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Noi chitarristi ne abbiamo le tasche piene...
di [user #19958] - pubblicato il

... e le nostre mogli, compagne e mamme sono stufe di trovarli nella lavatrice. Avrete capito che sto per parlarvi di uno dei nostri più infaticabili collaboratori: il plettro! Accessorio direi quasi indispensabile per tutti noi chitarristi e soprattutto il più economico, dopo le nostre mani, per diversificare ulteriormente il nostro personale suono sullo strumento.


in foto: Speedy manouche

Ma veniamo al dunque. Conosco Stefano “Steve” Tommasi da una decina d’anni. Lavorava nel laboratorio dell’amico e grandissimo liutaio Roberto Fontanot, a Verona, e quando mi capitava di andarci passavamo la giornata a chiacchierare di musica, chitarre e ancora chitarre, e suonare, e provare chitarre e ancora chitarre.
Mi è capitato di rivedere Steve recentemente e questa volta abbiamo fatto una lunga chiacchierata a proposito di plettri, i suoi plettri, quelli che costruisce lui completamente a mano.
Assolutamente da provare, assolutamente da vedere, assolutamente da toccare e assolutamente da conoscere!
‘Essetipicks®’ è il marchio che Steve ha scelto per questi gioiellini artigianali, tutti italiani.
Ecco qui il risultato di quella chiacchierata che, alla fine, si è trasformata in un’intervista.


in foto: Speedy plexy

Davide: Se per te va bene inizierei con il chiederti di parlarci di te, delle tue esperienze e di come ti è venuta questa idea singolare di costruire plettri.

Steve: Credo che le buone idee non nascano così per caso ma siano l’apice di ciò che siamo in quel determinato momento, ossia il conseguimento delle esperienze di tutta la vita.
Sono sempre stata una persona molto curiosa e, di conseguenza, mi piace poter imparare cose nuove, capirne il meccanismo, come funzionano. Ho avuto la fortuna di praticare lavori anche molto diversi fra di loro ma che avevano tutti un fattore in comune: la manualità.
Suono la chitarra dall’età di 12 anni e mi sono sempre occupato personalmente dei miei strumenti e così, per gioco, ho iniziato ad appassionarmi alla liuteria. Dopo la metà degli anni ‘90 c’è stata una svolta: sono entrato a far parte della cerchia di collaboratori di un’apprezzata liuteria, che tu ben conosci. Quella del liutaio è un’attività che ho praticato più o meno regolarmente per una decina di anni e che mi ha permesso di affinare e apprendere nuove tecniche. E’ stata, quella, un’ottima occasione per stare a stretto contatto anche con vari artisti e chitarristi che potevano manifestare i loro crucci con la strumentazione: ho potuto così raccogliere le loro esigenze e speranze con la mente sempre attiva, rivolta a cercare la migliore soluzione.
Il brevetto del mio plettro è nato proprio così, da un esigenza di qualcosa che mancava. La necessità di trovare un mezzo migliore di ciò che si poteva già trovare in commercio. Un vero e proprio “strumento” tecnicamente avanzato e non più un solo semplice plettro in materiale plastico. La cosa mi diede da pensare parecchio... in effetti da quando il musicista kurdo Ziriyab (789-857 d.C.) lo inventò, il plettro non ha subito nessuna vera significativa evoluzione.
Negli anni è sempre rimasto più o meno un pezzetto di materiale vario (tartaruga o altro prima e nylon/telrin/carbonio o altro dopo), piatto e con spessori variabili e di forma vagamente triangolare.

Davide: In qualche modo sono stati i chitarristi stessi che ti hanno suggerito le idee e gli accorgimenti che hai sviluppato?
Steve: Sì. Le esigenze che avevo raccolto erano molteplici: da chi necessitava un attacco più “autorevole” quindi un suono possente e ben definito, a chi aveva bisogno di un plettro che non scivolasse o sfuggisse dalle dita, fino a chi invece desiderava un plettro che conferisse al tocco sfumature e attacchi differenti, anche opposti fra loro, quindi morbidi oppure accentuati.
Mettendo insieme diversi elementi ho cercato di elaborare una soluzione a questi e altri inconvenienti e ho realizzato questo plettro che mi è sembrato il miglior risultato possibile.

Davide: Sembra davvero un plettro innovativo!
Steve: Certo! L’idea è davvero molto interessante, ma penso ci vorrà del tempo per diffondere la notizia: ci sto lavorando. Inoltre so anche che ci si dovrà scontrare con una prima fase di (normale) diffidenza che chiunque ha verso le cose nuove finché non diventano di uso comune.

Davide: Come realizzi questi plettri ?
Steve: Sono un piccolo artigiano. I plettri sono fatti e rifiniti assolutamente a mano uno per uno. Ovviamente con l’aiuto di sagome per segnarne il contorno; uso attrezzi leggeri, senza alcun ausilio di macchinari sofisticati.

Davide: Quali materiali utilizzi?
Steve: Ho sempre amato sperimentare materiali nuovi o inconsueti per gli usi più disparati.
All’inizio li realizzavo solamente in legni ad alta densità molecolare, quindi essenze come l’ebano, lo zebrano, il cocobolo o l’olivo. Poi ho iniziato a farne anche in noce di cocco, che da un bellissimo tocco, molto apprezzato.
Ho iniziato anche a sperimentare la noce del Tagua che ho conosciuto nel 1998. Il tocco che dona questo materiale è quanto di più raffinato si possa pensare e trovo che sia molto indicato per il Jazz o anche sulla chitarra acustica.
Infine, un altro materiale che utilizzo è il plexiglas in lamine. I plettri che realizzo in questo materiale hanno una lunghissima durata (ovviamente in base all’uso che se ne fa).

Davide: A questo punto sono davvero curioso di sapere in cosa consiste l’innovazione portata dal tuo brevetto, ce ne puoi parlare ?
Steve: In pratica il mio plettro possiede una speciale forma della punta con doppio angolo di spoglia (uno per lato) che - visto di punta - crea un principio di “elicoidalità”. Questa forma consente di eliminare ulteriormente le asperità e i bordi vivi che possiede il plettro tradizionale, comportandosi di fatto come una saponetta bagnata fra le corde, un espediente questo che conferisce grande velocità e scioltezza. Infatti risultando così comodo e veloce una delle prime sensazioni che si riscontrano, provandolo, è quella che anche da freddi sembra di aver già fatto riscaldamento.
Si ottiene, inoltre, un timing molto più preciso: tutto risulta più comodo e facile e ogni plettrata è sempre precisa ed autorevole.
Infine si noterà con piacevole sorpresa che la vita delle corde in prossimità della zona di contatto del plettro tende ad allungarsi.

Davide: Correggimi se sbaglio, ma dai materiali che impieghi e che mi hai elencato, mi sembra di capire che tutti i tuoi plettri siano “rigidi” perciò non flessibili. Perciò come possono essere così funzionali?
Steve: E’ una domanda interessante! Mi da modo di sfatare una credenza molto diffusa che vuole il plettro flessibile come la cosa migliore con cui suonare, ma non è così. La speciale punta del mio plettro ovvia a questo fatto.
In realtà, chi suona veloce predilige un plettro rigido che da molta più sicurezza e precisione con un attacco ben scandito e definito ad ogni nota suonata.

Davide: Direi, però, che per lo strumming un plettro morbido è necessario …
Steve: Sono d’accordo e i plettri tradizionali funzionano molto bene per questo.

Davide: Uno dei tuoi plettri si chiama ‘Hybrid’, perché e come funziona?
Steve: Ho introdotto da poco questo nuovo modello che ho denominato ‘Hybrid’. In pratica è un invenzione nell’invenzione, frutto di una mia intuizione legata al tocco e alla dinamica del suono generati dal plettro.
Come conformazione base è del tutto identico al modello originario ma con la differenza di essere composto da tre strati sovrapposti (in genere legno-plexiglass-legno) anziché in monoblocco.
Ho notato che percuotendo una corda col plettro non produciamo un unico suono, ma due, in rapida successione, anche se la velocità del movimento è tale che noi ne percepiamo uno solo.
La prova dimostrativa la puoi fare anche tu direttamente, basta provare ad eseguire una plettrata al rallentatore. Noterai che come il plettro tocca la corda già produciamo un suono (stoppato) di primo contatto (è da quel primo contatto che andiamo a costruire il nostro suono) proseguendo poi nel movimento della pennata; il plettro fuoriesce dalla corda per mezzo della punta ed è qui che si ha il secondo suono in fase di rilascio. La somma dei due fattori determina il ‘tocco’ e di conseguenza la timbrica.
Come noterai dalle foto del modello ‘Hybrid’ esso è conformato in maniera tale da permettere il primo contatto con il rivestimento esterno (quindi con il legno) mentre, in uscita, il rilascio dalla corda avviene per mezzo dall'anima centrale in plexiglas.
Come dicevo quindi, questi fattori donano un attacco morbido ma con una coda della nota brillante e potente, ricca di armoniche (in pratica una “botta morbida”), che dona un tocco inedito e piacevole. Questo “sandwich” di strati si può stabilire in fase di costruzione del plettro, ottenendo tutta una serie di risultati differenti anche diametralmente opposti fra loro a seconda della disposizione e dai materiali impiegati.

Davide: Progetti futuri o ulteriori sviluppi?
Steve: A parte la produzione che potrei definire ‘Custom Shop’, che realizzo a mano e che ovviamente ha un costo di un certo rilievo, a breve introdurrò una nuova serie di plettri denominati ‘Ziriyab®’ e ‘Ziriyab® Mini’ (per celebrare l’inventore originario) che saranno realizzati da terzi con lo stesso metodo con cui sono fatti i plettri tradizionali, quindi per mezzo di stampo a pressofusione. Questi nuovi plettri saranno conformati al modello base di partenza, perciò con tutte le caratteristiche del brevetto originale, ma verranno realizzati in Nylon ad alta densità e di qualità.
Questo modello sarà disponibile nei negozi di strumenti musicali di tutta Italia - ma non prima di agosto - con un costo più o meno in linea con i plettri tradizionali.
Una curiosità: il plettro sarà proposto sia nella versione per destri che per mancini.

Davide: Ho visto che hai dei modelli ‘Signature’?
Steve: Sono plettri costruiti su specifiche particolari (spessore, forma o altro) per alcuni dei miei endorser che sono orgoglioso di avere come testimonial.


in foto: Speedy Hybrid

Se vi siete incuriositi… non vi resta che provarli!
Una curiosità dal sito dell’Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia:

Chi ha inventato il plettro?
Ibrahim Mawsili al quale si deve la fondazione di un conservatorio - probabilmente il primo del Vicino-Oriente - destinato principalmente alla formazione canora delle schiave (Qayna), è considerato dagli storici della musica il padre del classicismo musicale musulmano.
Suo figlio Ishaq, al quale si attribuisce la composizione di circa 400 melodie, ha impresso alla musica orientale della scuola di Bagdad, forme e caratteri che varieranno solo superficialmente. Gli al-Mawsili di Moussul furono gli artisti della "âge d’or" dell’epoca abbaside. Hammad figlio di Ishaq, benché dotato di minor genio, riprenderà l’opera dei suoi illustri predecessori.
La tradizione degli al-Mawsili verrà proseguita dal musicista kurdo Ziriyab (789-857 d.C.), schiavo affrancato, originario di un umile villaggio di Mossoul. Dopo aver cominciato la sua carriera a Bagdad, presso Ishaq, egli continuerà ad esercitare il suo talento presso la corte di Abder Rahman a Cordova, nella quale fonderà un conservatorio - destinato a diventare il vivaio dell’arte arabo-andalusa - le cui tradizioni verranno tramandate in tutto il Maghreb.
A Ziriyab si deve l’invenzione del plettro e l’aggiunta di una quinta corda al liuto del suo maestro Ishaq al-Mawsili. Uomo dotato di grande talento, egli realizzò anche una sintesi delle fonti indo-iraniane e greche e assegnò alla musica un ruolo psichico e terapeutico che fece risalire ai segni dello zodiaco, agli elementi e ai temperamenti che corrispondono ai diversi maqams. Da qui nacque il sistema tonale, modale e orchestrale dei 24 Nawba.
Fu alla corte dei sultani d’Istanbul che i più ambiziosi musicisti kurdi ottennero fama e riconoscimenti, inaugurando una tradizione che continua ancora oggi: per raggiungere un vasto pubblico, essi sono costretti, infatti, ad esprimersi nella lingua ufficiale dello stato. Anche la musica religiosa - i Zikr delle sette e i canti mistici (Beyt) - svolge un ruolo importante nella musica kurda.

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Link utili
Sito Essetipicks®
Endorser Essetipicks®
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