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Fender MIJ n°666666 - El diablo
di [user #18572] - pubblicato il

Sì, è proprio così. Quel numero di serie a sei cifre, come potete vedere, è un qualcosa che la rende unica. Se poi pensiamo che il colore di questa Fender Japan è candy apple red… Non saprei se, quasi quasi, non abbiano fatto apposta nello stabilimento Giapponese, in quel lontano 1986, ad abbinare quel numero di serie con quel colore rosso.

In realtà questa prima produzione era ai tempi disponibile, da quelle che ho potuto vedere da altri possessori, in altre due colorazioni oltre a questa: un azzurro turchese e un bianco. A parte gli scherzi e la casualità della cosa devo dire che questa chitarra appartiene alla prima produzione Fender Japan, quella per intenderci prodotta dal 1984 al 1987.  Ma vediamo ora di fare una premessa sulla produzione MIJ. La data ufficiale di inizio della collaborazione Fender col Giappone è il 1982, anno in cui inizia la produzione Fender (Squier) Japan con Fujigen Gakki, che ha quindi il contratto di produzione. Il "Made in Japan" (MIJ) viene utilizzato come logo. Tra il 1984 e il 1985, la CBS (Columbia Broadcasting System Inc.) vende il contratto Fender ai suoi attuali proprietari (i dipendenti che ne acquistano le quote) divenendo Fender Musical Instruments Corporation.

In attesa di un nuovo stabilimento U.S.A per iniziare la produzione, avviano anche la produzione delle Fender negli Stabilimenti giapponesi. Queste prime produzioni Fender furono realizzate con materiali accumulati negli Stati Uniti: la produzione Fender Japan nasce quindi spinta dalla necessità di abbattere i costi di produzione. Quelle prime serie erano davvero il frutto di uno sforzo titanico, da parte di Fender: portare in Oriente anzitutto il know-how della produzione americana, per dar vita a una nuova linea produttiva. All'epoca, ci furono fior di liutai che lasciarono patria e parenti per andare a insegnare ai Giapponesi cos'era una chitarra e come la si costruiva; ci misero un po' di tempo, ma fecero bene il loro lavoro di insegnanti. Le chitarre Fender Japan delle prime serie, quando uscirono, non furono altro che il frutto del lavoro degli allievi di quei liutai, la cui manodopera costava meno che in U.S.A, mentre i materiali erano gli stessi di quelli che venivano usati nelle produzioni americane. Qualitativamente erano ottime, migliori delle USA dell'epoca (che stavano uscendo dal tunnel CBS). Il primo modello Fender MIJ era dotato di un ponte tremolo Kahler con licenza Fender. Erano anche provviste di un blocca corde sulla paletta. Le meccaniche di questa prima produzione erano Fender Japan.

Il numero di serie veniva apposto sulla paletta sotto il logo Fender, mentre la scritta Made in Japan era situata sempre sulla paletta sotto la dicitura Stratocaster. Quindi, di conseguenza a tutto quello citato sopra, per tutta la serie “E”, tutta la parte inerente i single coil era di produzione U.S.A.

Devo dire che la mia “E 666666” ha un body molto vibrante e con una buona sonorità anche non collegata a un amplificatore. Le tonalità dei single coil sono stupende: la chitarra è in grado di spaziare agevolmente dalle classiche tonalità squillanti Fender fino ai suoni più caldi, quindi molto versatile e con una buona predilezione all’uso di distorsioni anche elevate. Spero che tutto questo non sia solo merito del… diablo! Tuttavia trovo che anche oggi la produzione giapponese, e il suo know-how, nonostante la consolidata autonomia di produzione di molte parti, rimangano quello che è stato trasmesso dalle maestranze americane che avevano cominciato il lavoro quasi trent'anni fa. E' chiaro quindi che i criteri costruttivi delle chitarre non possono poi essere così distanti, tra la produzione americana e quella nipponica; caso mai, i Giapponesi sono stati capaci di evolversi dove le case statunitensi stavano faticando a trovare nuove idee, inventando nuove linee, staccandosi quindi dal ruolo di eterni copisti. E non dimentichiamoci che, tra metà anni '80 e primi anni '90, le Fender Made in Japan costituivano una valida alternativa alle USA. Erano chitarre di fattura molto buona, e venivano proposte a un prezzo nettamente più accessibile.

Quando furono introdotte le Made in Mexico (attività intrapresa dalla Fender sempre per abbattere i costi di produzione, rimanendo nel Continente Americano), l'importazione delle Giapponesi (Stratocaster e Telecaster) in Europa venne interrotta. Oggi però, grazie ai vari mercatini e aste on line, si possono acquistare nuovamente anche da noi. In conclusione, forse peccherò un po’, visto che ho una certa predilezione per la produzione Fender Japan, ma le trovo molto interessanti: quelle di allora, per nulla inferiori alle loro coetanee U.S.A, mentre le attuali ritengo ne siano una valida e meno dispendiosa alternativa, anche se di poco inferiori per tutto quello che concerne la qualità delle verniciature e i materiali utilizzati per la realizzazione dei body.

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