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Vintage è meglio o ci piace crederlo? Tra realtà e suggestione.
Vintage è meglio o ci piace crederlo? Tra realtà e suggestione.
di [user #67168] - pubblicato il

Una visione critica del mito “vintage” nell'universo delle chitarre elettriche, tra Gibson e Fender: da dove nasce la percezione di superiorità degli strumenti anni ’50/’60 e quali fattori l’hanno alimentata. CERN intreccia esperienza personale, dinamiche industriali (era CBS e Norlin), domanda/offerta e marketing per mettere in discussione certezze diffuse. In chiusura, una serie di domande pratiche invita a verificare sul campo — ampli, contesto e confronti reali — quanto del sogno regga davvero la prova della realtà.
La redazione di accordo.it ha scelto di ripubblicare questo intervento di CERN perché mette nero su bianco un tipo di riflessione che, prima o poi, torna a galla nella vita di tanti chitarristi: quanto c’è di sostanza, e quanto di mito, nell’idea che alcune elettriche “di una volta” — soprattutto in orbita Gibson e Fender — siano automaticamente superiori a tutto ciò che è venuto dopo.

Si tratta, dichiaratamente, di un punto di vista personale, nato da esperienze dirette, prove sul campo e confronti maturati nel tempo. Non pretende di essere la fotografia definitiva del tema, né rappresenta per forza l’esperienza di tutti. Proprio per questo, però, è un ottimo innesco: un testo che può far discutere, mettere in ordine domande scomode e — magari — riportare l’attenzione su ciò che conta davvero, oltre il fascino delle “annate” e le scorciatoie del marketing.

Nella stessa area di attinenza vi consigliamo anche di leggere questi due articoli di Alberto Biraghi: Fatta a Fullerton: costa il doppio ma vale molto meno. e Vintageanschauung.

Ecco di seguito il post originale di CERN:

Discussione ricorrente, quasi al pari delle qualità mistiche dei legni (ne parliamo qui), è quella riguardante la presunta qualità superiore di alcuni strumenti elettrici della metà dello scorso secolo, in particolare se andiamo nei territori Gibson e Fender. Ma… è davvero così? Superiori a che cosa? Sicuramente in ambito relativo al dispendio economico ma, per il resto?
Quando si parla di strumenti d’epoca, detti vintage, bisogna tenere conto di una serie di fattori che spesso il sognatore o l’ingenuo chitarrista della domenica tendono a tralasciare, vuoi per ignoranza o per creduloneria, lasciandosi abbindolare da video su YouTube, chitarristi e collezionisti famosi che ne decantano le lodi, professionisti che suonano ai concerti e via dicendo.

Proviamo a fare un’analisi tecnica, un po’ lunga, mi permetterete (e che suddividerò in più capitoli a cadenza settimanale), ma che ci consenta di considerare tutti i fattori che hanno favorito il mito delle fiammanti Les Paul del ’59 o delle Stratocaster del ’54/’62: fattori sociali, economici, industriali e… di marketing.

Una breve premessa ve la devo però fare: ho avuto la fortuna anch’io di avere dei pezzi che possiamo chiamare realmente vintage nel mio arsenale nel corso degli anni e, grazie a un caro amico molto conosciuto nell’ambito, di provarne davvero tanti nel corso delle decadi. Non menzionerò il nome di questo amico, per sua volontà, anche perché ciò mi darà la possibilità di parlarvi con franchezza, senza il rischio di rovinare possibili contatti o altro che potrebbero minarne la figura e il pregio a livello economico. D’altronde lui ci campa di queste cose, e sia mai che per alcune affermazioni possa venire messo nella "Black List dei collezionisti" (chi ha orecchie per intendere, intenda).

Detto ciò, brevemente posso dirvi che ho avuto qualche Fender dei primi ’60 e un paio dei tardi ’50; un paio di Gibson della prima metà dei ’60 (di cui tuttora conservo un esemplare) e qualche altro pezzo rilevante di altri marchi. Sono “uscito dal mercato” poco prima del periodo COVID, vuoi perché questo mondo è composto prevalentemente da squali, vuoi perché mi sono reso conto che avevo raggiunto un arsenale personale più che soddisfacente. Ma bando alle ciance e iniziamo.

QUADRO GENERALE
Senza ripercorrere la storia delle due case che hanno fatto la storia della chitarra elettrica, di cui ormai siamo saturi di informazioni, vi basti sapere che il fenomeno del vintage comincia a nascere a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Questo periodo coincide con due fatti storici che riguardano le sopracitate case costruttrici: l’era CBS per Fender e la Norlin Era per Gibson.

La crescente richiesta di strumenti musicali elettrici, grazie al fiorire del periodo rock in tutto il mondo e alla crescita del benessere popolare in tutta la società occidentale, permette di estendere il mercato della vendita e della produzione. Per forza di cose, le due società necessitano di trasformarsi e, da aziende produttrici relativamente piccole, diventano colossi industriali: si cerca di abbattere i costi, produrre più velocemente, trovare soluzioni alternative (anche intelligenti) e utilizzare materiali più economici o differenti, proponendo anche strumenti di varie fasce di prezzo. In questo periodo l’artigianalità e la qualità degli strumenti prodotti, spesso a parità di prezzo di vendita, vengono spesso ad abbassarsi o a mancare: i professionisti si rendono conto che gli strumenti non suonano più come una decina d’anni prima (il che non vuol dire necessariamente peggio) e si arrabattano per cercare di recuperarne i pochi della Golden Era degli anni ’50/’60. Qui abbiamo un primo fattore realmente importante da considerare: per la legge del mercato, viste le esigue quantità di strumenti prodotti (si parlava, come detto poc’anzi, di aziende piccole con una capacità di produzione di poche migliaia di strumenti all’anno), e la ricerca spasmodica dei professionisti dei modelli più datati, si verifica un incremento del valore di tali strumenti. La famosa legge alla base dell’economia della domanda e dell’offerta.

Con il passare degli anni, le chitarre delle buone annate vengono registrate sui dischi, compaiono sui palchi, nelle sale di registrazione e nelle nuove televisioni a colori di tutto il mondo. Contemporaneamente si diffondono le interviste dei chitarristi che contribuiscono a creare il mito delle loro chitarre: passaggi di mano in mano, suono e suonabilità uniche, vicende accattivanti che le riguardano… Il dado è tratto: tutti le vogliono, tutti le cercano, e alcuni sono disposti a pagare cifre folli per accaparrarsi un esemplare. Il mito diviene tale da mettere in crisi sia Fender che Gibson: i loro strumenti cominciano a essere snobbati dalle nuove tendenze musicali e dalla cattiva gestione aziendale, tanto che prima una e poi l’altra rischiano il fallimento. Contiamo poi il fatto del crescente diffondersi del metal e degli altri generi musicali, che richiedono chitarre più moderne come Jackson e simili, e sul finire degli anni ’70 entrambe le aziende entrano in crisi.

Che fare? Naturalmente cercare di riproporre la medesima qualità costruttiva dei loro strumenti degli anni d’oro. Così, dai primi anni ’80, le due case si arrabattano di anno in anno per riconquistare la fiducia dei consumatori: prima i pickup (Gibson passa dai T-Top dei ’70 ai più “fedeli”  PAF Tim Shaw di metà ’80), poi i legni, poi si riprendono i materiali, le misurazioni al millimetro con vere e proprie TAC agli strumenti della storia… Così si inizia ad alimentare il marketing: di anno in anno gli strumenti sono i migliori e più fedeli di sempre, in una manovra che alimenta il consumismo e che dura tutt’oggi. Le colle, le viti, i tasti, il palissandro… mentre nel frattempo un mercato parallelo cresce, si fomenta, abbindola i chitarristi comuni alimentando la leggenda della Les Paul di Jimmy Page, che ha quel timbro unico e irripetibile che nessun’altra chitarra più recente riuscirà mai a replicare.

È presto detto: i prezzi di queste chitarre aumentano di anno in anno; alcuni intuiscono le possibilità economiche e i ricavi che possono generare; le case produttrici si approfittano della situazione producendo repliche esatte. Custom Shop, Masterbuilder, Signature, Collector Choice e chi ne ha più ne metta, tutte con la stessa promessa: fare le chitarre migliori di sempre, proprio come quelle che si facevano una volta.

E allora via di video promozionali: prima con gli stessi artisti, poi con gli youtuber, che ci parlano di queste chitarre, di quanto fossero uniche, di quanto, a distanza di settant’anni, con l’avvento dell’IA e delle innovazioni tecnologiche, i liutai moderni siano ancora così incapaci di replicare strumenti che ingegneri e liutai, spesso improvvisati, riuscivano a realizzare in quegli anni…

Ma aspetta… non è che forse ci conviene non riuscire a realizzarli per davvero? Se le facciamo uscire uguali uguali, allora poi come mandiamo avanti le campagne di marketing su cui campiamo? Come facciamo a dire che la nuova serie è la migliore di sempre? E il vintage? Che fine fa la chitarra da duecentomila dollari se quella da duemila suona tale e quale? Come giustifichiamo le varie fasce di prezzo? E poi bisogna pensare che i tempi sono cambiati e il chitarrista che suona di professione necessita di un ventaglio più ampio di sfumature…

“Hmmm… fermi ragazzi, qua ci dobbiamo pensare bene…”

Se così, alla rinascita dei due brand degli anni ’80 le chitarre erano fatte, pensiamo alle Fullerton di Fender dei primi ’80, in modo praticamente fedele a quelle più celebri, con il passare degli anni ci si rende conto che bisogna vendere sogni, alimentarli di anno in anno e creare un misticismo di marketing aggressivo. Contemporaneamente comincia a succedere un’altra cosa di rilievo, che il chitarrista spesso tende a tralasciare: l’amplificazione cambia, si trasforma ed evolve.

Ora che abbiamo posto un quadro generale, vi lascio con qualche quesito che vi lasci riflettere prima di proseguire nella lettura la prossima settimana:

Quanti di voi hanno avuto la possibilità di provare realmente quelle chitarre così famose e iconiche su un palco, con una testata e cassa da 100 watt tirata a cannone, magari su una delle prime Marshall Super Lead o su un Fender Twin di metà anni ’60? Quanti di voi hanno avuto la possibilità di fare confronti delle suddette chitarre con quelle odierne di produzione super custom, con il medesimo amplificatore, o di provare la Tele del ’54 su un amplificatore valvolare vintage e poi su una SLO 100 di fine anni ’90? Che risultato otteniamo?

Intanto vi ringrazio della lettura, ricordandovi che quelle che avete letto sinora sono parole frutto di esperienza personale, confronti e discussioni maturati nel corso degli anni. E, come tali, devono essere osservati con occhio critico, generando discussioni, confronti e pareri sempre nel rispetto delle persone. Chi scrive desidera solo dare un punto di vista all’amatore, farlo riflettere e ricordargli che forse i sogni sono belli proprio perché rimangono tali, perché quando ci si scontra con la realtà la magia finisce, in un modo o nell’altro.

A presto!
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di claude77 [user #35724]
commento del 24/02/2026 ore 10:31:39
Articolo interessante e diatriba più che mai viva e sentita. Io credo che sul vintage bisogna essere esperti altrimenti si rischia di prendere grandi sole come si dice dalle mie parti. Diciamo che ci sono sicuramente strumenti del periodo d'oro che sono davvero eccezionali e ho visto video di grandi chitarristi che ne parlavano entusiasti. Ovvio che l'aspetto marketing la gioca da padrone perchè alimenta tutto il sistema delle vendite e delle riproduzioni fedeli.
Io ho suonato alcune chitarra considerate vintage dal costo davvero spropositato e non so quanto era la suggestione e quanto la realtà, ma ne ho un gran ricordo.

Credo che il custom shop dei grandi marchi come Fender e Gibson sia spropositato nelle cifre che chiede, ma io ho la fortuna di avere a casa una custom shop e sinceramente me la tengo stretta perchè è sempre un emozione toglierla dalla custodia e suonarla.

Che poi sono sempre lo stesso chitarrista sia con una chitarra da 200€ piuttosto che da 5000€ non ho bisogno di farmelo dire da qualcunaltro.
Rispondi
di Alex DG [user #35120]
commento del 24/02/2026 ore 12:19:59
Condivido l'articolo in pieno, anche se volevo evidenziare che è risaputo ormai che le Gibson del periodo golden era non possono essere comunque replicate, non tanto per la qualità della lavorazione e per i pickup che possono essere comunque replicati in maniera alquanto fedele, quanto per la tipologia dei legni utilizzati all'epoca ovvero mogano dell'honduras proveniente da piantagioni secolari che sono state disboscate dagli anni '50 fino al 1970 anno in cui mi sembra uscì la legge che ne proibì l'utilizzo, abbinato al palissandro brasiliano per le tastiere anch'esso poi vietato.
Sono questi elementi non più replicabili che hanno fatto la differenza, e la differenza di resa acustica con una reissue moderna si sente suonando lo strumento da spento, come si vede bene in questo video:

vai al link
Rispondi
di eko22 [user #15375]
commento del 24/02/2026 ore 20:36:27
Ci piace crederlo.
Rispondi
di Pippos74 [user #62329]
commento del 25/02/2026 ore 18:45:07
Ci sono chitarristi che fanno suonare una Squier da 200€ come una strato del ‘62. Quindi molto sta nelle dita e ovviamente nell’equipaggiamento che si usa. Penso per esempio, che una Stratocaster american standard, nelle mani giuste è collegata ad un Friedman, suoni come un violino di Paganini. Oggi ci fanno credere che il vintage sia migliore perché un tempo si lavorava più artigianalmente, ma ora con un set di pickup di quelli giusti, anche una Greco Les Paul può suonare altrettanto bene di una qualsisia Gibson del custom shop.
Rispondi
di allisonguitar [user #52659]
commento del 25/02/2026 ore 20:52:54
Secondo un noto ed anziano liutaio piemontese, alcuni pickup fanno sentire maggiormente il legno (quindi le differenze qualitative della chitarra), altri no: hanno un carattere molto forte di loro e suonano nella stessa maniera su diverse chitarre. Lui si riferiva, nello specifico, al Gibson 57...
Rispondi
di redfive [user #41826]
commento del 25/02/2026 ore 23:37:
Mai avuto la fortuna di provare gioielli simili di persona...
Ma chitarre vecchie si, tramite un amico che ha una discreta collezione di Fender e Gibson ed il titolare di un bazar del vintage conosciuto per motivi al di fuori della musica ma nel suo "regno" ci ho bazzicato parecchio...
Qualcuna provata con comodo anche a casa, perlopiù strumenti dagli anni '70 in su, quindi appena dopo la Golden era.
Riguardo quello che ho potuto provare non ho mai scoperto la " pillolina rossa" di Morfeus.
A volte erano pure strumenti che necessitavano un certo impegno fisico per essere suonate al meglio ( sono maniaco sul setup delle mie chitarre).
Nulla che mi abbia fatto pensare all' investimento per portarmi a casa il " livello superiore".
In tutta onestà devo però anche ammettere che qualche anno fa suonavo in modo diverso e forse li ho provati con una idea sbagliata di cosa cercare in quegli strumenti.
Quindi credo che effettivamente influisca anche quello che ci attacchi dopo alla chitarra.
Ho avuto per anni la fissa di cercarmi una Strato del '72 . Non perché sia particolarmente pregiata, anzi da quello che si legge a riguardo di quelle produzioni sono le più sfigate, ma perché è il mio anno di nascita e volevo una chitarra che crescesse con i miei stessi anni...
Quindi per ora boh??? Al momento aspetto ancora il miracolo...
Una cosa però devo dire.... Quel Vox Ac 30 in cui mi feceva provare le chitarre ( e anche un Hiwatt con cui ci ho registrato un pezzo su un disco di un amico) me li ricordo ancora...
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 26/02/2026 ore 08:32:0
Sulle Strato del 72 a mio parere sbagli. Le Strato più famigerate sono quelle dal 74-76 in poi (con picco del disastro nel 78-79) Questo non vuol dire che OGNI Strato prodotta dal 74-76 in poi suoni male, e non vuol dire nemmeno che tutte le Strato dal 54 al 74 suonino bene. Vuol dire che la probabilità di trovare una Strato sfortunata è assai più alta dal 74-76 in poi. Il fattore che converrebbe coltivare è l'esperienza (per quello conta andare in negozio a provare, e conta chiedere e chiedere e chiedere a coloro che ne sanno di più), perché solo quella rende capaci di distinguere una Strato del '77 (dico una data a caso) venuta bene da una chitarra sfortunata.
Rispondi
di redfive [user #41826]
commento del 26/02/2026 ore 12:15:05
Si si, ti credo... Volevo solo dire che qualche anno fa erano considerate l'inizio della fine... Ora invece sembra che non era proprio così e che specialmente nei primissimi '70 le chitarre , ovviamente, potevano essere giustamente assemblate con ancora i magazzini del decennio precedente, quindi non così scarse come si è ritenuto per anni....
Io l' ho cercata per qualche anno solo per il motivo che ho accennato prima ( il mio anno di nascita) senza farmi troppi preconcetti alla base..
Rispondi
di NovaNadir [user #66573]
commento del 26/02/2026 ore 07:36:11
Nella catena del suono i coni contano il 50%, l'amplificatore il 30%, la chitarra il 20%, senza contare eventuali effetti ...
Facendo le proporzioni, quanto dovrebbero costare ampli e cassa rispetto ad una chitarra vintage o reissue che sia?
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 26/02/2026 ore 08:26:08
Secondo me, sbagli approccio al ragionamento. Chi suona on dovrebbe pensare solo a chi sente da fuori, ma anche e soprattutto dal punto di vista di chi suona. Anche se la chitarra per chi ascolta contasse il 5%, tu che suoni comunque le mani le metti solo sulla chitarra e questo influenza tantissimo il tuo playing. Persino la sua forma e il suo colore ti condizionano. Per non parlare di vibrazioni, radius, action, scalatura corde, tasti, profilo del manico, ergonomia, scala dello strumento. E non abbiamo ancora menzionato il pick up... Mark Knopfler ha comprato una Strato rossa perché pensava ad Hank Marvin. I conti (50% ecc.) dicono pochissimo o quasi niente dell'ispirazione del musicista a seconda di quello che ha in mano.
P.s. ovviamente chi suona è molto influenzato anche dal suo ampli e dallo speaker, perché è da lì che poi esce il suono (con uno speaker danneggiato il suono non esce buono nemmeno se hai in mano lo strumento più performante del mondo), quindi non ne nego assolutamente la grande importanza. Sottolineavo l'importanza di ciò che chi suona ha in mano, che è la prima cosa su cui tutti sognano e ragionano.
Rispondi
di claude77 [user #35724]
commento del 26/02/2026 ore 10:11:11
Sono molto d'accordo con quello che dice Francesco. Io sia da ascoltatore che da suonatore ho ben chiara la differenza che percepisco quando un musicista suona una Strato piuttosto che una 335 a parità di altri elementi della catena ed è per me una grande gioia in realtà sentirlo perchè rende il mio ascolto davvero magico. Quando sento il twang e lo sferraglio di una tele mi piace cosa riesce a crearci il musicista e dove lo porta e lo stesso vale per altri strumenti.

Inoltre per rispondere all'autore del post sul fatto che il valore della chitarra è circa il 20% vorrei riportare questo esempio: alcuni mesi fa era a suonare con dei tipi e ad un certo punto ho chiesto di farmi provare la Les Paul style che aveva un altro musicista (evito di mettere la marca della chitarra per non far partire le solite polemiche) quindi ho solo staccato il cavo e attaccato la sua. Bè io ho percepito delle differenze abissali sia come rispondeva lo strumento sotto le mie dita, ma anche come veniva fuori il suono era un suono moderno aggressivo e che non riuscivo proprio a gestire.
Ho riattaccato la mia Les Paul e mi sono sentito felice in pace.

Con l'occasione faccio ancora una volta i ringraziamenti a Francescod perchè è stato lui a guidarmi e aiutarmi a scegliere la mia LP custom shop di cui a distanza di quasi due anni ne sono ancora follemente innamorato.
Nella mia vita di chitarrista ho comprato e vendute decine di chitarre, ma ad oggi solo 2 sono state amore incondizionato. Qualcosa vorrà pure dire no?
Rispondi
di CERN [user #67168]
commento del 26/02/2026 ore 10:15:02
Mai menzionato valori percentuali o di impatto sonoro sulla catena per il risultato finale in questo articolo, non so da dove tu abbia estrapolato questi dati se non dai commenti (che non sono scritti da me).
Rispondi
di Francescod [user #48583]
commento del 26/02/2026 ore 10:19:27
Ha estrapolato quel dato perché l'ho menzionato io, ma io non stavo rispondendo all'articolo, bensì a un commento.
Rispondi
di claude77 [user #35724]
commento del 26/02/2026 ore 10:29:53
Non rispondevo direttamente al tuo articolo, ma al commento sopra da cui parte questa micro discussione. Commento iniziale di NovaNadir
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 26/02/2026 ore 12:30:54
Perfettamente d'accordo con Francescod.
Approccio sbagliato.
Quello che sente la gente fuori è certamente il risultato della catena del suono, ma è molto influenzato dallo strumento e dal feeling che hai tu con lo stesso.
Per questo che le chitarre andrebbero sempre provate.
E comunque, indipendentemente dal fatto che siano vintage, nuove o usate.
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 27/02/2026 ore 10:02:54
Anche io non concordo. E' vero che c'è modo di appiattire tutto lato ampli, è vero che è molto meglio ampli buono e chitarra scarsa, che l'opposto. Ma per ottenere il massimo si parte dalla chitarra perchè quel che non c'è non può essere amplificato. Non è solo il tono è la risposta, la dinamica, ed è per questo che nei confronti provocatori 200 euro di chitarra versus 2000 te le fanno simili: se non sento la vera dinamica ho perso tantissimo del potenziale dello strumento.
Rispondi
di GigioBigio [user #60117]
commento del 26/02/2026 ore 08:10:12
Letto il titolo e volevo rispondere scrivendo esattamente ciò che porti come esempio tu. Gibson e Fender tra la metà dei 70 e la metà degli 80 producono chitarre talvolta non all'altezza del nome. Non è una leggenda, quelle precedenti erano davvero di molto migliori. Da lì nasce il mito, ma la realtà è che una chitarra successiva vale quelle iniziale, anzi, una Custom Shop di oggi, è probabilmente migliore di una qualsiasi Gibson e Fender degli anni 50 e 60, se non fosse per alcuni legni che non sono trovano più.
Rispondi
di alberto biraghi [user #3]
commento del 26/02/2026 ore 17:41:44
Eccellente riflessione. Complimenti e aspetto di leggere con altrettanto piacere il resto.
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 27/02/2026 ore 09:59:46
Allora, qualche considerazione:

Sul discorso che ai produttori "non conviene" arrivare a riprodurre al 100% gli strumenti vintage. E' un po' teoria del complotto, che io non sposo completamente. Per Gibson c'è l'enorme barriera dei legni, non possono avere linee custom shop coi legni delle stesse essenze degli anni '50. Possono fare delle one-off ma poco più. Per Fender... meno. Loro potrebbero. Ho piuttosto la sensazione che per quanto i musicisti vogliano "il vintage vero" poi da un lato non lo vogliano davvero, dall'altro le case non resistano a quel "uguale al vintage ma... con quella spinta in più" Ovvero, strato col selettore a 3? Radius di tastiera che non si vedono da 50 anni? 50s wiring? tasti narrow vintage? in produzione finiscono versioni edulcorate, modernizzate non 1:1 perfetto. Pickup con più avvolgimenti per "più spinta", tastiere più moderne etc etc. Alla fine non me la vogliono dare la riproduzione o non la vuole davvero il pubblico?

Sul discorso di aver provato strumenti vintage per bene: si, un paio le ho. Il carattere si sente. I sincretismi di uno strumento che arriva palesemente da un'altra era, anche. E al confronto con uno strumento moderno che dovrebbe essere "uguale", non lo è. E meno male.

Certo è che però i produttori creano in modo un po' artificioso intere fasce di mercato perchè se su chitarre di fascia 1000 euro montassero pickup di alto livello che a me costano diciamo 150 euro o poco più ma a loro una frazione, otterrebbero strumenti molto migliori, ma renderebbero inutili o impercettibili le differenze appiattendo il segmento. Ma questo, è un altro discorso credo.
Rispondi
di axlrov [user #32222]
commento del 27/02/2026 ore 19:00:55
Chi ha scritto la articolo, continua ad alimentare il mito dicendo che forse non conviene fare che suonino così bene altrimenti si fotte un certo mercato. Io penso che in realtà oggi giorno suonano già bene così, che il suono delle chitarre di una volta é dovuto agli amplificatori ed effetti principalmente, se inseriamo una chitarra super in una ciofeca di amplificatore suonerà come una ciofeca, così come una chitarra normale in un gran amplificatore suonerà benissimo, quindi che gran suono hanno in realtà? Dipende dal impianto, poi non é che il suono di Jimmy Page fosse chissà che cosa anzi, quello che era grande era la composizione musicale, ma avete sentito, tanti concerti dal vivo? Con mega chitarre vintage e non é che c é chissà quale suono? Ben lontano ai dischi in studio i quali sono stati passati per processi di post produzione migliorando tutto e producendo un prodotto inarrivabile?
Rispondi
di CERN [user #67168]
commento del 27/02/2026 ore 19:29:22
No, non ho scritto quello che dici tu. È una conversazione immaginaria fra i tecnici per instillare il dubbio: sono domande e non affermazioni. Rileggi e cerca di comprendere il testo
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 27/02/2026 ore 23:37:04
"Rileggi e cerca di comprendere il testo"

Uau, che risposta secca. Non voglio fare il suo avvocato difensore, ma secondo me il tuo testo l'ha piuttosto compreso, infatti la domanda che pone in apertura è legittima e pure lucida.

Anche la tua conversazione immaginaria tra tecnici è legittima, ma quanto è basata su presupposti concreti?

Per rispondere, sebbene in parte, al tuo post (visto che ci hai lasciato con un quesito per "farci riflettere"): credo che la logica e la matematica non bastino affatto a comprendere le risposte per campi d'indagine come questi, come sanno i musicisti che suonano, insegnano e registrano da decenni.

Stabilire con certezza che le chitarre vintage (quali? tutte? alcune? una piccola percentuale?) siano meglio/peggio (per cosa, poi? per fare jazz o heavy metal?) rispetto a quelle più moderne equivale al tentativo di stabilire con certezza se le ragazze anni '90 siano state migliori delle ragazze del 2020, o se i quadri del periodo blu-rosa di Picasso siano migliori di quelli relativi al periodo del Cubismo.

Insomma, disquisiamo di tutto, ognuno ha le sue opinioni, ma devo dirtelo: non mi ha fatto impazzire il tuo tono. E lo dico da soggetto esterno, magari per Axlrov non è nemmeno un problema, ma a me non ha fatto piacere leggere "rileggi e cerca di comprendere il testo".

Saluti.
Rispondi
di CERN [user #67168]
commento del 28/02/2026 ore 00:26:30
Nessun saputismo per carità: a me interessa però che non mi vengano messe in bocca verità che non ho mai detto.
"Ennesimo articolo che fa il complottismo che oggi non si facciano più le chitarre volontariamente come una volta". NO!
Mai detto! E se si legge con attenzione si capisce benissimo! ;)
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 28/02/2026 ore 00:49:11
"Ennesimo articolo che fa il complottismo che oggi non si facciano più le chitarre volontariamente come una volta"

? Questa frase che citi riportandola tra virgolette l'ha scritta lui? Con chi ce l'hai?
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 28/02/2026 ore 18:22:49
Hai fatto bene a farglielo notare
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 01/03/2026 ore 14:25:06
Ti ringrazio.
Tra l'altro aspetto ancora una risposta da lui, visto che ha citato una frase che non si è capito da dove proviene.
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 01/03/2026 ore 22:09:37
L'ho notata anche io la "citazione"
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 01/03/2026 ore 22:11:20
L'hai notata nel senso che esiste ed è sfuggita a me o nel senso che se l'è inventata?
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 01/03/2026 ore 22:28:32
La seconda che hai detto
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 01/03/2026 ore 23:05:33
"La seconda che hai detto"

"Quelo" che è successo è incredibile.
Rispondi
di BizBaz [user #48536]
commento del 01/03/2026 ore 23:20:15
Ahahah
Rispondi
di Ilsaggiocheuccide [user #25680]
commento del 03/03/2026 ore 11:37:2
L'utente avrà anche sbagliato la citazione, ma trovo che fra dire
"Chi ha scritto la articolo, continua ad alimentare il mito dicendo che forse non conviene fare che suonino così bene altrimenti si fotte un certo mercato."
e
"Ennesimo articolo che fa il complottismo che oggi non si facciano più le chitarre volontariamente come una volta"

Non ci sia grossa differenza, il senso è lo stesso. Mi pare, anche leggendo l'articolo precedente di CERN, che verso questo utente sia nato un po' di astio da parte di alcuni... Che abbia toccato dei punti che possono dare fastidio? Probabile, lo scrive lui stesso... Non mi perderei troppo comunque in certe sciocchezzuole.

Bell'articolo che fa riflettere, come lo era stato lo scorso. Aspetto il seguito!
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 03/03/2026 ore 14:23:28
Vedi, io non sono un fisico come te e Cern (del quale, nel suo scorso post, ti sei definito un collega), sono avvocato (Conservatorio a parte) e il senso delle cose e delle frasi lo capisco benissimo. Come d'altronde lo capiscono benissimo altri utenti, non serve mica essere avvocati.

Non so a chi ti riferisci quando parli di astio, ma se credi che io abbia dell'astio rispetto ad un utente nuovo e anonimo (di cui infatti non conosco faccia, nome e come suona), ti sbagli anche qui. Per me può esprimere le opinioni che vuole, è il benvenuto. Magari (ma questo è solo il mio parere - e di qualcun altro, come vedi) però usando nei confronti degli accordiani un tono più gentile e senza inventare citazioni. Qui nessuno è scemo..

E te lo dice uno che nei commenti ci mette la faccia (nel mio profilo puoi vedere chi sono e come mi chiamo).
Rispondi
di Zenzero [user #36862]
commento del 03/03/2026 ore 17:01:23
Restiamo in attesa dell'intervento di magistrati, notai, giudici e quant'altro...

Dai su ragazzi, non facciamone una questione di Stato. Mi associo anche io solo sul fatto che, sebbene la frase sia diversa, il significato è lo stesso. Come dici tu, nessuno qui è scemo!

Adios!
Rispondi
di E! [user #6395]
commento del 03/03/2026 ore 20:34:53
Il tuo intervento è proprio risolutore.

Adios.
Rispondi
di MM [user #34535]
commento del 03/03/2026 ore 08:48:28
In effetti, sono andato a cercarla ma non proviene proprio da nessuno.
Rispondi
di fa [user #4259]
commento del 28/02/2026 ore 08:17:1
Mettendo da parte il collezionismo , la bella chitarra vintage o la custom shop da 7 mila euro fanno principalmente la soddisfazione di chi le suona. In alcuni casi potrebbero far suonare meglio il musicista perché si sente più a proprio agio. Ma se consideriamo tutti gli aspetti della catena del suono e i mezzi attuali, possiamo ottenere praticamente lo stesso suono per chi ascolta con strumenti moderni di fascia media. Detto da possessore di Custom shop e di un altro paio di strumenti di pregio. E aggiungo che non sempre lo strumento vintage o blasonato è adatto al contesto nel quale si suona ( ad esempio teatri dove il minimo fruscio è amplificato a mille). Ciao Fab
Rispondi
di eko22 [user #15375]
commento del 01/03/2026 ore 09:29:27
Concordo al 100%.

Aggiungo che, come detto nell'articolo, negli anni d'oro le chitarre venivano infilate appunto in valvolari tirati a cannone, non venitemi a dire che si riconosce il legno dell'honduras in quel contesto.
Grazie, ora potete mettermi al rogo.
Rispondi
di RedRaven [user #20706]
commento del 02/03/2026 ore 10:46:09
Ok, ma tutti i presenti qui sono dal punto di vista di chi suona non di chi ascolta. Vero che per il pubblico da telecaster a les paul cambia poco, ma non vuol dire sia la scusa per appiattire tutto.
Rispondi
di fa [user #4259]
commento del 03/03/2026 ore 07:45:53
Ciao, dal punto di vista di chi suona a mio parere la bellissima chitarra fa principalmente la soddisfazione di chi la suona. Non so quante persone abbiano la possibilità di avere uno studio dove poter registrare in maniera professionale la propria chitarra vintage in modo da far percepire all’ascoltatore tutte le sfumature del suono. Non so dove suonino gli utenti di Accordo, ma non so quanti porterebbero la propria chitarra vintage sui palchi che hanno a disposizione. Poi, ripeto, sono il primo ad avere delle belle chitarre, ma oggettivamente sono veramente poche le situazioni nelle quali ho avuto l’opportunità di valorizzare lo strumento. Ciao Fab
Rispondi
di Guycho [user #2802]
commento del 05/03/2026 ore 09:42:30
Ho provato qualche strato d'annata, non mi è sembrato sto granchè.
Rispondi
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