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Franco Morone, fingerstyle italiano senza confini
di [user #10] - pubblicato il

Cari ed appassionati lettori di Accordo, ritorniamo oggi a parlare di fingerstyle, e lo facciamo scoprendo quali sono le impressioni e le opinioni che un altro eccezionale interprete di questa tecnica ha sulla musica, sulla chitarra e su tanti altri aspetti legati al mondo delle sei corde. Anche questa volta, il musicista con cui ho l'onore di dialogare è italiano, ed anche questa volta è universalmente noto come uno dei più validi ed estrosi al mondo, sia tecnicamente che musicalmente. Stiamo parlando infatti di Franco Morone, chitarrista fingerstyle in grado di interpretare con estrema naturalezza e perizia generi fra i più diversi, come ad esempio la musica celtica, il blues, le ballate o il jazz, sempre in modo originale e sempre connotandolo dell'ormai famoso "feeling mediterraneo" che rende unici e apprezzati in tutto il mondo il suo linguaggio e la sua espressività.

Di lui hanno detto:

"Inserito a pieno titolo tra i grandi della scena chitarristica internazionale è considerato il poeta italiano della chitarra acustica. Le sue melodie dal grande fascino e dalla forte comunicatività regalano emozioni al primo ascolto e dote ancor più rara, sono interpretate con uno stile davvero unico e riconoscibile. Ciò che sorprende nei suoi cd è la bellezza di tutte le tracce, che siano sue composizioni o arrangiamenti tratti dalla tradizione celtica, americana o italiana. Anche i temi più antichi e popolari sotto le sue dita sembrano rivivere una seconda giovinezza, questo un commento che come per incanto ha trovato d'accordo diversi critici autorevoli. Per le sue ricerche e pubblicazioni in campo didattico il suo nome è oggi un punto di riferimento per molti appassionati ed aspiranti chitarristi che da diverse paesi si ritrovano in occasione dei seminari estivi in Italia o nei suoi workshop all'estero. Si esibisce regolarmente in Europa, Usa e Giappone e nelle principali rassegne e festivals di musica acustica-tradizionale (dal sito www.francomorone.com).

In molti hanno definito e definiscono tuttora Franco Morone un chitarrista "New Age", anche se i brani che suona, a volte, hanno origini antiche; basti pensare alla versione del brano tradizionale Greensleeves, splendidamente arrangiata e incisa nell'album Melodies of Memories. Bisognerà forse accordarsi una volta per tutte sul pertinenza delle "etichette" assegnabili a musicisti e generi, perché a volte possono risultare fuorvianti. E per capire cosa ne pensasse il diretto interessato di tutto questo, è stata proprio questa la prima domanda che gli ho rivolto.

Ciao Franco, e grazie per l'intervista che stai per rilasciarmi. Allora, ti reputi effettivamente un chitarrista New Age? E se sì, in che termini: musicali, tecnici, o entrambi? Oppure senti che queste ed altre "etichette" possono alla fine essere come degli abiti troppo stretti per un musicista?

"Beh, certamente no, perché da un lato può essere riduttivo e dall'altro troppo generico. Com'è noto il termine New Age è stato coniato a seguito delle grosse vendite dei primi musicisti Windham Hill (George Winston ed altri), e aveva più che altro esigenze classificatorie ad uso prevalentemente giornalistico, poi sappiamo che tra quelli che hanno seguito questo filone strumentale/acustico c'erano e ci sono tutt'ora prodotti di dubbia qualità, come viene definita in gergo musica da tappezzeria. L'equivoco forse risiede più nel fatto che molti chitarristi hanno avuto produzioni che rientrano in questa "etichetta". Ma a distanza di anni penso che oggi il termine New Age sia stato troppo abusato, e potrebbe in qualche caso suonare anche offensivo, proprio perché si viene inseriti in un calderone dove c'é di tutto; preferisco perciò termini come musica acustica/strumentale. Poi nella mia musica comunque ci sono radici tradizionali sviluppate nel corso degli anni con influenze provenienti dal blues, folk irlandese, italiano."

Cosa vuol dire per un musicista ormai affermato come te essere considerato fra i più grandi fingerstyler del mondo? E' un "peso da portare" oppure uno stimolo a cercare di fare sempre meglio?

"È senz'altro una grossa soddisfazione che però va ri-verificata ad ogni concerto e ad ogni occasione che hai di stare in contatto con gli appassionati, di sentire i loro commenti e il loro affetto. Io amo il modo con il quale il pubblico ascolta la mia musica, perché si tratta di persone competenti, mature, che ascoltano molta musica, e poi ti apprezzano e ti sono vicine. Per me, nel piccolo grande mondo della chitarra, non esistono cose come successo, gloria o altre simili amenità, certo ci sono molti che cercano questo tipo di cose e confondono questo ambiente con altri più da musica leggera, per intenderci. In questo senso è veramente un piacere e una leggerezza, non certo un peso riscontrare tutta una serie di vibrazioni positive prima, durante e dopo ogni concerto. Poi sì, lo stimolo a far sempre meglio è comunque dentro di te a prescindere, nel senso che ogni lavoro che fai devi cercare di farlo di meglio della volta precedente. Ma Il mio primo obbiettivo è che la musica sia in movimento, non solo nel senso che giri ma anche che migliori nel corso degli anni."

E cosa vuol dire per te essere musicisti nel mondo d'oggi? Quanto ti senti "ascoltato", considerando le emozioni che cerchi di comunicare con la tua musica? Dal punto di vista della comunicazione musicale, senti che il tuo pubblico sia in sintonia con te e con il tuo modo di esprimerti

"Oggi i musicisti girano molto di più di una volta, si confrontano con un pubblico diverso e in posti diversi, da un lato devono essere più recettivi e pronti a trovarsi di fronte a varie situazioni. Poi ti rendi conto che il modo con il quale il pubblico recepisce la tua musica è simile: è il linguaggio universale della musica che non ha barriere, e questo è stupendo. Semmai qualche volta non riesci a far capire cosa c'è dietro un brano, voglio dire quando lo presenti e parli della musica che stai per suonare, se sono tedeschi o giapponesi che non capiscono bene l'inglese qualche volta è un problema, ma le emozioni che voglio comunicare, quelle penso che arrivino sempre."

La tua musica, soprattutto quella che si rifà alla tradizione popolare celtica, è altamente evocativa. Tu però vivi in Italia. Non senti mai l'esigenza di trasferirti materialmente nei luoghi in cui la musica alla quale ti ispiri e nata e si è sviluppata, in modo da immergerti completamente in quelle atmosfere?

"Vado spesso in Irlanda, ma devo dire che se porti delle cose dentro di te puoi suonare una giga anche se ti trovi alle Hawaii (come ho sperimentato di persona), e comunque dipende dalla tua forza interiore, dall' energia che hai e che dài a chi ti ascolta. Poi non è sempre detto che in Irlanda trovi sempre cose autentiche, voglio dire devi sapere quando e dove... Sì i posti sono importanti ma sai a volte restano anche dentro di te, poi in senso più strettamente musicale una buona selezione di ascolti puoi averla in qualsiasi posto. Semmai sono le grandi città che sono di certo diventate poco umane e non adatte per un musicista che cerca calma e tranquillità (Dublino inclusa)".

Sempre in termini di musica evocativa, nel tuo album "Stranalandia" (1990) ci sono due brani, "Cavalieri di Rohan" e "Respiro di una Vecchia Foresta", che si rifanno ad alcuni dei temi narrati nel romanzo "Il Signore degli Anelli" di J. R. R. Tolkien. A distanza ormai di quattordici anni da quelle incisioni, e considerando che di recente dei film di grande successo hanno dato una "forma visiva" al romanzo stesso, quanto senti "vicini" quei due brani? Oggi li scriveresti allo stesso modo, cercheresti un modo diverso di evocare ed emozionare?

"Sono due brani ai quali sono molto legato anche se purtroppo li suono poco dal vivo perché sono stati composti su accordature "lontane" da quelle che comunemente oggi uso dal vivo. Sì, certo li riscriverei in maniera simile, certo non identica, oggi le suono in modo diverso da allora, parlo di alcune variazioni forse dettate da quella esperienza in più che senti di avere rispetto a ieri... perché poi è l'esperienza che ti porta ad esprimerti meglio."

E guardandoti in retrospettiva, considerando i tuoi cinque album, quanto e come è cambiato Franco Morone dal 1990 ad oggi?

"Sono più consapevole di ciò che mi piace, sui contenuti e su tutta una serie di espressioni che penso facciano parte di un mio vocabolario. Ho cercato nel corso degli anni di dare una certa riconoscibilità alla mia musica, e penso in parte di esserci riuscito. Così se ascolti diversi generi puoi comunque trovarci una mia impronta personale, al di là del contesto entro il quale sono inseriti."

Come detto, vivi in Italia, ma lavori molto all'estero. Ti senti più un "viaggiatore" della musica o un "musicista del mondo"?

"Mi sento più un cittadino del mondo e sento di dover portare la mia musica in giro, sento una forza interiore che mi spinge in questa direzione. Soprattutto la musica italiana, e soprattutto con il mio nuovo cd di tradizionali italiani, che si intitola Italian Fingerstyle Guitar. A mio parere è un lavoro che andava fatto, perché lì ritrovi tutta una serie di elementi e linguaggi che sono dentro di te."

Come e dove ha preso forma la tua carriera musicale, e soprattutto come sei arrivato a diventare un chitarrista prevalentemente acustico?

La mia carriera è iniziata con la pubblicazione del Metodo per chitarra blues (1987), tutt'ora utilizzato da molti insegnanti. Proprio la didattica, se vuoi, mi ha dato la stimolo necessario a continuare. L'attività concertistica si è man mano consolidata negli anni. Avevo suonato prima dei vent'anni l'elettrica con diversi gruppi, ma poi la passione per l'acustica è arrivata con l'ascolto di Kottke, Fahey ed altri pionieri della steel string. Sì, ovvio, la chitarra folk parte dalla musica americana, ma poi il bello è che oggi puoi suonare di tutto, penso che sia lo strumento più versatile al mondo!"

Quali sono gli artisti del passato che ti hanno maggiormente influenzato e quali quelli del presente con ai quali ti senti maggiormente vicino musicalmente?

"Oltre ai già citati, i bluesmen come Blind Blake, Mississipi John Hurt, Big Bill Bronzie, Ry Cooder, Jorma Kaukonen, Duck Baker mi hanno influenzato diciamo nel mio primo periodo blues. Successivamente credo Alex De Grassi, Pierre Bensusan, Michael Hedges, e poi tanti altri non chitarristi come Keith Jarrett, David Spillane, Donal Lunny..."

Fra i generi che normalmente interpreti, a quale ti senti più legato emozionalmente, e soprattutto perché?

"Ci sono stagioni che attraversi e nelle quali ti senti più vicino ora al blues, ora alla musica irlandese o a quella tradizionale italiana o semplicemente alle tue composizioni originali. Penso che questo dipenda molto dal tuo stato d'animo, tutto si riflette nella musica come in uno specchio. Il blues ma anche il Jazz ti dà il senso del viaggio, del presente, è uno stato d'animo diverso. Con la musica per danza finalizzi l'esecuzione più in senso ritmico, insistendo e tornando su alcune note principali. In ogni caso sono più legato alle mie composizioni originali... of course."

Credi che il fingerstyle, sia come genere musicale che come tecnica chitarristica, dià maggiori possibilità di espressioni rispetto ad altri tecniche?

"Il fingerstyle è una tecnica (appunto quella di utilizzare le dita della mano destra) non un genere. Il bello è che appunto con il fingerstyle puoi approcciare tutti i generi che ti piacciono: blues fingerstyle, celtic fingerstyle, etnic fingerstyle e via dicendo. Ma ripeto, al di là delle etichette poi conta la musica!!! Senz'altro è la tecnica che ti permette più di altre di essere autosufficiente, e in questo senso ha maggiore espressività del plettro."

Sia tu che altri tuoi colleghi italiani (Paolo Giordano, Peppino D'Agostino, Antonio Forcione) siete considerati all'estero fra i più grandi esponenti mondiali del fingerstyle. Fino ad oggi, i palcoscenici italiani sono invece stati più avari nei vostri confronti. A tuo parere, cosa manca alla cultura musicale italiana per apprezzare fino in fondo il vostro linguaggio musicale, e la vostra tecnica?

"Manca soltanto una cosa: questa musica non è promossa adeguatamente. Oggi si spendono molti soldi nella promozione, e i prodotti che vengono promossi sono veramente scadenti. Ma sai, poi le cose belle vanno cercate, nessuno le trova per caso, né ti cadono in testa... Se sei un ascoltatore passivo ricevi tanta immondizia dai media, se ami la musica devi sforzarti di cercarla; questo è vero anche per chi vuole comporre della musica originale. Ritengo sia pericoloso essere inquinati da cose commerciali, perché in qualche modo potrebbero influenzarti. Per tornare alla tua domanda, ritengo quindi che nella cultura italiana manchino dei canali alternativi che credano nei prodotti onesti e autentici."

Qual è il rapporto che hai in genere con gli altri chitarristi? E' vero che un chitarrista ascolta principalmente altri chitarristi, o nel tuo caso non è così?

"Sì, infatti. Volendo rompere questo rapporto, per così dire, incestuoso, sarebbe opportuno non ascoltare troppo altri chitarristi. Molte idee originali nascono imitando altri strumenti, così è stato per la musica irlandese ad esempio. Divido spesso il palco con amici come Alex De Grassi, Peter Finger, Tim Sparks, trovo che sia positivo l'interscambio con colleghi purché non siano competitivi nel senso sbagliato."

Nel tuo modo di suonare, soprattutto dal vivo, quale parte ha il sopravvento, quella emozionale o quella razionale? Ovvero, quanto conta per te l'istinto, e quanto invece contano la tecnica, lo studio e l'esercizio?

"L'istinto e l'emozionalità sembrano sempre prendere il sopravvento rispetto alla tecnica ed alla preparazione, ci sono tante cose che possono condizionarti dal vivo, il suono, il pubblico che hai di fronte, il tuo stato mentale e fisico..."

Cosa ritieni che debba fare un giovane chitarrista per avvicinarsi al fingerstyle e comprenderne i contenuti più importanti?

"Ascoltare buona musica, avere una buona chitarra e partecipare ai miei seminari estivi... no, scherzo, ma è importante avere buoni insegnanti e/o suonare con chi ha più esperienza di te!!!"

Che rapporto hai con le tue chitarre? Che tipo di chitarre preferisci (marche, modelli, legni)? Ti aspetti in genere che una chitarra si adatti a te, oppure cerchi sempre di adattare il tuo modo di suonare alla chitarra che hai tra le mani?

"Ho una collezione privata che include: delle Kevin Ryan (che uso in studio); le Taylor Presentation, 812, 514 (che uso in tour in Usa) e una 12 corde "Leo Kottke"; Rain Song, Martin D 18, Lowden S 05, Morris 131 R (che uso in concerto in Europa), Larrivée, ed altre che forse dovrei vendere, ma mi piacerebbe anche esporle nella prossima convention di Accordo ad Ancona ,fammi sapere se avete posto faccio un salto... Preferisco le small body perché non stai troppo in alto con braccio destro come le jumbo. Preferisco il top in Abete Englemann, e fasce e fondo in palissandro brasiliano. Poi comunque ogni chitarra ti stimola in maniera diversa, ti porta per incanto su certe direzioni, penso dipenda dal suono e dalla dinamica e dalla tastiera."

Scegli mai una chitarra in funzione del brano che hai in mente o che stai componendo? Oppure lasci che sia la chitarra a guidare le tue emozioni sonore?

"In cd come Running Home ho utilizzato chitarre ad hoc per determinati brani. Nei cd di sola chitarra, spesso se tutti brani hanno lo stesso suono, possono anche stancarti, a prescindere dai contenuti. La chitarra resta comunque un mezzo, la musica parte da te, lo strumento mi influenza in minima parte, ma può soddisfarmi al 100% e dare più forza alle mie idee, questo sì."

Cosa pensi della qualità degli strumenti acustici di oggi, soprattutto rispetto al passato? Credi che la grande produzione mondiale crei chitarre che sul mercato valgono realmente il prezzo che costano?

"Ci sono delle chitarre stupende sia nel vintage che nelle nuove produzioni. Sì, la qualità si paga comunque, anzi si spende molto di più per avere poco di più ad un certo livello. Molti prezzi sono gonfiati, ma il mercato lo fanno gli acquirenti quindi, finché certi prezzi hanno un riferimento reale, dettano legge."

Ed il vintage cos'è, a tuo parere? Un fenomeno di mercato, una speculazione finanziaria, una specie di follia? I costi così elevati per le chitarre "vecchie" sono effettivamente giustificati dalla loro qualità?

"Non sempre, ma la passione a volte non ha regole e ragioni, si dice l'amore è cieco no? Il vintage può darsi sia tutte e quattro le cose che dici. Confidiamo nei commercianti onesti e competenti."

Quali sono i tuoi progetti per il futuro (album, concerti, collaborazioni), e soprattutto quando e dovre potremo ascoltarti in Italia?

"Per adesso promuovo questo nuovo cd Italian Fingertsyle Guitar. Ho diverse cose in cantiere ma preferisco parlarne quando saranno reperibili. Restate perciò in contatto con il mio sito, sia per le novità che per i concerti, è un potente mezzo di comunicazione. Ho Mp3, spartiti, forum, e tutta una serie di informazioni sui seminari, servizi che sono molto apprezzati. E nel frattempo, auguro buona musica a tutti."

M

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