Sostieni Accordo
  • Accedi o registrati
  • Info e contatti
    • FAQ
    • Fai pubblicità su ACCORDO
    • Politiche di gestione dei thread
    • Regolamento di Accordo
    • Contatti e info aziendali
    • Privacy
    • Banner e ad-block
    • Servizio consulenza
    • Servizio grafico per le aziende
  • Scrivi
    • ...un post su People
    • ...un articolo o chiedi una consulenza
    • Segnala un appuntamento
  • Pubblicità
SHG MUSIC SHOW PEOPLE STORE

Quando la musica faceva rumore, anche in camera
Quando la musica faceva rumore, anche in camera

di theoneknownasdaniel [user #39186] - pubblicato il 20 gennaio 2026 ore 17:49
Due voci, una stessa storia, raccontata da prospettive diverse. Il digitale come ancora di salvezza per continuare a suonare, e il "gear" come chiave per leggere un cambiamento più profondo. Un passaggio generazionale dal rumore condiviso al silenzio domestico, tra memoria, necessità e desiderio di non smettere.
Spazi che si restringono, volumi che diventano impraticabili, priorità che cambiano. In questo scenario il digitale non viene celebrato come una rivoluzione ideologica, ma accolto come uno strumento di sopravvivenza musicale, l’unico in grado di garantire continuità a una passione che rischierebbe, a volte, di spegnersi.
Da qui prendono forma due post che dialogano tra loro, nati dallo stesso disagio ma sviluppati su piani diversi. Il primo affonda le mani nell’esperienza personale, senza filtri né pose: vent’anni di chitarra, sogni valvolari rincorsi a lungo e una realtà che presenta il conto sotto forma di spazi domestici condivisi, tempo ridotto, responsabilità nuove. Il digitale entra in scena non come scelta di campo, ma come soluzione possibile, concreta, spesso l’unica. Non sostituisce il mito, non cancella il desiderio, ma permette di continuare a suonare quando tutto il resto sembra remare contro.

Il secondo post raccoglie quel racconto e lo allarga, spostando lo sguardo dall’attrezzatura al contesto. Riconosce senza esitazioni quanto il digitale abbia democratizzato l’accesso al suono, rendendo disponibili possibilità un tempo impensabili, ma allo stesso tempo pone una domanda più scomoda: dove finisce tutta questa musica? Se un tempo il rumore era parte integrante della crescita, della socialità, perfino del conflitto generazionale, oggi il suono sembra ritirarsi, farsi educato, privato, confinato tra cuffie e pareti domestiche.

Insieme, i due post raccontano una transizione silenziosa. Ecco perché abbiamo scelto di metterli in evidenza. Non uno scontro tra analogico e digitale, ma il ritratto di una generazione che ha imparato a fare rumore e ora si ritrova a suonare sottovoce, cercando un equilibrio tra ciò che è stato e ciò che, semplicemente, è ancora possibile fare.

Di seguito il post originale di theoneknownasdaniel:


La mia riflessione è quasi una risposta, direi un completamento dal mio punto di vista, all'articolo in home page sul setup digitale a basso costo ed alta efficacia.
Il digitale ha innegabilmente abbassato la soglia d'ingresso nel mondo della musica suonata, e deve ricevere tutti i meriti per averlo fatto.
Con un centinaio d'euro oggi possiamo ottenere suoni incredibili, se dieci anni fa (non negli anni 90 eh, nel 2016) mi avessero detto che con un Katana Go avrei avuto tutti quei suoni e quelle funzioni per il prezzo che ha, probabilmente avrei chiesto di smettere di prendermi in giro. 

Oggi, con IR, simulatori di ampli ed effetti, possiamo toglierci tutti i desideri di suoni esotici. Il suono di Van Halen era negli anni '80 qualcosa di incredibilmente misterioso, oggi chiunque con pochi euro può riprodurlo su una chitarra da un centinaio d'euro con specifiche e qualità costruttive che negli anni 90 ci sognavamo.
E, paradossalmente, tutto questo ben di Dio sonico rimane nelle nostre camerette, non esce nei locali e sulle piazze delle nostre città.
Avevo scritto una filippica sui locali che non ci sono più, che dove prima c'era un pub ora c'è un ristorante e pure caro, e poi mi è venuto in mente un altro pensiero, forse ugualmente lamentoso per un tempo che più non c'è, ma forse leggermente più completo.

Negli anni 90, quando ero un teenager, la musica faceva rumore.

Abitavo in condominio, percepivo benissimo il programma tv che i vicini seguivano, sentivo le litigate di chi abitava sotto di me. La mia vicina mi chiedeva come si chiamasse quel brano che provavo a suonare sulla tastiera prima e sulla chitarra classica dopo. Si sentiva tutto. Era Smoke on the Water, per chi se lo chiedesse.
Prima della chitarra avevo un altro strumento in camera, la batteria acustica. Facevo un baccano tremendo per 1 ora al giorno, nel pomeriggio, verso le 16, a metà pomeriggio, per inframezzare lo studio. Anche se a dire il vero prima pensavo solo a cosa suonare e dopo a come l'avessi suonato, ma questa è una storia che si riflette molto nel 67/100 ottenuto alla maturità.

Detto questo, quello che facevano i miei compagni di scuola e di band era molto simile: si suonava in appartamento per preparare i brani, ci trovavamo in un garage condominiale per le prove e facevamo un rumore assurdo. Eppure non eravamo soli. C'erano miriadi di altri ragazzetti che facevano gracchiare i Fender Frontman 10 (o peggio ancora) oltre il limite fisico dei coni, sperando di tirarci fuori i Nirvana, gli Iron Maiden o i Metallica. C'erano quelli che andavano in banda a suonare la tromba per far contenti i genitori e poi suonavano ska e reggae come non ci fosse un domani, c'erano i dj che distruggevano i dischi, gli impianti stereo dei genitori e le orecchie cercando di imparare lo scratch. E tutti facevano rumore, e nessuno lo trovava fuori luogo. Beh, sì, i vecchi bucapalloni ci sono sempre stati e sempre ci saranno, ma non erano la maggioranza della popolazione, anzi, in molti pensavano che la musica fosse il male minore rispetto alle brutte compagnie (e vorrei vedere).

Ogni sabato sera c'erano almeno un paio di posti, più o meno a norma (no, in realtà quasi mai a norma), riempiti col passaparola o con locandine fotocopiate che giravano per le scuole, in cui andare a sentire le band locali. Con l'equivalente in termini di potere d'acquisto di 5 € odierni si entrava, con altri 5 € si comprava una birra e si passava una bella serata. Nei pub costava di più, ma di solito c'erano band che suonavano bene, non ragazzini alle prime armi.
C'era tanto liscio, nelle feste di paese la facevano loro da padroni, sfoggiando sfacciatamente Strato americane usate per suonare do sol fa in prima posizione... ma noi tanto avevamo le Ibanez, proprio come Steve Vai e Joe Satriani, solo qualche modello più disgraziato ma facevamo un bordello così, i fonici di quelle feste di paese erano sempre disperati quando suonavamo "noi", ma i nostri amici sentivano chiaramente quello che suonavamo. Ed era la musica che ci piaceva, che ci faceva sentire parte di qualcosa più grande, che ci infondeva la speranza che un giorno avremmo potuto mandare tutti nel Fanculistan.

Oggi c'è tanto più silenzio, si sentono sempre le liti dei vicini di casa, se si hanno le orecchie libere da cuffiette bluetooth. La musica c'è, ma quella che parla a chi ha bisogno di tirarsi su (come noi sfigati che affogavamo la nostra sfigataggine in Seek & Destroy) è molto più introspettiva e delicata, non fa rumore. C'è più gente che lavora da casa, che magari ha bisogno di più silenzio. Non si sentono più le chitarre sferraglianti che provano a completare il giro di Smells like Teen Spirit sbagliando il ritmo e riprovandoci, non ci sono più i saloni parrocchiali autogestiti dove si ritrovavano a suonare al sabato sera gruppi che arrivavano direttamente dal Sottosopra (e suonare i Black Sabbath nei saloni sotto alle chiese aveva il suo perchè, il gusto della sfida fine a se stessa). 

La nostra generazione è cresciuta, e quasi senza accorgercene siamo diventati noi i vecchi bucapalloni, anche se in realtà vorremmo calciarli quei palloni e sfondare le finestre di chi continua a prenderci in giro, di chi si atteggia a ciò che non è, di chi si crede migliore ma è palesemente un arrogante pezzo di cacca, di chi continua imperterrito a fare il bullo, di chi si foraggia d'ignoranza e fa salire al potere i più ignobili e rivoltanti commedianti.
Non è che magari, a forza di educati silenzi, ci siamo dimenticati della musica dal vivo, del suo potere catartico, della sua grande forza aggregatrice, della capacità di mettere in comune pensieri ed idee e ci teniamo tutto dentro, esplodendo di tanto in tanto tutte le nostre frustrazioni e rabbie in maniera molto più incontrollata ed isterica di un tempo? 

Dello stesso autore
Setup su Ibanez RGA42FM
Peavey Piranha 6505 VS Hughes and Kettner StompMan
Tonemaster IR Manager
evitare l'offesa e migliorare l'orecchio
Neal Morse
Prime impressioni sulle 7 corde
Flamma Ekoverb FS22
Tanti giocattoli di cui parlare
Loggati per commentare

di Sykk [user #21196]
commento del 20/01/2026 ore 18:12:10
Era normale che il volume entrasse nelle case perché era normale quando si usciva la sera.
Diciamolo, c'era un sacco di gente che non suonava che apprezzava i concerti live.
Adesso i ragazzi di 25 anni che lavorano con me vogliono andare al ristorante e bere il vino da 40 euro a bottiglia.
E onestamente conosco un sacco di musicisti che trovano sgradevoli i concerti nei pub.
Quindi cosa pretendiamo? Con le sale prova che costano 20 euro ogni 2 ore?
Restano le tribute band di professionisti che riescono a fare un numero di biglietti a teatro.
E pochi locali che oggettivamente guadagnano se la gente va a cenare, che per non rischiare chiamano sempre le stesse band.
Rispondi
di Emanuele Riva [user #59910]
commento del 20/01/2026 ore 19:57:13
È una delle cose più rock e ribelli che ho letto ultimamente! Forse perché è come se tu raccontassi anche me. Grazie per averl condiviso il tuo pensiero. Ora sono maleddamente malinconico. È il mood perfetto per scrivere una canzone che poi non ascolterà nessuno! 😊❤️🤟
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 21/01/2026 ore 10:01:42
Grazie! Però devi ringraziare @gunsmanu per il post originale, mi ha fatto riflettere e ho scritto quello che ho pensato.
Anche io compongo meglio quando sono un po' arrabbiato ed un po' triste, spero che serva (occhio che la sparo grossa) a far germogliare qualche nuovo brano, da suonare dal vivo, non importa se col digitale o col valvolare.
Rispondi
di zabu [user #2321]
commento del 20/01/2026 ore 21:48:15
Complimenti per il post. Anch'io sono della generazione che era giovane negli anni 90, e la tua descrizione fotografa esattamente le esperienze mie e di vari mie amici all'epoca. Solo nel nostro palazzo (9 appartamenti) eravamo a suonare io e mio fratello più grande (ognuno con il proprio gruppo) e poi due ragazze un po' più giovani, anche loro poi più tardi con i loro gruppo. Ovviamente c'era la signora del piano di sopra che si lamentava del rumore (come biasimarla), salvo poi prese pure a lei l'idea di rispolverare l'organetto -pare una passione di gioventù-. Insomma in quegli anni il mio palazzo era un casino totale a livello di rumore, senza contare la gente che litigava in famiglia... Adesso si, quando torno l'estate noto che è piombato il silenzio. Ovvero è rimasta solo la maleducazione di chi tiene il televisore a palla anche di notte. Credo sia anche una questione anagrafica. Negli anni 80 quando i miei comprarono l'appartamento c'erano famiglie giovani con di media due figli. Di media i figli hanno avuto massimo un figlio a testa. L'Italia è diventata un paese di cinquantenni purtroppo (e lo dico da cinquantenne).
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 21/01/2026 ore 10:03:09
Purtroppo è vero anche questo, l'età demografica si alza, non si trovano tanti giovani "che vogliano lavorare" sul mercato del lavoro non perché i giovani non abbiano voglia di lavorare... è che proprio non li abbiamo generati e quindi non ci sono!
Rispondi
di gunsmanu [user #19801]
commento del 20/01/2026 ore 22:21:07
Io musicalmente arrivo 10 anni dopo negli anni 2000. "Ai miei tempi" c'è sta l' esplosione del pop punk, dell' emo,del metalcore, trovare un posto in sala prove il venerdì sera e il sabato era una impresa,la bacheca del cercasi musicisti era sempre piena e i pochi locali che facevano live avevano la lista di mesi per poter suonare. Nella scuola di musica dove andavo c'erano5 insegnanti di chitarra. Ora i ragazzi SE vogliono imparare, puntano a piattaforme come YouTube o tiktok non più al pub.
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 21/01/2026 ore 10:08:04
Grazie del post originale, mi hai fatto riflettere parecchio.
Dalle mie parti, con lo sbocciare di ristoranti stellati, è diventato estremamente deprimente. Certo, si mangia bene quasi ovunque... ma c'è un silenzio assordante.
Spero che i giovani (i pochi che ci sono ancora) possano riprendersi gli spazi che gli abbiamo tolto!
Rispondi
di gunsmanu [user #19801]
commento del 21/01/2026 ore 11:18:4
Figurati, grazie a te che hai completato il mio pensiero. Molti pensano che quello che ho fatto sia una involuzione ma io lo vedo come un adattamento dei tempi,una presa di coscienza di quello che serve veramente. Quando i tempi saranno maturi (ergo la bambina cresce ) avrò più tempo magari anche di suonare ancora, non dico come una volta ma basterebbe anche una o due volte l'anno. Però rimango comunque della mia idea, rimango fedele al digitale 😁
Rispondi
di melonstone [user #55593]
commento del 21/01/2026 ore 07:55:5
Questo post mi rappresenta molto: sono cresciuto musicalmente nei Novanta, anche se il boom di serate e band portate avanti in contemporanea l'ho avuto nel 2000/2010. Apprezzo anche lo sforzo sociologico di Accordo nel pubblicare questi argomenti...mi viene solo il dubbio che anche noi stiamo cadendo in una psicologia collettiva secondo cui è tutto nero, è tutto buio. Badate bene, la situazione sociale non è certo quella goduriosa degli anni 90, ed intendo su molti livelli: economia, pace mondiale. Però è indubbio che anche noi qui siamo un po' vittime della nostra senilità incipiente, quella per cui siamo terribilmente nostalgici. Il segno dei tempi, per carità, con una Guerra Mondiale alle porte, gli stipendi bassi etc....
Però manca qualcosa a questa narrazione: la voce degli adolescenti, che vi assicuro - essendo padre e plurizio - qui non si sognerebbero mai di intervenire. E perchè? Perchè sono stupendamente impegnati a sognare, ad imparare ed a vivere la musica. I ragazzi vivono il loro tempo e si adeguano, come abbiamo fatto noi, e continuare a dire che "ai nostri tempi", beh, per me suona un po' da anziano.
Mio figlio suona la batteria ed è al suo primo gruppo. Sono stonati, con poca attrezzatura, sono scrausi...eppure sabato sono stati 2 ore su "Smells like teen spirit", ed ogni volta (poco a poco) era un po' meglio. Sono andato a riprenderlo e mentre salutava gli altri, essendo lui un fan dei RHCP, mi ha fatto raccontare qualche aneddoto di gioventù, ma soprattutto ha detto agli altri che io ho comprato il cd di "One hot minute" in giorno stesso in cui è uscito (cosa che ho fatto anche con Pearl Jam, Soundgarden, Black Crowes etc...) ed ero (senza dubbio) diventato il padre anziano.
Perdonatemi, con il rispetto dovuto, anche qui si respira un po' di nostalgia canaglia, e vi comprendo. I 90 erano meravigliosi, ma forse lo erano anche perchè: la prima band, la prima ragazza, le prime vacanze con gli amici, il mondo da costruire. Adesso il mondo è il loro, e vi assicuro che (quelli frequentati da figli e nipoti) nessuno chiede dell'analogico o del digitale: chiedono di ascoltare, chiedono di conoscere.
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 21/01/2026 ore 09:56:56
Ti capisco tantissimo, mio figlio suona la batteria e da qualche anno anche la chitarra, fino a qualche mese fa aveva due gruppi, uno con me ed altri più o meno anziani ed uno con i suoi amici. Ora il mio gruppo (in cui suonava la batteria) è rimasto orfano del cantante perché trasferito a Londra (peccato, avevamo un bel po' di inediti che potevano diventare qualcosa di carino), mentre nel suo gruppo (dove è chitarrista) c'è tensione per la maturità imminente. Pausa a tempo indeterminato.
Non c'è niente di più bello che sentirli suonare quando si ritrovano insieme, anche solo tra amici... ma a casa nostra. Oltre alle case dei rispettivi genitori non hanno un posto dove stare, e lo trovo profondamente ingiusto per la loro crescita.
Gli anni 90 non erano tutto 'sto splendore, si che economicamente non si stava male e che c'era aria di pace e rivoluzione (perlomeno in Europa), la società però era molto meno rispettosa degli altri e quello che oggi ci indigna in quanto bullismo scolastico era il pane quotidiano per le vittime sfigate dell'epoca (tra le quali mi ci metto tranquillamente).
Però uscivamo, ci confrontavamo con chi non faceva parte della nostra cerchia di amici, a volte nascevano nuove amicizie, altre delle risse colossali alle feste di leva nei paesi, sempre fomentate dai truzzi che già allora chiedevano "c*zzo guardi?" prima di iniziare a spintonare.
Voglio che mio figlio si prenda delle botte? No, assolutamente no, ma vorrei che potesse andare oltre alla cerchia dei soliti 4 amici. Sono quelli che non ti tradiranno mai, ma il confronto con gli altri è basilare per poter sopravvivere da adulti, quando sul posto di lavoro ti trovi gomito a gomito con degli sconosciuti.
Lo stesso discorso vale per la musica, se non c'è musica nell'aria, con diversi stili e seguaci, ma si ascolta sempre la stessa direttamente in cuffia, che confronto, che crescita ci potrà essere?
Rispondi
di fraz666 [user #43257]
commento del 21/01/2026 ore 08:53:50
tutto bello, tutto giusto, ma troppa nostalgia. sono passati 30 anni e il mondo cambia, ancora prima del mondo musicale.
i giovani sono oggi più interessati a fare video su youtube dalla cameretta che suonare dal vivo, ma quando sarano su un palco capiranno la differenza e la potenza di un pubblico vero.
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 21/01/2026 ore 09:42:04
La riflessione è davvero emozionante, condivido tutto.

E tutto questo, ci potrbbe portare a riflessioni più estese a livello sociale: l'invecchiamento della popolazione, la chiusura verso l'altro, i nazionalismi, l'addomesticamento inteso come "ho il cinema in casa, wazap, i social, il caffè espresso a cialde, youtube con tutti i concerti del mondo etc: che esco a fare?", come prevedeva Nanni Moretti nella scena delle VHS e ammoniva Gaber in "C'è Solo La Strada".

Mancherebbe di sentire cosa ne pensano i giovani. Credo che sentano anche loro il peso di un passato che non hanno potuto vivere, raccontato dai genitori. Raccontagli dei festeggiamenti dei Mondiali dell'82, gli brillano gli occhi. O dei film visti in sale affollatissime e piene di fumo, dei concerti di Bob Marley o del Live Aid.

Cercano anche loro eventi che li facciano sentire vivi, un senso, appartenere a qualcosa.
Poi scendono in piazza per Gaza e i "grandi" li insultano mentre il governo li ostacola.
Rispondi
di f.n [user #3760]
commento del 21/01/2026 ore 09:45:47
RADIO FRECCIA !
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 21/01/2026 ore 10:09:
Non so, non ho mai vissuto in appartamento. Avevo un 100W che non ho mai tirato perchè mi sanguinavano non i timpani, ma proprio tutto il corpo oltre il 5.
Adesso ho un 20W che tiro quando voglio. tanto la vicina nella villetta più vicina fa le feste fino alle 3 di notte con latin robaccia a palla e non ho alcuna remora.
Insomma, sono rimasto negli anni '90?
Rispondi
di theoneknownasdaniel [user #39186]
commento del 21/01/2026 ore 10:35:45
Io non abito più in appartamento da dieci meravigliosi anni, faccio tutto il casino che voglio. Prima però era un litigio continuo, la vecchia bucapalloni del piano di sotto (riposi in pace, tipo ad un concerto dei Manowar) mi piantava delle litigate assurde per il rumore generato dalla batteria elettronica suonata in cuffia. Robe da matti.
Rispondi
di Sparklelight [user #41788]
commento del 21/01/2026 ore 14:02:0
Belle riflessioni, largamente condivisibili, purtroppo per età (sigh!) per confrontare il panorama devo tornare agli anni 70/80 dove potersi permette uno strumento era già tanto (parlo di famiglia media borghese) ma la voglia era (forse) ancora maggiore e per comprarsi un cinquantino usato si andava a lavorare, così come per avere "lo stereo" e di pagare una sala prove non se ne parlava, una cosa era comune: il rumore :-)
Ora il rumore è minore, meno tollerato da noi stessi e dalle forze dell'ordine, è un dato di fatto.
Ogni periodo offre qualcosa e magari toglie altro, resta a noi prendere quello che le varie stagioni della vita offrono.
Un piccolo ricordo e chiudo la parentesi "anziana", qualche settimana fa sono andato ad un concerto in un locale che festeggiava i 40 anni di attività, il gruppo ospite della serata erano delle vecchie conoscenze (un gruppo locale che negli anni ha avuto anche un discreto successo nazionale) e così tra una birra e due chiacchere con loro ed il proprietario del locale (altra vecchia conoscenza) ho scoperto che erano anche i 40 anni del gruppo e con un certo orgoglio abbiamo brindato al fatto di essere ancora in pista e sul palco :-)
A cosa brinderanno i nostri figli e nipotini non saprei, spero a qualcosa di bello per loro.
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 22/01/2026 ore 04:08:34
Di come sia cambiata la società sicuramente mi interesso. Di cosa hanno fatto in passato e fanno attualmente le varie generazioni pure mi interesso. Però poi ci sono io. E io, nonostante mi interessi a tutto, poi però ricavo anche lo spazio PER ME. E il sottoscritto ovunque va continua a far casino, e quando sono nel mio spazio non mi interessa poi moltissimo cosa faccia il resto del mondo. Ho un lavoro serissimo, di quelli dove ci si occupa di cose presunte importanti e di dove ci si veste in un certo modo, serissimo. Bene, ma finito l'orario io rimango sempre lo stesso: ascolto musica ad alto volume in macchina, ascolto musica ad alto volume in casa (condominio), suono chitarra e basso in casa con amplificatori valvolari. All'università facevo lo stesso (condominio), da adolescente uguale (sempre in condominio). Vado a trovare i miei genitori? Anche li ho chitarre, pedali e amplificatori con cui suonare ad alto volume (sì, in condominio). Continuo a comprare cd e vinili perché ritengo la musica IMPORTANTE, e una cosa importante va finanziata. Non esiste una cosa davvero importante se è gratis: prima o poi scompare o perde peso sociale.
Insomma, la società potrà cambiare, ma mi interessa il giusto. Poi ci sono io che, musicalmente parlando, continuo a fare le stesse cose: suono tanto, ascolto tanta musica, forte. In genere, degli adulti nostalgici mi fido poco: alla fine sono stati magari i primi a depotenziare la musica usufruendone gratis, a votare gente che reprime anziché liberare, a smettere di ascoltare musica nuova e vecchia, ad abbandonare i forum (su cui continuo imperterrito a scrivere) per fiondarsi sui social pieni di immondizia. Fondamentalmente rimango fedele a un brano di Ozzy: I don't wanna change the world, but I don't want the world to change me.
Rispondi
di spaccamaroni [user #7280]
commento del 22/01/2026 ore 10:33:46
Mi rivedo molto nel tuo commento!
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 22/01/2026 ore 16:21:59
Pur non essendo un fan di Ozzy..... concordo.
Rispondi
di kelino [user #5]
commento del 22/01/2026 ore 10:03:37
La cuffia, solo in doccia per le nonne o per ascoltare musica in treno o in aereo.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 22/01/2026 ore 16:21:08
Concordo.
Rispondi
Seguici anche su:
Cerca Utente
Scrivono i lettori
Una semi-acustica home made: l’evoluzione di una chitarra unica
Never Ending Pedalboard (e relative sfumature made in Italy)
Gretsch G5220: gran muletto per i più esperti
Mini Humbucker FG Mini-H SP-1
Fattoria Mendoza Hi-Crunch: il fratello arrabbiato dell'M
Harley Benton Tube5 combo: sei bella quando strilli
Parliamo di analogico!
Sistemi digitali per cinquantenni soddisfatti
Impressioni a freddo sul Neural DSP Quad Cortex
Acquistare strumenti musicali in Gran Bretagna: come funziona il dazio...
Basi o Altezze?
M-Vave: profiling per tutti
Vintage V132: Les Paul style con un rapporto qualità-prezzo sbalordit...
Wiring Nashville su un kit Telecaster

Licenza Creative Commons - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964