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Habemus pedalieram!
di [user #10062] - pubblicato il

Salve a tutti! “Nuntio vobis gaudium magnum”: dopo anni di rotture di scatole a negozianti e accompagnatori vari alla caccia del Santo Graal del Suono, dopo nottate insonni di spulciamento compulsivo in rete e sulle riviste specializzate alla ricerca dei migliori consigli di “esperti” o sedicenti tali sulla strada verso l’Illuminazione del Tone, dopo copiose manciate di breccole sacrificate come ricchi oboli all’altare della GAS, ho raggiunto proprio sul filo di lana il mio obiettivo per il 2008 di completare con soddisfazione la mia personalissima pedaliera effetti e placare spero per mooolto tempo la perniciosa Sindrome da Acquisizione Guitarristica, che tante vittime miete anche tra gli assidui frequentatori di questo sito.

In primis, proprio i numerosi articoli e commenti annidati a zilioni tra queste pagine mi hanno fornito preziose dritte e involontaria ispirazione nella difficile composizione di quella che amo definire la mia “tavolozza sonora”, ed è per questo che proprio qui su Accordo mi appresto a recensirla e a descrivere in breve la generazione del mio suono, dapprima in maniera generale e poi soffermandomi brevemente in dettaglio su ciascun pedale, fornendo dettagli, impressioni e, laddove la memoria non mi falla e il cuore non ha un singulto, ahimé, esborso, ad uso e consumo di chi, come me, è in pellegrinaggio a piedi, ignudo e senza viveri verso Santiago De La Guitarra .

La pedalanza in questione è costituita dai seguenti componenti, concatenati in rigorosa successione:

Masotti White Box, buffer-booster;

Planet Waves Pedal Tuner, accordatore;

Dunlop Cry Baby, wah-wah;

Radial Tonebone Hot British, distorsore;

Menatone Blue Collar, overdrive;

Ibanez TS9, overdrive;

Carl Martin Classic Chorus, chorus;

TC Electronic Vintage Delay, delay.

Completano il setup la stupenda G&L ASAT Classic qui recensita|http://www.accordo.it/articles/2007/08/5701/g-l-asat-classic-una-chitarra-per-i-cinque-sensi.html, l’immancabile cara vecchia Strato (la mia è una banalissima Standard USA del 2003) e l’arcinoto Fender Hot Rod Deluxe, ampli a valvole da 40W tondi tondi.

Doverosa premessa, alla base delle mie scelte in termini di “Tone” c’è principalmente la ricerca di un sound dinamico: ritengo di massima importanza la risposta al tocco, la possibilità di rendere fedelmente le sfumature di ogni plettrata e di ogni ditata così come direttamente dettate dall’intenzione del musicista, anche laddove queste dovessero risultare ahimè in uno svarione (meglio sapere, per poi metter mano ai propri errori). Ho scelto un ampli di wattaggio intermedio, dal clean ricco di corpo e con un margine di pulito sufficientemente ampio da crunchare esclusivamente con l’ausilio dei pedali di cui sopra, soluzione diametralmente opposta a chi preferisce godere della pura devastante pasta sonora di un fiero ampli a valvole col collo tirato, soluzione quest’ultima che però fornisce minore versatilità a chi come me ama spaziare tra generi diversi e con richieste sonore piuttosto varie in termini sia di gain che di “ambiente”, concedendosi per puro gioco sane escursioni in campo blues e hardrockeggiante (che rimangono comunque le “madri” della musica che principalmente amo). Ciò detto, l’ampli lo setto sul canale pulito, col “bright” innescato, con un deciso taglio sui bassi a seconda dell’ambiente per mitigare a volte il troppo calore dell’Hot Rod, una punta di riverbero, il “presence” a metà, il volume al più a ore 9.

Eccoci dunque alla presentazione delle mie scatolette:

Masotti White Box:



Nell’assemblaggio di una catena medio-lunga, in termini di “conservazione segnale” avevo pensato di trarre giovamento dall’inserimento di un buon buffer. Converrete che il dispositivo della Masotti|http://www.accordo.it/articles/2007/01/5141/buffer-booster-masotti-white-box.html è uno dei migliori in commercio. Mi sono poi chiesto perché privarmi del booster accluso? Ebbene, il risultato è un pedale che meglio sarebbe stato chiamare “Magic Box”, che riesce a far suonare BENE e all’occorrenza MEGLIO tutto ciò che viene posto dopo di lui! Il buffer rende le perdite di segnale praticamente impercettibili, aprendo oserei dire orizzonti di trasparenza e fedeltà inesplorati; il booster (comunque molto educato, graduale e rispettoso della dinamica) arricchisce i puliti, ingrossa i crunch, incattivisce le distorsioni, rischiara qualunque suono, buca anche i mix più fangosi, in barba a chi preferisce boostare a fine catena. Molti preferiscono posporlo al wah, ma a mio gusto ho constatato che, piazzato a inizio catena funziona, stra-egregiamente. Decisamente un “pezzo forte” del lotto, lo consiglio vivamente a tutti, se non altro per il piacere di acquistare qualcosa in Masotti e constatare anche solo per mail e telefono la gentilezza, la competenza e la disponibilità di Pierangelo. Preso senza neanche provarlo, con spedizione e pagamento in contrassegno m’è venuto a costare 140 Euro. E ne vale ogni millesimo.

Planet Waves Pedal Tuner:



Questo figo…volevo dire fido accordatore arricchisce di armoniche il nostro clean, se debitamente spinto satura per benino le valvole del nostro ampli, smanettando sui controlli si ottengono sonorità che vanno da un fuzzoso hendrixiano al…ok, ok, sto scherzando indegnamente: è un accordatore, fa il suo dovere, trovate qui un’ottima recensione|http://www.accordo.it/articles/2007/04/5329/planet-waves-pedal-tuner-magnifico-sconosciuto.html di un Accordiano. Preso a 70 Euro, giusto dopo averlo acceso, per idiosincrasia verso il Boss e simpatia per le sue lucine.

Dunlop Cry Baby:

Il wah è un effetto che semplicemente adoro: quando mi gira potrei improvvisare per ore intere arrancando sulle svisate di “Say What”! Arcinoto, questo qui c’è chi lo ama e chi lo odia. Io non posso dire di amarlo alla follia, ma nemmeno lo detesto: ammetto che ha un timbro “suo” che nel “mio”insieme…funziona! Poco rumore, escursione accettabile, buona interazione con gli altri pedali. C’è di meglio? Senza dubbio! Il Clyde ad esempio è meglio di sicuro. Ma mi occorre? Acquisito credo per 120.000 vecchie amate Lire dopo una breve prova comparativa con un paio di Vox e un altro Dunlop che forse erano sfortunati ma sul Marshall facevano un casino dell’anima.

Radial Tonebone Hot British:



Per insane (e per la verità, non molto frequenti) ubriacature di suono Britannico incazzato, ero alla ricerca di un distorsore che in qualche modo “Marshallizzasse” il mio Hot Rod, cambiandogli drasticamente i connotati in un ampli d’Oltremanica fattura, imbufalito e ad alto guadagno. Semplice a dirsi! A tale perfido scopo, questo versatile Tonebone|http://www.accordo.it/articles/2004/12/2500/radial-tonebone-hot-british-valvolare.html che suona in maniera decisamente interessante per praticamente tutte le numerose regolazioni che potenzialmente offre, è risultato vincitore a una prova comparativa con un anonimo Vox Bulldog Distortion, un combattivo Plexitone, un interlocutorio RAT modificato da Keeley, lo stesso Tonebone Classic e un Menatone King of Britains (quest’ultimo eccellente, ma poco “flessibile” e mooolto costoso). Lasciate perdere gli illustri endorser, che annoverano guru del suono quali Steve Lukather e il mio personalissimo mito Eric Johnson: questo pedale suona bene, nonostante i suddetti Eroi, statene pur certi, non l’hanno mai avuto tra i piedi neanche per un minuto! Boostato dal White Box fornisce una simulazione Marshallosa che complessivamente fa gridare al miracolo. Almeno alle mie orecchie. Alla fine credo di averlo preso a 220 Euro, con buona pace dei timpani del paziente negoziante…

Menatone Blue Collar:



Qui le dolci note cominciano a farsi sentire! Pezzo fortissimo della mia pedalanza, l’overdrive in questione rappresenta il cuore del mio sound, che principalmente ottengo dall’accoppiata di questo gioiello col TS9, per ottenere quello che definirei un “crunch dinamico, presente ed elegante”. I controlli del Blue Collar sono semplici, stravisti (direi quasi “ritriti!”) ma risultano estremamente “fruibili” e “responsivi” in tutto il loro range; la riserva di guadagno ci spinge se lo vogliamo in confortanti territori hard rock, soprattutto se boostato (non manco di dirlo) dal Masottino. Questo pedale non perde mai di calore proprio, non stride mai, rilascia soltanto carezzevoli e sempre gradevoli armoniche. Il potenziometro “pres”, che enfatizza le frequenze nell’intorno dell’attacco del plettro, apre un mondo inesplorato dagli altri overdrive. Comperato in un’occasione particolare, il mio unico SHG, il 30°, strappato dopo una breve prova dalla pedaliera dimostrata quel giorno dall’ottimo Luca Vaghi per 190 Euro. Non sono pochi, signori, ma li benedico per avermi fatto accaparrare il migliore in assoluto tra le decine di overdrive che ho ascoltato in vita mia…enfatizzando il “pres”, con una Strato decente, in posizione intermedia 4-5, maltrattando il riff di “Cold Shot”, il suono che me n’è venuto fuori m’ha mosso alle lacrime…

Ibanez TS9:

Come un vecchio amico che quando ti viene a trovare lo accogli con piacere, che inviti sempre alle tue feste, che non si scorda mai di farti gli auguri, che ti invita per una birra se ti è andata male con la tipa e che se sei al verde ti allunga un prestito senza battere ciglio (nonostante il suo colorito!). Lo uso sovente, col Gain azzerato, il Tone a metà e il Level generosamente spinto, in funzione di overdrive “in seconda”, quasi un booster del Blue Collar, per ottenere il crunch di cui sopra. S’è accontentato di questo ruolo ma ha anche fatto subito amicizia col White Box (dovevo specificarlo?). Imbustato senza nemmeno provarlo, credo per una novantina di Euro (o novantamila Lire, boh) per lungo tempo è stato il mio unico fedele pedalino assieme al Cry Baby, nel periodo pionieristico del mio chitarrismo, in cui cercavo invano di far suonar bene il pietoso canale distorto dell’Hot Rod…

Carl Martin Classic Chorus:



In cerca di un chorus che “colorasse” il suono di una gradevole modulazione da vecchio organo ma fosse nel contempo pratico e fruibile, mi sono imbattuto in parecchi aggeggi (analogici e non, blasonati e non) che avevano tutti due sgradevoli caratteristiche comuni: l’invadenza e una cronica perdita di dinamica…lungi da me! Tanto che per molto tempo ho abbandonato l’idea di portarmi a casa un chorus, effetto che assumeva sempre più alle mie orecchie le sembianze di un “estraneo”…invece questo Carl Martin dall’improbabile colore e dall’apparenza spartana ma confortante mantiene un’eccellente trasparenza e arricchisce il suono in maniera educata e graduale: sembra di “suonarci attraverso”, non lo definirei un chorus esattamente “anni ‘80”, suona un po’ più vecchiotto, mai udito nulla di simile, ma proprio per questo mi piace tanto. Aggiungiamoci poi una simpatica funzione “vibrato” che permette attraverso il potenziometro “rate” di dosare chorus e vibrato e l’interesse verso le sonorità dei nostri arpeggi puliti crescerà in modo sorprendente. Unico leggerissimo difetto: un appena percettibile svuotamento della basse frequenze. Leggerissimo. Del chorus come effetto faccio peraltro un uso piuttosto parsimonioso, sicché ho ben pensato di non orientarmi su nulla di più complesso in termini di funzioni e di tessitura sonora, nonché nulla di più costoso (questo bell’aggeggio, ultimo arrivato in catena, m’è costato non più di 120 Euro).

TC Electronic Vintage Delay:



A mio giudizio, semplicemente il miglior delay digitale in circolazione (o meglio, non più in circolazione, perché ahimè questo bel pedale è fuori produzione). Copia carbone|http://www.accordo.it/articles/2006/03/4611/tc-electronic-vintage-delay-vs-t-rex-replica.html dell’ottimo T-Rex Replica, possiede i requisiti che reputo fondamentali in un delay: ripetizioni precise e fedeli, eventualmente “sporcabili” a piacimento con un efficiente filtro per le alte frequenze che aggiunge sapore analogico alle code sonore, tempo delle ripetizioni regolabile con tap switch (aborro il delay “fuori tempo”, meglio a quel punto desistere), possibilità di regolare a piacimento livello del segnale principale e delle ripetizioni, controllo del livello di output e in più un singolare e interessante tastino per scansionare a triplette le ripetizioni. Una volta provato con gli opportuni settaggi, difficile farne a meno quando si intende aggiungere spaziosità agli arpeggi, conferire maestosità ai soli in distorsione, rendere più frizzanti i fraseggi rockabilly e abbandonarsi a psichedelici giochi di crescendo col potenziometro del volume. Fine serie, ex-demo, in offerta, e chi più ne ha più ne metta, l’ho preso a 200 Euro (affare assolutamente singolare, impossibile credo da riproporre) dopo essermi disfatto di un asettico e incolore, per quanto simpatico, Akai Headrush.

Cablaggio, alimentazione, fissaggio pedali:

Tutto questo “ambaradan” l’ho cablato con qualche metro di ottimo cavo George L’s: mi sono fidato delle numerose recensioni online, e nonostante l’esborso non sia stato dei più indolori (il cavo costa circa 4.5 Euro a metro e ciascun connettore viene a fare 5 Euro) devo dire che mi trovo bene. Complice forse anche il buffer, il segnale attraversa la catena senza degradazioni significative, soprattutto le alte frequenze rimangono intatte e non perdono brillantezza nonostante il tragitto non proprio dei più agevoli (vi risparmio menate varie su true bypass et similia). Non lasciatevi ingannare dall’apparente semplicità di assemblaggio dei George L’s: ponete occhio a tagliare i cavi in maniera ben netta, a infilare a fondo il cavo stesso nella propria sede e ad avvitare il coperchietto in modo da lesionare opportunamente la guaina esterna. Basta fare con superficialità una sola di queste operazioni e, a causa del susseguente “silenzio”, se sopravvivete all’angina che ne consegue maledirete persino questo praticissimo sistema (e a me è inizialmente capitato, ho dovuto ricablare qualche cavo). I George L’s sono però una croce se usati nel jack della chitarra: si attorcigliano che è una bellezza, sono rigidi ed esteticamente orrendi (in pratica, una vomitevole coda di topo che ti esce dal sedere della chitarra). Tra chitarra e pedaliera prediligo dunque i cavi Reference: dopo svariate (e a volte costose) prove comparative ho optato per questi ultimi, che paiono trasferire in maniera più completa il contenuto armonico del segnale (il mio, lungo 5 m, mi pare di averlo pagato attorno ai 25 Euro).

Per l’alimentazione, dopo svariate masturbazioni mentali in merito ad alimentatori stabilizzati, daisy chain demonizzate, notti insonni per paura di ipotetici ronzii, trasformatori esoterici assemblati in chissà quale cantina da chissà quale guru dell’elettronica e venduti a peso d’oro, ho preso il coraggio a due mani e ho optato per un praticissimo Visual Sound 1-Spot, col quale alimento tutto tranne ovviamente Hot British (15 Volt) e Vintage Delay (12 Volt): mi ci trovo a meraviglia, il rumore di fondo è davvero trascurabile, l’ingombro è ridicolo e il costo tutto sommato onesto (io per 45 Euro ho preso alimentatore e daisy chain, ma in molti sostengono che mi hanno quasi fregato).

Per 100 Euro mi sono infine accaparrato un ottimo flight case, di quelli classici neri, costruitomi su misura: ne benedico ogni centesimo, è un lavoro veramente “giusto”, robusto, pulito e corredato di piedini antiscivolo. E poi è bello, e non fa mai male!

Il tutto è fissato (molti aborriranno) con ottimo velcro da 5 centimetri...incredibile a dirsi, questa è stata la cosa più complicata da trovare, tanto che temevo che mi avrebbe fatto rimandare l’obiettivo di chiusura pedaliera, chiudendo il 2008 con un clamoroso nulla di fatto…poi alla fine, proprio mentre cercavo un sistema di fissaggio alternativo che non mi facesse rischiare ogni volta una pioggia di pedalini, sono riuscito a procurarmi (questa volta in regalo) un buon nastro di robusto e santo velcro industriale, col quale i miei pedalini sono al riparo da cadute accidentali, in virtù di un adesivo come Dio comanda.

…e come alla fine di certi cartoni di parecchi anni fa, “that’s all folks”|http://it.youtube.com/watch?v=qaGMMW1kfiA...nelle foto è infine possibile “ammirare” anche i settaggi che mediamente utilizzo per ciascuno dei succitati pedali. Impossibilitato a produrre sample per mancanza di strumentazione adeguata, rimango comunque in ascolto dei vostri commenti e disponibile per qualunque ulteriore chiarificazione!

SaluTONES!!!

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