American Woman e il Garnet Herzog rispolverato da Strymon? Il suono che portò il rock canadese alla gloria
di Francesco Sicheri [user #65794] - pubblicato il 16 dicembre 2025 ore 09:00
Nella fredda Winnipeg degli anni '60, un geniale riparatore radio di nome "Gar" Gillies cercò di porre fine al massacro di amplificatori per mano di un giovane e ambizioso chitarrista, Randy Bachman. Quello che ne venne fuori non fu un semplice booster, ma un circuito a valvole al limite del cortocircuito, ribattezzato Herzog. Questa testatina, nata da un'esigenza specifica, incarna il sound sporco, denso e con un sustain infinito del rock canadese di quel momento.
Quando un player come Strymon, conosciuto per la sua prestanza digitale, decide di buttarsi sull'analogico, le orecchie dei chitarristi si tendono a dovere. Se poi Strymon decide anche di farlo con un pedale drive che si ispira al Garnet Herzog, allora...
E allora niente, ma cosa diamine è il Garnet Herzog? E perché un brand californiano della fama di Strymon ha deciso di lanciarsi in qualcosa di così (apparentemente) oscuro?
La storia del Garnet Herzog inizia molto prima che Strymondecidesse di riportarlo alla luce con il Fairfax (pedale che, in realtà, arriva "secondo" al dimenticato Tech 21 American Woman Overdrive), ed è inestricabilmente legata alla figura di Thomas "Gar" Gillies. A Winnipeg, Manitoba, la sua bottega di riparazione radio e televisioni non era solo un punto di riferimento per l'elettronica locale, ma un santuario underground per i musicisti in cerca di un amplificatore che resistesse alle "brutalità" del live.
Gar Gillies, un tecnico autodidatta ma probabilmente ingegnere nell'animo, costruiva i suoi amplificatori Garnet con un approccio quasi militare: robusti, assemblati con la tecnica point-to-point o su turret board per la massima affidabilità. La sua reputazione non si basava su un'estetica accattivante, ma sulla cruda efficacia: gli amplificatori Garnet erano indistruttibili e, soprattutto, erano costruiti in loco. Negli anni ’60–’70 il mercato degli amplificatori per chitarra era dominato da grandi marchi americani e britannici ma costi e importazioni rendevano questi prodotti poco accessibili anche a molti musicisti canadesi. Garnet si inserisce in questo periodo come soluzione locale più economica e robusta.
Il "problema" del sustain infinito
A metà degli anni '60, la porta della sua officina fu frequentata con eccessiva regolarità da un giovane chitarrista con il vizio di distruggere l'elettronica: Randy Bachman, allora nei The Guess Who. Bachman, influenzato dal sustain delle sezioni d'archi e desideroso di emulare i suoni fluidi e carichi di feedback che stavano emergendo con i primi distorsori, aveva sviluppato una tecnica tanto distruttiva quanto efficace: collegava l'output per l'altoparlante di un amplificatore più piccolo all'input per chitarra di un amplificatore più grande.
Questo metodo, estremamente dannoso per trasformatori e valvole, costringeva l'ingresso del secondo amplificatore a ricevere un segnale che a livello di impedenza e tensione era molto più alto rispetto a quello emesso da una chitarra (e per il quale l'input era stato pensato). Il risultato? Un overdrive denso, compresso e con un sustain prolungato... ma anche amplificatori regolarmente "fritti" e da portare in riparazione da Gar Gillies.
La soluzione definitiva: l'Herzog
Stufo di ricostruire amplificatori bruciati, Gillies concepì una soluzione sicura e replicabile. Capì che il suono di Bachman non era un semplice boost di volume, ma una richiesta specifica di saturazione del finale di potenza, ottenuta spingendo le valvole al limite. Nacque così il Garnet Herzog (inizialmente scherzosamente chiamato "The Little Killer"), un preamplificatore valvolare esterno, compatto, progettato per accettare un segnale di chitarra (basso livello) ed emettere un segnale estremamente saturo e con un output elevato (fino a 10 dB, in grado di far gridare il front end di qualsiasi amplificatore ricevente), ma a un livello di impedenza e tensione che non distruggesse l'ingresso dell'unità ricevente.
Il nome, "Herzog" (Duca), fu scelto da Bachman stesso, leggendolo sulla copertina di un libro, per dare un nome definitivo a quello che per Gar era solo "the noisy thing" (la cosa rumorosa).
L'Herzog non era quindi un amplificatore da palco nel senso convenzionale del termine, ma piuttosto un effetto/distorsore valvolare portatile — costruito con tecnologia interamente a valvole (preamp 12AX7 e sezione di potenza con 6V6) e cablaggio point‑to‑point come un piccolo amplificatore vintage.
Il racconto di Randy Bachman (tradotto da garnetamps.com)
Gar e io sviluppammo questa unità insieme nel ’65-’66. Crescendo come violinista, amavo il sustain, in particolare quello di una viola o di un violoncello. Così, già a metà degli anni ’60, scoprii che collegando un piccolo amplificatore a uno più grande potevo ottenere quel tipo di suono. In pratica prendevo l’uscita di potenza, che normalmente va al diffusore, e la collegavo all’ingresso di un altro amplificatore. Il risultato, per pochi minuti, era un sustain nuovo, affascinante, davvero notevole.
Gar Gillies aveva un laboratorio di riparazioni TV/radio, era un grande musicista, e io non mi vergognavo di portargli i miei amplificatori, che erano letteralmente bruciati dall’uso improprio della potenza: fritti, per usare un eufemismo. Gar mi chiese che diavolo stessi facendo e, quando glielo spiegai, mi disse che ero pazzo, che era estremamente pericoloso. Così si offrì di aiutarmi a ottenere lo stesso risultato in modo più sicuro e meno distruttivo.
Gar costruì quindi per me un preamplificatore valvolare che, inserito in un altro amplificatore, mi dava il suono che cercavo. Ma non del tutto: su un Fender, che era praticamente l’unica cosa disponibile all’epoca, il risultato era un po’ strano. Così Gar decise di procurarsi dei componenti Heathkit e costruire un amplificatore da abbinare all’unità.
Cercavamo un nome e, in quel periodo, stavo leggendo un libro con la parola HERZOG stampata sulla copertina. Da lì il nome, così potevamo smettere di riferirci a quell’oggetto come al “coso rumoroso”. Andavo spesso nel suo laboratorio in Osborne Ave a tarda notte, dopo i concerti, e restavamo lì fino alle prime ore del mattino a produrre i più incredibili suoni di muggiti da alce e bue, distorsioni e strilli sguaiati che ci facevano ridere. Ma una volta rifinito, il risultato era liscio, lisciissimo. E quello divenne il mio suono per gli assoli di chitarra.
Fu presentato per la prima volta nei programmi settimanali della CBC con i The Guess Who, Let’s Go e Music Hop, nel 1967-68, ma arrivò davvero in primo piano come suono di “No Time”, “American Woman” e di molti altri brani negli album dei Guess Who Wheatfield Soul, Canned Wheat e American Woman. Continuai a usarlo più tardi in Brave Belt I e II, e poi negli album dei Bachman Turner Overdrive. Questa è più o meno la storia. Ancora oggi non esiste un’unità che suoni allo stesso modo. Una che ci si avvicina è il SansAmp in formato rack, che ha addirittura un’impostazione chiamata “American Woman”. È simile.
John Johnson di Johnson Amps, Digitech e DOD — pedali e amplificatori — mi raccontò che, da ragazzo, aveva provato a costruire un pedale per ottenere il suono di chitarra di “American Woman” e non c’era riuscito. Tuttavia, i pedali che realizzò nel tentativo di arrivare a quel suono hanno poi venduto centinaia di migliaia di unità per Digitech e DOD, ma nessuno di essi riproduceva davvero il suono di American Woman.
Un saluto, Randy Bachman
Anatomia di un overdrive: il modello G12-H (Anni '70)
Il cuore pulsante del mito risiede nelle prime versioni degli anni '70, spesso identificate come G12-H o Randy Bachman's Herzog. Come già detto, non si trattava di un amplificatore completo, bensì di un preamplificatore valvolare/unità di distorsione in formato testata, anche se circuiti successivi ne hanno fatto un vero e proprio mini-amp utilizzabile con cabinet esterni.
foto tratta da gearlord.com
Il circuito Herzog è noto per la sua brutale semplicità:
Sezione preamplificatrice: Utilizza tipicamente una valvola 12AX7 (o 6EU7, 6AQ8 in alcune varianti) configurata in stadi di guadagno ad alto output (cascaded gain stages). Questi stadi sono progettati per saturare pesantemente il segnale, generando un clipping asimmetrico, ricco di armoniche, tipico delle valvole spinte al limite.
Sezione di potenza/buffer: Nelle prime versioni, l'unità non era un amplificatore completo, ma era costruita attorno a una valvola di potenza, solitamente una 6V6 (una valvola usata anche nel Fender Champ). L'Herzog non utilizzava questa valvola per pilotare un altoparlante ad alta potenza, ma impiegava una resistenza di carico (dummy load) sull'uscita del trasformatore di output. La valvola 6V6 veniva saturata in modo massiccio, dando vita alla distorsione dello stadio finale, e il segnale saturo veniva poi "campionato" a un livello di segnale inferiore (adatto a un ingresso guitar in) tramite un divisore resistivo (o un filtro), inviandolo all'amplificatore principale ("slave amp").
L'innovazione: questo approccio emulava la "follia di Bachman" (collegare un amplificatore all'altro) in modo controllato, generando una distorsione con il sag e la risposta dinamica di uno stadio finale valvolare in crisi, una caratteristica che overdrive e fuzz a stato solido dell'epoca faticavano a replicare con precisione.
Il sound di "American Woman" American Woman nasce quasi per caso, ma finisce per fotografare un’epoca. È il 1970 quando i canadesi The Guess Who la incidono e la pubblicano come singolo e brano (con No Sugar Tonight come b-side) portante dell’album omonimo. Il riff è ruvido, ipnotico, immediato; la voce di Burton Cummings suona come una sfida lanciata nel vento. In poche settimane il brano vola in cima alle classifiche statunitensi e canadesi, primo caso assoluto per una band non americana, e diventa molto più di una semplice hit rock.
Dietro quel titolo provocatorio si nasconde il clima teso di fine anni Sessanta: la guerra del Vietnam, le città americane attraversate da conflitti sociali, il senso di inquietudine che spinge molti giovani statunitensi a rifugiarsi in Canada per sfuggire alla leva. I Guess Who osservano tutto questo da vicino, durante i tour negli Stati Uniti, e al ritorno a casa respirano un sollievo che finisce per trasformarsi in musica. “American woman, stay away from me” non è un attacco personale, ma il rifiuto simbolico di un’America percepita come rumorosa, armata, instabile.
Col tempo la canzone diventa un emblema culturale: orgoglio nazionale canadese, classico rock internazionale, colonna sonora di film e nuova vita grazie alla cover di Lenny Kravitz. Anche senza un manifesto politico dichiarato, American Woman resta una canzone che racconta il disagio di una generazione e la forza del rock quando riesce, quasi senza volerlo, a dire la verità del proprio tempo.
Il timbro dell'assolo che si ascolta in American Woman è il manifesto sonoro dell'Herzog. Il sound è un incrocio tra un fuzz e un overdrive valvolare, con un midrange proiettato, un'enorme compressione e una capacità di sustain che, all'epoca, era ineguagliata senza ricorrere a feedback indotto.
La configurazione tipica di Bachman era: Gibson Les Paul (con Bigsby),Garnet Herzog, Garnet Session Man oppure un amplificatore Fender (come amplificatore di potenza ecabinet).
L'evoluzione e l'eredità (dagli anni '70 ad oggi)
Mentre l'Herzog rimane il prodotto più leggendario, Garnet produceva una linea completa di amplificatori che godevano di grande rispetto tra i professionisti canadesi, grazie al loro clean caldo e alla loro robustezza:
Session Man: un combo versatile e robusto, un cavallo di battaglia per il suono rock e blues.
Deputy: unmodello più potente, anch'esso popolare per la sua sconfinata riserva di volume.
BTO: un modello specificamente associato a Bachman-Turner Overdrive (B.T.O.).
La filosofia di Gar Gillies era semplice, ma allo stesso tempo solida e tutt'oggi condivisibile: costruzione heavy-duty, attenzione alla qualità del trasformatore e l'uso di circuiti point-to-point che oggi sono considerati un premium per la manutenzione e la qualità del segnale.
Malgrado ciò l’evoluzione dell'Herzog e, più in generale, dei prodotti Garnet segue un percorso emblematico, strettamente intrecciato con la storia dell’amplificazione valvolare nordamericana e con le trasformazioni dell’industria musicale tra anni Sessanta e oggi.
Tra la fine degli anni ’60 e tutti gli anni ’70, Garnet operava secondo una logica che oggi definiremmo integralmente artigianale. Gli amplificatori e le unità valvolari venivano costruiti a mano nell’officina di Gar Gillies, con il coinvolgimento diretto della famiglia e una cura quasi domestica per ogni singolo esemplare. Non esisteva una vera produzione industriale: ogni unità era il risultato di cablaggi point-to-point, scelte pratiche dettate dall’esperienza sul campo e una profonda conoscenza del comportamento delle valvole. In questo contesto nasce anche l'Herzog, pensato non come prodotto di massa, ma come strumento funzionale alle esigenze reali dei musicisti.
La diffusione iniziale rimase prevalentemente locale, ma tutt’altro che marginale. La scena musicale di Winnipeg era vivace, e band come The Deverons, Brave Belt, The Jury, The Shondels, Luvin' Kind, The Fifth, e ovviamente The Guess Who e successivamente Bachman Turner Overdrive, contribuirono a portare gli amplificatori Garnet e le unità Herzog sui palchi canadesi, dando al marchio una reputazione solida tra i professionisti. Non si trattava di amplificatori “di moda”, ma di strumenti affidabili, sonicamente riconoscibili e perfettamente integrati nel linguaggio rock dell’epoca.
Con l’arrivo degli anni ’80, il contesto cambiò radicalmente. La diffusione degli amplificatori a stato solido, più economici da produrre e più facili da standardizzare, iniziò a erodere in modo significativo il mercato degli amplificatori valvolari handwired. La produzione artigianale, che fino a quel momento era stata un punto di forza, divenne un limite competitivo in un’industria sempre più orientata alla riduzione dei costi e alla produzione su larga scala. Garnet, fedele alla propria identità tecnica e costruttiva, faticò ad adattarsi a questo nuovo scenario e, nel 1989, l’azienda cessò l’attività, incapace di reggere il confronto con il mondo dei transistor e della produzione industriale.
Tech 21 American Woman Overdrive e gli antenati diretti dello Strymon Fairfax
Con il Fairfax, Strymon raccoglie idealmente il testimone di quanto Tech 21 aveva già tentato anni prima - all'incirca attorno al 2005 - con l’American Woman Overdrive: tradurre in formato pedale il comportamento anomalo e affascinante del Garnet Herzog, e prima ancora degli "amplificatori in cascata" di Bachman, generando una saturazione complessa e fortemente caratterizzante. A suo tempo, l’American Woman nasce - ovviamente - come celebrazione del solo di American Woman e del relativo sound, lavorando sull’equilibrio tra armoniche pari e dispari per simulare l’effetto “a cascata” di due stadi di amplificazione, preamp e finale. Tech 21 riesce invece a condensare questo comportamento in un singolo pedale analogico firmato da Randy Bachman stesso e dichiaratamente derivato dal Garnet Herzog. A sorpresa, però, Tech 21 inserisce nel pedale anche un noise gate, particolarmente utile in un overdrive dal quantitativo di gain decisamente elevato.
I controlli riflettono un approccio semplice: Drive regola la quantità di overdrive, Gate controlla l'intervento del noise gate, Tone sposta il taglio delle alte da 10 kHz a 1 kHz senza toccare le medie frequenze, mentre Level controlla l'output generale. In questo senso, l’American Woman rappresenta il primo tentativo strutturato di portare il concetto Herzog su pedaliera, aprendo una strada che oggi Strymon percorre con il Fairfax.
Un'altra variante sul tema è quella del Damage Control Womanizer, il cui nome si rifà chiaramente al famoso brano dei The Guess Who. "Dual Vacuum Tube Preamplifier", la struttura del Womanizer è basata su due valvole, entrambe 12AX7, ed era pensata per fungere da sezione preamp con la possibilità di un'uscita direct out che consentiva andare in diretta senza passare da un ulteriore stadio di amplificazione. Unità pressoché sconosciuta in Italia, è tutt'oggi una vera e propria rarità del mondo dell'effettistica. La sua relazione con il Garnet Herzog non è così diretta, ma il nome e la struttura lasciano intuire più di un riferimento a quanto fatto da Gar Gillies e Randy Bachman.
Garnet Amplifiers oggi
La storia, però, non si conclude con la chiusura del marchio. Dopo la scomparsa di Gar Gillies nel 2006, Peter Thiessen (amico, collaboratore e artigiano affine per visione e approccio) ha riportato in vita il nome Garnet. La rinascita del brand non ha seguito scorciatoie moderne: al centro del progetto sono rimasti i principi originari, con riedizioni dei modelli storici come l'Herzog e amplificatori quali il Session Man. Le nuove unità riprendono la costruzione point-to-point, l’impiego di valvole, la realizzazione handwired e l’uso di materiali il più possibile fedeli agli originali. In questo senso, il ritorno di Garnet non rappresenta un’operazione nostalgica fine a se stessa, ma la riaffermazione di un modo di intendere l’amplificazione: pochi compromessi, scelte tecniche coerenti e una continuità diretta con un passato in cui il suono era una missione.
Con il Fairfax, quindi, Strymon ha nuovamente sollevato il velo su una di quelle realtà del mondo della chitarra che oggi vengono dimenticate con grande facilità. Il Garnet Herzog non era un semplice effetto, ma una filosofia di tone che ha anticipato decenni di ricerca sull'ottenimento della saturazione armonica del finale di potenza, è un pezzo fondamentale della storia del "soundsporco". È anche una di quelle storie che - a più mandate - sono riaffiorate per poi tornare sott'acqua e sparire per qualche tempo, e che di tanto in tanto è bello tornare a ripercorrere.