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Epiphone Casino Elitist 1965
di [user #11299] - pubblicato il

casino65natural scrive: Finalmente è arrivata! Cosa, direte voi. La mia nuova Epiphone Casino 1965 Elitist natural, of course. Ma prima di parlare dello strumento, alcune righe di lamentele nei confronti della Epiphone che, da quando importa direttamnete come Epiphone Italia, non azzecca più un'indagine di mercato e quindi trovare una chitarra di questa marca, qui da noi, é oggi un'impresa epica. Tanto che io ho dovuto prenderla (nuova) negli USA grazie a quella meravigliosa invenzione che è ebay, pagandola meno che in Italia (comprese spese di spedizione e sdoganamento). Inoltre ci ha messo pochissimo ad arrivare: una settimana con posta normale, vale a dire USPS e SDA.

Le due Casino affiancate

Ma veniamo allo strumento:
Casino della serie Elitist, cioè made in Japan e revisionata in USA. Il confronto viene fatto con l'altra mia Casino, una standard Made in Korea sunburst. La prima differenza tra le due chitarre è costruttiva: nella Elitist il manico si innesta al 16° tasto, come nei modelli vintage anni '60, nella Coreana al 17°. Ciò determina un minor spazio tra l'attaccacorde a trapezio e il ponte Tune-o-matic e, soprattutto, rende più facilmente raggiungibile il selettore dei pickups mentre si suona.
La seconda differenza, non da poco, sta nei legni e nella liuteria.

Il manico è costituito da un pezzo unico di mogano ed è leggermente più spesso rispetto alla sorella coreana: ne guadagna la suonabilità, favorita anche da una tastiera in palissandro molto ben assettata. I segna tasti sono a parallelogramma in madreperla.
Il corpo è in acero a cinque strati e mostra i segni di una maggiore cura nella lavorazione: le buche a "effe" sono intagliate con precisione, con bordi ben arrotondati (sulla coreana le curve delle buche sono più "squadrate" e approssimtive), la linea del contorno è più affusolata, specialmente nelle cosiddette "orecchie da topolino", qui più conformi allo stile vintage e alla cugina Gibson 335.

Anche l'hardware è senza dubbio migliore, a cominciare dal ponte:
si tratta di un tune-o-matic a tutti gli effetti anche se made in Japan (c'è anche scritto sotto). Le meccaniche sono Grover cromate e i pickups P90 americani, marchiati EP-90 Made in USA.
La prima "prova su strada" la faccio da spenta, come ormai sono abituato a fare da molto tempo quando provo una chitarra, anche una solid body. La sensazione è inaspettata. Il volume è alto, e quello me lo aspettavo dal momento che la cassa è vuota, senza neanche il blocco centrale sotto i pickups, ma quello mi colpisce è la timbrica: suono brillante, ricco di sustain e armoniche, bassi potenti.
Sembra quasi di suonare un'acustica.

Accendo il mio Vox AC15 Made in England e lascio scaldare le valvole:
nel frattempo inizio a "lennonizzare" la chitarra, togliendo il battipenna bianco e inserendo un disco di propilene nero sotto il dado di fissaggio del selettore dei pickups. Ora le valvole sono calde, inserisco il jack, metto su on lo switch dell'ampli e mi appresto a testare il sound, partendo col riff e i fills di Get Back. Il sound preannunciato da spenta viene confermato dai pickups. Pulizia e brillantezza unita ad un sustain molto buono che si contrappone alla secchezza dei magneti coreani. Questi sono veri P90. Anche con l'overdrive i pickups graffiano. Se spingi va in larsen, ma se riesci a contenerla ci tiri fuori dei suoni molto bluesy.

Casino Elitist - Vista generaleIl prezzo quasi radoppiato rispetto alla Made in Korea è del tutto giustificato:
ci troviamo di fronte ad una chitarra di qualità accessibile a tutti, mentre la coreana, pur essendo un buona semiacustica, conserva le caratteristiche di una chitarra di fascia economica.
L'unico difetto della Elitist, se così si può chiamarlo, è l'attaccatura bassa del manico rispetto al corpo (16° tasto) che rende la chitarra poco versatile e inadatta a certi generi, ma se si vuole restare nel rock anni '50-'60 e nel blues e jazz, la Casino Elitist è un ottimo strumento.
Concludo ricordando che la Casino giapponese è corredata di una bella custodia rigida, robusta, ben sagomata e ottimamente imbottita (la scelta del colore interno - viola scuro - non è delle più felici, dal carattere lievemente funereo), dotata di serratura e scomparto porta oggetti (ma non è un cruscotto...)

Un ulteriore raffronto potrebbe venire con la Casino modello John Lennon, dalle caratteristiche simili alla Elitist (la Lennon non è verniciata, i Pickups sono marchiati Gibson e ha le sellette del ponte in avorio sintetico): in questo caso penso che il prezzo doppio rispetto alla Casino Elitist sia giustificato solo dalla signature, ma non dai componenti.
Se qualcuno l'ha provata, ci faccia sapere.

Davide

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