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3 viti? Parliamone!
di [user #393] - pubblicato il

Come molti fenderiani di fede e di sangue, sono stato educato a guardare con distacco e un pizzico di indole "razzista" le chitarre, Fender o no, bullonate con tre viti anzichè con 4. E di conseguenza, quelle con la regolazione del truss rod alla paletta anzichè nel "tacco". Ma ad essere sincero le mie convinzioni in merito erano più che altro alimentate da dicerie ed opinioni altri, più che da esperienze negative personali. Diciamo che almeno per quanto riguarda il truss rod, il sistema di accesso dalla paletta non presenta alcuna differenza funzionale rispetto all'accesso dal tacco: si tratta solo,appunto, d'inversione dell'estremità di accesso. La soluzione, se anche discutibile dal lato estetico, è sicuramente più funzionale: la regolazione al tacco presenta delle limitazioni e difficoltà di accesso spesso sormontabili solo con la rimozione di alcuni componenti. Oggi molte chitarre con il manico bullonato, sia di produzione industriale che di liuteria, annoverano tra le proprie caratteristiche la regolazione alla paletta del tendimanico.

Ma seppur di origini ben più remote, quando questo sistema venne associato ad alcun modelli di elettriche Fender, contestualmente quegli stessi modelli furono equipaggiati con una giunzione Manico-corpo che prevedeva una piastra triangolare a 3 viti al posto della classica rettangolare a 4 viti. Il motivo della modifica era da ricercare nell'applicazione di un'ulteriore innovazione: il tilt neck. Il meccanismo era stato ideato allo scopo di poter agire prontamente, senza necessità di smontaggio, sull' inclinazione dell'asse del manico rispetto al corpo. Esso consiste in una vite a regolazione interna affondata nel body, poco sotto la vite centrale di ancoraggio, cui si accede attraverso un foro nella piastra. La testa di questa vite è a contrasto con uno zoccolo metallico innestato nel legno del manico. Agendo su questa vite, contestualmente all'allentamento di quelle di ancoraggio e soprattutto di quella centrale (che, rispetto alle altre 2, ha un canale di diametro più largo, per permettergli di flottare in relazione alla sua esigenza di rispettare l'angolazione con il foro di ancoraggio sul manico), si allontana o avvicina l'estremità del tacco del manico alla base dello scasso del body, determinando l'inclinazione del manico rispetto a quest'ultimo.

Fin qui il discorso tecnico. Da un punto di vista storico l'idea nacque a Leo Fender alla fine degli anni 60; o perlomeno, fu lui che la brevettò. Ma il dispositivo in origine era stato concepito per la chitarra acustica (lo dimostra anche il fatto che lo stesso disegno fatto per la garanzia del brevetto rappresenta una acustica), come più tardi confermato dallo stesso Fender. Di fatto poi nel pratico non fu affatto così. Nel corso del 1971 la CBS decise di applicare il dispositivo alle elettriche, e scelse il top della produzione: la stratocaster. L'intento era nobile: voleva essere un "improvement". Di fatto non c'era alcuna convenienza economica nel passare dal 4 al 3 viti. peccato che....

Peccato che non vi fu di fatto nessun tipo di test sulla funzionalità dell'idea in relazione allo strumento usato per il primo sviluppo: CBS prese il brevetto così come era stato ideato, realizzò la componentistica, montò il dispositivo e lo propose sul mercato. Le chitarre acustiche hanno caratteristiche molto ben definite; in particolare, aldilà della effettiva superficie dello scasso, e della conformazione dello stesso, sicuramente la superficie della parte del manico che si appoggia al corpo è maggiore che in una elettrica. Di fatto nessuna modifica sulla conformazione dell'incastro, quand'anche mai possibile, fu fatta sulla stratocaster; ci si limitò ad un differente posizionamento dei fori di ancoraggio (i 2 i alto più vicini tra loro, il centrale più in basso) e basta, lasciando invariata complessivamente la superficie della piastra Quando Leo fender progetto il tilt neck e il fissaggio con 3 viti, non era impazzito nè aveva alzato troppo il gomito. Il sistema non è affatto una ciofeca come si usa azzardatamente liquidarlo: di fatto probabilmente necessitava di una adeguata sperimentazione sulle elettriche, come poi di fatto è stato dimostrato. E' chiaro che un bullone in meno è un punto di ancoraggio mancante, ma la stabilità della giunzione si completa anche con altri fattori: primo fra tutti la superficie degli incastri verticali, in lunghezza e profondità, e la qualità della "calzata". fattori con specifiche differenti tra acustiche ed elettriche. Quando nacque la giunzione a 3 viti, la Fender vi adeguò la produzione senza tenere conto di questi fattori. Di seguito applicò il dispositivo al Telecaster bass. Il tele bass, così come il Jazz, ha una superficie dello zoccolo più estesa della strato, quindi con una calzata adeguata il sistema poteva implementarsi in modo accettabile. Il problema in questo caso, era la superficie di ancoraggio. Incuranti di queste variabili, alla Fender proseguirono equipaggiando la Tele custum, che presentava una superficie identica a quella della strato. Poi si fermarono. Evidentemente si accorsero della cosa, poichè successivamente fu solo il jazz, dalla fine del 73, ad essere equipaggiato con le 3 viti, tra l'altro con la piastra delle identiche dimensioni di quella della strato.

Né la Tele standard, né la Jazzmaster e il Precision subirono l'onta. Perché? E' evidente che quei fattori avevano dato dimostrazione della loro importanza. E la qualità e la precisione degli incastri, sulle chitarre del colmo dell'epoca CBS tagliate con le accette, non era certo al top. La dimostrazione che l'idea necessitava solo di un più attento sviluppo e di una adeguata fase di sperimentazione lo dimostrarono gli anni a venire: George Fullerton perfezionò e brevettò una piastra tilt neck apparentemente identica a quella di Leo nei primi anni'70, e la applicò agli strumenti Music Man. Chitarre e bassi Music Man vantavano tutti sia il bullet truss rod che il tilt neck con giunzione a 3 viti. Ma grande attenzione fu riservata ai menzionati fattori: non solo la superficie della calzata è adeguata e gli scassi precisi, ma la piastra è più grande e copre maggiormente la finestra dello scasso. Risultato: nessun gioco, in nessuna direzione. Il manico è stabile anche sfruttando appieno il sistema tilt neck. E' doveroso ricordare che in ogni caso il suo uso deve essere limitato ad agire su incidenze modeste: è sconsigliato usufruire del tilt neck laddove l'escursione rispetto alla posizione originaria dovesse superare il millimetro e mezzo: in questo caso è opportuno gestire la problematica in modo diverso e affidarsi ad un liutaio, perchè comunque questa può essere fonte (o segnale) di situazioni assai più complesse e determinanti per la funzionalità dello strumento.

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