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Electro-Harmonix Holy Grail: un riverbero pratico e visionario.
Electro-Harmonix Holy Grail: un riverbero pratico e visionario.
di [user #116] - pubblicato il

Il prototipo originale dell’Electro-Harmonix Holy Grail, uno dei pedali di riverbero più utilizzati e venduti di sempre, è stato ritrovato. A scovarlo è stato ovviamente Josh Scott di JHS Pedals, durante le ricerche negli archivi storici del marchio newyorkese. Una scoperta che riporta alle origini del DSP per chitarra e alla nascita di un vero "classico moderno".
Per anni si è ritenuto che il prototipo originale dell’Holy Grail non fosse mai esistito. Un’ipotesi avvalorata anche da diverse dichiarazioni interne a Electro-Harmonix, secondo cui il pedale sarebbe entrato direttamente in produzione senza una fase prototipale formalizzata. Questa convinzione è stata recentemente smentita dal ritrovamento del primo esemplare sperimentale, individuato negli archivi dell’azienda grazie a Josh Scott, fondatore di JHS Pedals.

L’Holy Grail è uno dei pedali di riverbero più diffusi e riconoscibili nella storia dell’effettistica per chitarra. Introdotto all’inizio degli anni Duemila, si è rapidamente imposto come riferimento per chi cercava un riverbero compatto, semplice da utilizzare e immediatamente musicale. La sua presenza costante sulle pedalboard di professionisti e amatori, unita a volumi di vendita molto elevati, ne ha consolidato lo status di standard di settore.

Electro-Harmonix Holy Grail: un riverbero pratico e visionario.

Da tempo Scott era impegnato nella ricerca del cosiddetto “OG Holy Grail”, nonostante le ripetute conferme ricevute secondo cui un prototipo non fosse mai stato realizzato. Il ritrovamento è avvenuto durante una visita agli archivi storici di Electro-Harmonix, effettuata nell’ambito delle ricerche per Made on Earth for Rising Stars, il volume dedicato alla storia del marchio, sviluppato insieme all’illustratore Daniel Danger dopo oltre sei anni di lavoro.
Nel corso delle interviste agli ingegneri coinvolti nei principali progetti dell’azienda, Owen Matthews – figlio del fondatore Mike Matthews – ha suggerito di verificare un’area di archivio meno utilizzata del grande edificio nel Queens che ospita la sede di Electro-Harmonix. In un locale sotterraneo non direttamente collegato ai reparti di ricerca e sviluppo è stato individuato il prototipo.

L’unità si presenta con un frontale in acciaio inox, una scritta identificativa “Holy Grail 1 – handle with care” tracciata a mano e un cablaggio interno di natura sperimentale, coerente con una fase di sviluppo preliminare. Al centro del progetto si trova il chip Crystal CS4811, un processore digitale che, all’inizio degli anni Duemila, ha svolto un ruolo significativo nell’evoluzione degli effetti digitali per chitarra. Fu ovviamente Mike Matthews, dopo averlo scoperto a una fiera di settore, a intuire il potenziale di quel chipset: algoritmi di riverbero pre-caricati, possibilità di intervento e tweaking, e soprattutto l’accesso a una forma di DSP semplice e concreta per i chitarristi.



Nel cuore dell’Holy Grail, il DSP lavora su un firmware che contiene più algoritmi di riverbero rispetto ai tre selezionabili dallo switch sul pannello (Spring, Hall e Flerb). Questa non è un’anomalia, né tantomeno un errore. È una scelta progettuale tipica dell’elettronica embedded di quegli anni: durante la fase di sviluppo si testano più varianti. In seguito, per ragioni di semplicità, affidabilità e posizionamento commerciale, se ne espongono solo alcuni, lasciando gli altri latenti ma presenti. Il risultato è un pedale che appare essenziale, quasi minimalista, ma che in realtà nasconde una struttura più articolata.

Il ruolo dei dip-switch: logica binaria
Il punto chiave sta nel modo in cui il DSP seleziona l’algoritmo di riverbero all’accensione. Il chip non “ascolta” lo switch frontale come un controllo continuo o complesso; legge invece una combinazione di ingressi logici, ovvero una serie di stati ON/OFF. Qui entrano in gioco i dip-switch interni.
Ogni switch rappresenta un bit: OFF = 0; ON = 1.

Con tre bit binari è possibile ottenere otto combinazioni diverse (2³ = 8). Da qui il termine octal.
Otto “indirizzi” che il DSP interpreta come altrettante varianti di programma. Il selettore esterno a tre posizioni non fa altro che forzare tre combinazioni predefinite, lasciando che le altre non siano accessibili all’utente. Non perché non funzionino, ma perché non sono state rifinite, nominate o validate come modalità ufficiali.

Perché l’“octal mod” non modifica nulla
Con “octal mod” si intende una modifica (o più correttamente una riconfigurazione) che consente di accedere a otto modalità di riverbero in alcuni pedali Electro-Harmonix Holy Grail, invece delle tre selezionabili di serie dal pannello frontale.
Il termine octal non ha nulla di esoterico: indica semplicemente il numero otto. Ed è qui che cade uno dei fraintendimenti più comuni, infatti l’ “octal mod” non riscrive firmware, non altera il DSP, non aggiunge algoritmi.
Si limita a cambiare la combinazione di ingresso logico letta all’avvio. In altre parole, indica al DSP di partire da un indice diverso. Gli algoritmi erano già lì, caricati e pronti. È un’operazione concettualmente simile a dire a un lettore CD di iniziare dalla traccia sei invece che dalla uno.
Il contenuto non cambia. Cambia solo da dove lo si richiama.

Una scelta commerciale, non una svista
Lasciare tutto questo “in pancia” al pedale non è stato un errore, ma una scelta perfettamente razionale. Un unico PCB, un solo firmware, una sola catena produttiva. Meno varianti significano meno problemi, meno costi e maggiore affidabilità.
Allo stesso tempo, questo approccio consentiva:
  • margine per future revisioni
  • possibilità di versioni alternative
  • flessibilità in fase di sviluppo
All’inizio degli anni Duemila era comune sviluppare un unico firmware e un’unica piattaforma hardware, mantenendo internamente più opzioni di quante ne venissero poi rese disponibili nel prodotto finale. Questo approccio riduceva i costi, semplificava la produzione e garantiva maggiore affidabilità.
L’Holy Grail segue esattamente questa logica.

Secondo Josh Scott, l’Holy Grail originale si può considerare un'intuizione che contribuì a cambiare il modo di concepire gli effetti ambient. C’è un dettaglio, però, nella storia dell’Holy Grail, che vale più di qualsiasi lista di specifiche o di modalità “nascoste”. Ed è il fatto che, a distanza di oltre vent’anni, quel pedale continui a essere discusso non come una curiosità d’epoca, ma come un progetto che ancora oggi ha qualcosa da insegnare.

I dip-switch interni, e tutto ciò che ruota intorno al cosiddetto “octal mod”, sono una finestra aperta su un modo di progettare che appartiene a un’altra stagione dell’effettistica, quando il digitale non veniva esibito come valore in sé, ma usato con misura, quasi con pudore. All’epoca non si sentiva il bisogno di dichiarare ogni funzione, di riempire il pannello di opzioni o di trasformare un pedale in un piccolo computer. Si progettava pensando prima all’uso reale, poi al resto.
L’Holy Grail nasce così: come un oggetto essenziale, immediato, che fa una cosa sola e la fa bene. Ma sotto quella semplicità c’è una struttura più ampia, potenzialmente espandibile. Non per stupire l’utente, bensì per dare margine al progetto, per lasciargli respiro. È una filosofia quasi artigianale applicata al digitale: costruire qualcosa di solido, coerente, senza la necessità di mostrare tutto ciò che si è fatto.

Probabilmente per questo che l’Holy Grail ha attraversato mode, generazioni e rivoluzioni tecnologiche senza perdere identità. Perché non inseguiva il futuro a tutti i costi, ma si limitava a fare bene il proprio mestiere, con gli strumenti migliori disponibili in quel momento. Il cuore digitale, in questo caso, non era un fine, ma un mezzo.

Cosa succederà ora al prototipo ritrovato resta da vedere. Quello che è certo è che la serie di video legata ai miracoli di casa EHX non si fermerà all'Holy Grail, anzi, una livestream dedicata al 16-second Digital Delay è già disponibile per la visione.
Nel frattempo, Made on Earth for Rising Stars è disponibile in pre-order, pubblicato da Third Man Books, la casa editrice legata a Jack White. Ovviamente per il pubblico italiano l'acquisto passa attraverso un notevole sovrapprezzo, dettato dai costi di importazione: www.thirdmanbooks.com

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