C’è un tempo sospeso, nella tradizione contadina, in cui tutto si ferma e tutto ricomincia. È quello di San Martino, l’11 novembre, quando finivano i contratti agricoli e si era costretti a lasciare casa, terra e abitudini per rimettersi in viaggio. Non è solo una ricorrenza: è una condizione, ed è proprio da qui che prende forma , il nuovo lavoro dei piemontesi Grama Tera, pubblicato da Folkest Dischi.
Il disco, secondo capitolo dopo l’esordio del 2022, non si limita a recuperare la materia folk: la attraversa, la piega, la espande. Il viaggio – fisico, emotivo, storico – diventa il centro narrativo di sedici tracce che si muovono tra emigrazione, lavoro, perdita e sopravvivenza. Un movimento continuo che non ha nulla di romantico: si parte per fame, si fugge per necessità, si torna – quando si torna – cambiati.
Il progetto guidato da e lavora su una materia antica, ma senza trattarla come un reperto da conservare. Le radici folk si intrecciano con derive rock, inserti noise e aperture drone che rimandano a un immaginario più contemporaneo, vicino a certe tensioni europee e americane, e non è un caso che si evochi una linea ideale che unisce il Monferrato al Mississippi. La struttura del disco alterna brani tradizionali e composizioni originali, mantenendo una coerenza narrativa che trasforma la tracklist in un racconto unitario; le lingue si mescolano – piemontese e italiano – così come le fonti: archivi sonori, canti popolari, memorie familiari.

Ci sono episodi che affondano le radici nella storia locale, come e altri che si muovono tra cronaca recente e rielaborazione poetica, come , ispirato all’alluvione del Po del 2016. In mezzo, storie di emigrazione (Io parto per l’America), di lavoro e di identità, fino a brani che sembrano emergere da una dimensione fuori dal tempo, ed è proprio questa ambiguità temporale a definire il carattere del disco: tutto sembra appartenere al passato, ma continua a parlare al presente.
Registrato presso l'Attimo Studio sotto la guida di Dario Mecca Aleina e masterizzato da Gianni Vallino, il disco gioca su contrasti evidenti: momenti di forte impatto convivono con passaggi più rarefatti, mantenendo una tensione costante. Ci sono brani che spingono verso una dimensione quasi rituale, altri che aprono spazi più intimi, fino a episodi dove la componente ritmica invita esplicitamente al movimento. Questa alternanza è uno degli elementi che evita al progetto di cadere nella ripetizione.
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