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Gibson Les Paul. Analisi di un tarocco.
Gibson Les Paul. Analisi di un tarocco.
di [user #7031] - pubblicato il

Avevo letto recentemente in qualche forum che giravano tarocchi cinesi delle Gibson Les Paul. Ne avevo parlato pure con Glen e la curiosità era parecchia. Qualche giorno fa mio figlio Roby, allievo liutaio nonché semi-collaboratore a tempo perso, mi porta un “Les Paul Gibson” il cui impianto elettrico ha deciso di fare le bizze. L’oggetto non è custodito nella bella custodia originale bensì riposto in una custodia morbida anonima. C’è puzza di tarocco! Aperta la custodia il contenuto (la chitarra) si presenta come un Les Paul Custom in Limited Edition: stesse dimensioni, stesse fattezze, marchio Gibson intarsiato, top di acero marezzato, fondo in mogano, matricola a 8 cifre e stampigliatura “Made in Usa” sul retro della paletta. Ma è un tarocco mostruoso e nel seguente articolo, corredato da descrizioni e foto, analizzerò tutte le parti affinché nessuno possa cadere in un incauto acquisto, incorrendo anche in beghe di carattere penale.

PREMESSA

La chitarra, a prima vista ed a occhi inesperti, sembra realmente un Les Paul originale, riconoscibile dal marchio, dal design della paletta e del corpo, dalla verniciatura nonché dalle dimensioni del manico e dal peso. Ma parecchi (anche troppi) dettagli non sono conformi ai modelli originali nonché le finiture risultano imperfette e talvolta dozzinali. Anche le meccaniche, marchiate Grover (Rotomatic) risultano essere taroccate. Inoltre lo strumento è una riproduzione che si pone tra un Les Paul Custom ed un Les Paul Standard.
Andiamo ad analizzare i dettagli costruttivi e compararli all'originale.

MANICO

Dimensioni:
Le dimensioni del manico sono simili alle dimensioni del Les Paul Standard con profilo “slim” : lo spessore al primo tasto è pari a circa mm.21 mentre la larghezza al capotasto è di mm.42 al posto dei canonici mm.43.
La paletta è inclinata di 17 gradi come nei Les Paul di attuale produzione e come quelli costruiti alla fine degli anni 50.

Legni utilizzati:
Tutti sanno che i Les Paul hanno il manico in mogano in pezzo unico (tranne qualche rara eccezione su una serie limitata di LP Custom prodotta nei primi anni 80 e lasciata in finitura “natural”).
Il nostro tarocco, ad approfondita analisi visiva, lascia intravedere un manico in acero in tre pezzi con giunta tipo “scarf neck” sul retro del primo tasto ed incollatura del tacco.
Peraltro, analizzando bene, l’acero utilizzato è di infima qualità e presenta parecchi nodi e parti scure.
L’incollatura dello stesso al corpo, dopo aver rimosso il pick up al manico è eseguita alla “pene di levriero” e presenta un accoppiamento impreciso e colmato di colla che sbrodola da tutte le parti. Un lavoro molto dozzinale.

Paletta:
La paletta, come design, ricalca la classica paletta Gibson Les Paul Custom , più grande dello Standard. E’ filettata con triplo filetto nero/bianco come il Les Paul Custom (peraltro anche il corpo è filettato con filetti multipli avanti/retro come il Custom).
Le anomalie sono molte: il Les Paul Custom è caratterizzato da un intarsio in madreperla (Pearl split-diamond) che ne ha sempre identificato le serie mentre sul tarocco è presente la classica scritta dorata “Les Paul model”, prerogativa dei modelli Standard. (Foto comparazione palette)

Marchio:
Il marchio è contraffatto e pure bene, con la lettera “o” aperta come i marchi di recente utilizzo.
Anomalo il posizionamento: sul tarocco la scritta intarsiata è dritta mentre le originali hanno la scritta leggermente inclinata.
La classica “campana” copri-trussrod è pure diversa: questa si presenta in plastica a tre strati con bordo tagliato al vivo, con la scritta “Gibson” in verticale e con la parte inferiore perfettamente piana e con 2 viti di fissaggio.
L’originale non possiede scritte e il fissaggio inferiore avviene tramite una sola vite centrale. Inoltre la stessa parte inferiore, quella che si appoggia al capotasto, è sagomata.
Il retro della paletta riporta il numero di matricola a otto cifre e la scritta “Made in Usa” punzonata come l’originale.

Meccaniche:
Sono marchiate “Grover” ed assomigliano alla serie Rotomatic sia come design che come bloccaggio delle stesse alla paletta.
In realtà, comparandole con le originali Rotomatic si notano alcune basilari differenze: le originali hanno gli spigoli più arrotondati e soprattutto funzionano in maniera graduale senza gioco alcuno.
Nel caso di quelle montate, nonostante la somiglianza ed il marchio in rilievo, è palese la contraffazione: hanno un “gioco eccessivo” e la precisione non sta certo in questa casa. Hanno taroccato pure le meccaniche!

Tastiera:
La tastiera del tarocco riprende il design della serie Custom con i blocchi rettangolari come segnaposizione.
Ma, al contrario dell’originale, è costruita in palissandro e non in ebano (nero a vedersi), i blocchi non sono in vera madreperla ma in “perloid” di scadente qualità e sono posizionati in modo indecente: disallineati rispetto l’asse verticale e rispetto quello orizzontale.
Insomma, non si trovano affatto al centro dello spazio tra un tasto e l’altro.
Inoltre i tasti si sovrappongono ai binding laterali mentre sulle originali terminano con la tastiera ed i binding sono lavorati a simulare la fine dei tasti.

CORPO

Dimensioni:
Le dimensioni sono perfettamente corrispondenti agli originali. A prima vista si nota un top di acero fiammato mentre il fondo è in mogano. Sia il top che il fondo sono contornati da un filetto multiplo bianco/nero, al pari dei modelli Custom.
In realtà il top risulta un’impiallacciatura di qualche decimo di millimetro come pure il fondo risulta essere un’impiallacciatura di mogano dello stesso spessore di cui sopra. Il mogano vero non esiste proprio.

Aprendo sia lo scasso dei pick up che quello dell’impianto elettrico se ne ha conferma. Tutto il corpo è composto da legno bianco, presumibilmente acero, visto il peso. Ed è pure acero di scarto. Parlo di scarto in quanto le “fasce laterali” lasciano intravedere, sotto la verniciatura cherry, delle ombre più scure che fanno pensare a nodi e parti macchiate di acero non utilizzabili come legni a vista.
Guardando meglio sulla fascia nella parte inferiore, in prossimità del reggicinghia, si intravede il body costruito utilizzando tre tavole di legnaccio di qualità scadente.

Plastiche varie:
Tutte le plastiche sono color avorio e non crema e manca il battipenna (ma alcuni modelli originali vengono consegnati con battipenna a parte da montare successivamente).
Le plastiche di chiusura sono lavorate a macchina e non stampate a caldo e le superfici sono ruvide e non lisce. I materiali sono assai diversi: sul tarocco sembrano di origine vinilica mentre gli originali presumibilmente sono in ABS o derivati, ottenuti tramite stampaggio.
Le quattro viti che fissano le mascherine dei pick up sono a testa bombata e dorate mentre nelle originali vengono montate viti nere a testa piana che restano incassate nelle svasature.
Inoltre la placca che regge il jack d’ingresso è metallica come il Custom ma non piana bensì stampata e sagomata.

IMPIANTO ELETTRICO

Pick up:
A vedersi paiono simili ai Gibson originali ma le coperture metalliche non hanno saldature e sono fissate a pressione. Anche la parte retrostante è dissimile ai Gibson. I valori di resistenza non li ho misurati.
Troppe varianti hanno subito i Gibson per poterli comparare. E poi chi se ne importa: lo scopo è quello di evitare fregature all’acquisto, non quello di compararne le caratteristiche.

Potenziometri:
Aperta la sede che ospita i potenziometri si nota, nel tarocco, che questi sono di piccolo diametro con alberino corto e direttamente fissati al corpo. L’originale monta potenziometri di mm. 24 di diametro, con albero lungo, posizionati su una piastra fissata successivamente al corpo. Posteriormente esiste un’ulteriore copertura metallica che li protegge da interferenze magnetiche esterne.
Praticamente, aprendo la sede di un Les Paul originale non si vedono i potenziometri perché nascosti dalla copertura di cui sopra.
Le manopole sono simil-Gibson come forma ma non nella qualità di colore e presumibilmente pure nella qualità del materiale.

HARDWARE

Il ponte è una brutta copia del classico Tune-o-matic con la variante che non possiede le due rotelline per regolarne l’altezza. Nel caso del tarocco questa viene regolata attraverso l’alberino di diametro maggiore che possiede una tacca a cacciavite.
L’attaccacorde è simile allo Stopbar.
Ambedue non sono marchiati Gibson sul retro, sono più leggeri, costruiti in lega di zinco e di bassa qualità.
Tutto l’hardware è dorato, viti comprese, con placcatura leggera ormai “fiorita” su quasi tutte le parti placcate.

VERNICIATURA

La verniciatura non è molto pesante, in poliestere (no nitro) e sui filetti multipli di contorno si notano zone d’aria tra la vernice stessa ed il corpo dello strumento (!?!).
La lucidatura è molto buona e certamente potrebbe fungere da “specchietto per le allodole” per un eventuale acquisto. Non ci sono sbavature o imprecisioni di rilievo.

SUONO

Non so come suona e non me ne può fregar de meno: questa non è e non deve essere una recensione che possa indurre qualcuno all’acquisto.

CONCLUSIONI

Io amo gli strumenti musicali, soprattutto chitarre elettriche ed il mondo che le circonda e sono parecchio incazzato che siano reperibili in Italia questi strumenti. Le Gibson hanno contribuito alla storia del rock e del blues come e forse di più delle concorrenti dirette, le Fender di quel geniaccio di Leo.
Sono amareggiato che i negozianti si prestino al gioco della truffa e della contraffazione e sono certo che molti ragazzi, non avendo mai avuto in mano l’originale, siano tentati all’acquisto in base al mero risparmio abbinato alla presunzione di presentarsi in pubblico “con una Gibson”.

Mi duole dire che a mio parere questi non saranno mai dei musicisti ma solo dei buffoni per i quali vale molto più l’immagine dei contenuti.
Ma sono pure felice, se consci dell’incauto acquisto, di dire loro che lo strumento in essere fa schifo a livello di costruzione: non suonerà mai come l’originale e non varrà mai di più di quei due soldi che sono stati spesi, anzi buttati, per uno strumento che, oltre ad essere farlocco, lede sicuramente l'immagine (e la dignità) di chi lo produce, lo commercializza e di chi lo compra.
(Ma forse dell'immagine, dell'onestà e della dignità non frega più niente a nessuno).

Sig.Orville Gibson, intervenga presto dall'aldilà a stroncare questa ignobile contraffazione di marchio che Lei non si merita di certo...

Ciao.
Lauro.
Alecb.

AGGIORNAMENTI

Evoluzione del tarocco
Un amico, sul sito di Varini, ha aggiunto la foto ingrandita dell'ultima evoluzione del tarocco.
La posto come aggiornamento all'articolo, facendo notare quanto segue:

  • L'intarsio a rombo "Split Diamond" ora è comparso ma presumibilmente, da un ingrandimento, non risulta essere in madreperla vera ma il plastica di tipo "perloid"
  • Il marchio è stato posizionato correttamente
  • La stessa campanella non ha i bordi svasati ma è "a spigolo vivo"
  • La tastiera è in palissandro e non in ebano"

Di fatto hanno praticato un upgrade al look ma lo strumento (!?!) resta una ciofeca di infima qualità costruttiva.
Non fatevi condizionare, è una vera porcheria vestita di nuovo!

Lauro.

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