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EMMA ReezaFRATzitz II
di [user #25556] - pubblicato il

Oggi, dopo una mattinata passata a provare il mio nuovo pedale, ho sentito la necessità di esprimere tutta la mia soddisfazione scrivendo il mio primo articolo. L'EMMA ReezaFRATzitz è un overdrive/distortion, o almeno così lo definisce la stessa azienda costruttrice, e il nome è così strano che quando il negoziante me lo ha proposto, ho pensato "ma che suono potrà mai avere un pedale con un nome così strampalato? Boh, proviamolo".

La prova in negozio mi dato subito un impressione positiva, ma a quanti di voi è successo di tornare a casa, prendere la propria chitarra, accendere l'ampli, collegare il pedale e, ancora tutto vestito (e sudato per le corse fatte), accendere tutto e... non è possibile, eppure mi sembrava... e adesso cosa ci faccio? Bene, vado in saletta, prendo la mia Jem e accendo il Rivera k55, collego l'EMMA.
Definire questo un semplice pedale distorsore è offenderlo nell'anima. Il suono è caldo, potente a tratti violento, un gain incredibile, ricco di armonici, e soprattutto dotato di botta, ma forse è meglio dire Botta, al punto da staccare un pannello insonorizzante dal soffitto, che mi è caduto in testa. Ma torniamo a noi.
Un suono che cercavo forse da sempre, tutto chiuso in un pedale dalle dimensioni normali e dal facile utilizzo. Far suonare bene l'EMMA è molto semplice. La pasta sonora è sempre perfetta, in qualunque settaggio.

- Cinque manopole, Level, Low, High, GAIN e Bias.
- Un led rosso.
- Una struttura solida e ben rifinita nella parte superiore.
- Pedale di tipo boutique e true bypass.

Partendo con un settaggio a ore 12 su tutto, già si potrà apprezzare un bella distorsione, grassa e dotata di un ottimo sustain.
Girando un po' le varie manopole si capirà dopo poco che, tra tutte, quella a fungere un po' da bacchetta magica è quella del Bias.
La sua funzione è quella di agire sull'onda sonora trasformandola a seconda della posizione impostata, passando da una pasta di tipo Ampli classe B quando girata a sinistra, fino ad un Ampli classe A quando ruotata a destra, mixando i due quando posizionata al centro.
Per farla breve, a me ha dato queste impressioni.
Bias ore 7: suono molto compresso e grosso.
Bias ore 10: suono molto medioso, ricco di bassi ma definito anche sulle alte.
Bias ore 12: mix micidiale di compressione e definizione, sembra un Mesa, o almeno mi dà quell'impressione.
Bias ore 2: la mia preferita, grandissima spinta e armonici che saltano ovunque. La cattiveria di Mesa e Marshall uniti.
Bias ore 17: si stacca il pannello dal soffitto. Qui la violenza sonora è per pochi, direi tra un Peavey 5150 e un Marshall.

Sparando tutto al massimo avrete problemi con il timpano, ma la definizione del suono rimane sempre elevatissima, permettendo ancora di sweepare senza troppi problemi.
I controlli di Low e High lavorano molto bene e permettono di regolare il suono in base al prorio setup. Il mio suono è già pieno e corposo sui puliti, dunque con i bassi devo stare attento.
I comandi sono sensibili anche alle più piccole regolazioni, e questo è spesso sinonimo di qualità. Il pedale è spettacolare, un vero hi-gain, per me il migliore mai sentito, e vale i suoi quasi 200 euro.

So che ne esiste un'altrettanto valida versione NR1, ma non la conosco, dunque non saprei farne un paragone, ma di questa seconda generazione sono sicuro che si parlerà a lungo. Dopo decine di pedali cambiati, ora il Reeza si è preso la prima posizione e senza nemmeno troppa fatica, ma attenzione: da usare con cautela, qui il gain può fare danni!

effetti e processori emma ReezaFRATzitz II
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