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Appunisce a parlesia?
di [user #17844] - pubblicato il

C'è stato un tempo in cui i musicisti, anzi, i musicanti, erano una sorta di popolazione nomade, considerati gente di cui diffidare, pericolosi, alla stregua di zingari e malavitosi e che, effettivamente, possedevano spesso peculiarità tipiche dei più bassi strati della società. Non stiamo parlando dei musicisti di corte, dei compositori che frequentavano i migliori salotti nobili e borghesi sfoggiando la propria arte, frutto di anni di studi accademici, bensì dei piccoli orchestranti, musicisti di strada, autodidatti da osteria, i maestri della "pusteggia" insomma.
Sì perché, parallelamente alla storia della musica colta, veniva scritta un'altra storia che non vanta nessun nome famoso, snobbata dai libri di storia ma mai sottovalutata o dimenticata dagli addetti ai lavori, quella del musicista lavoratore, che suonava quando e dove la situazione lo permetteva, viveva alla giornata e, nel suo precariato, contava sull'unico appoggio dei suoi colleghi sparsi per l'Italia. Forse, parlando di questo genere di musicista, la mente corre subito alle case di tolleranza di New Orleans, a quei pianisti da intrattenimento e le piccole orchestre di neri, presi dalla strada e piazzati su un palco tra un arresto e una rissa, ma la nostra storia ha luogo molti anni prima e nella nostra terra. I protagonisti sono i precursori bianchi di quei musicisti che, come loro, formavano un enorme club privato senza tessere nè presidenti, solo fratelli che si sostengono a vicenda. Ma come identificare questi soci? Chiaro: una lingua, anzi, uno slang, un gergo grazie al quale poter parlare indisturbati, riconoscersi, scambiarsi preziose informazioni e dritte senza essere capiti da chi non fa parte di questo circolo, della massoneria dei poveri. E quale gergo sarebbe stato il più adatto per accomunare un popolo di spiantati, senzatetto, volgari maestri di musica, per lo più meridionali (dove la precarietà dei musicisti era particolarmente sentita) e raccomandabili quanto un camorrista? Beh, ovvio, il gergo usato dalla maggior parte dei banditi del sud Italia: la Parlesia.

Appunisce a parlesia?

La Parlesia è essenzialmente una versione riveduta e corretta, semplificata se vogliamo, del dialetto napoletano, dove alcuni termini affondano radici antiche mentre altri sono totalmente inventati. Siccome l'utilizzo di questo codice era limitato solitamente a conversazioni riguardanti soldi, musica e donne il vocabolario era piuttosto limitato, con pochi sostantivi, pochissimi verbi, e la ridondante desinenza "esia", con la quale è piuttosto facile tradurre molte parole senza incorrere in particolari errori: la stessa parola "parlesia" non è altro che la traduzione di parlata, inteso come "lingua", con la solita desinenza, parl-esia. Per rendere le cose ancora più elementari i verbi essenziali sono solo due, appunire (appunì) e spunire (spunì), che non hanno una traduzione in italiano, ma basti sapere che il primo ha una generica accezione positiva, il secondo negativa, tutto qua. Senza dilungarmi troppo preferisco farvi un esempio pratico che chiarirà la cosa.

In un episodio del libro "Usciti in fantasia" (che consiglio caldamente, un bellissimo spaccato di realtà d'altri tempi), ma non solo, Luciano De Crescenzo inserisce uno splendido dialogo in parlesia tra due vecchi amici musicisti, si tratta di un ricordo della sua infanzia: i due erano, nell'immaginario del piccolo Luciano, a causa di alcune fantasiose storie raccontategli da suo zio, due ex gangsters americani, strettissimi collaboratori di Al Capone, e la strana lingua che usavano gettava ancor più ombra sul loro passato ("le altre famiglie avevano la tv, noi avevamo zio Luigi"). Vi riporto qui di seguito testo e traduzione:

- "Appunisce 'a chiarenza? (Vuoi un whiskey?)"
- "No, tengo 'a fegatesia addovà. E tu che stai appunendo? (No, ho il fegato a pezzi. E tu come stai?)"
- "Uhm"
- "Appunisce quacche jamma? (Hai qualche donna?)"
- "Nu spunì bacarie: si nunn' appunisco a me, comm' vuo' ca m'appunisco 'na jamma? (Non dire sciocchezze: se non riesco a mantenere me, come vuoi che mantenga una donna?)"
- "Appunisce armeno 'na machinesia? (Hai almeno una macchina?)"
- "L'aggia avuta spunì. (Me la sono dovuta vendere)"
- "E comme abbusche 'a campesia? (E come ti guadagni la giornata?)"
- "Cunosco a 'nu jammone c'appunisce 'na gallaresia e fa l'astesia tutte 'e sere e po quacche vota appunisco 'a pusteggia. (Conosco un signore che ha una galleria e fa un'asta tutte le sere, e poi qualche volta vado a cantare nelle trattorie)"
- "Aggio appunito, fai accauto e allauto a comme vene vene. (Ho capito, fai quello che ti capita, come viene viene)"

Appunisce a parlesia?

Pochi verbi, poche parole e pochi argomenti, ma il necessario per socializzare, scambiarsi pareri su quanto "spunisce o' jammone" (paga il gestore) o su come suona "o' jammo e fierro filato" (il chitarrista), se è "toche", ovvero bravo, o se prende una "fella", una stecca, o se "sta chine e' zucchere", nel caso ne abbia prese tante, di queste "felle" (letteralmente fette, nel caso in particolare, in senso figurato, fette di pastiera, il dolce, quindi star pieno di zucchero vuol dire aver mangiato tante fette di pastiera!) o ancora per scambiarsi informazioni più ardite su qualche jamma, magari se "appunisce 'a 'ndindallè", che non sto qui a tradurvi, ma che mi ha donato una visione totalmente comica del sesso orale (ops!).

La tradizione della parlesia è ancora viva, anche se ormai ha cambiato volto e la sua utilità è ormai dubbia: mentre un tempo si trattava di un mezzo segreto per riconoscersi e difendersi in un ambiente difficile, oggi è alla portata di tutti, raramente si sentirà un musicista usare questo gergo, se non in rari casi, come vecchi posteggiatori nostalgici, piuttosto sarà facile incontrare giovani studenti che vantano di conoscere la famigerata lingua dei musicanti, la imparano un po' dai film, dai libri, per sentito dire ed addirittura dai dizionari. Il rito iniziatico dei giovani orchestranti d'altri tempi è diventato un modo per dire "eh si, sono un musicista navigato che sa il fatto suo". La cosa importante da chiedersi ora è se la parlesia sia diventata folklore perché non se ne sente più necessità o perché il mondo dei piccoli musicisti si è talmente disperso, andato via via disgregandosi facendo spegnere quella fiamma di complicità che accomunava una volta i musici spiantati di tutta Italia. Voi cosa dite?



Questo articolo, parte dell'archivio storico di Accordo, è stato restaurato per una miglior fruizione sui dispositivi moderni.
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di lorenzof [user #17952]
commento del 30/10/2009 ore 11:5
Son rimasto sbigottito. Ignoravo del tutto l'esistenza di questo slang!!
Rispondi
Grande Pino
di Oskar77 [user #17983]
commento del 30/10/2009 ore 12:4
Ciao, a tutti.. in fatto di chitarre PIno Daniele ne ha sempre "sfoggiate" tante e alcune anche particolari.. Non avevo mai visto Pino Daniele con una Les Paul, ma soprattutto non pensavo avesse quella tecnica... veramente bravo.. Ciao.
Rispondi
Re: Grande Pino
di Eclipse707 [user #11329]
commento del 30/10/2009 ore 13:1
Quel live è famosissimo, fu fatto per una tv svizzera, consiglio a tutti l'acquisto!
Rispondi
Re: Grande Pino
di Eclipse707 [user #11329]
commento del 30/10/2009 ore 13:2
Quel live è famosissimo, fu fatto per una tv svizzera, consiglio a tutti l'acquisto!
Rispondi
Re: Grande Pino
di sepp [user #10489]
commento del 30/10/2009 ore 16:3
...e contiene a me me piace o blues, uno dei più bei pezzi di Pino Daniele (almeno secondo me)
Rispondi
Re: Grande Pino
di sepp [user #10489]
commento del 30/10/2009 ore 16:3
Pino Daniele è uno dei migliori chitarristi che abbiamo qui in Italia!
Rispondi
Re: Grande Pino
di Spunito utente non più registrato
commento del 22/03/2011 ore 18:2
La Les Paul custom nera...era il suo marchio di fabbrica nel periodo d'oro...da Nero a metà a Sciò (1979-1984)...lo conosci da poco Pino eh ??
Rispondi
Re: Grande Pino
di Oskar77 [user #17983]
commento del 22/03/2011 ore 18:4
Si.. infatti sono uno di quelli che ascoltava/ascolta tanto i chitarristi internazionali senza curarmi che in Italia abbiamo validi talenti.. Grazie.
Rispondi
fenomemenale
di Spilung [user #20537]
commento del 30/10/2009 ore 12:4
complimenti,la fantasia dei popoli non ha veramente limiti
Rispondi
appocundria
di sciani [user #3555]
commento del 30/10/2009 ore 13:4
"Appocundria me scoppia ogne minuto 'mpietto peccè passanno forte haje sconcecato 'o lietto appocundria 'e chi è sazio e dice ca è diuno appocundria 'e nisciuno …Appocundria 'e nisciuno." Ecco cosa mi e' successo, mi hai fatto venire l'appocundria, sono a torino da quasi 10 anni e uno dei miei migliori amici e' uno degli ultimi posteggiatori napoletani che lavora alla bersagliera al borgo marinari, mannaggia' a te ;-)
Rispondi
Re: appocundria
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 19:0
Eheheh, Napoli si lascia col corpo ma mai col cuore, e lo dice uno che appena trova un'occasione fuori se la darà a gambe!
Rispondi
Un Mito
di Lespo [user #18097]
commento del 30/10/2009 ore 14:5
Per un ragazzo nato negli anni 70 che è dovuto andare via da Napoli per trasferirsi al Nord negli anni 80 c'era un solo mito: Pino, o meglio Pinuccio. A dieci anni avevo un poster sopra al letto di Pinuccio che con le braccia alzate e una chitarra nera a tracolla. Non sapevo niente di musica, scale e sostituzioni di tritono sapevo solo che quella musica mi piaceva, mi faceva stare bene, senza domande, la prendevo come un bimbo che si allatta al seno della mamma, non si chiede di cosa è composto, lo beve e basta. Poi è arrivato il 1987 e il primo scudetto del Napoli, ed io scesi nella mia città per festeggiare, ad un certo punto si sparse la voce che ci sarebbe stato un concerto gratuito al San Paolo di Pino. Ci andai e mi cambio la vita. Ho cominciato a suonare sulla classica chitarra marcia con le corde di nylon che ti lascia un cugino, mi sono messo in cameretta ed al posto di fare i compiti tiravo giù ad orecchio tutte le canzoni di Pino (all'epoca non c'era internet). In seguito ho scoperto che quella chitarra che imbracciava era un Les Paul Custom, e verso i 20 anni dopo una stagione fatta da cameriere andai a Milano e finalmente ne comprai una di seconda mano. Quella è stata la sua chitarra degli anni d'oro, quelli della super band con Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo, quella dei primi 4 dischi e relativo Live Sciò che per me rimangono quanto di meglio l'Italia abbia potuto realizzare musicalmente, tecnicamente ed emozionalmente.
Rispondi
La Parlesia!!
di mytele [user #19958]
commento del 30/10/2009 ore 14:5
Me ne aveva parlato un mio amico napoletano qualche tempo fa! Troppo forte!!! L'Italia è una terra piena di sorprese e ricchezze!!
Rispondi
A parlesia
di feverdreamx [user #20705]
commento del 30/10/2009 ore 15:2
ovvio che esiste ancora la parlesia...provate a chiacchierare con un turnista napoletano, quelli che ancora suonano con i cantanti che fanno classica napoletana o coi neomelodici...i musicisti che suonano nel napoletano da una vita...Napoli dove ancora esiste (anche se non + come un tempo) via San Sebastiano,la strada della musica, dove a ridosso del conservatorio si concentrano i + importanti negozi di strumenti musicali dell'intera Campiania (e per alcune cose di tutta Italia)...certo è anche il fatto che la parlesia col passare del tempo si è semplificata avvicinandosi di + al "normale" dialetto napoletano...perchè sta sparendo? semplicemente perchè non ci sono + i musicisti disposti a morire di fame per vivere di ciò che considerano la loro massima e o unica passione, perchè il mondo globalizzato ti impone di fare anche altro (soprattutto se vuoi guadagnare abbastanza da farti una vita normale ed una famiglia)...quanti di noi riescono a vivere di musica senza dover rinunciare a nulla senza il bisogno di assurgere alla fama mondiale?non esiste + il mondo nel quale era facile incontrare persone (forse 9 su 10) che non avessero mai lasciato la loro città, dove ogni città era un mondo a se... basta...mi fermo qui perchè rischio di diventare nostalgico (strano per la mia giovane età, nella quale però ho avuto modo di scontrarmi col mondo ed incappare in tantissime piccole nuove e vecchie realtà)e noioso... bell'art. XD
Rispondi
Re: A parlesia
di edgar587 [user #15315]
commento del 30/10/2009 ore 23:3
quante fughe dai corsi dell'uni più spaccaballe per andare a sbavare davanti alle vetrine di via S.Sebastiano con gli amici musicanti! Eppure non sapevo nulla di questo fenomeno linguistico...mah! per quanto riguarda me e il mettere il naso fuori di casa, però, è meglio aver conosciuto la realtà di Napoli,mi ha fatto rendere conto di quanto Salerno sia un paesino, dopo tutto,anche se continuo ad amarla!
Rispondi
p.s.
di feverdreamx [user #20705]
commento del 30/10/2009 ore 15:2
p.s. ma vi siete accorti di quanto sembra minuscola la LP sulla panza di Pino XD?
Rispondi
La Parlesia e' ancora viva!
di Troubadour [user #20311]
commento del 30/10/2009 ore 15:3
Eh si! da "vecchio prufessore di concertino" (e' cosi' che si chiamano i musicisti da "strada" napoletani) lo posso effermare con certezza. Io e tutti i miei amici e colleghi la conosciamo e, all'occasione la parliamo ancora, anche se non certo ad un livello molto profondo. Ma il fenomeno bello e affascinante e' un'altro: parecchi termini della Parlesia sono entrati nel dialetto napoletano moderno: chiunque a Napoli e dintorni sa cos'e' "o' prosio", oppure "'o' lanzitorio", o ancora " sgama' " e tanti tanti altri ancora! Comunque complimenti per l'articolo a Rozzo Aristocratico che deve essere realmente tale, altrimenti mai avrebbe aperto un'argomento che per i musicisti napoletani e' quasi tabu' da trattare in pubblico, cioe' rendere palese e comprensibile la parlesia. Saluti.
Rispondi
Re: La Parlesia e' ancora viva!
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 19:0
Devo essere sincero, ero un po' insicuro riguardo l'argomento, se trattarlo o meno, data l'importanza che ha per alcune persone, però pensando a tutte le guide complete che si trovano in giro alla portata di chiunque mi sono deciso, non me ne vogliano i nostalgici :D
Rispondi
"Cunosco a 'nu jammone c'appunisce 'na gallaresia
di bernablues [user #16917]
commento del 30/10/2009 ore 16:0
" Che bellu jammone... e comme o' sape fa, sta capa e mellone a me m' fa 'ncazza" Te la ricordi?.....per cui la parola "Jammone" è un vocabolo della PARLESIA, che Pino Daniele ha usato, oppure sbaglio? Però che bello sentirsi parte di una cerchia in cui ogni membro ti riconosce come suo fratello anche se non ti conosce.
Rispondi
Re:
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 19:1
Esattamente, e non è nemmeno l'unico caso: in "I buoni e i cattivi" c'è un intero break in parlesia, a 2.00 per la precisione. vai al link non ho inserito questo video nell'articolo solo perchè personalmente questo periodo di Pino non mi piace per nulla, e farebbe decisamente meno atmosfera parlando di musicanti e parlesia!
Rispondi
Ciao, questo e' il
di wildthumb [user #21313]
commento del 30/10/2009 ore 16:2
Ciao, questo e' il mio primo commento in questa comunita. Chi abbia cercato varie strade musicali,preparato o meno studfiosoaccademico o meno acustico o elettrico, pop o rock o che.... potrebbe aver scoperto che, indipendentemente dal vernacolo, sul territorio ancora vigono leggi di brigantaggio, per esempio , invito chiunque di voi a provare a suonare con un piccolo ampli e il prorprio strumento , negli orari e angoli migliori,della vs città, scoprirete allora che esiste una vera e propria mafia, di musicanti,quelli peraltro di più bassissimo livello assaje, ma non temete non saranno loro a cacciarvi in malo modo,se siete furutunate saran le più disparate autorita' in qualche veste ,a piacere, in ossequio alle ordinanze e quant'altro mentre i " musicanti" vi guarderanno ghignando andadno poi impuni ad occupare 'o posto vacante ,stavolta senza alcun intervento...dall'alto.Spero di non scatenare soverchie polemiche , specie da coloro che non avran provato in prima persona. Quindi vi invito nuovamente prima alla prova empirica, poi a commentare, ciao , buona musica e buon lavoro
Rispondi
I' so' pazzo...
di saketman2 [user #18572]
commento del 30/10/2009 ore 18:0
nun ci scassate u' c#zzo!:)) Grande Pino Daniele. :)) Simpaticissimo articolo Rozzo! Bravo le tradizioni di ogni paese, fanno parte del nostro bagaglio culturale. E' giusto non dimenticarle. E' vero, l'arte Partenopea di arrangiarsi è famosissima. Pensa cosa mi raccontava mia madre di quando era piccola... MERENDINA POMERIDIANA: Hai presente che adesso i bambini al pomeriggio fanno merenda con tutte quelle tortine etc che la pubblicità ci propina... Ai suoi tempi quando era pomeriggio ed era in giro con i suoi fratelli più grandicelli sai come facevano merenda? Andavano sugli scogli, un coltellino e...via! mangiavano le patelle!!! :))
Rispondi
Re: I' so' pazzo...
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 19:2
Eheheh, la Napoli di una volta nasconde certe storielle! A partire dagli strani spuntini dei bambini: nel tuo caso patelle, in altri casi pane, acqua e zucchero, ed in alcuni paesi più freddi, nell'avellinese, addirittura la colazione tipica di un bambino di 50 anni fa era una tazza di vino con pane inzuppato! Ma che tempi, una volta si poteva tranquillamente cogliere i frutti di mare come faceva tua madre, purtroppo quegli anni non li ho visti, al massimo ho assaggiato qualche tellina presa da ragazzino nelle zone più pulite, ma da tempo mi rifiuto di mangiare cozze dopo una pessima esperienza con un frutto partenopeo cotto un po' meno del normale! Che peccato...
Rispondi
per quanto mi riguar
di DaRTaRieLLo [user #19718]
commento del 30/10/2009 ore 18:3
per quanto mi riguarda io e i miei amici musicanti parliamo sempre di jamme, jammetelle e jammone :P
Rispondi
Re: per quanto mi riguar
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 19:2
L'importante è che non parlate di 'ngrì! :D
Rispondi
Re: per quanto mi riguar
di bernablues [user #16917]
commento del 30/10/2009 ore 20:1
Mo ci speghi che so sti "'ngri", lo sai che gli Accordiani sono curiosi.
Rispondi
Re: per quanto mi riguar
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 30/10/2009 ore 20:1
Mi limito all'etimologia, altrimenti andiamo nel volgare: contrazione di "ingrillato", si riferisce al grilletto di un'arma da fuoco quando è alzato e pronto per sparare il colpo, appunto quando è ingrillato, ora ti lascio immaginare nella fantasia dell'epoca cosa potrebbe rappresentare questo aggeggino sempre sull'attenti e pronto a sparare!
Rispondi
Re: per quanto mi riguar
di bernablues [user #16917]
commento del 30/10/2009 ore 23:4
I Know....:-)
Rispondi
Molto interessante.
di perrynason [user #17170]
commento del 30/10/2009 ore 19:1
Molto interessante. Bravo rozzo!
Rispondi
Un articolo magistr
di hooker utente non più registrato
commento del 31/10/2009 ore 06:5
Un articolo magistrale: grazie Rozzo. E per i custodi della Parlesia (Troubadour): state tranquilli, per un nordico rimane incomprensibile come una traslitterazione dell'arabo, ma che malinconia non poter accedere a questo mondo linguistico e culturale!
Rispondi
Davvero bello spacca
di molokaio [user #13517]
commento del 31/10/2009 ore 19:5
Davvero bello spaccato di storia nella vita di tanti musicisti veraci del passato. Ho iniziato a consocere la parola posteggia ascoltando l'album di gragnaniello "posteggiatore abusivo", e interessandom ial perchè della parola. Non sapevo però di un linguaggio tutto segreto e particolare! Devo chiedere ai miei parenti se ne sanno qualcosa! Grazie mille... forse il miglior articolo che leggo da tempo su accordo. Davvero complimenti!
Rispondi
Bravo Rozzo...
di viabcroce [user #13757]
commento del 31/10/2009 ore 20:2
...dialogo fulminante! Credo che Bella 'mbriana e Musicante siano i due album con più parlesia, correggimi se sbaglio. Per chi non sia addentro alle danielane cose: andatevi a scaricare il testo della canzone del video, parla del papa ed è esilarante! ('sta capa e' mellone... a me me fa 'ncazza'!) Vi immaginate la tiara papalina come un melone aperto?! :D
Rispondi
Che bravo!
di PietroMust [user #3859]
commento del 02/11/2009 ore 15:1
mi unisco ai complimenti che ti hanno fatto Rozzo! Bravissimo! Un articolo che a leggerlo ti invade di suggestioni, emozioni , pensieri vari , nostalgia e quasi quasi..anche gli odori! e poi..l'immenso Pino Daniele! PS: a proposito di Daniele, ho notato che ancora qualcuno si stupisce della sua arte...sintomo del fatto che qualche chitarrista non ha approfondito la conoscenza della sua classe. Perciò li invito vivamente a ritrovare il tempo perduto.
Rispondi
di svizzero [user #4516]
commento del 06/09/2018 ore 13:42:43
Bell'articolo!!! Complimenti!!! Io e gli altri componenti della band la parliamo ancora tra noi e a quanto vedo in giro (qui a Napoli) tra i musicisti miei coetanei (43) si usa a molto. Tra i giovani sicuramente meno.
Rispondi
di mmas [user #15948]
commento del 06/09/2018 ore 22:24:44
Non ho letto tutti i commenti forse l'avete già detto ma ne parla anche Carosone nella sua autobiografia
Rispondi
di ovinda [user #46688]
commento del 07/09/2018 ore 03:10:52
Esempi anche nel primissimo Toni Esposito (poi diventato Tony) nel periodo degli anni ‘70 in cui faceva una sorta di jazz rock. In Rosso Napoletano (1975) c’è il brano Breakfast introdotto da una discussione in parlesia “Tunì, amma spunì sta bagaria?” (Tonino, vogliamo fare un pò di musica?) “A famm spunì a Robbèrt?” (La facciamo fare da Robert? che era il sassofonista Bob Fix) “Robbè, appunisc ‘a uttunesia”, (Roberto, prendi l’ottone, cioè il sassofono). vai al link . Che periodo per la musica gli anni ‘70-‘80 a Napoli... Un altro universo rispetto a quello che succedeva in Italia...
Rispondi
di dariothery [user #12896]
commento del 07/09/2018 ore 11:36:10
l'ingenuità dei musicisti napoletani che spiattellano ai quattro venti la parlesia, in modo da renderla comprensibile a tutti...
Rispondi
di bluesfever [user #461]
commento del 09/09/2018 ore 10:44:58
Interessante e divertente questa tradizione! mi ha ricordato l'uso del "taròn" (niente a che vedere col termine "terrone"!) che facevano i "moleta" (arrotini) emigrati della Val Rendena, nel Trentino sud occidentale, dalle mie parti. Anche loro usavano questo slang dialettale per comunicare fra loro e non essere capiti dagli altri.
Rispondi
di FBASS [user #22255]
commento del 09/09/2018 ore 18:12:36
Viene usata anche nella malavita oltre che dai posteggiatori che l'avevano usata, insieme ai carbonari, già nel XIX° secolo, vediti sto brano tratto da "No grazie il caffè mi rende nervoso", intitolato "Scartilloffist' o Scatuorzo", comunque ne ho fatto molto tempo fa un articolo anche su facebook che ora ripropongo e lo inserisco anche su Linkedin, : vai al link
Rispondi
di Baconevio [user #41610]
commento del 12/09/2018 ore 07:43:21
pietro che cos'è un musicista di COORTE....
"....'a coscia 'e cavallo mia nun perdona"
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 12/09/2018 ore 08:49:54
Azz
Rispondi
di Baconevio [user #41610]
commento del 12/09/2018 ore 20:13:35
sei vivo? sei ancora dei nostri? passa a saluta' sometimes :D
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 13/09/2018 ore 08:45:44
Già, è da un po' che non vado in zona... urge un giretto.
Poi lo sai come vanno queste cose: si sta quasi sempre a casa in attesa del tu-sai-cosa... Se dovesse arrivare e io non fossi lì ad aspettarlo, non potrei perdonarmelo!
Rispondi
di Baconevio [user #41610]
commento del 13/09/2018 ore 15:07:04
l'attesa del "qualcosa" non è essa stessa il qualcosa?
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844]
commento del 13/09/2018 ore 17:11:26
Forse sì! 😂
Rispondi
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