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Westone Villain, la mia vecchia amica
di [user #333] - pubblicato il

Questa recensione, oltre a presentare una chitarra decisamente rara, è anche un po’ il mio tributo di affetto al primo strumento “serio” che ho posseduto. Era il 1992, il giovane metallaro che era in me stava maturando…e anche i primi sintomi di GAS si facevano sentire. Venivo dalla mia prima elettrica, una dignitosissima Aria Pro II, dopo 2 o 3 anni decisi che avevo bisogno di una chitarra più impegnativa. Mi recai con lo sponsor che avrebbe finanziato il mio regalo di diploma (il paparino) nel piccolo ma fornito negozio dove risiedeva il mio pusher. Inutile dire che già da settimane bazzicavo il negozio coi miei compagni di merende di allora, e avevo adocchiato la mia preda: una bella Charvel rossa…non era una Jackson ma era lo stesso abbastanza metallara. Aveva un ponte tremolo Floyd lic., 2 humbucker…e poi era sulle fotografie di un sacco di chitarristi. Mi ricordo che costava un milione tondo tondo.

Il giorno dell’acquisto arrivo in negozio, noto un paio di chitarre molto belle all’ingresso…una di queste era una fantastica Zion…ma punto deciso alla Charvel. Il negoziante, un tipo un po’ rude ma che sapeva il fatto suo mi dice: “senti, la vuoi provare una chitarra seria?”. Io “beh…si”. Lui mi prende l’altra chitarra bella vicino alla Zion. Sopra c’è scritto solo Westone. Mai sentita. Comincia a suonarla da spenta…e mi fa “senti qua come suona”. Io, diciottenne con esperienza di strumenti pari a zero, faccio finta di apprezzare la cosa e dico “ah beh, in effetti risuona proprio bene”.

Stessa solfa dopo la prova sull’amplificatore. La Charvel mi piace, ma anche quella misteriosa Westone sembra proprio bella…e a quanto pare (almeno a detta del pusher) è molto meglio. Sorprendentemente il prezzo è pure più basso: 650.000 lire. Quest’ultimo particolare rende euforico il mio finanziatore…alla fine decidiamo per quella. Il negoziante mi fa presente che la chitarra ha bisogno di un setup generale, per farlo gli serve qualche giorno. Credo che a quei tempi fosse l’unico venditore di Roma a preoccuparsi di quelle cose…e a consigliare strumenti migliori a prezzo inferiore ai propri clienti. Infatti dopo qualche anno chiuse l’attività (!!).

Ho tenuto questa chitarra come unico strumento per 10 anni tondi. E per 10 anni non ho saputo praticamente nulla di lei. Sapevo solo che mi ci trovavo bene, la GAS era ancora a livelli accettabili. Questa chitarra mi ha accompagnato nelle esperienze col primo gruppo serio, nei primi live nei locali veri. Poi, dopo 10 anni, con i tasti praticamente finiti…ho comprato un’altra chitarra (una LTD)…poi un’altra, poi un’altra…e così via incamminandomi el terribile percorso della GAS che tutti conosciamo. Oggi ho 6 chitarre. La Westone non l’ho mai venduta, un po’ per affetto, un po’ perché ero convinto che non ci avrei comunque ricavato il suo vero valore. Ultimamente mi è venuta voglia di riesumarla e suonarla un po’… e alla fine devo dire che quel negoziante rude mi fece comprare proprio un’ottima chitarra.

Un paio di anni fa, grazie al web, finalmente sono riuscito a capire che modello fosse: Westone Villain versione maple cherry sunburst. Il “cherry sunburst” ovviamente indica il colore…il maple invece il legno del manico. Eh si perché invece le versioni “graphite” avevano il manico in grafite (azzardi liuteristici di quel periodo). Scopro anche che questo strumento era signature del compianto Mark St John, chitarrista che militò per un certo periodo nei Kiss.

Il body è in ontano, con un topo in acero marezzato secondo me molto bello. Il top si direbbe molto spesso…anzi a vedere il profilo è spesso quanto metà dello spessore totale del body. Palissandro sulla tastiera. Il ponte è un Kahler Spyder, a quei tempi il concorrente principale del Floyd Rose. I pickup sono 3 “Select by EMG”, in configurazione HSH. Selettore a 5 posizione, un tono e un volume generali. Il manico è bello ciccio, ho fatto un po’ di fatica a riprenderla in mano abituato come sono al sottile manico della Peavey Vandenberg. E’ anche più spesso della mia strato messicana. La tastiera comunque è piatta. La forma del body mi ha sempre affascinato: corpo a saponetta, tipo Ibanez JS, con corna piccole e appuntite. In generale il corpo è piuttosto ridotto di dimensioni… cosa che gradisco. Il livello generale di liuteria e finiture secondo me è eccellente, di sicuro più vicino allo standard degli strumenti “top” piuttosto che alla fascia media a cui appartiene lo strumento.

Venendo al giudizio sul suono direi che c’è un equilibrio generale. Il timbro non è troppo aperto ma piuttosto scuro. Probabilmente a causa sia dei pickup (non credo siano eccelsi) sia del ponte kahler che, a quanto leggo in giro, tende piuttosto a scurire il suono. Tuttavia questa “scurezza” del suono ha dei risvolti piacevoli, soprattutto sul pickup al manico, che trovo il più azzeccato dei 3. Il suono, soprattutto in distorto, rimane caldo e pieno, con armoniche piacevoli. Invece al ponte non è ne carne ne pesce. Non abbastanza cattivo per il metal e un po’ troppo “spento” per altri generi.

Il ponte Kahler è spesso oggetto di dibattiti accesi in rete. Ci sono molti chitarristi che lo considerano pessimo, altri che ne esaltano le doti. Io di sicuro posso dire che tiene l’accordatura in modo incredibile, e che a distanza di più di 16 anni non si è deteriorato nemmeno nell’estetica. Per dare un giudizio serio dovrei provare la stessa chitarra con ponti diversi… ma è poco fattibile.

Ad oggi reputo che il punto debole della chitarra siano i pickup, per il resto è sicuramente uno strumento in grado di competere con le varie Ibanez RG, superstrat, Charvel e Kramer della stessa epoca. Sto quasi pensando a un ritastaggio e un cambio di pickup, per poter risuonare sul serio questa vecchia gloria. Mi chiedo se ci siano su accordo altri iscritti che conoscano questo strumento o che lo abbiano avuto fra le mani.

chitarre elettriche villain welstone
Link utili
Il catalogo westone del 90 con la Villain
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