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Le chitarre di Bob
di [user #12638] - pubblicato il

Un’ignota chitarra elettrica “da quattro soldi”, che rimarrà forse per sempre nell’oblio, fu la prima. Dylan la cambiò molto presto con una Supro

“con una sfumatura dorata” del ’59 (probabilmente una Dual Tone), una solid body elettrica da rock‘n roll pagata 90 dollari e un amplificatore. Risparmiò qualcosa perché ne prese due insieme all’amico John Bucklen, per cui il negozio del signor Hautala praticò loro uno sconto.

Nell’autunno del 1959, poco dopo essere arrivato a New York, prese una Martin 00-17 del 1949

permutata in cambio della Supro e dell’amplificatore in aggiunta ad una cifra non specificata (anche a quell’epoca una buona acustica non si portava via per niente). È tutta in mogano, anche la tavola armonica, una scelta forse dettata da esigenze economiche più che musicali. Questa chitarra non compare in alcun disco o registrazione ufficiale, ma si può ascoltare nei ‘Minnesota Tapes’.
Nel 1961 la cedette (non è dato sapere a che titolo) a Kevin Krown, uno dei suoi primi manager, ed oggi è visibile (anche on line) presso l’Experience Museum Project di Seattle.Fu sostituita da una Gibson J-50

del 1945 (“it was a great guitar”), che appare nella foto di copertina di ‘Bob Dylan’ e nelle registrazioni di ‘Freewheelin'’, insieme a varie Martin fornite dalla Columbia. La chitarra “went missing” in circostanze mai chiarite e fu sostituita da una delle più famose entrate in suo possesso, la Gibson Nick Lucas Special

.La Nick Lucas è una chitarra del tutto particolare e si porta dietro una storia che rasenta la leggenda. Verso la fine del ’63 Dylan entra nel negozio ‘Fretted Instruments’ di Marc Silber a New York e ha urgentemente bisogno di una buona acustica per la perdita della J-50. Dopo aver provato vari strumenti non è soddisfatto e sta per andarsene quando Marc gli propone di provare la chitarra personale di sua sorella Julie. È una splendida 00 del 1929 (o del 1930) con tredici tasti fuori corpo. Ha la particolarità di montare un ponte di origine Guild e un battipenna Martin, ma Dylan la prende lo stesso, non si sa se informato delle modifiche. “Era in splendide condizioni quando gliel’ho venduta, tranne qualche piccola fessurazione sul top”, spiegò poi Marc, sorvolando sui cambiamenti che qualche liutaio non proprio ortodosso aveva apportato. Con la Nick Lucas registra ‘Another Side of Bob Dylan’ e ‘Bringing it All Back Home’ e compare nei film ‘Don’t Look Back’ e ‘Eat The Document’.
Durante il tour in Australia del 1966 Bob danneggia la chitarra chiudendo alcune armoniche nella custodia sopra il top, sfondandolo. Acquista quindi uno strumento da un liutaio locale per finire i concerti e fa poi riparare la Nick Lucas.
In quegli anni compare anche una Fender King, rinominata "Kingman" alla fine del 1966, che si può vedere nel film ‘Eat the Document’ dove Dylan e Robertson suonano nuovi pezzi tra cui ‘What Kind of Friend is This?’ e ‘On a Rainy Afternoon’.

 Questo modello appartiene alla serie acustica della Fender uscita nel 1963 che non ottenne molto successo sia a causa del design che si ispirava alle chitarre elettriche, poco apprezzato dai chitarristi folk, sia per il suono di scarso livello. Anche per Dylan è solo una meteora. Sempre di quel periodo sono una Fender Jaguar,

un Jazz Bass

e una Strato sunburst

impiegate nella registrazione di ‘Highway 61 Rivisited’ del ‘65.
Dopo la rivoluzione elettrica, nel lungo tour mondiale del 1966 suona una Telecaster nera del 1958

.

Nei tardi anni ’60 e fino ai primi ’70 ancora Martin e Gibson, tra cui la J200

ela bellissima Gibson Dove

con cui registra ‘John Wesley Harding’ nel 1967 e i promo di ‘Nashville Skyline’) a fianco della fedele Nick Lukas: una Martin 0-18

al concerto Guthrie Tribute del gennaio 1968, una Gibson J-200

che compare sulla copertina di ‘Nashville Skylin’e (1969), utilizzata anche al festival dell’Isola di Wight. Al Johnny Cash Show suona una Martin Triple 0-18

al concerto per il Bangladesh una D-28

al Chile Benefit concert del 1974 una 00-21,

una “slot head” con attaccatura al 12° tasto, fasce e fondo in palissandro brasiliano, uno degli ultimi gioielli a cassa piccola prodotti dalla Martin in quegli anni prima del nuovo Folk-Revival, che vide nascere moltissimi modelli “D”. La stessa chitarra fu portata in tour nel 1974 con 'The Band', tour in cui suonò anche una strana Gibson SG

con i controlli sul battipenna.
La Martin 00-21 viene anche utilizzata durante le registrazioni di ‘Blood On the Tracks’ nel settembre 1974 e in alcune riprese appare con un battipenna modificato. Compare ancora nel ‘Rolling Thunder Revue’ del ’75 -’76. Nel 1975 registra ‘Desire’ con una Martin D-45,

tra le altre.
Al Newport Festival del 1975 imbraccia una Stratocaster nera con battipenna bianco del ’62

.

Durante il ‘Rolling Thunder Revue’ Dylan esibisce diversi modelli Martin e Gibson vintage, forse l’unico tour in cui sfoggia una tale collezione.
Nel ‘Budokan tour’ del 1978 compaiono due Yamaha FG

che usa in alternanza ad una Washburn EA-26

.

Ancora una Washburn segna il tour del 1984: una Monterey sunburst

che appare anche sulla copertina di ‘Real Live’. Sempre in quell’anno suona una Gibson Les Paul nera.

Nel 1986 e ’87 usa ancora la Washburn nera insieme a varie Martin. Sempre degli anni ’80 è una Strato sunburst anni '50 che porta nel ‘Temple in Flames Tour’ con Tom Petty.

Nel giugno del 1988 inizia lo storico ‘Never Ending Tour’ suonando ancora una SG

dal vivo, questa volta autentica. Per molte stagioni del ‘NET’ (acronimo coniato da Dylan stesso) suona una Martin D-28,

ma dai primi anni ’90 ritorna a Gibson con varie J-45

e una Starburst Acoustic Electric del 1991.

Durante gli anni ’90 è degna di nota una Gibson Advanced Jumbo Reissue sunburst,

la progenitrice della J-45, copia della chitarra di Guthrie. Nell’autunno 2001 appare con una singolare Martin dreadnought denominata Negative

per la livrea nera in abbinamento a tastiera, paletta, battipenna e altri particolari bianchi, come fosse appunto il negativo di una fotografia. Questo modello era stato costruito per l’anniversario dell’Acoustic Guitar Magazine circa un anno prima. Dylan vide la chitarra e chiese alla Martin di costruirgliene una uguale, ma con battipenna doppio.
Negli anni del nuovo millennio appare con una Stratocaster

e una Tele Thinline

entrambe sunburst, una J-45 a doppio battipenna

e molte altre.

Martin, Gibson, Fender, con poche eccezioni come Yamaha e Washburn. Pare che Dylan prediliga i classici, senza neanche spendersi troppo per cercare strumenti di liuteria o con caratteristiche particolari. Evidentemente, ben ferma la qualità del materiale usato (e chi si potrebbe lamentare?), su tutto prevale la sua personalità, la sua poesia, qualcosa che dà valore aggiunto a qualsiasi strumento, anche il più modesto ed elementare.

È vero, non stiamo parlando di uno strumentista puro, ma oggi, sempre più spesso, molti musicisti sembrano cercare il Santo Graal dello strumento, rasentando a volte il feticismo, per coprire magari qualche lacuna e stanchezza nella propria creatività. Dylan non ha mai perso troppo tempo con i dettagli, con i check sound, con inezie da comune mortale, sviluppando un rapporto disincantato con lo strumento, con la musica stessa, che gli ha permesso di non fermarsi mai, di rinascere costantemente nell’arco della sua lunghissima carriera come pochi altri, mantenendo altissimo il livello della sua arte e del suo mito.

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