Where the bare branch sings
Bird at the lark
That the new light brings
Borne On The Wind

Partiamo dal fondo. Our Calling è il nuovo capitolo in studio di una storia iniziata nel 2004 con il disco solista Leave No Trace. Sono anni di crescita e formazione, del successivo incontro con Ben Harper e della ricerca di un suono - il proprio - che pian piano, album dopo album, andrà delineandosi fino a diventare qualcosa di squisitamente unico e originale. Tra le dita di Piers Faccini scorre lento il fiume del Blues, con il suo enorme carico di storia e racconti, da Skip James a R.L. Burnside; trovano rifugio le voci dei songwriter, Bob Dylan, Leonard Cohen, Bruce Springsteen, Nick Drake, Elliott Smith, Joni Mitchell, persino il nostro Pino Daniele; spiccano il volo canzoni e tradizioni i cui semi, portati come per magia sulle ali del vento, hanno viaggiato tra Italia, Francia, Inghilterra, e ancora oltre; rivivono i canti dell’Africa, i suoni e i misteri del Medioriente.
Se le mie canzoni fossero mappe, vorrei che potessero estendersi dalle brughiere inglesi alle dune del Sahara, passando per le pianure del Mediterraneo.
Piers Faccini
Contribuiscono a questo straordinario affresco di bellezza, le corde di alcuni strumenti che - nel caso specifico di Faccini - hanno finito con l’assumere le fattezze di compagni di viaggio insostituibili: una Martin 018 del 1945 e una Guild M-75 Aristocrat del 1950. Che si tratti di accordatura standard, open tunings o sonorità mediate dall’utilizzo di appositi micro frets sul manico (di cui il nostro ha fatto ampio uso in particolare su I Dreamed An Island del 2016), una cosa è certa: l’ascoltatore non può che rimanere estasiato dalla poesia che accordi, passaggi, note riescono a generare proprio grazie alla sensibilità e alla personalissima tecnica autodidatta del nostro. Sia chiaro, però: non c’è nulla di virtuosistico in Our Calling, così come in altri capolavori come Songs Of Time Lost (2014, con il violoncellista Vincent Ségal), i due volumi di cover intitolati Songs I Love (rispettivamente del 2013 e del 2023), Shapes Of The Fall (2021) o il già citato I Dreamed An Island.
Tutto, nella produzione di Faccini, dalle note di copertina alla copertina stessa, per non parlare degli arrangiamenti, fa capo a gusto e ricercatezza, melodia e misura. Non una nota di troppo, non una di meno. Ogni canzone respira, prende corpo e diviene finestra del (e sul) mondo: ascoltare questi brani, in questa delicatissima fase del nostro presente, è sia attuale sia necessario. Quanto armonia c’è nell’incontro dei popoli? Quanta bellezza riserva la conoscenza di ciò oppure chi, ai nostri occhi, risulta “altro"? Nessun confine, nessun limite: forse soltanto troppo poco tempo per poter assaporare tutto questo e poterne esperire in toto, fino in fondo, la grandezza.

Piers Faccini - attraverso il buco della serratura della propria arte - ci consente di sbirciare, di dare un’occhiata. Ci presenta suoni e parole che, come le recenti North And South, If Nothing Is Real, Shadows Are, Borne On The Wind non si rifanno ad un’epoca e ad un luogo precisi, ma spaziano. Vanno oltre. Sta a noi coglierne il senso, prima che sia troppo tardi. La chiamata (Our Calling, appunto) che ha riunito in studio a Parigi Piers Faccini e Ballaké Sissoko, maestro assoluto di uno strumento ammaliante come la Kora, è anche e soprattutto la “nostra” chiamata. Un modo meraviglioso per imparare davvero ad ascoltare e ad ascoltarci, risvegliando le nostre coscienze - e la nostra umanità - nel nome della Musica.
Finding somewhere that I can be
For something that I see in you
For someone that you would see in me
Piers Faccini
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