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Martin OM18GE 1930
di [user #179] - pubblicato il

Possedere una Martin della Golden Era, ovvero una Martin Pre-War, è uno dei sogni ricorrenti di quasi tutti i chitarristi acustici del mondo. Potrebbe addirittura essere superfluo ricordare in questa sede che il suono di questi strumenti è - quasi sempre - straordinario, e che la miscela di arte, qualità, ed invecchiamento di queste chitarre le trasforma in oggetti di culto affascinanti con un timbro così sonoro, aperto e armonico da risultare irriproducibile con uno strumento nuovo di pacca. Piccolo ma insormontabile problema: il prezzo delle Martin pre war. Una chitarra del genere a seconda del tipo, dell'anno e delle condizioni, può arrivare a costare quanto un appartamentino al centro di Milano.

Martin OM18GENonostante questo assunto, molti liutai e piccole aziende americane tra le quali spiccano per notorietà Santacruz e Collings, hanno iniziato a costruire chitarre di pregio rifacendosi ai progetti delle Martin pre war ed aggiungendoci, magari e talvolta, quel pizzico di personalità che non guasta mai in un prodotto di fascia alta. Ne è scaturito un mercato in costante crescita che ha creato non pochi problemi "esistenziali" e commerciali alla Martin stessa, azienda che ha letteralmente inventato la chitarra acustica in tutte le sue varianti (tranne debite eccezioni marcate Gibson).

In altre parole il buon CF Martin IV ha visto restringere sempre più la propria fetta di mercato a tutto vantaggio di aziende che producevano copie fatte meglio, dei suoi stessi modelli. Voglio precisare che non parliamo di modelli particolarmente ricchi di abalone o teste di serie, ma proprio di quelle chitarre ruspanti e meravigliose delle serie OM, 18, 28, e 000 12 tasti.

L'idea di realizzare delle chitare di classe superiore che si avvicinassero non solo come look ma anche come suono (tranne la debita apertura e maturazione del suono che viene con gli anni) alle Martin pre war, è stata annunciata da CF alla classe dirigente Martin con un sonoro eccheccazzo e mò basta dopo che una nota rivista di settore aveva proposto un sondaggio universale che vedeva perdenti tutti i modelli martin rispetto ai propri cloni di pseudoliuteria e liuteria.

Le martin Golden Era sono null'altro che copie fedeli di alcuni modelli Martin costruiti in periodo pre bellico, costruite utilizzando il meglio dei legni (standard dell'epoca) reperibili sul mercato. Parliamo grossomodo ed essenzialmente di Aridondack spruce, ebano, mogano e palissandro brasiliano. E qui il gioco si fa duro perchè il palissandro brasiliano, com'è noto, ha dei costi proibitivi di suo, se poi è anche accuratamente selezionato, il costo finale delle strumento comincia ad imparentarsi, anche se alla lontana, con una martin vintage o quasi. La cosa intelligente da fare - a dirla di chi bazzica in ambiente Martin - quindi, è buttarsi sui modelli in mogano, come ad esempio la signore qui presente, la Martin OM18GE 1930, il cui costo di listino negli usa è 4.399 dollari. In Italia pare non sia ancora importata. Che io sappia ce ne è una sola dal liutaio Lucio Carbone in vendita scontatissima a 3600 euro. Forse qualcosa in meno si potrebbe spuntare da Guitar Workshop di Foggia che su Martin è piuttosto forte. Personalmente io non ho mai amato il mogano o forse non l'ho mai capito, per cui la prova che vado ad effettuare parte con un preconcetto da un lato (il mogano) e una curiosità morbosa dall'altro (le martin fatte come le faceva mammà)

om18 ge back

A colpo d'occhio la chitarra che spunta dal fodero manca di orecchie, ovvero sembra non abbia le meccaniche che invece sono in asse con i pioli, dietro la paletta stessa. In pratica sono meccaniche da banjo, le uniche usate intorno agli anni 30. Sulla paletta della OM18GE manca l'amato logo Martin, cosa che rende nell'insieme la parte finale della chitarra non proprio bellissima seppure originale (in tutti i sensi). La chitarra in se è priva di fronzoli, molto sobria e nonostante sia una copia fedele della omonima OM18 del 1930 non riesce a dare l'idea di essere una chitarra "vintage" forse proprio per via della paletta che ironia della sorte sa più di "steinberg" che di antico.

A livello costruttivo le caratteristiche salienti di questo modello sono: TOP BRACES scalopped 1/4 come in stile golden era in solid adirondack spruce, corpo e fasce in mogano, top in adirondack, binding e rifiniture in palissandro brasiliano. Il manico è un V modificato in stile anni 30 (meno comodo di quello montato sulla 00028EC che resta a mio avviso la martin più comoda da suonare in assoluto) tastiera in ebano, larghezza al capotasto 1 3/4.

La chitarra è decisamente leggera il che mi fa pensare a spessori piuttosto ridotti del legno e ad un suono particolarmente arioso. L'impatto con le prime note ed i primi accordi, per chi proviene dal rosewood ed ha poca esperienza con il mogano, è di suonare una chitarra di vetro. Provenendo da chitarre in palissandro ci si abitua ad una certa morbidezza del suono, ad un certo calore e persino ad un certo "ritardo" nell'attacco delle note che è talmente tipico da influenzare il tocco o la pennata creando un modo di suonare che mal si applica all'effetto clavicenbalo di questa chitarra. La chitarra vibra molto ed è ricca di armoniche e di soustain ma l'attacco è "a martelletto", immediato e secco. La differenza si avverte proprio nel fingerpicking dove questa chitarra si esprime al meglio e lo fa chirurgicamente. Le note non si mischiano, sono perfettamente udibili come se viaggiassero su canali separati di un mixer e così anche i ricchissimi armonici. Il suono degli accordi invece risulta stranamente pieno ed oserei dire anche caldo considerato il mogano. In termini di sousten e ricchezza armonica, paragonando la Martin 00028EC alla Martin OM18GE, la seconda sembra avere soustain e overtones decisamente superiori alla prima, ma con un timbro più duro, asciutto, meno morbido.

Altra caratteristica di questa chitarra, perlomeno ora che è decisamente nuova, è che ad una maggiore sollecitazione corrisponde un semplice aumento di volume e non una mutazione timbrica come avviene per le chitarre in rosewood. Questa cosa che può sembrare marginale costituisce una notevole differenza in esecuzioni dinamiche perchè la OM18GE risulta "meno cattiva" pur essendo genericamente più spinta ed aggressiva - in generale - di una omonima rosewood. Suonata un stile blugrass la chitarra ha bassi scattanti e tondi, che non "eccedono" in quel suono un pò sguaiato delle dred che a volte è preferibile per questo genere.

In definitiva è un pò presto per dare un parere definitivo su questa chitarra che per le sue capacità di produrre da subito sustain e overtones a profusione si preannuncia come una chitarra spettacolare sotto questo aspetto sin da ora, ed un mostro dopo qualche anno di esercizio, quando il suono si sarà aperto definitivamente.

LE CORDE MARTIN SP 012/054

Le corde montate su questa chitarra sono le Martin SP 80/20 bronze, che io ho sempre trovato particolarmente dure e con uno 054 sul E della sesta corda che "alza" di un minimo - ma pur sempre percettibile - il livello della corda sopra le altre rendendo leggermente scomodo suonere alcuni pezzi. Partendo da questa considerazione e rifacendomi al discorso fatto in altro post, ovvero che bisogna introdurre il correttivo corde per trovare il perfetto equilibrio timbrico di una chitarra, ho deciso di montare le John Pearse 610LM, corde morbide dal suono caldo.

PROVA CON LE JOHN PEARSE 610LM Phosfor Bronze and silk wound 012/053

La prima senzazione è quella di maggiore familiarità con lo strumento e con la tastiera. La chitarra acquista subito quel calore che le mancava ma nel contempo spegne "l'equalizzatore" che enfatizzava gli alti e gli armonici. Il soustain e gli overtones sono sempre lì, ma dimessi, più nascosti nell'impasto. La chitarra rende molto bene nella ritmica per accompagnarsi al canto, è potente e calda, ma... gli manca ancora qualcosa...

PROVA CON LE ELIXIR NANOWEB 012/53

Si riaccende l'equalizzatore. La chitarra è brillante, ricca di armonici e con un impasto che predilige il plettro o l'unghia piuttosto che il polpastrello. In sintesi, l'effetto clavicembalo, l'assoluta precisione delle note costituiscono l'aspetto più evidente della personalità di questo strumento. Paragonata con le mia altre chitarre di taglio OM (la 00028EC e la Goodal RGCC) che montano le stesse corde, pur essendo nuova, ha un soustain ricco di armonici molto presente e lascia presagire che una volta "aperta" la chitarra suonerà come in una cattedrale. La 000EC ha però un timbro più familiare, più caldo che diventa continuamente la pietra di paragone non perchè sia effettivamente migliore, ma perchè è il suono che ho nelle orecchie da tempo. La Goodall invece, anche lei ricca di overtones, è la più comoda da suonare ma ha un suono "moderno" adatto più al fingerpicking creativo che ai suoni americani

C'e da dire che il mogano ha un suono tutto suo, notoriamente meno caldo del rosewood, ma più pronto, più preciso e più pulito, ed in questo la OM18GE risponde in modo sorprendente. La valutazione è semmai, se questa chitarra, al di là del suo valore intrinseco, possa essere preferibile ad analoghi modelli in rosewood. A questo punto la risposta è davvero complicata. Quelli che sono alcuni dei pregi della chitarra come la "tensione" che si avverte sulle corde (e che era scomparsa con le John Pearse silk wound), fornisce quell'attacco così pronto che quasi spiazza. Pertanto, nei limiti della regolazione ottimale del trussrod, provo al "allentarlo" per cercare di ottenere quella morbidezza che sembra essere l'unica pecca di uno strumento eccezionale ed in effetti, a discapito di una action praticamente inesistente, ecco venire fuori un suono più morbido ed ancor più ricco

CONCLUSIONI

Dopo circa un mese dalla prima prova della chitarra, superato il preconcetto verso i legni diversi dal palissandro ed allenato l'orecchio sul mogano ho preso maggiore confidenza con questo strumento ed ho incominciato ad essere più obiettivo e distaccato. In effetti la OM18GE è una chitarra sorprendente. Il suo volume è praticamente il doppio di quello della 00028 in palissandro e la timbrica è assei meno fredda di come mi appariva all'inizio. Passando velocemente dalla OM18 alla 00028EC sia avverte in "calo" uno spegnimento dinamico che necessita qualche istante prima di resettarti il cervello per farti riapprezzare le qualità timbriche e di calore della chitarra preferita da Clapton. Decisamente, ed istintivamente, da una settimana circa, quando voglio suonare in fingerstyle prendo in mano la OM18GE preferendola alla 00028EC che è nel mio cuore e nelle mie orecchie già da un bel pò.

GIUDIZIO FINALE

ESTETICA 7 (non bellissima per via delle meccaniche tipo banjo e molto essenziale)
COSTRUZIONE 8 (il meglio per uno strumento non fatto da un luìiutaio)
SUONABILITA' 9 (non a livello Goodall, ma ottima)
CONFORT 9 (molto leggera e maneggevole)
TIMBRICA 9 (una volta fatto l'orecchio al mogano è eccellente)
MECCANICHE 7 (scomode per il verso di rotazione invertito ed eccessivamente sensibili)
RISPOSTA 10 (immediata)
VOLUME 10 (enorme)
OVERTONES 10 (ricchissima di armonici)
SUSTAIN 10 (veramente notevole)

GIUDIZIO COMPLESSIVO: 8.9 su 10

chitarre acustiche om18ge
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