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Santa Cruz OM
di [user #179] - pubblicato il

La recensione di questa splendida OM del 91 appartenuta al mio amico JJ (James Jones) un cantante chitarrista country che vive a metà tra Rimini e gli states, nasce non solo dalle mie personali impressioni d'uso ma anche da quelle di Enzo Giovannini, attuale proprietario della chitarra e del liutaio veronese Roberto Fontanot che ne ha curato il set up. La Santacruz OM è definita ovunque come il modello più versatile della gamma Santacruz, ed anche il primo ad essere prodotto da Mr. Hoover, fondatore della prestigiosa liuteria che insieme alle Collings insidia da vicino il mercato delle blasonate Martin.

santacruz om

Prima di parlare dello strumento dal punto di vista della prova pratica ed "emozionale", diamo uno sguardo alla chitarra in se e a come è costruita. A parlare è Roberto, che dice:

La chitarra è una Gran Concert (OM) del 1991 avente numero di matricola 148. Scala 25.375’ – larghezza al nut 1 ¾. La tavola è di Abete Sitka, Fondo e fasce sono in palissandro Indiano, il manico è in mogano mentre tastiera, ponte e pins sono in ebano. Anche la paletta è riportata in ebano. Le meccaniche sono Schaller cromate con chiavi in ebano.

Le caratteristiche costruttive e la finitura sono decisamente artigianali e di ottimo livello (interni molto puliti – costruzione molto seguita nei particolari – giunzioni perfette – applicazione dei bindings eseguita a regola d’arte). Il Nut e l’ossicinio del ponte sono come dovrebbero essere e cioè di vero osso, la verniciatura è al Nitro. I legni sono selezionati e ben assemblati; in particolare la tavola è molto bella e le 2 metà sono correttamente messe in fase. Il manico è un flat/oval (un manico a V raccordato verso l’ovale) con una tastiera un pò più piatta del normale. Lo strumento è molto intonato su tutta l’estensione della tastiera ed ha una emissione di buon livello (suono con sustain medio lungo, preciso e limpido anche nelle posizioni alte, sempre ricco di armonici). Il suono è sempre ricco e molto equilibrato … ottimo per fingerstyle.

La chitarra è stata settata con action al 14° fret: E1=1.9 E6=2.4) ed è stata equipaggiata con mio sistema di amplificazione.

Enzo mi ha raccontato le sue impressioni partendo dalla scelta delle corde (cosa da non sottovalutare mai insieme al set up):

Per le corde ho avuto un po’ di problemi a decidere quali corde montare perché con le ELIXIR (Nanoveb da 12) avevo un suono molto morbido (perfetto amplificandola con l’Acusticube IIa della AER ma senza molto spessore e personalità non amplificata), con le Cocco che Roberto si sta facendo fare (corde un po’ scure che sta sperimentando per le sue chitarre acustiche e per Britti) rimaneva una buona performance nell’amplificato e migliorava la personalità nel non amplificato….. ma la chitarra non si esprimeva al meglio delle sue possibilità nel senso che il volume e lo spessore del suono venivano sacrificati. Il miglior equilibrio l’ho trovato montando le D’Addario EXP16 con le quali ho ritrovato volume, spessore di suono, e timbrica (sono intenzionato a provare anche le D’Addario EXP11 per vedere che effetto fa il bronzo). Vediamo pertanto le mie impressioni con la chitarra attrezzata in questo modo:

Il suono si presenta con un ottimo livello di volume e notevole dinamica, i bassi sono belli pieni e precisi con il giusto attacco ma giustamente “sgonfi” in modo da non sovrastare i medi e gli acuti. Gli acuti sono molto precisi ma mantengono quella morbidezza e spessore che spesso differenzia le chitarre in cui suonano i legni rispetto a quelle in cui suonano le corde. I medi sono di una bellezza “cremosa”. L’insieme dà corpo ad un suono molto equilibrato e virato verso le frequenze basse e armoniche fondamentali che sono sempre presenti ma che non impastano il suono, anzi, lo rendono pieno, preciso e morbido. Il sustain è ottimo. Se dovessi proprio fare una critica dovrei forse dire che lo strumento non si adatta ad essere spinto ai limiti nel senso che il meglio di se, in termini di suono e dinamica, lo dà da zero a 70 (Martin e Gallagher spinte al massimo vanno meglio) e lo trovo pertanto adatto a chi suona con un tocco leggero e che passa da pezzi di atmosfera a pezzi mediamente sostenuti …. ma che non va in strada a fare blues (adatto a me tanto per intenderci).

Per quanto riguarda la suonabilità (a parte una spaziatura strana tra A ed E6 che vedrò se farmi o meno sistemare) devo ammettere che provenendo dalle Lowden e dalla chitarra di Roby mi sono trovato inizialmente male nel senso che il manico “spesso” ed a “V” ha un feeling meno immediato e richiede una maggiore fatica rispetto ai manici moderni e lo stesso dicasi per la tastiera che è attrezzata con tasti non proprio scorrevoli (se uno vuole una tastiera “da corsa” per fraseggiare velocemente è meglio che si rivolga alle altre chitarre che ho appena citato o alle Taylor) ma ritengo che uno dei motivi per cui la chitarra suona così piena e cremosa sia da riferire anche alla massa del manico per cui, sposando il detto che le cose belle non puoi pretendere di averle senza fatica, accetto di buon grado l’apprendistato necessario se il premio è il suono che intravedo.

A livello costruttivo devo ammettere che l’abete (mi sembra Sitka) della tavola è splendido oltre che per le venature regolari e giustamente distanziate anche per il colore che ha assunto con l’invecchiamento. Lo stesso dicasi per il palissandro di fasce e fondo, ebano della tastiera, e mogano del manico. La qualità “liuteristica” degli assemblaggi mi sembra di buon livello e soprattutto mi piace l’elegante semplicità dell’insieme (pur non essendo particolarmente “infiorettata” traspare a livello visivo la classe dello strumento). Se devo fare una critica la rivolgo al posizionamento delle meccaniche E1 ed E6 che essendo in linea con le altre creano un perfetto allineamento geometrico con la paletta ma interferiscono con le corde A e B (personalmente avrei tenuto le meccaniche E1 ed E6 un po’ più esterne).

E' nata una stella? la esaustiva descrizione di Enzo mi toglie le parole di bocca perchè quanto dice rispecchia totalmente le mie stesse impressioni. Anche io pur apprezzando molto il suono e la leggerezza della Santacruz OM, non le trovo comode da suonare. Non faccio corse, come dice Enzo, però sento un certo "impaccio" che certo non giova alla espressione e alla concentrazione sull'esecuzione.

Rispetto all'equivalente Martin, la Santacruz appare più leggera, più ariosa ma in definitiva meno comoda da suonare. Ovviamente questa impressione di Enzo che io condivido, potrebbe invece non essere avvertita da altri chitarristi con approccio alla tastiera diverso. Basti pensare all'impostazione della mano sinistra dei chitarristi classici, dei chitarristi bluegrass e dei suonatori di Bossa nova - Jazzbossa per scoprire approcci totalmente diversi (dal pollice puntato che non deve assolutamente spuntare dal manico a accordi presi facendo largo uso del pollice) che possono evidenziare o meno un difetto o un pregio di uno strumento.

In definitiva una gran bella chitarra fingerpicking, versatile, sonora, con una bella voce sia acustica che elettrificata (la stessa) in grado di cavarsela bene in ogni situazione.

Il parere di alcuni possessori di Santa Cruz OM su Harmony Central

chitarre acustiche om santa cruz
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