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MusicMan Amplificatori
di [user #8166] - pubblicato il

camp scrive: Nei suoi primi 10 anni o giù di lì, la MusicMan non produceva solo bassi e chitarre ideati da Leo Fender, bensì anche una gamma di amplificatori dalla costruzione inappuntabile, offerti nelle più varie configurazioni di altoparlanti o casse e dotati di un circuito Sui Generis. Infatti, i MusicMan sono stati l'unico esempio noto di amplificatori ad avere la sezione di potenza a valvole ed il preamplificatore a stato solido, quando abitualmente avviene il contrario. Pare altresì che, nella prima serie da 65 e 130 watts, persino l'invertitore di fase fosse valvolare (e le valvole finali 6CA7-EL34 anzichè 6L6).

Per rendere l'idea, mettiamola così: se all'epoca avessimo avuto a disposizione un decente scatolotto preamplificatore con una o due12AX7 ed avessimo potuto collegarlo correttamente alla sezione d'uscita del MusicMan, ci saremmo trovati alle prese con un autentico ampli "all tube" (peso incluso e riverbero escluso). Potremmo anche fare quest'altro esempio: scavalcate la sezione Pre del vostro valvolare ed entrate in quella finale con un preamp a transistor o qualcosa del genere; ed ecco una sorta di Musicman.
Come tanti altri, vidi i primi MusicMan sul palco del concerto d'addio della Band & friends, nel film The Last Waltz di Martin Scorsese, ma pensavo fossero dei nuovi Fender. Poi ne ascoltai attentamente uno dal vivo, in una balera, suonato da un chitarrista versatile armato di Gibson L6 S. Infine, provai fugacemente un modello piccolino presso un negoziante cortese ma che mi incuteva un po' soggezione, donde la brevità del test.

Comunque, l'impressione era buona e presi nota.
Ma mi servivano più informazioni.

Così, alla fine degli anni 70, divorai avidamente un dettagliato catalogo le cui argomentazioni lasciavano trasparire come l'ambizione della MusicMan non fosse solo quella di offrire al mercato amplificatori aggiornati e di sostanza bensì anche di catturare la magia di una volta, per ottenere la quale occorreva tra le altre cose ripescare i costosi, delicati altoparlanti in Alnico ed i cabinets in pino, costruiti alla vecchia maniera.
per l'articolo sui musicman Se non ricordo male, in quel catalogo che esibiva le foto di famosi utilizzatori si tessevano le lodi delle valvole con le dovute argomentazioni tecniche ma si glissava sulla sezione a transistor (o almeno io non vi diedi troppa importanza, a fronte di informazioni più succulente).
Era il periodo in cui i Mesa Boogie decollavano definitivamente, la nuova produzione Fender si preparava a doversi porre nella posizione di inseguitrice e molti chitarristi professionali si ostinavamo a preferire i vecchi modelli: tutte cose delle quali sapevo ben poco.

Sapevo soltanto che per la seconda volta un certo service mi aveva rispedito il Twin con valvole nuove e vecchi difetti, che la MusicMan sembrava essere una ditta seria e che i suoi amplificatori suonavano bene.
Nel 1980-81, la decisione: via il Twin e ordino un MusicMan HD-210, ignorando che proprio in quel periodo la potenza dichiarata era salita da 130 a 150 watt, l'invertitore di fase non era più valvolare e forse gli speakers erano ceramici anzichè in Alnico. (E ti pareva!)
La mia versione era quella con il phaser al posto del tremolo (serie RP alias Riverbero + Phaser), non ancora provvista di ingressi-uscite efx sul pannello frontale. Poco più tardi, ebbi occasione di provare qualche MusicMan serie RD (= Reverb + Distorsion), che utilizzava di nuovo una valvola di preamplificazione 12AX7 ma non per l'invertitore di fase.

Ritengo che gli RP e gli RD siano i MusicMan che più hanno circolato in Italia, assieme agli amplificatori per basso che erano compagni ideali dello Sting Ray. Solo di questi modelli posso parlare con cognizione di causa, anticipando che quelli che avevo ascoltato e/o provato in precedenza (e che ricordavo più "valvolari") quasi certamente avevano ancora le caratteristiche riportate nel catalogo e la 12AX7 sfasatrice.
E sì: bello, solido e silenzioso, l'HD-210 RP con il suo pannello "Blackface", gli spigoli meglio protetti, la griglia anteriore in tessuto argenteo e la riproposizione dei classici canali Normal e Reverb. Risposta pronta e definita, merito anche dei due coni da 10", certamente superiori agli Eminence-Fender di quel periodo. Suoni puliti a volontà, con un timbro molto più Fender di quelli della stragrande maggioranza degli amplificatori di altre marche venute dopo.

Se poi si giocava col volume e col master, ecco spuntare una distorsione più intensa e moderna di quelle ottenibili coi vecchi Silverface, specie a basso volume. C'era anche una manopola la cui funzione push-pull scoprii per puro caso e che consentiva un'ampia regolazione di alcune frequenze: una "spazzolata" che concorreva a fornire timbri ancora più moderni. Al posto del vecchio bright switch, due interruttori distinti per il boost dei bassi e degli acuti, utilizzabili anche in combinazione. Dulcis in fundo: la possibilità di far funzionare l'ampi a potenza dimezzata. Di serie, il pedalino per il riverbero e il phaser.

Una meraviglia, dirà qualcuno. Ma i nei?
C'erano. L'ampli era sensibile alle sfumature ma non aveva un dinamica comparabile con quella dei vecchi Twin o di un Marshall.
Inoltre: sarà stato per via del pre a transistor ma, a meno che non si alzasse il volume a livelli abbastanza sostenuti (in modo tale da udire il calore delle valvole finali) aleggiava l'impressione di un suono meno aperto, un attimo striminzito. Idem per il riverbero. E poi, a ben guardare, si sarebbe fatto volentieri a meno del desueto canale Normal, in cambio della possibilità di poter passare da una timbrica clean ad una distorta con un semplice click del pedalino, anzichè smanettare freneticamente col Volume ed il Master appena prima di un assolo.

Intendiamoci: il MusicMan suonava più convincente e vivo degli amplificatori a transistor e -ci scommetterei- anche di alcuni nuovi ibridi con il finale a stato solido. Ma era appunto un ibrido. Forse non solo per via del circuito: col senno di poi, mi viene da osservare che il progetto che ne stava alla base lo qualificava come un Giano Bifronte, con una faccia rivolta al passato e l'altra al futuro.
Tanto che a piacermi meno era proprio la serie RD, con quella 12AX7 ripescata ma che non poteva fare concorrenza alla stadio high gain dei Mesa, che comunque non mi decidevo a preferire al MusicMan (non quanto avrei voluto, dato che su entrambi aleggiava la scomoda ombra dei vecchi pre CBS).

Dopo averlo venduto, ho avuto altri due incontri col mio HD 210-150: prima per un confronto casuale con uno dei primi VHT Pittbull 212, poi per una prova comparata un Bassman Reissue abbastanza secco. Di nuovo quell'impressione che mancasse qualcosa ma anche la piacevole conferma che il MusicMan può ancora giocare le sue proprie carte. Anzi, sapete che vi dico? Che rispetto a quegli insigni contendenti e magari per merito degli speakers ben ammorbiditi... accidenti: nel suo piccolo, suonava più rotondo e americano!
Probabilmente, molti jazzisti e chitarristi country-pop sarebbero d'accordo.

Morale della favola: se non siete sostenitori ad ogni costo dei circuiti completamente valvolari, se vi piacciono i "puliti" alla Fender, se non disdegnate un pizzico di modernità e flessibilità in più rispetto ai modelli vintage, date una possibilità ai MusicMan. A maggior ragione, considerate quelli per basso.
E soprattutto non ascoltate l'Eric Clapton di Further on up the road, nell'Ultimo Valzer, perchè se per caso era davvero un MusicMan della prima serie quello che usava in quell'occasione, c'è di che andare in crisi definitivamente, probabilmente più per il tocco fluido e caldo del chitarrista che non per l'ampli; ma tant'è!

https://www.youtube.com/watch?v=8hmbLJL6XIk

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