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Bob Daisley - Black Beauty all'italiana
di [user #1348] - pubblicato il

Australiano, classe 1950, Bob Daisley è uno dei bassisti metal più noti e apprezzati degli ultimi tre decenni. Cacciato da scuola perché rifiutava di tagliarsi i capelli, all’inizio degli anni ’70 era già un professionista affermato. Ritchie Blackmore, per lanciarsi nella nuova avventura dei Rainbow, lo ha voluto assolutamente al suo fianco.

Gli anni ottanta lo vedono poi entrare stabilmente nella line up di Ozzy Osbourne, con cui ha inciso alcuni dei dischi fondamentali per il genere, da Blizzard Of Ozz fino a Bark At The Moon. Con il suo stile a base di sweep picking – uno tra i primi a trasportare la tecnica chitarristica sulle 4 corde – e terzinati velocissimi è, di fatto, un riferimento per chi voglia, anche oggi, accostarsi al basso metal.
Negli anni ’90 ha collezionato una serie di collaborazioni di altissimo profilo, suonando e registrando con Black Sabbath, Uriah Heep, Gary Moore e Yngwie Malmsteen. In tempi più recenti ha lavorato con Jon Lord negli Hoochie Coochie Men, un omaggio ai grandi classici dell’hard rock di cui rimane testimonianza in un bellissimo, omonimo, dvd live registrato nel 2003. Attualmente collabora con David Lee Roth, Tommy Lee e Vinnie Vincent con cui ha dato vita ai Bitter Pill, oltre al progetto dei Living Loud, in compagnia di Jimmy Barnes e Ian Gillan, di cui è in lavorazione il nuovo disco.
Negli ultimi tempi è stato al centro delle cronache soprattutto per la spiacevole vicenda giudiziaria contro gli Osbourns, per il riconoscimento di diritti d’autore su diversi album del cantante americano. Causa che, con il batterista Lee Kerslake, alla fine ha vinto (Ozzy l’ha presa male, tra parentesi, tanto da far ripubblicare gli album in versione rimasterizzata, rimuovendo le parti di Daisley e Kerslake e facendole eseguire ad altri). 
Si tratta sicuramente di un artista che ha segnato in maniera indelebile un certo genere musicale. Con un vissuto molto rock, degno di essere raccontato. Cosa che sta facendo, in una lunga biografia che uscirà alla fine dell’anno.

Cominciamo con le cose serie: come stai?
Tutto bene, grazie. Nell’ultimo anno, come sai, ho avuto qualche problema agli occhi e sono stato sottoposto ad alcuni interventi. Fortunatamente è andato tutto bene, ora sto aspettando che gli specialisti che mi hanno seguito dicano se è tutto a posto, in maniera definitiva. Questo renderà decisamente più facile pianificare le cose per il futuro.
Come è nata l’idea di far realizzare il tuo basso signature in Italia?
Patrizia Grossi mi ha contattato un po’ di tempo fa con questa proposta. È una persona molto carina, con cui è facile lavorare. Come, del resto, tutti i suoi colleghi, per cui ho aderito con piacere al progetto.
Il progetto dei pickup è davvero interessante: il suono di base è quello tipico dei Precision degli anni ’50, unito all’innovazione del sistema di montaggio del magnete. È una tua idea?
Sì, non ho visto molti bassi in circolazione con questo sistema di ancoraggio dei pickup a scorrimento. Giusto un Dan Armstrong del 1971 che fa parte della mia collezione. Ma siamo andati oltre: il pickup avrà un polo indipendente per ogni corda, con la possibilità di essere posizionato lungo tutto lo spazio disponibile sul battipenna, in maniera completamene autonoma. In modo da poter sfruttare tutte le sfumature di suono che è possibile ottenere. Inoltre la mascherina del pickup sarà fissata con delle calamite, così da poter essere sostituita rapidamente con un’altra con configurazione differente. Infatti, oltre a quella con il pickup “scorrevole”, ne avrò anche una con un P51. Entrambe i pickup saranno realizzati da Piero Terracina della Magnetics. Possiedo alcuni Precision degli anni ’50 – un ’53, un ’55 e un ’56 per essere esatti – e mi piace moltissimo quel tipo di sound. 
Non deve essere stato semplice gestire la progettazione, data la distanza.
Con Patrizia e l’Utopia Custom Shop si è creata un’ottima affinità. Sono delle belle persone per cui è facile lavorare con loro. Quando mi hanno proposto la loro idea sono stato davvero orgoglioso di accettare. Non vedo l’ora che sia a posto, abbastanza stabile per poter viaggiare e arrivare nelle mie mani.
Come procede il libro che stai scrivendo?
È stato un lavoro monumentale, ma ne è valsa davvero la pena. È una biografia completa, che copre soprattutto i punti centrali della mia carriera musicale. Al momento ho finito il testo, ma ci sono centinaia di foto che devo visionare e selezionare. Spero di riuscire a finirlo entro la fine dell’anno.
Fino a dove arriva la tua storia, nel libro?
A un certo punto ho dovuto darmi un termine, altrimenti sarei potuto andare avanti all’infinito, la vita riserva sempre tante sorprese. Ho cominciato a scrivere nel febbraio del 2009, ed è li che termina la storia. In effetti sono successe molte cose da allora, non è da escludere che in futuro ci possa essere un secondo volume.
So che non ami molto parlare della questione ‘Osbourne’ - cui per altro sul tuo sito hai dedicato addirittura una sezione FAQ – ma è praticamente inevitabile accostare il tuo nome al suo. Ma adesso a cosa stai lavorando?
Probabilmente la prossima cosa che farò, in ambito musicale, sarà un altro disco con i Mother’s Army. Con gli altri membri del gruppo ne abbiamo discusso e stiamo pianificando la realizzazione del quarto album. A parte questo, sono concentrato sul progetto del libro che voglio assolutamente terminare a breve.
Ho visto che hai un’impressionante collezione di strumenti vintage, hai voglia di parlarcene?
Ho cominciato a collezionare bassi vintage – e occasionalmente alcune chitarre – verso la fine degli anni ’70. La collezione, poi, è cresciuta considerevolmente con la passione per gli strumenti classici. Suppongo che, a un certo punto, dovrò darmi uno stop. Anche se per il momento... ho una casa grande.

L’idea di celebrare un personaggio di questo calibro con uno strumento signature è di Patrizia Grossi, suo manager per l’Italia, che ne ha affidato la realizzazione a Davide Castellaro dell’Utopia Custom Shop. Il basso avrà diverse soluzioni tecniche interessanti e innovative, ce le siamo fatte spiegare dal diretto interessato. Davide Castellaro è il fulcro dell’Utopia Custom Shop, una persona preparatissima, molto competente e appassionata del suo lavoro. E che sia anche parecchio simpatico non guasta. 

Il pick up a poli ‘mobili’ del basso di Daisley è certamente la caratteristica centrale del progetto. Come hai approcciato la cosa?
L’idea mi è venuta proprio per dare una peculiarità allo strumento. Inizialmente, Bob aveva richiesto un solo pickup P51. Quindi, come ottenere più sonorità da un unico single coil passivo e senza elettronica di sorta? E’ nata l’dea dello slide. Antonella Fedrigucci, che si occupa della progettazione 3D e Piero Terracina della Magnetics hanno fatto il resto.
Poi la mascherina a sgancio rapido…
Sì, questo particolare è ancora in fase di studio. Vorrei che lo strumento fosse fornito di due battipenna intercambiabili in modo rapido e, se possibile, senza allentare le corde. Sto sperimentando con calamite che fungano sia da blocco che da collegamento elettrico 
Quali altre particolarità tecniche ha lo strumento?
Il manico non sarà avvitato al corpo direttamente con viti a legno, ma tramite boccole inserite all’interno, sotto la tastiera. Questo, oltre a dare stabilità e sustain, permette di accorciare il tacco e dare maggiore libertà sugli ultimi tasti.

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