Richie Kotzen - Peace Sign
Appena si accende il lettore cd si viene colpiti dalle chitarre grezze di My Messiah, nate per coesistere con la voce calda e aggressiva del buon Richie che appena può fugge dallo schema strofa-ritornello per colpirci dritti allo stomaco con fraseggi al fulmicotone, spesso all’unisono, di basso e chitarra. Quasi non ci si rende conto di esser passati all’ascolto del secondo pezzo (Long way from home) tanto è omogeneo il sound d’insieme, la miscela unica di rock, blues, fusion e soul rende l’ascolto piacevole a qualunque amante della buona musica. Con il singolo Paying dues si calvalca (a 100km/h!) le vastità del paesaggio rock americano dagli anni ’70 in poi con frasi blues ad accompagnare la nervosa linea vocale di un ispiratissimo Kotzen.

La title track Peace sign è un tributo neanche troppo velato a Hendrix che ascoltandola sorriderebbe felice e probabilmente imbarazzato vista l’abilità solistica del virtuoso californiano che, Stratocaster alla mano, snocciola fraseggi ultramoderni di stampo fusion piacevolmente stridenti in un contesto così old school.
Scorre piacevole Best of times, candidandosi ad essere la canzone ideale da cantare alla guida di una Chevrolet decapottabile sulla Route 66, e ci accompagna adagio verso i contesti funk-fusion di We are famous (un attacco irriverente allo stardom di Hollywood) e You got me, memori di Stones e Led Zeppelin, riletti in chiave Kotzeniana.
Strabiliante è il solo fusion-style su Your entertainer, che quasi varrebbe da solo l’acquisto del disco.
Le ultime quatro tracce sono le ballad che qualunque rock band vorrebbe aver scritto per far cantare a squarciagola migliaia di fan.
È in Catch up to me che la voce di Kotzen raggiunge notevoli picchi di espressività, cantando parole ricche di pathos ed emozione.
Lie to me e Larger than life ci travolgono con ritornelli orecchiabili e pop, così “dannatamente belli” ed eleganti (ascoltate Larger than life per cogliere la citazione).
Si chiude dolcemente con la ballad in 3/4 Holding on, nella quale Richie sembra ringraziarci per l’ascolto e invitarci al suo prossimo show.
Un riassunto della storia del rock-blues americano raccolto in poco meno di un’ora, raccontati dalla calda voce e dalle strabilianti mani di uno dei più grandi chitarristi del pianeta.
Peace, Marcello
