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Guitar styling: Brian May - Chitarre giugno 2011
di [user #16770] - pubblicato il

Ho accettato con entusiasmo la proposta di Gianni Rojatti, responsabile didattico della rivista Chitarre, di dedicare la rubrica Guitar Styling di questo mese a Brian May. La recente esperienza come chitarrista nel musical We Will Rock You ha semplificato il compito e mi ha permesso di riassumere in questo speciale l’esperienza fatta sul campo in questi ultimi mesi. La strumentazione e le parti musicali dello spettacolo, infatti, rispecchiamo precise scelte dello stesso May, che ha anche seguito personalmente le ultime fasi dell’allestimento italiano.

Il setup utilizzato nel musical, infatti, è scelto su precise specifiche di May ed è finalizzato a riprodurre nel modo più fedele possibile il suo sound e quello dei Queen. 
In questo articolo vorrei completare la versione cartacea dell’analisi, nella quale, come di consueto, analizziamo alcuni frammenti musicali particolarmente rappresentativi dello stile del chitarrista, in questo caso la famosissima "Bohemian Rhapsody" e le altrettanto note "Killer Queen" e "Play The Game". Vi rimando al numero di questo mese di Chitarre per l’analisi e le relative trascrizioni di questi brani.
Per arricchire l’analisi che trovate sulla rivista ho pensato di allegare un video di backstage del musical We Will Rock You in cui viene descritto il setup utilizzato e i dettagli relativi alla strumentazione, fornita dalla produzione su specifiche dello stesso May. Nell’articolo trovate inoltre una descrizione della strumentazione che May ha utilizzato nel corso degli anni, a partire dalla collaborazione con il guru dell’elettronica Pete Cornish (responsabile di buona parte delle modifiche agli amplificatori e ai pedali fino al ’92) per arrivare alla più recente collaborazione con Greg Fryer (i cui pedali sono utilizzati nel musical). Ecco il video del backstage. Per maggiori dettagli relativi al musical vi rimando allo speciale pubblicato su Accordo da Gianni Rojatti, dal titolo “We Will Rock You - Intervista a Marco Gerace”. 

Il setup che May ha utilizzato nel corso degli anni è rimasto sostanzialmente invariato dal ’70 a oggi e ha come punto cardine la “Red Special”, costruita dallo stesso May nel ’63 con l’aiuto del padre Harold. Lo chitarra ha il corpo in quercia, all’interno del quale sono state ricavate le casse tonali, con lo scopo di aumentarne il sustain e la risonanza. Il top e il fondo sono ricoperti con lamine di mogano, per compensare la scarsa qualità dei legni utilizzati.
La tastiera di 24 tasti è anch’essa in quercia, mentre il manico è in un unico pezzo in mogano, ricavato da un vecchio caminetto dell’800 (da cui l’appellativo “Red Fireplace”). Il diapason è più corto del classico diapason Gibson da 24 e 3/4” e misura 610mm (24”).
La Red Special è equipaggiata con tre single-coil Burns Tri-sonic modificati dal padre di May, che li aveva riavvolti per incrementarne il segnale d’uscita e immersi in resina epossidica per attenuare l’effetto microfonico.
La chitarra monta un circuito esclusivo per la selezione dei magneti, ideato dallo stesso Brian, che prevede 6 switch, 3 per attivare/disattivare i pickup e 3 per selezionare il fase/contro-fase. Sono quindi possibili ben 13 combinazioni, molte delle quali non ottenibili con un circuito tradizionale. Di solito Brian utilizza la combinazione di magnete al ponte e al centro, adoperata nella maggioranza dei riff e degli assolo.
Talvolta invece ricorre a timbriche inusuali, rese possibili da questo particolare circuito, come nell’assolo di "Bohemian Rhapsody" (manico e centro in contro-fase) o di "Liar" (ponte e manico in contro-fase).
Un aspetto interessante del circuito è che i pickup sono montati in serie e non in parallelo, come invece avviene nei circuiti tradizionali tipo Fender Stratocaster, e questo permette di sommare il suono di più magneti in una configurazione humbucker semplicemente utilizzando gli switch.
Un altro aspetto che contribuisce a creare il caratteristico suono di May è l’utilizzo di corde molto sottili (.008, .009, .011, .016, .022, .034) suonate per mezzo di una moneta da 6 pence, impiegata al posto del plettro. L’utilizzo della moneta è sicuramente una delle caratteristiche dello stile di May che ha suscitato da sempre maggiore curiosità e in effetti questa soluzione contribuisce in modo significativo a produrre il tipico attacco presente e graffiante della sua chitarra. 
Nel musical, per esempio, viene utilizzata la moneta praticamente in tutti i brani, tranne che per le acustiche, sulle quali si è dimostrato più efficace un plettro di tipo tradizionale. Per quanto riguarda gli amplificatori e l’effettistica, May si è avvalso dal ’72 al ’92 della collaborazione del guru dell’elettronica Pete Cornish, che ha curato il setup del chitarrista sia dal vivo sia in studio. Cornish è stato l’autore delle modifiche ai Vox AC-30 ideate da May, nonchè colui che ha assemblato parte dell’effettistica, dal treble-boost alle pedaliere, al sistema di switch usato dal vivo per commutare gli amplificatori. May utilizza da sempre i Vox AC-30 (due in studio e 6-9 o più dal vivo) e in particolare i modelli AC-30TBX con 2 coni AlNico Blue, e AC-30TB con coni Celestion Greenback. Gli ampli venivano modificati da Cornish bypassando la circuitazione non utilizzata, come quella relativa alla sezione “bright” e “Vib/Trem”. Questa modifica diminuiva il carico del trasformatore e la temperatura operativa, aumentando la vita operativa degli amplificatori. Questa modifica è infatti riprodotta anche negli AC-30 utilizzati nel musical, la cui circuitazione è stata estratta dal case dell’ampli e inserita in apposite testate, anche per permetterne il raffreddamento per mezzo di due grosse ventole installate alla sommità dello chassis. Visto l’utilizzo al massimo della potenza, la temperatura a cui operano gli amplificatori è notevole e la probabilità che si verifichino problemi con le valvole non è così remota. Durante il tour di We Will Rock You è successo almeno un paio di volte, sia in prova che durante gli spettacoli. Ecco perché è disponibile una testata di riserva, sempre accesa e pronta a subentrare alla principale in caso di problemi, attivabile per mezzo di uno switch di segnale/potenza, il pedale Tonebone della Radial.
Cornish inoltre rimuoveva anche la valvola rettificatrice (GZ34) sostituendola con componenti a stato solido, il che aumentava leggermente la potenza d’uscita degli amplificatori.
May utilizza il canale “normal” dell’AC-30 e per ottenere la giusta saturazione spinge gli amplificatori al massimo, controllando poi la saturazione finale con il volume della chitarra. Questo modo di gestire la sonorità e la dinamica è anche l’unico possibile rispetto a questo particolare setup. Infatti, per ottenere i suoni puliti è necessario portare il volume della chitarra intorno a 1.5-2, mentre già a partire da 2.5-3 il suono comincia a spostarsi verso una sonorità overdrive.
C’è da dire che nel setup voluto da May per il musical il pedale volume posto in pedaliera si trova alla fine della catena effetti, quindi dopo il Treble-booster, il Tonestation e il chorus. Questo vuol dire che agendo sul pedale si diminuisce il carico dell’ampli ma non il segnale in ingresso ai pedali. Viceversa, il volume della chitarra ha un impatto significativo sul segnale in ingresso nella catena effetti e in particolare nel Treble-booster. La combinazione di queste regolazioni, volume della chitarra e pedale volume, permette di ottenere tutte le sfumature dinamiche richieste.

Pedaliera WWRY Gerace
In questo tipo di setup un aspetto chiave è l’utilizzo costante del treble-booster, sempre acceso e inserito nella catena del suono. Il suo compito è di enfatizzare le frequenze medio-alte, in parte per compensare la sonorità piuttosto scura dell’AC-30, e di fornire un incremento del segnale in ingresso nell’amplificatore.
Nel musical viene utilizzata l’ultima incarnazione di questo pedale, il modello Treble-Booster Touring di Greg Fryer. Nel corso degli anni, però, Brian May ne ha utilizzati diversi. Il primo era il Rangemaster Tone-Man, che è possibile ascoltare nei primi dischi dei Queen. Il pedale, smarrito nei primi anni ’70, fu sostituito con un modello realizzato da Cornish, il TB-83, ispirato al medesimo circuito ma di costruzione più robusta e con minore rumore di fondo rispetto al Rangemaster. Il pedale prevedeva un incremento del gain di circa 33db ed era realizzato in altre due versioni: con un potenziometro per il guadagno e interruttore on/off (TB-83 Extra) e con doppio circuito di boost (TB-83X Duplex). Quest’ultima versione non era altro che un doppio TB-83, in grado di fornire un secondo stadio di boost per le parti soliste.
Una soluzione simile è ottenuta nel musical sommando l’effetto del Treble-booster al ToneStation. Quest’ultimo infatti è regolato come un boost, con il drive molto basso e il volume intorno ai 3/4.
Successivamente il treble-boost di Cornish fu riprodotto e ulteriormente migliorato da Greg Fryer, che ha commercializzato, in collaborazione con May, i modelli Treble-Booster Touring, Deluxe e Plus, differenti per quantità di gain e pasta sonora.
Il setup di May prevedeva, oltre all’AC-30, un piccolo ampli a transistor da 1W (soprannominato “Deacy amp”), che gli era stato costruito dall’amico e bassista dei Queen John Deacon. L’amplificatore veniva utilizzato per ottenere le armonizzazioni e gli effetti orchestrali presenti in molti arrangiamenti dei Queen. Costruito con componenti riciclati da un vecchio amplificatore Hi-Fi Philips, Il Deacy amp non aveva nessuna regolazione e veniva utilizzato in combinazione con il treble-booster. La Vox ha anche realizzato nel 2003 una copia commerciale di questo piccolo amplificatore, dal nome “Vox Brian May Special” (10W di potenza e cono da 6.5”).
Anche la Red Special è stata riprodotta da diversi costruttori e liutai (Guild, Burns), ma dal 2004 lo stesso May ha rilevato la Burns London e ha iniziato la produzione di una replica fedele dello strumento sotto il marchio “Brian May Guitars”. Dal 2008 ne è stata introdotta anche una versione Special, prodotta in numero limitato (100 esemplari l’anno) e con materiali di elevata qualità.

Brian May pedaliera Cornish
Anche riguardo agli effetti, il setup di May è piuttosto essenziale. Nella pedaliera trovano posto un Chorus Ensemble CE-1 della Boss e una coppia di delay, inizialmente le unità analogiche Echoplex EP3 poi sostituite, intorno al 1982, con due delay digitali MXR DDLII. In genere i due ritardi venivano regolati in modo tale che il secondo avesse un tempo doppio rispetto al primo. Un esempio di questa regolazione si può ascoltare nel famoso “Brighton Rock Solo” del concerto di Wembley del 1986, in cui i delay riproducono rispettivamente un ritardo di 800 e di 1600 millisecondi.
Dal vivo Brian utilizzava spesso quattro gruppi di due o tre amplificatori, ai quali inviava separatamente il suono diretto della chitarra, il suono del primo e del secondo delay e il suono trattato con il chorus. Questa soluzione evitava interferenze timbriche fra le diverse linee di chitarra e aumentava la resa polifonica del delay.
Infine, tra gli altri effetti c’era il Foxx Foot Phaser, utilizzato per esempio in "Bohemian Rhapsody" per creare quella sonorità leggermente “liquida”, e un pedale Wha-Wha regolato più che altro come filtro dei toni e in posizione fissa, per modificare leggermente il timbro della chitarra nel realizzare successive esecuzioni di uno stesso riff o per incidere differenti parti di chitarra in arrangiamenti polifonici.
Complessivamente quindi si tratta di un setup tutto sommato semplice, con un suono di base abbastanza caratterizzato e gestito con un frequente utilizzo del volume della chitarra. Anche l’effettistica è usata con molta parsimonia e raramente il suono di base della chitarra risulta stravolto o significativamente modificato.
Anche nel musical quest’essenzialità è esattamente riprodotta e a parte il ToneStation e il ChoralFlange della Fulltone, usati occasionalmente, il timbro di base è dato dalla caratteristica sonorità della Red Special e dall’AC-30 spinto dal Treble-booster.
Un aspetto di cui non ho tenuto conto in questa disamina, ma non perché di minore importanza, è il tocco unico e difficilmente imitabile di May, sicuramente l’ingrediente principale, insieme alla grande sensibilità del musicista, che ha contribuito a creare uno stile così coerente ed efficace. Per un’analisi più specifica degli aspetti tecnici legati al suo stile vi rimando all’articolo cartaceo che trovate sul numero di giugno di Chitarre.

brian may lezioni
Link utili
We Will Rock You - Intervista a Marco Gerace
We Will Rock You - Il sito ufficiale
Pete Cornish
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che s'ha da fa' pe' campa'...!!
di yasodanandana [user #699]
commento del 13/06/2011 ore 08:3
che s'ha da fa' pe' campa'...!!
Rispondi
Nella pedaliera..
di leopardave [user #24680]
commento del 13/06/2011 ore 10:1
..perchè ci sono ben 3 accordatori?
Rispondi
Re: Nella pedaliera..
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 13/06/2011 ore 11:4
Il Boss TU-2 di sinistra è usato per l'acustica (tramite l'uscita bypass, così quando è su on il segnale non passa e fa da "mute"), quello di destra invece è collegato a uno dei pedali volume e serve per l'elettrica. Il terzo accordatore è di riserva, in caso di problemi agli altri due.
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Articolo davvero favoloso!
di Claes [user #29011]
commento del 13/06/2011 ore 16:2
Grazie per un articolo completissimo per i molti dettagli chitarra / effetti / ampli... WOW!!!
Rispondi
Tutto molto interessante!
di aPhoenix90 [user #22026]
commento del 13/06/2011 ore 23:5
Mi sono clamorosamente perso il musical quando è venuto a Torino :(( Adoro i setup essenziali! Quello di Brian May lo conosco bene, ma è molto interessante scoprire cosa c'è "dietro" al musical... ;) Mai sentito parlare del Tone Station... il Choralflange, invece, mi sembra un pedale molto molto interessante. Curioso anche il fatto che Brian may rimuovesse dai suoi amplificatori l'elettronica che non veniva utilizzata... l'ho sempre detto che è un genio ;)) Grazie per le informazioni!
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Curiosità...
di fa [user #4259]
commento del 14/06/2011 ore 11:0
Ciao Marco, innanzi tutto complimenti per la tua preparazione, veramente completa, e per l'articolo molto interessante!! Lo spettacolo l'avevo visto a Londra la bellezza di 9 anni fa circa... quando era appena uscito e mi era piaciuto molto (mi sembra ci fossero due chitarristi all'epoca nello spettacolo)! Ma ecco al mia curisosità.. mentre nel video spieghi la strumentazione io sbirciavo gli spartiti... in un tuo precedente articolo avevi scritto che le parti erano molto precise... ma significa che anche gli assoli di May sono scritti?? E, soprattutto, vanno letti a prima vista?? Personalmente mi è capitato di suonare in qualche orchestra jazz, ma le parti perlopiù erano sigle con qualche obbligato... e già negli obbligati a prima vista soffrivo. Volevo quindi sapere un po' di più sul livello di preparazione in lettura a prima vista di un professionista come te e che livello di lettura sia richiesto per suonare in una situazione come un musical. Grazie in anticipo! Ciao e complimenti. Fab
Rispondi
Re: Curiosità...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 14/06/2011 ore 12:3
Ciao Fabio, alcuni assoli sono scritti, per esempio quelli di I Want To Break Free, Killer Queen, Bohemian Rhapsody, One Vision, altri invece sono liberi, cioè in partitura è indicato semplicemente "Solo", come in I Want It All, Seven Seas Of Rhye, Headlong. Gli assoli non vanno letti a prima vista. In genere i musicisti ricevono le parti in anticipo rispetto alle prove e c'è tutto il tempo di studiarle. In ogni caso una buona lettura è indispensabile e dovendo seguire decine di pagine di partitura ogni sera, è meglio non avere difficoltà da quel punto di vista.
Rispondi
Re: Curiosità...
di JackDynamite [user #14761]
commento del 17/06/2011 ore 01:5
mi intrometto. :) allora io non potrei mai fare un lavoro come il tuo, essendo dislessico mi è quasi impossibile prepararmi in un lavoro del genere , a meno che non rischi un esaurimento nervoso; ma fortunatamente penso non sia la mia strada ;) ti faccio anche tanti complimenti, hai un bel playng, le red special non sembrano chitarre molto facili da domare (han manico avvitato come l'originale? peccato per il ponte che non è come l'originale...)
Rispondi
Re: Curiosità...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 17/06/2011 ore 10:3
In realtà dopo un po' di pratica sono chitarre abbastanza comode da suonare, il manico non è sottile ma scorrevole e anche il diapason corto ha i suoi vantaggi. Usando la leva bisogna riaccordare spesso, ma nella media di una chitarra con ponte tradizionale. I modelli che usiamo nel musical hanno il manico incollato mentre credo che il ponte originale sarebbe stato troppo costoso da realizzare.
Rispondi
Re: Curiosità...
di JackDynamite [user #14761]
commento del 17/06/2011 ore 11:1
è una chitarra completamente differente dalla originale allora. la scala è proprio una 24? io ho una epiphone del 63 scala 24 e mezzo, già sento una differenza pazzesca, e monto delle 10. non oso immaginare che burro dolce hai sotto le dita con delle 0.8 :)
Rispondi
Re: Curiosità...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 17/06/2011 ore 13:5
Sì sicuramente ci sono delle differenze, ma penso che se lo stesso Brian May la produce e ne ha curato la riedizione, possiamo fidarci che è una riproduzione abbastanza accettabile. La scala è 24", infatti monto corde .09-.042, le .08 sono troppo morbide.
Rispondi
Re: Curiosità...
di JackDynamite [user #14761]
commento del 17/06/2011 ore 16:2
sarà quasi sicuramente uno strumento migliore del originale. gran parte del suono lo fanno i pick up e il circuito, e legni, che comunque vengono riproposti. voglio provare anche io un giorno a tornare alle 09, magari su una sola chitarra. grazie per la disponibilità!
Rispondi
Innanzitutto che dire...sono onorato che tu ...
di neogia [user #3461]
commento del 14/06/2011 ore 14:4
Innanzitutto che dire...sono onorato che tu abbia cambiato il tuo avatar con una mia foto ! ;) In secondo luogo complimenti per l'articolo come al solito sempre ben scritto,chiaro e ricco di informazioni preziosissime: una vera manna dal cielo per gli amanti del caro Brian. Avendo avuto modo di sentirti durante il musical posso assicurare che la qualità sonora e riproduttiva dei pezzi rasenta REALMENTE quella ascoltata sui dischi e questo spiega e testimonia la maniacalità voluta da Brian may dietro la scelta e la strumentazione dei suoi prescelti. Quello che mi preme sapere da uno come te che suona a livelli molto alti ed insegna lo strumento è: ora che ti sei confrontato con questa modalità esecutiva,hai dovuto imparare a padroneggiare tecniche a te finora estranee ed aver quindi rielaborato il suono in funzione di quelle che erano/sono le strette direttive fornite da Brian May...quanto di tutto ciò ti porterai dietro ed applicherai al tuo naturale modo di suonare ? C'è qualcosa tra tutte queste cose che hai imparato che hai valutato essere veramente un "plus" da aggiungere al tuo stile ? In caso affermativo: quali e perchè ? Alla prossima jem.... ;)
Rispondi
Re: Innanzitutto che dire...sono onorato che tu ...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 14/06/2011 ore 16:4
Ciao Gianluca, non sapevo che oltre a essere un eccezionale fotografo fossi anche un accordiano! con l'occasione ti ringrazio "pubblicamente" per le splendide foto di scena che hai fatto al Gran Teatro a Roma, tra cui questa del profilo e molte altre che ho inserito nel mio sito…grazie davvero! Riguardo la tua domanda, devo dire che a parte un po' di training con la monetina e la Red Special, non ho dovuto fare grandi cambiamenti nel modo di suonare. Il setup del musical è sostanzialmente simile al mio: un Bassman e un paio di pedali, un Tubescreamer, che tengo spesso acceso con funzione di boost, e un Full-Drive 2 della Fulltone, che fornisce un ulteriore stadio di gain. Il concetto quindi è simile al setup di May, in cui il controllo del suono e della dinamica si ottiene per mezzo del volume della chitarra e del pedale volume (collegato dopo i due pedali booster/overdrive). Durante il musical ho sperimentato a fondo il comportamento di questo setup, e a volumi elevati, e questo mi è stato molto utile anche per la gestione del mio suono. A parte le differenze di strumentazione, il setup del musical è in linea con la mia idea di avere sempre un timbro di base molto definito, da cui ottenere tutte le possibili sfumature per mezzo della dinamica e degli effetti.
Rispondi
Lo sai che assomigli un po' a Brian May? :D
di ricky_95 utente non più registrato
commento del 14/06/2011 ore 19:0
Lo sai che assomigli un po' a Brian May? :D
Rispondi
Da chitarrista di una coverband dei queen...
di steponme82 [user #19621]
commento del 15/06/2011 ore 14:2
devo dire che avere Brian a suggerirti come tirare fuori quel suono sarebbe molto comodo :D Marco, che corde usi? 008 - 32? Il treble boost è a manetta oppure è tipo a metà, rispetto all'ampli a manetta? Il boost è lineare, o è una sorta di "secondo" treble boost? Il chorus, ad esempio, dove lo usi? Come avrai notato, sono MOLTO interessato :D roberto www.operaqueen.it
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 15/06/2011 ore 17:0
Le corde sono D'Addario .09-0.42. Il Treble booster non ha regolazioni o interruttori e rimane sempre accesso all'inizio della catena dei pedali, che è questa: Chitarra -- Treble-Booster -- ToneStation -- Chorus -- Splitter -- Pedali volume -- Amplificatori (AC30 e Vox a transistor per i feedback) Il chorus si usa in diversi brani come Under Pressure, Play The Game, A Kind Of Magic, We Are The Champions, The Are The Days.
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Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di steponme82 [user #19621]
commento del 15/06/2011 ore 17:1
Quindi tutto dentro il line in, nessun send return... figo :D Pensavo che il chorus fosse sempre presente, ma SE LO DICE LUI... MArco grazie per i tips, ho visto wwry a londra, ma cercherò di venirci anche a milano e nel caso ti verrò a "sfottere" :D rob
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Sykk [user #21196]
commento del 17/06/2011 ore 10:2
Ciao, ho fatto un po' di ricerche ma non trovo niente sul tonestation. In pratica è un overdrive? Che controlli ha?
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 17/06/2011 ore 10:4
Dovrebbe essere un pedale di costruzione artigianale fatto da Fryer (sullo chassis c'è un numero di serie intorno al 20, quindi credo ne abbiano costruiti pochi). È un overdrive/booster, i controlli sono 6: Level, Drive, Bass, Treble, Distortion e Presence, più uno switch Normal/Boost. Di solito uso questa regolazione: Level: 6-7 Drive: 2 Bass: 7 Treble: 4 Distortion: 3 Presence: 4 Switch su Normal Lo switch posizionato su Boost aggiunge volume in uscita al pedale, ma in questo caso non serve visto che il Treble-Booster più l'AC30 tirato al massimo danno già la giusta distorsione.
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Sykk [user #21196]
commento del 17/06/2011 ore 10:5
Molto interessante, tra i prodotti sul sito di Fryer non c'è. Ma con queste regolazioni, se usato su un ampli pulito a cosa somiglia? Al classico tube screamer con drive al minimo e spintarella sul volume o è qualcosa di diverso?
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Marco Gerace [user #16770]
commento del 17/06/2011 ore 14:1
Sinceramente non ho avuto modo di provare il ToneStation al di fuori della strumentazione del musical. L'impressione comunque è che ha una risposta più lineare del Tube Screamer (che taglia i bassi). Somiglia di più a un vero e proprio boost, con in più una sezione overdrive. Infatti ha molto guadagno in db, soprattutto con lo switch su "boost", ma in questo caso non serve troppa spinta, l'AC30 risponde bene anche solo con un minimo di boost e drive basso.
Rispondi
Re: Da chitarrista di una coverband dei queen...
di Sykk [user #21196]
commento del 17/06/2011 ore 14:2
eh bè, gli AC30 siete fortunati a poterli utilizzare tirati al massimo dentro una isobox. Grazie per le informazioni.
Rispondi
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