa per un equalizzatore. La risposta è semplice: mi serve soprattutto in posti come i palazzetti dove ci sono forti rimbombi e, se devo accordare un'acustica (magari con un drop di 1/2 tono), comincia a essere veramente un problema. Lo risolvo tagliando le frequenze basse, enfatizzando le medio alte e, in questo modo, riesco ad accordare senza (troppi) problemi.
Ogni guitar tech credo che col passare degli anni e delle tournée si sia costruito degli utensili; quello che ho imparato è che non c'è una regola vera e propria, molto fa la personale attitudine e manualità.

Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech

D: Sono mai capitati imprevisti "seri" sulla strumentazione durante un live e, in caso affermativo, come li hai affrontati?
R: Sì, certamente. Ne sono successi di tutti i colori negli anni. Ne cito alcuni che, a ripensarci dopo tempo, mi hanno tirato via qualche anno di vita...
Un artista/musicista, inciampandosi nel reggi chitarra, fece volare a terra la sua magnifica Telecaster, che dovetti poi cercare di sistemare tra un pezzo e l'altro, salvo poi accorgermi che si era rotta la chiavetta di una meccanica insieme a un paio di corde; sostituii al volo le corde, accordai la chitarra con una pinza, pregando che non si scordasse troppo (fortunatamente mancavano pochissimi brani alla fine) e così lui riuscì a suonarla.
Un altro esempio successe in un Forum di Assago gremito di gente. A metà brano, un pedalino pensò bene di morire e di non passare più il segnale, con conseguente chitarra completamente muta. Iniziai a bypassare ogni effetto, fino a trovare il colpevole. Il musicista in questione si fidò del mio attaccare e staccare cavi alla velocità della luce e riuscì poi a terminare il concerto senza troppi fastidi.
Credo fermamente che la differenza la facciano tre fattori: non lasciarsi prendere dal panico ma mantenere la lucidità, cercare di rassicurare il musicista che farai il possibile per risolvere e la conoscenza della strumentazione con la quale stai lavorando.
C'è da dire che alle volte il danno è irreparabile ed allora bisogna aver lavorato bene durante le prove del tour e aver predisposto un sistema di backup, che quantomeno permetta al musicista di terminare il concerto.

D: Come gestisci la manutenzione degli strumenti in tour (cambio corde, pulizia, elettronica, cablaggi…)?
R: La manutenzione è un aspetto fondamentale del mio lavoro in tour, cerco di essere un "cecchino" sotto questo aspetto. Controllo ogni giorno i parametri degli strumenti, delle pedaliere, degli amplificatori, ecc.
Cerco di instaurare un rapporto di fiducia coi musicisti che seguo, di motivare ogni cambio corde, ogni sostituzione che ritengo necessaria. Tutto passa dal confronto e sul ragionare insieme per l'ottima riuscita del tour.
Quando poi sono anni che segui lo stesso musicista, allora subentra la fiducia (quasi) totale. In quel caso nemmeno c'è bisogno di confrontarsi: per esempio, se ho deciso di cambiare le corde o di modificare un parametro di un pedalino o dell'amplificatore è perché andava fatto. Quando si raggiunge questo livello, fare il mio lavoro è davvero stupendo.

Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech

D: Quali sono le riparazioni/modifiche più frequenti che ti vengono chieste nel tuo laboratorio? C'è qualche lavoro o customizzazione del passato di cui vai particolarmente fiero?
R: In laboratorio la cosa che più mi viene chiesta è il settaggio ottimale dello strumento, aspetto che ritengo più che fondamentale. Puoi guidare una Ferrari ma se non calza a pennello sulla tua guida non otterrai mai il massimo da te stesso; vale lo stesso per una chitarra o un basso. Negli anni ho speso una quantità di ore assurda per riuscire a capire come valorizzare ogni tipo di sound, di tocco, di attitudine e molto dovrò ancora studiare per poter dire di essere bravo.
Quello che però amo di più è riportare in vita strumenti che hanno una storia, qualsiasi essa sia non importa. Dalla chitarra del nonno, a quella sepolta nella cantina di uno sconosciuto e acquistata alla fiera di paese. Quando arrivano questi strumenti sul banco da lavoro, sento un brivido lungo la schiena e mi brillano gli occhi. Senti la loro storia negli odori, nei graffi delle pennate, nella ruggine del sudore sui tasti. In questi casi cerco di rispettare il più possibile le caratteristiche originali ma tento di valorizzarle al massimo, per poter donare nuove ore di musica da suonare.
Vado particolarmente fiero di un restauro che ho eseguito su un Precision Bass del 1971. Lo strumento è arrivato in laboratorio in condizioni pessime, ruggine ovunque, manico e meccaniche inchiodati dal tempo. Con grande pazienza ho recuperato, ripulito e lucidato ogni vite, ogni parte, sostituendo solo i tasti e i potenziometri ormai troppo deteriorati.
Beh, posso dire che il risultato parla da solo. Questo basso ora è nello studio torinese di Andrea Laszlo De Simone e spero contribuirà alla nascita di nuova meravigliosa musica per le orecchie di chi vorrà ascoltare.

Samuele Corrado: la vita on the road di un guitar tech

D: Grazie per il tuo tempo Samuele e in bocca al lupo per la tua attività!
R: Grazie per la chiacchierata e a tutta la redazione per avermi dato l’opportunità di potervi raccontare come vivo questi due meravigliosi mestieri.
Buona vita e buona musica a tutti quanti.
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