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Nuovo non significa “finito”: tra standard di fabbrica, assestamenti e prime verifiche
Nuovo non significa “finito”: tra standard di fabbrica, assestamenti e prime verifiche
di [user #116] - pubblicato il

“Nuova” è una parola comoda: rassicura, ma spesso semplifica troppo. Tra filiera, legni che reagiscono ai cambi di luogo e temperatura, e standard industriali variabili, una chitarra appena acquistata può essere conforme senza essere già ottimizzata. Proviamo a mettere ordine: verifiche sensate, aspettative realistiche, distinzione netta tra controllo e setup.
Questo articolo è redatto in collaborazione con MusicalStore2005 e nasce dall'esigenza di riportare il tema della “chitarra nuova” dentro un perimetro tecnico che tenga insieme filiera, standard di fabbrica e realtà d’uso. L’intento non è quello di costruire l’ennesimo vademecum, né di alimentare il mito dell’oggetto perfetto “out of the box”. È un tentativo di mettere ordine su un punto che ciclicamente torna a galla: dove finisce la conformità industriale e dove inizia, invece, la rifinitura da banco?
“Nuova” non è sinonimo di “definitiva”. Nel migliore dei casi coincide con “conforme”: priva di anomalie evidenti che compromettano funzionalità e suonabilità, allineata agli standard dichiarati dal produttore. È una promessa seria, ma diversa dalla pretesa – molto diffusa – che ogni chitarra arrivi già calibrata in modo impeccabile, silenziosa, perfettamente intonata e con un’action esattamente come la si immagina. Quell’immaginario è figlio di marketing e fotografia, più che di liuteria e produzione.

“Nuova” è una condizione di filiera, non un traguardo
La chitarra, prima di finire in una custodia o su uno stand, attraversa fasi che non vengono raccontate quasi mai. Produzione, imballaggio, trasporto, talvolta stoccaggio in magazzino, poi un secondo trasporto verso il destinatario. In mezzo ci sono variabili che, anche se gestite correttamente, restano fisiologiche: temperatura e umidità cambiano, i legni reagiscono, piccoli assestamenti possono emergere. Non è un alibi e non è un difetto in sé: è la natura stessa dello strumento, e il motivo per cui per decenni la “messa a punto” è stata considerata parte della vita normale di una chitarra.

È qui che entra in gioco un distinguo che MusicalStore2005 pone con chiarezza nel proprio processo di controllo: verifica funzionale di elettronica e hardware, controllo visivo strutturale, e prova di suonabilità per individuare anomalie evidenti rispetto allo standard di fabbrica. Un conto è garantire che lo strumento rispetti lo standard di fabbrica (e che non presenti anomalie che ne compromettano la funzionalità), un altro è spingersi in quel territorio di finezza – micro buzz, frizioni marginali, ottimizzazione della risposta lungo tutta la tastiera – che spesso si manifesta o si risolve solo con un setup completo. Confondere i due piani genera aspettative irrealistiche e, di conseguenza, una parte del rumore che si vede poi in rete: resi inutili, discussioni accese su dettagli non sempre rilevanti, oppure – al contrario – sottovalutazione di problemi seri.

Nuovo non significa “finito”: tra standard di fabbrica, assestamenti e prime verifiche

L’equivoco delle “finiture”: estetica contro funzione
Il primo terreno scivoloso è sempre lo stesso: la finitura. La vernice è ciò che si vede, e ciò che si vede diventa immediatamente “giudizio”. Tuttavia, una lettura tecnica impone di distinguere tra difetto estetico e difetto funzionale.
In pratica: estetico è ciò che non altera integrità, stabilità e suonabilità; funzionale/strutturale è ciò che può peggiorare accordatura, intonazione, rumori anomali o solidità nel tempo.
Una micro-imperfezione superficiale, un segno minimo o una piccola sbavatura possono rientrare nelle tolleranze del produttore, soprattutto su strumenti entry level. Il punto non è difendere l’imperfezione: è collocarla nel contesto corretto. In parallelo, un difetto che impatta suonabilità o integrità – crepe, ammaccature importanti, anomalie strutturali – non è più “estetica”: è un problema.

C’è un altro elemento, meno dichiarato ma reale, che in filiera pesa: non sempre i produttori riconoscono come motivo di reso le micro-anomalie estetiche o costruttive considerate “minori”. MusicalStore2005 segnala che, in alcuni casi, i fornitori non accettano rientri per sbavature o difetti troppo piccoli, e questo rende ancora più importante un criterio chiaro: cosa può passare come tolleranza e cosa invece deve essere intercettato perché rischia di tradursi in un’esperienza d’uso negativa. È un equilibrio delicato, e va affrontato con un approccio pragmatico, non emotivo.

Nuovo non significa “finito”: tra standard di fabbrica, assestamenti e prime verifiche

Manico e tastiera: la cartina tornasole della suonabilità
Se la finitura può ingannare, manico e tastiera raramente lo fanno. È qui che una chitarra si rivela: non per “feeling romantico”, ma per geometria e meccanica. La verifica della curvatura generale, l’assenza di torsioni evidenti, la coerenza dell’assetto lungo la tastiera e l’attenzione a dettagli come capotasto e bordi dei tasti raccontano quasi tutto ciò che serve sapere sul livello di “prontezza” dello strumento.

In particolare, il capotasto è spesso sottovalutato nella percezione comune, mentre nella pratica è uno dei punti più decisivi per stabilità d’accordatura e comfort. Un capotasto che “lega” può rendere nervoso anche uno strumento altrimenti impeccabile, e la sensazione di accordatura instabile viene spesso attribuita alle meccaniche quando, in realtà, la radice è altrove. Anche qui torna una verità da bottega: molte chitarre diventano realmente affidabili quando capotasto e tasti sono corretti e rifiniti in modo coerente.

Nuovo non significa “finito”: tra standard di fabbrica, assestamenti e prime verifiche

Hardware ed elettronica: dove il controllo deve essere oggettivo
Un’altra area in cui l’approccio deve restare “super partes” è hardware ed elettronica. È facile confondere la valutazione del suono con la valutazione del funzionamento. Su questo, un controllo sensato non entra nel merito del timbro, ma si limita a verificare che tutto lavori in modo stabile e prevedibile. Un selettore che interrompe, un jack che perde contatto, un potenziometro con comportamenti anomali non sono sfumature: sono indicatori di un malfunzionamento. Allo stesso modo, sul lato meccanico, la stabilità di accordatura e la coerenza del ponte – soprattutto in presenza di tremolo o Floyd Rose – non dovrebbero essere affidate alla fortuna.

È qui che la logica “controllo pre-spedizione” trova il proprio senso industriale prima che commerciale: ridurre la probabilità che lo strumento arrivi con problemi evidenti, e ridurre i resi dovuti a difetti che una verifica mirata può intercettare. MusicalStore2005 descrive infatti un doppio livello di attenzione: controlli in ingresso per non stoccare strumenti problematici e verifiche in uscita, proprio perché tra arrivo e vendita possono passare giorni o mesi e, nel frattempo, un assetto può cambiare o un componente può manifestare fragilità.

La prova lungo tutta la tastiera: il confine tra “controllo” e “setup”
Il passaggio decisivo, quello che separa davvero i discorsi teorici dalla realtà, resta la prova di suonabilità lungo tutta la tastiera. È la prova che rende evidente anche ciò che l’occhio non vede: ronzii, vibrazioni, note che si spengono troppo presto, frizioni. Ed è anche la prova che mette in luce il limite intrinseco del controllo “standard”. Una verifica può confermare la conformità e individuare anomalie macroscopiche; un setup completo, invece, entra nel dettaglio fine, e spesso è l’unico modo per gestire quella zona grigia fatta di micro buzz, ottimizzazione dell’intonazione, regolazione dell’action rispetto a un tocco specifico, bilanciamento dell’altezza pickup, stabilità complessiva in condizioni d’uso reali.

Questa distinzione, che per chi frequenta i banchi dei liutai è quasi banale, è cruciale per leggere correttamente cosa si può pretendere da una chitarra nelle diverse fasce di prezzo. L’idea che esista una “perfezione universale” pronta all’uso è poco realistica: esistono strumenti più o meno rifiniti, esistono standard più o meno severi, e spesso – anche su strumenti importanti – un intervento minimo può fare la differenza tra “ok” e “davvero a posto”. Non è una sconfitta della fabbrica: è la normalità di un oggetto complesso.

Conclusioni: meno mito, più cultura della chitarra
Il punto non è difendere l’imperfezione né pretendere l’impossibile. Il punto è ricostruire una cultura tecnica dell’acquisto e della verifica: sapere cosa è tolleranza, cosa è anomalia, cosa è assestamento fisiologico e cosa richiede un intervento. La chitarra “nuova” può essere conforme e suonabile senza essere già “finita” nel senso più alto del termine. E la confusione tra controllo e setup è spesso la radice di aspettative sbagliate, discussioni sterili e, in ultima analisi, tempo sottratto alla cosa che dovrebbe contare: suonare.
La collaborazione con MusicalStore2005 serve proprio a chiarire questo perimetro in modo trasparente: un controllo serio può e deve garantire standard di fabbrica e assenza di anomalie funzionali; la perfezione di fino, quando la si desidera, appartiene al territorio del setup completo. È un approccio meno spettacolare, ma più vicino a come le chitarre – storicamente – sono sempre state portate al loro meglio: con metodo, banco, e aspettative coerenti.


Per chiarire ulteriormente la questione, abbiamo fatto alcune domande direttamente a Musicalstore2005.

1. Quali sono i punti di controllo “non negoziabili” che verificate su ogni  chitarra appena arrivata dal produttore (finiture, manico/tastiera, elettronica, hardware) e  quali invece rientrano in una zona “da valutare caso per caso”?
Nel controllo in ingresso distinguiamo tra verifiche non negoziabili, che vengono effettuate  su ogni strumento, e aspetti che richiedono una valutazione caso per caso in base a fascia,  brand e tipologia di prodotto. 

Punti di controllo non negoziabili (sempre verificati): 
• Integrità strutturale: assenza di crepe, torsioni anomale del manico, problemi di  incollaggio o giunzioni critiche. 
• Manico e tastiera: corretto allineamento, assenza di deformazioni evidenti, tasti ben  inseriti (no sollevamenti o estremità critiche), altezza capotasto corretta per i primi  tasti 
• Finiture: assenza di difetti gravi (colature marcate, crepe nella vernice, urti da  trasporto, macchie, graffi marcati). 
• Hardware: corretto montaggio e fissaggio di ponte, meccaniche, sellette, viti  strutturali. 
• Elettronica: funzionamento pickup, potenziometri, selettori e jack. 
• Conformità al modello: verifica che specifiche e componenti corrispondano alla  scheda tecnica del produttore. 
Qualsiasi anomalia che incida su struttura, funzionalità o sicurezza comporta il blocco  immediato. 

Aspetti valutati caso per caso: 
• Micro-imperfezioni puramente estetiche non strutturali. 
• Regolazioni di assetto tipiche di fabbrica se rientrano in range standard. • Lievi variazioni fisiologiche del legno o della finitura coerenti con la fascia di prezzo. 
In sintesi, tutto ciò che riguarda stabilità, funzionalità e integrità è non negoziabile; gli  aspetti esclusivamente estetici o di assetto di fabbrica vengono invece valutati con criterio  tecnico e in coerenza con il posizionamento del prodotto. 

2. Quando riscontrate imperfezioni estetiche o micro-anomalie costruttive che il produttore  considera “tollerabili”, qual è il vostro criterio operativo per decidere se lo strumento può  comunque passare il Quality Check oppure va bloccato/sostituito? ​
Quando riscontriamo imperfezioni estetiche o micro-anomalie costruttive che il produttore  considera “tollerabili”, il nostro criterio operativo si basa su una valutazione tecnica interna  che tiene conto di tre fattori principali: 
1. Funzionalità e integrità strutturale 
Verifichiamo innanzitutto che l’anomalia non comprometta in alcun modo: la stabilità strutturale dello strumento 
•  suonabilità e comfort 
•  elettronica e componentistica 
•  affidabilità nel tempo
Qualsiasi difetto che possa evolvere o incidere sulle prestazioni comporta il blocco  immediato del prodotto. 

2. Impatto estetico reale 
Valutiamo l’effettiva visibilità e rilevanza dell’imperfezione: 
•  è percepibile a distanza normale d’uso? 
•  altera in modo evidente l’estetica generale? 
•  è coerente con gli standard qualitativi del brand e della fascia di prezzo? 
Anche se “tollerata” dal produttore, un’imperfezione visivamente rilevante per il cliente  finale può portare alla sostituzione. 

3. Standard qualitativi MusicalStore2005 
Applichiamo un criterio interno che spesso è più restrittivo rispetto alla semplice  tolleranza di fabbrica. 
Se l’anomalia non è funzionale ma non supera il nostro standard qualitativo percepito,  preferiamo bloccare o sostituire lo strumento piuttosto che esporlo a possibili  contestazioni post-vendita. 
In sintesi, uno strumento supera il Quality Check solo quando: 
• è perfettamente funzionale, 
• non presenta criticità evolutive, 
• mantiene uno standard estetico coerente con le aspettative del cliente finale. 
In caso di dubbio, prevale sempre un approccio prudenziale orientato alla tutela del  cliente.
 
3. In che modo definite le aspettative per fascia di prezzo (economico vs medio livello vs fascia alta): avete una  griglia interna o parametri diversi su cosa è accettabile (es. sbavature di vernice,  allineamento tasti, stabilità delle meccaniche, capotasto), oppure applicate lo stesso standard  a tutti?
Le aspettative qualitative vengono definite in base alla fascia di prezzo, ma con un  principio chiaro: funzionalità e affidabilità devono essere sempre garantite,  indipendentemente dal livello dello strumento. 

Nel dettaglio: 
• Standard funzionale unico: aspetti come allineamento dei tasti, stabilità delle  meccaniche, corretto lavoro del capotasto, elettronica e strutturale devono rispettare lo  stesso livello minimo su tutte le fasce. Qualsiasi anomalia funzionale comporta il blocco  del prodotto. 
• Tolleranze estetiche differenziate: per la fascia entry level (fino a 300/350€)  possono essere considerate accettabili micro-imperfezioni puramente estetiche (es. lievi  sbavature non visibili a distanza d’uso), purché non incidano su percezione generale e  valore del prodotto. 
Su fasce mid e alta, il livello di finitura richiesto è progressivamente più elevato. • Griglia interna di valutazione: utilizziamo parametri interni basati su tipologia di  prodotto, brand e posizionamento di mercato, con criteri più restrittivi rispetto alle sole  tolleranze dichiarate dal produttore.
In sintesi, la funzionalità non è mai negoziabile, mentre l’accettabilità di micro-difetti  estetici viene valutata in modo coerente con la fascia di prezzo e le aspettative del  cliente finale. 
 
4. Doppio controllo (ingresso + uscita): quali sono le differenze tra ciò che verificate quando lo  strumento entra a magazzino e ciò che ricontrollate prima della spedizione? Ci sono aspetti  che in uscita diventano più critici (es. action, accordatura, truss-rod, funzionalità  elettronica)? 
l doppio controllo (ingresso + uscita) ha obiettivi differenti e complementari. 
1. Controllo in ingresso (ricezione merce) 
Ha lo scopo di verificare la conformità generale del prodotto: 
• integrità strutturale e assenza di danni da trasporto 
• stato estetico generale 
• corretto montaggio componenti 
• prima verifica funzionale (elettronica, hardware, truss-rod) 
• coerenza con le specifiche del modello 
• presenza di accessori in dotazione 
2. Controllo in uscita (pre-spedizione) 
È più mirato all’esperienza reale del cliente finale. Oltre a un’ulteriore verifica estetica e  funzionale, prestiamo particolare attenzione a: 
• assetto generale 
• stabilità delle meccaniche 
• funzionalità completa dell’elettronica sottosegnale 
• controllo finale di dettagli come capotasto, sellette e scorrevolezza hardware 

5. Se durante il Quality Check emergono problemi “di mezzo” (non un difetto grave, ma  qualcosa che può impattare l’esperienza: meccaniche poco stabili, action fuori range,  capotasto che lega, tasti che pizzicano), qual è la vostra prassi: intervenite entro standard di  fabbrica, segnalate al cliente, oppure il passaggio successivo è sempre e solo il setup  completo?
Quando durante il Quality Check emergono criticità “intermedie” (non strutturali ma  potenzialmente impattanti sull’esperienza), adottiamo un approccio graduale e  proporzionato. 
1. Intervento tecnico entro parametri corretti 
Se il problema rientra in una normale regolazione (action fuori range, lieve instabilità di  accordatura, capotasto che lega, piccoli disallineamenti), interveniamo direttamente  riportando lo strumento entro standard corretti di assetto e funzionalità. 

2. Valutazione post-intervento 
Dopo l’intervento verifichiamo: 
• stabilità nel tempo (accordatura, meccaniche) 
• uniformità della tastiera (assenza di frustate o pizzichi)
• comfort generale di suonabilità 
Se il risultato è stabile e coerente con la fascia di prodotto, lo strumento può superare il  controllo. 

3. Escalation solo se necessario 
Se l’anomalia non è risolvibile con una regolazione corretta o tende a ripresentarsi, il  passaggio successivo non è automatico verso la vendita con segnalazione: si procede  piuttosto con blocco, sostituzione o valutazione tecnica più approfondita. 
In sintesi, non applichiamo automaticamente un setup completo su ogni criticità, ma  interveniamo in modo mirato per garantire che lo strumento arrivi al cliente perfettamente  funzionale e coerente con gli standard qualitativi previsti. 
 
Per chiarire il confine tra standard di fabbrica e “fine tuning”: quali sono i limiti dichiarati del Quality Check rispetto a cose che spesso i chitarristi notano solo suonando (es. fret buzz,  risonanze, frizioni, dead spot)? 
Il Quality Check ha l’obiettivo di garantire che lo strumento sia tecnicamente conforme,  strutturalmente sano e regolato entro parametri standard funzionali, ma non sostituisce  un “fine tuning” (setup personalizzato) sulle preferenze individuali del musicista. 

Nel dettaglio: 
Cosa rientra nel Quality Check 
• assenza di difetti strutturali o criticità evolutive 
• assetto generale corretto (entro range standard) 
• assenza di fret buzz anomalo 
• verifica di risonanze o vibrazioni anomale imputabili a componenti non  serrati o difettosi 
• funzionalità completa dell’elettronica 

Cosa non rientra come personalizzazione 
• regolazioni estremamente basse o assetti “spinti” oltre le specifiche di  fabbrica 
• preferenze soggettive su rigidità delle meccaniche, feel del capotasto o  risposta dinamica 
• caratteristiche fisiologiche dello strumento (es. leggeri dead spot tipici di  alcune costruzioni bolt-on), se non anomale o fuori standard 

In sintesi, lo standard di fabbrica, infatti, non sempre coincide con le esigenze specifiche del  cliente, poiché le regolazioni di origine sono generalmente impostate per garantire stabilità,  uniformità e sicurezza durante stoccaggio e trasporto. 
Per fine tuning intendiamo le regolazioni più specifiche — legate allo stile esecutivo, alla  dinamica personale o a particolari preferenze di assetto — orientato a offrire la migliore  esperienza possibile al singolo musicista: un risultato che può essere garantito  esclusivamente attraverso il servizio di Setup Premium.
 
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di Sykk [user #21196]
commento del 02/03/2026 ore 12:25:29
Magari per Ibanez Prestige, nuova significa finita, a parte quel minimo di preferenza nel setup.

A volte capita il contrario, soprattutto sui marchi poco blasonati.
Penso alla mia G&L pagata nuova 650, fatto il setup professionale, messa in vendita un anno dopo semplicemente perché non mi trovo con le stratoidi in generale.
Si trattava di uno strumento effettivamente superiore al nuovo, offerta migliore ricevuta 320 euro.
Ho un altro strumento in vendita (ci ho fatto un post pochi giorni fa) ma credo che il risultato sarà lo stesso.
Da 1 anno circa è completamente modificata con mini humbucker, autobloccanti, ecc e resterà per sempre con me.
Ma a pensarci queste dinamiche non hanno senso… anche perché poi trovi Gibson "sbriciolate" a prezzi folli che vengono vendute in pochi giorni.
Rispondi
di DiPaolo [user #48659]
commento del 04/03/2026 ore 15:31:50
Tutto vero ... però... Le chitarre elettriche, di base, in tutto il mondo partono da lavorazioni del legno con macchine CNC, da ormai 50 anni (ho una Squier e una Fender japan fatte in Fuji Gen Gakki nei primi anni '80, erano già a CNC). Poi però assemblaggio, verniciatura e assetto finale sono fatti a MANO. Ed è lì che si nasconde la differenza. Chitarre orientali da 300 € e da 1500 €, a parte l'hadware, di materiale differiscono di poco nel costo. Quello che cambia è la M.O. applicata. Una verniciatura nitro costa più che una poli in quanto il rischio d'errore è maggiore e la lucidatura finale più lunga e complessa = M.O. Il manico è il punto nevralgico, dedicare un'oretta alla finitura laterale dei tasti è il minimo, per non parlare della regolazione del truss rod e della livellazione dei tasti evitando, per quanto possibile, l'uso della lima, fino ad ottenere un'action veramente bassa senza fritture (il cliente finale non avrà nessun problema ad alzarla, se vorrà, il lavoro inverso, al contrario, lo può fare solo un esperto). Le competenze, queste fabbriche orientali come Fuji Gen o Cort, le hanno, ma questa differenza può costare come tutta la chitarra. Il livello di finitura determina la qualità finale della chitarra, ovviamente nessun committente monterà Hardware inadeguato su una chitarra a cui verrà dedicata una messa a punto professionale. Ne deriva che è solo una questione di contrattazione: che livello di finitura ha chiesto il committente? che prezzo ha spuntato per una finitura di quale livello? La risposta è ovvia, su chitarre economiche la finitura minima indispensabile, quella che non ci possiamo permettere di criticare se rientra nei normali paramatri di manabilità. Altro discorso per chitarre dagli 800€ ai 1500€, lì occorre che la messa a punto sia di buon livello, quindi tasti laterali rifiniti e action entro i 2 mm. al 21° tasto e niente fritture, ovviamente H.W. e microfoni di buona qualità. Dai 2000€ in su si pretende il superamento di queste caratteristiche. Quindi le lamentele sono giustificate soprattutto dalla non rispondenza a questi requisiti soprattutto nei livelli più alti, mantre nei livelli economici occorre che le chitarre siano strutturalmente sane in modo che, per chi è pratico o disposto a investire presso un liutaio quanto basta, ottenere una messa a punto di qualità, senza sentirsi dire che "non si può fare inquanto lo strumento presenta ...". Comunque da almeno 15 anni, il livello medio di questi strumenti, specialmente in fascia economica, è salito, ma i legni utilizzati sono sempre più economici (agatis, pioppo, alloro ecc,), anche in strumenti di media qualità, quelli fino a 1000€, cosa per me, inaccettabile, e le scelte commerciali di tutti i marchi sono le stesse, "ma questo è". Buona scelta a tutti. Paul.
Rispondi
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