Quando la concorrenza diventa "troppo brava": Fender e il ritorno delle guerre legali
di redazione [user #116] - pubblicato il 11 marzo 2026 ore 07:45
Le forme della chitarra elettrica sono diventate un linguaggio universale. Quando però quel linguaggio viene replicato da un numero sempre crescente di costruttori, la questione smette di essere solo estetica e diventa industriale. Negli ultimi anni Gibson e Fender hanno riaperto una serie di battaglie legali per difendere la propria eredità, con sviluppi recenti che guardano con attenzione al mercato europeo.
Il 9 marzo 2026 Fender ha ottenuto una sentenza che il brand rincorre e ricerca da molto tempo. Il comunicato riporta: Fender Musical Instruments Corporation (FMIC) ha ottenuto un'importante vittoria legale a seguito di una sentenza del Tribunale regionale di Düsseldorf che stabilisce un'ampia protezione legale per l'iconico design del corpo della chitarra Stratocaster® di Fender ai sensi della legge tedesca ed europea sul diritto d'autore. La decisione crea diritti applicabili contro qualsiasi chitarra che utilizzi la forma del corpo Stratocaster prodotta, venduta o distribuita in Germania o in altri paesi dell'Unione Europea (UE), indipendentemente dal luogo di produzione di tali chitarre, rafforzando la capacità di Fender di proteggere i propri design nel commercio globale.
"Questa sentenza è una significativa affermazione della Stratocaster® come opera creativa originale e un passo importante per continuare a proteggere l'integrità dei design e della proprietà intellettuale di Fender", ha dichiarato Aarash Darroodi, General Counsel & Chief Administrative Officer di Fender Musical Instruments Corporation. "Rafforza il nostro impegno verso l'originalità, sostiene la concorrenza leale e contribuisce a garantire che quando i musicisti incontrano queste iconiche chitarre Fender, possano fidarsi dell'artigianalità, della qualità e della tradizione che le contraddistinguono".
Il caso riguardava le chitarre elettriche offerte dalla Yiwu Philharmonic Musical Instruments Co., un produttore e venditore cinese di chitarre elettriche, sulla piattaforma di vendita online globale AliExpress, anche per la spedizione in Germania. Il tribunale ha ritenuto che le chitarre riproducessero illegalmente l'iconico design del corpo della Stratocaster® di Fender, che secondo la legislazione tedesca ed europea è un'opera d'arte applicata protetta da copyright.
Quando una forma diventa patrimonio
Nel mondo della chitarra elettrica esistono sagome che non hanno bisogno di presentazioni. Il profilo di una Fender Stratocaster, quello della Fender Telecaster, la linea single cut della Gibson Les Paul, la silhouette appuntita della Gibson Flying V, le corna della Gibson SG e così via... Non servono loghi. Non servono colori. Basta una sagoma.
Queste forme sono diventate nel tempo qualcosa di più di semplici progetti industriali, sono entrate nella memoria visiva della popular music e - più in generale - dell'arte musicale. Proprio qui nasce un paradosso che l’industria della chitarra si trascina da decenni: quando una forma diventa patrimonio culturale condiviso, stabilire chi abbia il diritto esclusivo di utilizzarla diventa una questione molto più complessa. È su questo terreno che Gibson e Fender combattono da anni una serie di battaglie legali spesso poco visibili al grande pubblico ma estremamente rilevanti per l’equilibrio del settore.
Le copie iniziano con il Sol Levante
Quando Leo Fender e Ted McCarty stavano progettando i primi modelli solid body, la questione della protezione delle forme non era certo al centro delle loro preoccupazioni; l’obiettivo era risolvere problemi pratici: stabilità, ergonomia, facilità di produzione. Due filosofie progettuali diverse, entrambe destinate a diventare archetipi, e per anni nessuno si è posto davvero il problema delle imitazioni. Il mercato della chitarra era ancora relativamente limitato e l’idea stessa di “replica” non aveva ancora assunto le dimensioni industriali che avrebbe raggiunto in seguito.
La situazione cambia radicalmente negli anni ’70, il Giappone diventa un centro produttivo di enorme importanza per gli strumenti musicali e molte aziende iniziano a costruire modelli "ispirati" in modo diretto alle chitarre americane: nasce quella fase che molti ricordano come lawsuit era. Alcuni strumenti giapponesi di quel periodo - ormai è noto ai più - sono costruiti con una qualità sorprendente (per l’epoca e anche per oggi) e trovano rapidamente spazio nel mercato internazionale. Per Gibson e Fender è il primo segnale che le forme sviluppate negli anni ’50 non appartengono più soltanto a loro.
Nel corso dei decenni il fenomeno si amplia ulteriormente con lo sviluppo della produzione in Corea, Indonesia e, soprattutto, in Cina. Le copie diventano sempre più numerose e sempre più accurate.
Il tentativo di Fender
Uno degli episodi più significativi in questa lunga storia arriva nel 2009, quando Fender decide di affrontare la questione in modo diretto. Dopo decenni in cui le silhouette della Fender Stratocaster, della Fender Telecaster e del Precision Bass erano state replicate da una quantità crescente di costruttori, l’azienda prova a fare un passo decisivo: ottenere il riconoscimento legale di quelle forme come marchi registrati negli Stati Uniti.
L’idea è piuttosto semplice nella sua formulazione: se il pubblico identifica immediatamente quelle sagome con Fender, allora quelle stesse sagome dovrebbero poter essere protette allo stesso modo di un logo o di un nome commerciale.
La questione arriva davanti al United States Patent and Trademark Office, dove però il ragionamento prende una direzione diversa. Nel corso dei decenni le forme della Stratocaster e della Telecaster sono state riprodotte da un numero tale di produttori da diventare, di fatto, parte del linguaggio comune della chitarra elettrica. La loro diffusione ha finito per trasformarle da elementi distintivi di un singolo marchio in archetipi industriali condivisi.
Il verdetto riflette proprio questa lettura: quelle silhouette non possono più essere considerate esclusivamente identificative di Fender. Sono entrate troppo profondamente nell’uso dell’industria.
Per Fender si tratta di una battuta d’arresto significativa. Non perché metta in discussione il valore storico di quei modelli, ma perché rende evidente quanto sia difficile rivendicare un diritto esclusivo su forme che, nel corso di oltre mezzo secolo, sono diventate il punto di riferimento per un intero settore.
La risposta di Gibson
Negli anni successivi Gibson sceglie una strada diversa, più diretta e, per certi aspetti, più combattiva. Invece di tentare una protezione generalizzata delle proprie forme, l’azienda decide di intervenire caso per caso, avviando azioni legali contro marchi che producono strumenti molto vicini alle sue silhouette storiche.
Il ragionamento è chiaro: alcune forme non sono semplicemente “ispirate” a modelli del passato, ma sono diventate nel tempo parte integrante dell’identità visiva del marchio Gibson. La Gibson Les Paul, la Gibson Flying V e la Explorer non sono solo chitarre di successo: sono elementi riconoscibili della storia dell’azienda. Il caso che ha avuto maggiore risonanza è quello contro Dean Guitars, conclusosi nel 2022 con una sentenza piuttosto articolata. Il tribunale ha riconosciuto che alcune di queste forme possono effettivamente essere considerate distintive del marchio Gibson, mentre altre non soddisfano pienamente questo criterio.
Non si tratta quindi di una vittoria totale, né di una sconfitta. Piuttosto di un passaggio importante in un confronto che dura da decenni.
Quello che emerge con chiarezza è la posizione dell’azienda: Gibson non sembra disposta ad accettare che alcune delle proprie silhouette più riconoscibili diventino semplicemente uno standard neutro dell’industria. Se quelle forme sono diventate iconiche, è anche perché sono state sviluppate all’interno di una storia precisa, e l’azienda sembra intenzionata a difendere quel legame.
Il nuovo fronte europeo e il cambiamento del mercato
C’è però un elemento che rende le battaglie di oggi molto diverse da quelle del passato: il mercato della chitarra è profondamente cambiato. La qualità media degli strumenti prodotti a livello globale è cresciuta in modo evidente, grazie a tecnologie di produzione sempre più avanzate, a macchine CNC estremamente precise e a una filiera internazionale ormai pienamente consolidata.
Questo ha permesso a molti marchi di proporre strumenti con specifiche tecniche molto competitive: manici lavorati con grande accuratezza, tastiere con radius compound, pickup progettati per output elevato e una risposta timbrica molto definita. In questo scenario non si parla più soltanto di copie economiche destinate alla fascia entry level. In diversi casi il confronto con strumenti di fascia superiore diventa molto più diretto, ed è proprio in questo contesto che la somiglianza estetica tra i modelli assume un peso completamente diverso.
Negli ultimi tempi Fender sembra aver iniziato a guardare con particolare attenzione all’Europa, e in modo specifico alla Germania. Si tratta di uno dei mercati più rilevanti per l’industria degli strumenti musicali e, negli ultimi anni, di uno dei poli più influenti per la distribuzione online a livello continentale.
La presenza di operatori commerciali capaci di sviluppare marchi proprietari come Thomann con Harley Benton, e di immettere sul mercato strumenti estremamente competitivi ha contribuito a modificare in modo significativo gli equilibri del settore. In questo contesto non sorprende che Fender stia cercando di rafforzare la protezione delle proprie forme proprio in questa area geografica. Non si tratta soltanto di una questione simbolica, ma anche di una risposta a un mercato europeo sempre più dinamico, dove il rapporto tra prezzo, specifiche tecniche e identità estetica degli strumenti è diventato uno degli elementi centrali della competizione.
C’è poi un aspetto che rende l’intera vicenda particolarmente interessante. Le forme della Fender Stratocaster e della Gibson Les Paul sono diventate universali proprio grazie alla loro diffusione nel tempo. Ogni reinterpretazione, ogni variazione progettuale, ogni copia ha contribuito in qualche modo a consolidarne la presenza nell’immaginario dei musicisti.
Il risultato è che oggi quelle silhouette appartengono contemporaneamente alla storia di due aziende e alla cultura della chitarra elettrica nel suo complesso. È proprio questa doppia natura — industriale da un lato, culturale dall’altro — a rendere il tema della loro protezione così complesso e, in molti casi, difficile da definire con confini netti.
Dove si muove l’industria
Per molti chitarristi queste dinamiche rimangono inevitabilmente sullo sfondo. Alla fine ciò che conta è sempre lo strumento tra le mani: la risposta del manico, la dinamica dei pickup, la vibrazione del corpo. Per chi osserva con attenzione l’industria della chitarra, tuttavia, è evidente che qualcosa si sta muovendo. Le iniziative legali di Gibson e Fender indicano una volontà sempre più chiara di ridefinire i confini di ciò che può essere considerato parte della loro eredità progettuale. Allo stesso tempo, la concorrenza dimostra di saper interpretare quelle architetture con una competenza tecnica e produttiva crescente.
Il risultato è un settore in cui il tema della proprietà delle forme torna periodicamente a emergere. Non tanto come uno scontro ideologico, quanto come la naturale conseguenza di un mercato che negli ultimi vent’anni è diventato più globale, più competitivo e, sotto molti aspetti, molto più maturo.