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Chitarra accordata e intonata
di [user #15791] - pubblicato il

Diversi articoli nelle riviste spiegano come intonare la chitarra, e la procedura per accordare la chitarra è nel secondo paragrafo di tutti i metodi di chitarra (il primo di solito racconta che la chitarra ha le corde, i tasti e le meccaniche). Anche qui troverete riassunte brevemente queste procedure... con qualcosa di nuovo (spero). Mi sono chiesto se quel che si legge è giusto, o semplicemente così fan tutti. Vi esporrò le cause di tanti problemi sull'intonazione della chitarra e alcune variazioni personalizzate che uso nel setup del mio strumento, sperando di ricevere preziosi suggerimenti dalla comunità di Accordo. Dato che ci siamo, fissiamo i termini.
Intonata o accordata?
Tutti gli strumenti a corda necessitano di accordatura, cioè variare la tensione delle corde finché producono le note prefissate. Lo stesso si applica anche per strumenti a membrana. Nella chitarra è il suonatore che gira le chiavette fino a ottenere la nota voluta, mentre per esempio nel pianoforte il lavoro è fatto dall'accordatore, un mestiere avvolto da un'aura di misteriosi segreti, tanto che mi dicono che non sia possibile accordare decentemente un pianoforte solo con l'accordatore elettronico.

Se dunque prendo il mio accordatore e "tiro" le sei corde fino ad azzerare la lancetta ho una chitarra intonata? La risposta è no, e capire questo concetto  è il passo più importante per fare un po' di luce sull'intonazione. La differenza fondamentale tra la nostra chitarra e un pianoforte è che in quest'ultimo ogni corda è precisamente accordata per fare una sola nota. Ciò, ripetuto per tutti i tasti, porta ad avere un pianoforte intonato (e accordato).

Nella chitarra ogni corda ha il compito di produrre note per due ottave (24 tasti). Garantire che il MI basso sia accordato non garantisce che il FA ottenuto premendo la stessa corda al primo tasto sia "corretto". Quindi con la frase "intonare una chitarra" intendo (in questo articolo) garantire che le note siano il più possibile corrette lungo tutta la tastiera e per tutte le corde. Se non vi crea fastidio, esasperando il concetto, dico che una chitarra può essere scordata ma intonata, almeno per come intendo io la parola.
Note e scale
Come avete letto ho parlato di note "corrette" o "precise", ma che significa? Volendo essere tecnici, quanti Hertz corrispondo alla frequenza di un La, un Do, e chi lo decide? La storia è molto lunga (potremmo arrivare all'antica Grecia)... vediamo di fare un rapidissimo sunto dei concetti base.

L'intervallo su cui non ci sono dubbi è l'ottava, cioè le note in cui la frequenza della più acuta è esattamente il doppio dell'altra, e hanno lo stesso nome.

Cantando la scala Do Re Mi Fa Sol La Si Do che ci hanno insegnato da bambini, i due Do (iniziali e finali) costituiscono l'intervallo di ottava. Le due note, sentite assieme, risultano omogenee e senza battimenti. Il battimento è un fenomeno psicoacustico (tradotto: del nostro orecchio + cervello): due note leggermente "sfasate" suonate assieme sembrano una nota sola con sovrapposta una oscillazione a bassa frequenza (la differenza tra le due frequenze). Questo finché le note sono sufficientemente intonate tra loro. Solo oltre una certa differenza l'orecchio percepisce le due note distinte e dissonanti. (per fortuna aggiungo io, altrimenti tutta la musica ci sembrerebbe dissonante!). Questa soglia minima di distinguibilità viene detta "banda critica".
Fissati i due estremi della scala, decido di dividerla in dodici "gradini", i semitoni (è così... non so bene il percorso con cui ci si è arrivati, ma sono dodici). Un "gradino" corrisponde alla distanza di due note tra un tasto e l'altro della chitarra. E qui nascono i problemi... L'idea più facile sembra essere quella di fare dodici gradini uguali, stranamente ci si è arrivati dopo secoli di tentativi. Perché? Semplicemente perché i greci hanno ascoltato piuttosto che pensato, e perché la matematica all'epoca dei greci era un po' più semplice rispetto a oggi. Facendo la questione molto breve, le note suonano "bene" assieme (senza battimenti) se il rapporto tra le loro frequenze è 'semplice' (metà, due terzi, 3/4 etc). Il problema è che i gradini della divisione in 12 parti uguali non coincidono mai correttamente questi rapporti semplici. Allora , direte voi, niente più gradini tutti uguali, ma solo rapporti semplici e siamo a posto.

Il problema nasce quando si vuole suonare in più tonalità uno strumento. Se per esempio ho impostato i rapporti semplici partendo dal DO, suonando una scala di RE i rapporti non sono più corretti. La divisione in 12 semitoni uguali sacrifica tutte le tonalità allo stesso modo, nel senso che nessuna avrà mai quei rapporti semplici tanto naturali all'orecchio, ma nemmeno nessuna suonerà meglio o peggio rispetto alle altre. Questo purtroppo è un compromesso inevitabile... e nella chitarra di compromessi ce ne sono molti. Se volete approfondire l'argomento, consultate i link in fondo all'articolo.
La chitarra
Come già detto, le note della chitarra sono prodotte da una stessa corda accorciandone la lunghezza premendo sui tasti. Da quel che so io, la divisione 'uguale' dei dodici semitoni è quella usata nel calcolo della posizione dei tasti. Allora tutto bene? No, purtroppo. Le formule usate per i calcoli (che trovate raccolte bene in un altro post di Accordo) sono 'teoriche', nel senso che non considerano diversi fattori tra cui:
1) Premendo la corda contro il tasto, le si fa cambiare la tensione (forma una v dove viene premuta, allungandola rispetto alla posizione di riposo a vuoto che è una linea retta dal ponte al capotasto). Anche supponendo di calcolare questo effetto , ogni chitarrista preme a modo suo (e diversamente lungo la tastiera e sulle diverse corde). Perciò meglio non fare casino e lasciar perdere.
2) Le sei corde sono molto diverse tra loro (cambiano tensioni e diametri), quindi una formula 'giusta giusta' per la corda SOL potrebbe non andare per il Mi basso. Visto che i tasti sono barrette dritte, la posizione dovrà essere il miglior compromesso per sei corde (yamaha ha fatto una chitarra coi tasti a 'S').
3) Il manico non è dritto ma leggermente curvo per non 'frustare'.
4) Usura non uniforme delle corde
...senza considerare tolleranze (o errori) di produzione, usura dei tasti e mille altri problemi che i chitarristi. A dire il vero si dice che alcuni costruttori abbiano nel tempo apportato correzioni al posizionamento dei tasti che mitigano questi difetti.
Allora come fanno le chitarre a suonare tutto sommato bene (vedi Hendrix, SRV, etc). Si usa una 'compensazione', cioè alle formule si aggiunge una sorta di 'correzione spannometrica'. In cosa consiste? Nella possibilità che la lunghezza delle sei corde sia leggermente diversa tra loro. Lo vedete nelle chitarre elettriche che hanno le 'sellette' del ponte scalate, e nelle chitarre acustiche dove l'osso del ponte è leggermente inclinato rispetto ai tasti (guardando la chitarra frontalmente).
 
Chitarra accordata e intonata
Intonare la chitarra - procedura standard
Intonare la chitarra consiste nell'usare al meglio le possibilità di regolazione offerte dalla compensazione al ponte. Sull'elettrica si traduce nel regolare le viti o brugole che controllano la lunghezza della corda, nella chitarra acustica/classica significa (ahinoi) usare lime, pinze etc. (io non lo so fare...) Tutte le operazioni vanno fatte DOPO aver assestato il setup generale dello strumento (altezza delle corde, inclinazione e curvatura del manico, etc) e assolutamente dopo aver montato e 'stirato' corde nuove.

Potrete trovare molti articoli a riguardo. Consiglio che il lavoro di fondo vada fatto fare da un buon (e onesto) liutaio. Ritengo però che soprattuto nell'elettrica (vista la maggior semplicità dell'operazione), saper regolare l'intonazione sia importante per poter ottimizzare il proprio strumento rispetto al tipo di corde che preferiamo, forza nel 'tastare' le corde, accordatura tipicamente usata. Se andate dal liutaio portategli anche una muta di corde nuove del tipo che userete, e fategli regolare la chitarra per quelle!
La procedura 'da manuale', da ripetere per le sei corde, è questa: con l'accordatore, accordare la corda a vuoto.

Premere la corda al dodicesimo tasto e suonare la nota. Se l'accordatore dice che la nota è calante (più grave) rispetto a quella a vuoto, accorciare la lunghezza della corda. Se l'accordatore dice che la nota è crescente (più acuta) rispetto a quella a vuoto, allungare la lunghezza della corda.

Ripetere l'operazione più volte finché la nota al 12-mo tasto è accordata con quella a vuoto.

Con accorciare o allungare la lunghezza della corda intendo spostare il punto di contatto sul ponte della chitarra con i meccanismi che questo prevede.

Nei ponti tipo Fender o Gibson solitamente c'è una vite di regolazione orizzontale rispetto al piano delle corde, nei ponti tipo Floyd Rose è necessario 'sbloccare' le sellette tenute da un bulloncino (verticale stavolta), effettuare lo spostamento, e ri-bloccarle nella nuova posizione. In entrambi i casi consiglio di effettuare spostamenti minimi (un millimetro o meno), sempre dopo aver allentato la corda (specie nei Floyd), quindi riaccordare e ri-controllare. Inoltre è importante applicare la pressione 'normale' che si usa sulle corde quando si premono i tasti, e controllare l'accordatura con la chitarra nella normale posizione per suonare, non stesa, visto che la gravità può spostare (di poco) l'assetto di ponti vibrato tipo Floyd.
Intonare la chitarra - si può fare di meglio?
Anche se l'accordatore dice 'tutto bene' al 12-mo tasto, spesso e volentieri suono un accordo di MI aperto, poi un SOL (quelli 'da spiaggia' per capirci) e il SOL è poco piacevole (o almeno meno piacevole del MI). L'effetto è più o meno marcato nelle varie zone della tastiera, ma direi che i primi 5 tasti sono la zona critica, mentre nella zona 7-9 va meglio. Abbiamo detto che 'premere' le corde sui tasti è l'elemento più 'disturbante' della perfezione matematica che le nostre 'formule' vorrebbero garantire. Inoltre suono molto più premendo la corda che le corde a vuoto. Da queste due considerazioni derivano i miei dubbi sul metodo standard:

1) sarà poi giusto cercare di intonare una nota a vuoto (che non soffre dei problemi di compensazione) con una ottenuta premendo un tasto?

2) potrei sacrificare un po' della 'giustezza' della nota a vuoto in favore delle note premute sui primi tasti?

Mantenendo l'idea di accordare due note distanti un'ottava, perché non usare due note 'tastate'?
Ecco quindi la mia versione rivista della procedura di intonazione:

Variante 1
Accordare la corda a vuoto con l'accordatore. Premere il 5° tasto ed eseguire la nota. Sarà leggermente 'fuori' rispetto allo zero dell'accordatore (esempio: il MI premuto al 5° tasto non sarà proprio un LA accordato). Salire su di un'ottava, premendo quindi il tasto 17°, e controllare l'accordatura. La nota dovrebbe essere 'fuori' esattamente come la nota al 5° tasto. Anche qui, se è calante accorciate la corda, se è crescente allungate spostando le sellette del ponte.
Variante 2
Se valutare il 'leggermente fuori' della Variante 1 vi pare troppo difficile sul vostro accordatore, come alternativa potete accordare 'giusto' la nota al 5° tasto (es: premo il MI al 5° tasto e aggiusto l'accordatura fino ad avere un LA perfetto con l'accordatore) e poi regolare l'intonazione per ottenere il LA al 17° tasto anch'esso perfetto con l'accordatore, ignorando a questo punto l'accordatura a vuoto.
L'accordatura può essere misurata più o meno accuratamente a seconda del tipo di accordatore che avete. Ce ne sono per tutti i gusti e prezzi. Io collego la chitarra al PC e uso il VST C-Tuner che è gratuito, sufficientemente veloce e preciso. Questo ovviamente perché MAI intonerò la chitarra sul palco o in sala prove, dove l'accordatore elettronico 'tascabile' è l'unica alternativa possibile. Per fare questo serve però una scheda di acquisizione per PC che può costare molto più di un accordatore, ma se già la avete...

Ho da poco applicato questo metodo (nella prima variante) alla mia Blade e devo dire che dalle prime prove la sonorità degli accordi mi pare più uniforme lungo la tastiera. Non so se sia una regola generale, ma regolando così la chitarra le sellette sono meno 'compensate' rispetto al metodo tradizionale, cioè la differenza di posizione delle sellette di corde adiacenti mi è risultata inferiore.
Chitarra accordata e intonata
Accordare la chitarra - metodi standard
Qui sarò veramente breve. Solo un po' di umorismo per tenervi attenti.
Versione 1 (dal metodo 'chitarra in 1 ora')
Accordare la corda LA con il diapason. Accordare la corda successiva (Re) in modo che sia all'unisono con la nota ottenuta sul La al 5° tasto. Ripetere per tutte le corde con l'eccezione della corda SOL, dove si deve avere l'unisono con la nota al 4° tasto. E il Mi basso? Viene accordato all'unisono col Mi alto, ma se vuoi sembrare 'cool' lo accordi usando l'armonico naturale al 12° tasto sul MI basso.
Versione 2 (dal metodo 'chitarrista in 24 lezioni')
Girare le chiavette finché il nostro fido accordatore elettronico non ci da l'ok su tutte le sei corde.
Versione 3 (dal metodo 'chitarrista veramente avanzato')
Applicare la versione 2. Una volta terminato, inserire una bella distorsione sull'ampli e regolare finemente l'accordatura sui bassi cercando di far sparire i battimenti sul nostro accordo preferito (di solito un power cord nei primi cinque tasti).
Versione 4 (del 'chitarrista sbruffone')
Fare una non ben definita serie di armonici naturali su coppie di corde, e allinearli fino a far sparire i battimenti. Questo metodo non necessita neppure di un riferimento (diapason o accordatore) essendo il resto della band che deve accordarsi poi al chitarrista sbruffone. Se il chitarrista sbruffone fa Van Halen di cognome, avrà dalla sua il batterista per convincere il bassista in tal senso, mentre il cantante di turno si adatterà per timore di licenziamento. In tal caso però il metodo è detto del 'chitarrista leggendario'.
Accordare la chitarra - si può fare di meglio?
Piccola premessa. I battimenti sono lo strumento più preciso a disposizione del nostro orecchio in fase di accordatura, perciò se non sapete di che si tratta, cogliete il primo chitarrista 'avanzato' che conoscete (sia amico, maestro etc) e chiedetegli di farveli sentire. Il nostro orecchio non distingue differenze in frequenza minime su una singola nota, mentre se due note quasi accordate suonano contemporaneamente, grazie ai battimenti, la nostra precisione uditiva diventa un'arma formidabile per l'accordatura.

Ho ordinato i metodi standard secondo l'ordine in cui il chitarrista medio li incontra nella sua esperienza con lo strumento. A mio avviso, la potenzialità dei metodi è DECRESCENTE, cioè il tanto irriso metodo 1 po' esser meglio del 4. Se avete avuto la pazienza di leggere la parte 'Note e scale', sapete già che le formuline magiche di posizionamento dei tasti non danno mai i tasti corretti per ottenere gli intervalli 'semplici', quelli cioè che suonano senza battimenti all'orecchio. Invece sacrificano un pochino tutti gli intervalli in modo uguale, perché nessuno di questi suoni peggio degli altri. L'unico intervallo che coincide per entrambe le suddivisioni è l'ottava. Queste considerazioni mi portano ad eliminare la versione3, con cui sì otterremo un buon power cord (intervallo di quinta), ma a discapito di altri intervalli o accordi in altre posizioni. Abbiamo visto inoltre quanti problemi derivano dalla differenza tra corda a vuoto e corda premute, quindi un metodo che si prende cura solo delle corde a vuoto è quantomeno ottimista su come il chitarrista tratterà i propri tasti... quindi... versione 4... lei è eliminata.
Ora la partita si gioca tra le varianti 2 e 1. Diciamo subito che se siete su un palco, con casino, e dovete accordare silenziosamente e in fretta, la variante 2 per me è la vincitrice a mani basse. Questa variante vince anche se dobbiamo suonare con molti altri strumenti, dato che garantisce una buona accordatura assoluta delle sei corde a vuoto. Resta la pecca di non considerare in alcun modo la pressione delle corde. Ma supponiamo di dover suonare rock col nostro power trio, e che si è disposti a sacrificare un po' della precisione assoluta delle singole corde per preservare buoni rapporti con le altre note degli accordi che suoniamo. In tal caso la variante 1, con qualche modifica, riprende forza e si candida alla vittoria finale.
E allora ecco la tanto attesa versione 1 'abarth' .

Accordare il MI basso ad accordatore o con il bassista.

Suonare l'armonico naturale al 12° tasto del MI basso e accordare la corda LA premuta al 7° tasto fino ad eliminare i battimenti. Con lo stesso armonico accordare la corda Re premuta al 2° tasto.

Eseguire un armonico naturale su LA 12° tasto, e accordare con questo il la ottenuto sul SOL al secondo tasto. Eseguire un armonico naturale su RE 12° tasto, e accordare con questo il Re ottenuto sul SI al terzo tasto. Eseguire un armonico naturale al 5° tasto sul MI basso, e accordare su questo il MI cantino oppure (alternativa) eseguire un armonico naturale su SOL 12° tasto, e accordare con questo il SOL ottenuto sul MI cantino al terzo tasto.
Il metodo sviluppa da questi pochi principi:
1) usare i battimenti solo per l'intervallo all'unisono (o ottava)... tutti gli altri intervalli, se congruenti dal punto di vista dei battimenti, portano a scombinare la distribuzione dei tasti calcolata con tanto sudore dai liutai
2) usare sempre la nota 'tastata' per considerare l'effetto di questa 'attività'
3) usare un armonico come nota di riferimento perché 'dura di più' rispetto ad una nota tastata. Inoltre la nota che si sta accordando viene solitamente ripetuta più volte, a seguito degli aggiustamenti, perciò tra le due è meglio sacrificare la durata di questa piuttosto che del riferimento.
Non so se sia un ulteriore effetto psicoacustico - placebo, ma la chitarra così accordata mi pare suonare meglio, in articolare sull'acustica in cui alcuni accordi aperti normalmente mi fanno digrignare i denti. Inoltre ritengo che possa avere qualcosa di più rispetto all'accordatura elettronica corda per corda, visto che tende ad 'adattarsi' agli errori specifici del nostro strumento piuttosto di avere riferimenti 'assoluti', perfetti magari per una tastiera. Se il mi cantino è un pelo calante ma suona in armonia con le altre corde dell'accordo, e il basso non è troppo invadente, probabilmente il risultato finale è migliore rispetto ad avere un MI cantino perfettamente accordato. Ci sono molti altri spunti sull'argomento, e tante 'leggende' più o meno vere (Buzz Feiten Tuning, Earvana etc) che magari saranno argomento di un prossimo articolo.
 
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