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Jackson Soloist SL3: un sogno, una realtà
di [user #14767] - pubblicato il

Jackson è un marchio di chitarre spesso associato al metal più estremo, alle forme spigolose ed alle distorsioni esagerate. Questo può essere vero per una parte del catalogo della casa americana, la quale produce anche modelli caratterizzati dalla grande versatilità e dalla qualità costruttiva ineccepibile. La Soloist, in particolare, viene considerata dalla stessa Jackson come il proprio modello più rappresentativo e, in un certo senso, il “top di gamma” della sua produzione.

Sono disponibili diverse versioni di questa chitarra: con o senza Floyd Rose, con due pickup humbucking o con due single coils/mini-humbuckers e un humbucker full size al ponte ed in tre livelli di pregio come, fra l’altro, per la maggior parte della produzione: due made in japan e la più pregiata e costosa made in USA. La chitarra in questione fa parte della fascia intermedia, la Pro Series made in Japan che, come vedremo, ha veramente poco da invidiare alle serie made in USA. Appena imbracciata colpisce per il peso: 4.20 kg, abbastanza pesante, si sente sulle spalle e dopo un paio d’ore che si suona da in piedi la schiena inizia a reclamare pietà. E’ comunque un peso più che ragionevole.

Continuando l’analisi troviamo il body fatto da due pezzo di ontano fiammato, molto bello da vedere e apparentemente di ottima qualità, senza nessuna imperfezione evidente nelle venatura; la cassa è piuttosto spessa (4.5 cm, circa 1 cm in più delle stratocaster). Si nota subito come non ci sia nessuna giuntura o tacco fra manico e corpo: la chitarra adotta infatti il principio del neck-thru-body, ovvero il manico passa in un pezzo unico per tutto il corpo, assicurando sustain maggiore e un’accessibilità eccezionale agli ultimi tasti, qualità che spesso manca sulle chitarre con manico avvitato o incollato. Il manico ha un profilo abbastanza cicciotto e leggermente a D, abbastanza simile a quello di una stratocaster American Standard come spessore, mentre siamo molto lontani dal tipico manico Ibanez. La paletta inclinata è incollata in prossimità del 1°e del 2° tasto, soluzione che assicura una maggiore stabilità a discapito di un leggera perdita di sustain mentre, sempre sulla paletta, abbiamo il punto dove regolare il truss-rod coperto da una mascherina in plastica nera. La tastiera è in palissandro dalla grana piuttosto spessa, mentre i segnatasti sono a dente di squalo in finta madreperla, i tasti sono 24 di grandezza consistente.

La mia Jackson è verniciata in Amber Sunburst, una finitura sunburst rossiccia molto bella, ricorda in un certo senso il cherry sunburst di casa Gibson, ma è più tendente al giallo. La vernice è sottile, come ho potuto constatare da un paio di smiccature (azz…) e data in modo perfetto. Il colpo d’occhio è notevole: il colore molto caldo unito alla paletta matched, i segnatasti che riprendono la forma della stessa e la tastiera scura le danno un’eleganza raffinata, non “sborona”. Il Floyd Rose è originale e tutto l’hardware è nero. Le meccaniche sono marchiate Jackson, molto morbide e permettono una tenuta di accordatura a bloccacorde aperto di tutto rispetto.

I pickups sono due mini-humbucker Seymour Duncan Hot Rails al manico e al centro, mentre abbiamo un Seymour Duncan Jeff Beck al ponte. La chitarra è schermata con vernice conduttiva ed è molto silenziosa, segno di un ottimo assemblaggio e compontistica di qualità. I potenziometri sono graduali e silenziosi, come lo switch dei pickups, il classico strato-style a 5 posizioni.

Appena imbracciata colpisce l’estrema comodità che questa chitarra offre: l’ampio scavo ergonomico sul retro, la smussatura per il braccio e l’assenza del tacco per la congiunzione manico-corpo conferiscono un comfort totale e tutti i controlli sono proprio dove dovrebbero essere. Non c’è quindi il rischio di cambiare inavvertitamente configurazione di pickups durante una ritmica funky come accade sulle Strato.

Iniziamo a suonarla da spenta: si notano da subito le vibrazioni sulla pancia, segno di legni di buona qualità. Il volume sonoro è di tutto rispetto ed il suono è molto gradevole, con una certa enfasi sulle frequenze basse e medio-alte, queste ultime probabilmente date dal massiccio ponte in acciaio. Già in questa condizione notiamo un sustain eccellente.

Accendiamo l’amplificatore sul pulito (nel mio caso un Fender Hot Rod DeVille 212) e notiamo che l’enfasi sulle basse è molto accentuara, accompagnata da medi molto caldi e alti un po’ indietro: il suono è molto gradevole e invoglia a suonare. Usando l’humbucker al ponte si nota un forte innalzamento di volume ed un suono con molti più alti e meno bassi. Molto probabilmente questa configurazione è stata scelta da Jackson per avere maggiore spinta sui distorti, soprattutto nel momento di un assolo, dove un livello d’uscita più alto e una maggiore enfasi sugli alti permettono di facilitare l’esecuzione e uscire meglio dal mix degli strumenti. Il suono è comunque gradevolissimo anche sui puliti, ancora meglio se si chiudono un po’ i toni e il volume, soprattutto su ampli brillanti come VOX o Fender. La chiusura del volume vale anche per i due Hot Rails, dato che il volume d’uscita poderoso porta a saturazione precoce dell’ampli e a una quantità eccessiva di bassi. L’attacco è pronto ma non in modo eccessivo, molto simile a quello di una Stratocaster mentre il sustain è davvero buono, come già risultava dalla prova acustica, aiutato anche dai pickups piuttosto potenti e dalla costruzione neck-thru, che compensa la presenza del floyd rose. La dinamica viene restituita in modo buono nonostante i pickups potenti e piuttosto “metallari”, fattore non indifferente dal mio punto di vista.

Passando ai suoni crunch (il pedale che uso solitamente è un MXR Zakk Wylde Overdrive) i bassi si fanno meno invadenti ed inizia ad emergere un’aggressività elegante che in effetti è un la caratteristica peculiare di questa chitarra: le note escono definite e cremose con gli Hot Rails, scavate e cattive con il JB, il sustain aumenta e le dita scorrono felici sulla tastiera, che ha un radius che parte da 14” per arrivare a 16” a fine tastiera, di una comodità rassicurante! I tastoni grandi permettono di eseguire giochetti tecnici anche a velocità elevate in modo semplice ed immediato, facilitando in questo modo tapping e sweep picking. Le note passano dal quasi pulito all’urlo semplicemente variando il tocco, mentre con il pickup al ponte il suono inizia già ad arrabbiarsi, la distorsione aumenta e il sustain fa lo stesso, invitando a suonare più veloci e più forte, anche se la riserva dinamica del pickup rimane comunque eccellente.

E’ ora quindi di passare all’hi-gain prettamente metal ed anche qui la chitarra eccelle. Il pickup al ponte diventa la posizione che personalmente prediligo in queste condizioni, la maggior presenza di alti e la potenza in uscita elevata ne fanno il pickup ideale per il metal e il rock più duro. I suoni escono definiti ed aggressivi, rimanendo comunque sempre in qualche modo eleganti e coerenti alla timbrica della chitarra a gain più basso. Gli armonici artificiali escono in modo immediato e molto “canterino” ed il sustain incrementa ancora, rendendo di fatto un problema inesistente quello della durata delle note. Con il pickup al manico si ottengono dei suoni liquidi e grossi, davvero piacevoli nei soli.

Nota sulla tenuta dell’accordatura: io sono più comodo a tenere il bloccacorde aperto quando suono in casa e in questa condizione, anche con uso ed abuso della leva, l’accordatura tiene bene, segno della qualità delle meccaniche. A bloccacorde chiuso mi sono dedicato ad ogni tipo di uso della leva, producendo fischi e scuotendolo in modo estremo e l’accordatura ha restituito perfettamente. Ottimo.

Oramai possiedo questa chitarra da 5/6 mesi e ne sono completamente soddisfatto. L’ho testata in più occasioni, con diversi ampli e in diversi contesti. E’ veramente versatile e, anche se di stampo tendenzialmente rock, si riesce a suonare praticamente tutto, semplicemente giocando con la posizione dei pickup e con i controlli di volume e tono. Sono rimasto veramente impressionato dall’ottimo suono blues che è in grado di tirar fuori questa chitarra e, con il pickup al manico e i toni chiusi, si può azzardare anche del jazz, anche se lo strumento si trova decisamente meglio in abito fusion moderna, dove il suo carattere rock è benvenuto. La sensazione è quella di avere sempre qualcosa di ben suonante e solido sotto le dita, in grado di accompagnarci con successo sempre e comunque. Un pelo di versatilità timbrica in più si può ottenere con la possibilità di splitting dei pickups al manico e centro e molto probabilmente sarà un upgrade che farò a breve dato il prezzo ridicolo dell’operazione rispetto alla qualità dello strumento e il vantaggio che si può trarre soprattutto sui suoni puliti, dove un po’ di bassi in meno farebbero comodo.

Concludendo si tratta di una chitarra di alta qualità, che ha veramente poco o nulla da invidiare alla cugina americana, tranne il prezzo e alcune rifiniture di maggior pregio sulla made in USA, ma che non influiscono minimamente sul suono. Considerarla come chitarra universale sarebbe sbagliato, dato che non può coprire fronti sonori da Tele o da Strato, ma è in grado di donare soddisfazioni davvero grandi sia da sola che in combinazione con una chitarra a single coils per le parti più bluesy o tranquille.

Di seguito una pagellina riassuntiva: vorrei mettere in evidenza il rapporto qualità/prezzo veramente eccellente, dato che la chitarra si trova sui 1200€ ed è veramente la scelta migliore per questa fascia di prezzo.

  • Legni: 7.5/10 ottimi, anche se forse non del tutto stagionati dato il peso.
  • Elettronica: 9/10 molto buona per la fascia di prezzo
  • Hardware: 10/10 il migliore disponibile con queste caratteristiche e a questo prezzo
  • Realizzazione: 9/10 Ineccepibile, a livelli liuteria.
  • Finitura: 8/10 Ottima, solo la verniciatura è un po’ spessa
  • Versatilità: 7/10 Altissima, se si accetta un suono base piacevolmente rock e la mancanza dello splitting di serie, unico motivo del 7.
  • Suono: 8.5/10 Veramente buonissimo, sempre coerente. Ho trovato di meglio solo su di una Manne Taos, ma si tratta di prezzi doppi.
  • Rapporto Q/P: 10/10

Ambiti d’uso: Rock, Metal, Prog, Shred, Rock-blues e Fusion prevalentemente, ma in realtà quasi tutto, tranne il jazz, dove sta un po’ stretta.

Saluti e buona musica!

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