D’Addario è intervenuta sulle recenti polemiche nate attorno alla demo delle nuove corde NYXL HD, riguardo alla quale molti utenti avevano attribuito all’intelligenza artificiale la musica presente nel filmato, caratterizzata non solo da sonorità prog-metal molto stratificate ma anche da una produzione estremamente "levigata". L’azienda ha negato l’impiego di sistemi generativi e mostrato le tracce utilizzate, dalle quali si evince che le chitarre sarebbero state registrate da musicisti reali, mentre batteria e sintetizzatori sarebbero stati programmati tramite MIDI.

Il video non è stato rimosso dal brand, per rimanere come testimonianza d'intenti in buona fede, ma il brand ha rimosso molti dei commenti che puntavano all'utilizzo di intelligenza artificiale (Suno nello specifico). In quanto al video, riguardandolo non è difficile capire che montaggio e riprese non abbiano aiutato in alcun modo a far emergere le tante tracce stratificate nel brano utilizzato, portando molte persone a puntare immediatamente il dito contro l'utilizzo di piattaforme basate sull'uso di motori generativi AI. In aggiunta a questo, c'è anche da dire che la sfera prog-metal in cui il brano si può inserire (in una scuola non distante da quella di band come Polyphia, Unprocessed o Animals As Leaders) fa di suoni asettici e molto serrati uno dei suoi punti di forza più importanti, sottraendo, in un caso simile, componenti cruciali nella caratterizzazione di un playing "umano" riconoscibile.



D’Addario ha ammesso (cosa che quasi troppo ovvia per essere ancora in discussione) che presentare delle corde all’interno di un mix così "iper-prodotto" è stata una scelta controproducente. L'arrangiamento e la produzione hanno reso praticamente impossibile valutare attacco, definizione e comportamento delle NYXL HD, separando il contributo delle corde da quello di pickup, plugin e postproduzione. A quanto comunicato dal brand la demo sarà quindi rifatta da zero affiancando segnali grezzi e tracce inserite nel mix, una soluzione più adatta a un prodotto di questa tipologia.

Il caso sollevato dal video di D'Addario, però, supera la singola dimostrazione, perché con il progresso dei motori AI sarà sempre più frequente incontrare musica, immagini e video capaci di sembrare autentici, ed il pubblico tenderà perciò a dubitare di una quantità crescente di contenuti, soprattutto quando appariranno troppo "puliti", impersonali o perfettamente aderenti ai codici di un dato genere. Il paradosso è che questa diffidenza aumenterà proprio mentre riconoscere l’impiego dell’AI diventerà sempre più difficile (già oggi lo è per molti aspetti), in quanto gli indizi considerati rivelatori (dinamica innaturale, esecuzioni uniformi, suoni senza sbavature o arrangiamenti estremamente generici) potrebbero presto scomparire, se non completamente, almeno sufficientemente. 

In assenza di una dichiarazione trasparente, il giudizio rischierà sempre più spesso di trasformarsi in una supposizione, e quindi per produttori e marchi la credibilità dipenderà sempre più dalla documentazione del processo, a partire dall'affidabilità dei musicisti coinvolti. Nelle demo tecniche che fino ad oggi hanno popolato YouTube, mostrare come nasce il suono potrebbe presto diventare importante quanto il suono stesso.

Edit del 28 luglio: la situazione sembra complicarsi per D'Addario in seguito ai contenuti pubblicati da creator quali Danny Sapko e KDH. Da quanto riportato, infatti, sembra che il brand non abbia fatto che peggiorare la propria situazione perseverando con la rimozione di commenti "scomodi", ma soprattutto offrendo un video con le tracce separate del brano che, apparentemente, non combacia con l'audio incriminato. È probabile quindi che la faccenda prosegua ancora per un po'...