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Arturia Origin Keyboard
di [user #18600] - pubblicato il

Arturia ha iniziato alla grande la propria storia clonando il Moog Modular Synthesizer (con la benedizione di Bob Moog in persona) e proseguendo poi da un virtual classic all’altro. In sequenza, sono stati “colpiti e affondati” il Moog Modular, lo Yamaha CS-80, l’ARP 2600, il Minimoog D, il Prophet V/VS, il Roland Jupiter 8. Come è facile immaginare, per ogni strumento rimodellato e costruito virtualmente, in Arturia hanno messo da parte i codici sviluppati e, ad un certo punto, hanno deciso di offrire al musicista la possibilità di… scegliere nel mazzo.

In pratica, l’impostazione rivoluzionaria del progetto Origin (prima nella versione expander, ora in quella a tastiera) consiste proprio in questo: fornire una libreria di circuiti analogici rimodellati (gli oscillatori Moog, ARP, Sequential, con i filtri Yamaha, Roland, eccetera) che possono essere assemblati liberamente dal musicista, nei limiti imposti dalla CPU interna (un numero significativo di processori Analog Devices Tiger Shark assai cattivi) e successivamente emessi attraverso convertitori DAC 24 bit lineari che fischiano…

Il tutto, condito con la liquida tecnologia TAE, che elimina il classico problema dell’aliasing nella realizzazione delle forme d’onda analogiche. 

La versione a tastiera offre lo stesso approccio di pannello dell’expander, ma lo ricarrozza in un insieme che ospita cinque ottave sensibili alla dinamica ed al channel aftertouch bifonico, cioè differenziabile in due punti separati di pressione, una coppia di bend/mod wheel, un ribbon controller particolarmente sensibile, da 40 centimetri di lunghezza. La geometria del pannello comandi è variabile e, per la comodità del trasporto, si può sfruttare la posizione ripiegata che minimizza gli ingombri. L’angolo di lettura del pannello comandi copre da 0° a 135°; il display grafico da 5,2” è letteralmente circondato di controlli dedicati: un joystick, 21 potenziometri, 33 encoder, 81 interruttori.

En passant, segnaliamo cheil design e l’industrializzazione del progetto è stata curata dal guru del synth design Axel Hartmann (l’uomo che ha concepito l’aspetto di strumenti come Blofeld, Voyager, Wave, Taurus III, Neuron…). Il corredo di connessioni I/O è rimasto invariato: 2 ingressi, 10 uscite, connessione digitale in formato S/PDIF, USB 2.0, connessioni per l’expression pedal e per il footswitch. 

La polifonia del sistema è variabile in base alla complessità della patch ed al numero dei moduli instanziati dal musicista: da un massimo di 32 voci per una patch semplice, a una realtà media operativa di 10 voci per una patch pesante e articolata. La sezione effetti comprende phaser, chorus, delay, distortion, parametric eq, rotary, reverb eccetera. 

Le operazioni di programmazione ed editaggio sfruttano delle Template Pages che raccolgono configurazioni “di massima” utili a riprodurre la struttura di strumenti classici come Minimoog e Jupiter 8; in alternativa, si può partire da zero scegliendo i moduli desiderati ed assemblandoli nei 24 slot disponibili per le connessioni. 


Il sequencer a 32 step su tre linee può essere indirizzato a tutti i parametri ritenuti necessari. Se non si vuole annegare nell’editing full function, si può ricorrere al Live Mode, che racchiude tutti gli offset di parametro necessari alla gestione immediata del funzionamento; con la Multi Page, si può sfruttare la sovrapposizione creativa di quattro diverse parti timbriche indipendenti. 

Prossimamente, occorrerà proprio farci un bel giro approfondito...

arturia origin tastiere
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