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Volete un ampli a valvole? Fatevelo!
Volete un ampli a valvole? Fatevelo!
di [user #11] - pubblicato il

 
Un paio di anni fa ho ripreso a suonare, dopo una decina d'anni di inattività, così il ritrovato gusto per la musica mi ha spinto ad acquistare altre chitarre (realizzando alcuni sogni di gioventù) e un paio di amplificatori a valvole, prima un Fender Pro Jr., per le prove, poi un Deluxe Reverb SF.

Curiosando tra i vari siti americani dedicati agli ampli valvolari ho scoperto che questi vanno restaurati a distanza di 20-30 anni perché i condensatori elettrolitici si esauriscono e possono derivarne gravi malfunzionamenti. Poiché abito attualmente in una provincia alquanto periferica, non ho a disposizione laboratori in grado di fare questo lavoro con criterio e in tempi ragionevoli.

Dal momento che sono in grado di fare le saldature (mi sono sempre costruito/riparato i cavi da solo) ho pensato: bene, faccio da me. Così ho cominciato a chiedere in giro (sulle liste specializzate) "cosa devo fare?" e ho iniziato.
Fare le saldature è semplice, non conosco nessuno che non sia stato capace dopo dieci minuti di prove e spiegazioni.

Amplificatori a valvole
per la chitarra sono il massimo, se suonate pulito avrete una dinamica e una ricchezza armonica sconosciuta ai transistor, se suonate distorto avrete "il" suono. Si tratta di una tecnologia obsoleta, difficile per chi si addentra nei meandri della tecnica, ma abbordabile per i chitarristi smanettoni. In più, gli schemi di ampli storici sono disponibili (anche nella disposizione dei componenti sul circuito) e la rete pullula di esperti pronti a darvi una mano e dissipare i vostri dubbi.

Requisiti per la manutenzione/costruzione:
- saper saldare
- saper riconoscere una resistenza da un condensatore
- possedere un tester digitale da quattro soldi
- saggezza (non andare troppo di fretta e non toccare nulla con le mani nude)
- capire un minimo di inglese per usufruire dei fondamentali aiuti in rete.

I vecchi amplificatori non hanno circuiti stampati e sono facili da interpretare. La prima cosa da imparare è come scaricare i condensatori, in modo da dissipare tensioni altrimenti molto pericolose o addirittura letali. D'altra parte anche guidare la macchina ci mette a rischio della vita, bisogna essere prudenti e non agire dissennatamente. Il suono delle valvole è entusiasmante, a mio avviso, quando l'ampli è appena sotto il limite della distorsione (per i suoni puliti) e quando le valvole finali sono in saturazione (suoni distorti). Portare un ampli di 50W o 100W a questi livelli significa produrre un volume alttissimo, praticamente inutilizzabile in casa o anche alle prove. Anche dal vivo siamo quasi sempre microfonati e ci chiedono in continuazione di abbassare il volume, e così quel suono svanisce. Non per nulla i piccoli amplificatori ottengono oggi molto consenso.


Costruire
Chiunque abbia mai montato un kit sa che per costruire non bisogna necessariamente capire tutto quello che si fa, l'importante è farlo esattamente. Anche in questo le valvole sono amichevoli: potete testare un circuito senza le valvole inserite e in genere vi accorgete che qualcosa non va prima di fare seri danni. I classici valvolari possono essere molto semplici: il mitico Fender Tweed Deluxe ha solo una trentina di componenti e un Tweed Champ (quello del Clapton di Derek & the Dominos) ancora meno. L'ostacolo piu serio è costituito dalla reperibilita' e dal costo dei trasformatori. Avete una vecchia radio? Quasi certamente avete già trovato ciò che serve per un bell'amplificatore da 4-7W in pura classe A (pensate che sia poco? Provate a collegarlo a una cassa 4x12). Avete un vecchio televisore? In questo caso avete probabilmente trovato non solo un trasformatore di uscita da 4-7W, ma anche un trasformatore di alimentazione capace di "nutrire" un ampli da 100W e forse piu' (ma con un diverso trasformatore di uscita).

La mia esperienza
In qualche modo mi è venuta l'idea di costruire un ampli. Per prima cosa ho cercato vecchie radio senza valore e televisori: ho trovato una radio (in regalo) e un televisore (per 10.000 lire). Li ho smontati e ho recuperato qualche valvola NOS in ottimo stato di funzionamento, una grande quantità di zoccoli, un buon altoparlante Goodmans, capicorda per i circuiti da cablare a mano (boutique amp) e soprattutto i trasformatori. Quelli di uscita sono quasi sempre "single ended", cioè adatti per una sola valvola finale, per una potenza intorno ai 5W, ma in classe A. I trasformatori di alimentazione (da qui in avanti chiamati PT) sono invece ben diversi: quello della radio è ideale per un ampli da 5-15W, quello del televisore invece è molto piu' grosso e lo conservo per un prossimo clone del Vox AC30. Tra parentesi, i piccoli trasformatori di uscita (da qui in avanti chiamati OT) sono buoni anche per i circuiti di riverbero a valvole. A questo punto bisogna capire le caratteristiche del PT: si smonta, si collega la spina alla rete e con il tester si controllano le tensioni presenti sui diversi terminali. Ci aspettiamo di trovare:

- alto voltaggio (HV), da 170V a 375V o giù di lì
- alimentazione dei filamenti (6.3V è l'ideale)
- alimentazione della valvola raddrizzatrice (5V), eventuale.

Se mancano i 6.3V si può ovviare con un un altro trasformatore (io l'ho pagato 14.000 lire). Se mancano i 5V si rinuncia alla valvola raddrizzatrice (soluzione che ha anche dei vantaggi). La tensione disponibile sul nostro trasformatore suggerisce la scelta del progetto. In linea di massima: tra 170V e 250V dovremo basarci su valvole finali EL84, tra 250V e 300V sono consigliabili le 6V6, oltre 300V le EL34 e le 6L6.

Poiché il PT della mia radio tirava fuori solo 175V ho deciso di realizzare un ampli AX84 P1. Il progetto AX84 è nato proprio per i neofiti, perciò sul sito troviamo non solo gli schemi dettagliati, ma anche le istruzioni. Prima di smontare gli OT è bene prendere nota dei collegamenti originali e capire dove vanno connessi gli altoparlanti e la tensione.

Primo problema: trovare un telaio (chassis) su cui montare tutto. Poiché il mio progetto era assolutamente sperimentale e non credevo potesse funzionare bene ho deciso di non perdere tempo e denaro facendone costruire uno, ma ho utilizzato un tegame d'alluminio da 25 cm. L'alluminio ha il vantaggio di essere amagnetico e facilmente lavorabile. Prendendo come riferimento altri ampli, ho deciso la disposizione dei componenti. Con un seghetto da traforo ho fatto i buchi per gli zoccoli delle valvole e li ho montati. Con un trapano a mano ho praticato gli altri fori necessari, quindi ho avvitato i trasformatori.

Circuito di alimentazione: si sistemano gli interruttori, i portafusibili, i condensatori e si saldano seguendo il percorso dello schema, quindi si montano i potenziometri e i jack di entrata e di uscita. A questo punto è bene cablare i filamenti, collegando dei robusti fili attorcigliati dal PT agli zoccoli delle valvole e avendo cura di tenere questi fili ben distanziati dagli zoccoli e aderenti al telaio. Montati un paio di capicorda in prossimità degli zoccoli delle valvole ho iniziato a cablare il circuito, seguendo passo passo lo schema, facendo attenzione a tenere separati il più possibile i diversi collegamenti. Soprattutto bisogna evitare che i collegamenti che portano "il suono" non siano affiancati o troppo vicini a quelli che portano la corrente alle valvole (altrimenti avremo oscillazioni e ronzio).

Fatto! Supervisione del circuito (debugging), collego un altoparlante qualsiasi, accendo (con valvole rigorosamente disinserite). Il fusibile non brucia, buon segno. Prendo il tester, collego un terminale al telaio con una clip e con l'altro terminale controllo che le tensioni sulle valvole siano giuste. Filamenti ok, valvola pre è troppo alta! Interpello il mio amico della North Carolina: é normale, a valvola disinserita. Valvole finali ok. Spengo.


Inserisco le valvole, accendo. Infilo il jack, provo a suonare... funziona! Argh, troppo distorto, non è normale. Spengo, stacco la spina, scarico i condensatori per evitare di prendere la scossa. Ricontrollo il circuito... ecco qua, un collegamento sbagliato: il filo doveva essere dopo quel condensatore, non prima.

Riaccendo, alzo il volume, funziona ma c'è ronzio. Alzo ancora il volume: rumoracci. Provo a spostare i cavi con una bacchetta di plastica. Ecco qua! Il cavo che porta la tensione all'OT passa vicino al circuito. Lo sposto il più lontano possibile, i rumoracci svaniscono. Spengo, fisso il cavo incriminato in un'altra posizione.

Riaccendo, dieci secondi di suspence finché le valvole non si riscaldano. Suono, funziona! Alzo il volume... bellissimo! Alzo ancora il volume... un suono emozionante, saturazione di valvole finali. Il volume è alto ma tollerabile, è un valvolare tirato a manetta, ma in casa. Rara evenienza. Suona proprio bene.

Invito qualche amico a cena, tutti musicisti, esibisco la mia creatura... risate "Che roba è quel tegame?". Effettivamente l'aspetto estetico è ancora da prototipo.

Piccato, collego il mostriciattolo all'altoparlante Jensen del mio Deluxe, tiro fuori la mia vecchia Stratocaster, la porgo al più rockettaro, inizia a svisare. Metto in standby, accendo, alzo il volume... tolgo lo stand by all'improvviso... gli prende praticamente un colpo.
Non parlerà d'altro per tutta la serata, vuole che gliene costruisca uno. Ok -gli dico- però trovami una vecchia radio e un tegame... pulito, s'intende.

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