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Accordo intervista Giuseppe Continenza
di [user #116] - pubblicato il

Giuseppe Continenza è un chitarrista jazz molto stimato sia in Italia che all’estero: figura nella ristretta cerchia dei “Benedetto Players” (oltre a lui “bravi ragazzi” come Andy Summers, Kenny Burrell, Jimmy Bruno, Jack Wilkins, Howard Alden e Bucky Pizzarelli) e collabora, sia in studio che live, con molti dei nomi più noti della scena jazz internazionale. Collabora da anni con le riviste italiane Guitar Club e Tuttochitarra, oltre che con diverse testate americane: nel agosto 2001 l'autorevole rivista statunitense Just Jazz Guitar gli ha dedicato una corposa intervista. Il recente tour in duo con Bireli Lagrene ha ottenuto consensi unanimi da parte di critica e pubblico; l’ultimo disco uscito, "Seven Steps to Heaven", è stato registrato con Vic Juris alla chitarra, il bassista Dominique Di Piazza e Pietro Iodice alla batteria. Scambiando quattro chiacchiere con il simpatico chitarrista pescarese, ci si rende subito conto che abbiamo di fronte una persona aperta, socievole e attenta alle novità: insomma, quanto di più lontano ci sia dallo stereotipo del chitarrista jazz chiuso nel suo mondo.

Ciao Giuseppe, vuoi raccontarci qualcosa dei tuoi esordi chitarristici?
Ho cominciato molto presto, avevo appena sette anni, mio padre era un ottimo chitarrista e in casa giravano parecchi strumenti; ho studiato chitarra classica per diversi anni, mentre da autodidatta ho cominciato a suonare rock e blues. Mi piacevano molto Jeff Beck, Ritchie Blackmore, Albert Collins, Albert King, B.B.King, Stevie Ray Vaughan e anche chitarristi “virtuosi” come Yngwie Malmsteen, Steve Vai, Joe Satriani ecc… a sedici anni entrai in un gruppo rock al tempo abbastanza conosciuto, con cui feci 2 dischi.cont1bis

Come ti sei avvicinato al jazz?
Grazie a mio padre: in casa c'erano tanti dischi fra cui, parlando di chitarristi, molti di Wes Montgomery, Django Reinhardt, Jimmy Raney, Tal Farlow, Joe Pass e poi Charlie Parker, John Coltrane, Art Tatum e tantissimi altri.

Hai frequentato il Musicians Institute di Hollywood: cosa ti ha lasciato questa esperienza?
Ai tempi era ancora di proprietà americana e c'erano Scott Henderson, Joe Diorio, Don Mock, Ron Escheté, Steve Trovato, Howard Roberts e diversi altri: decisi di spostarmi lì anche per loro; è stata un'esperienza bellissima, si suonava molto e questa è la cosa che ricordo con più piacere: inoltre era molto meno commerciale di oggi.

Cosa ci racconti di Joe Diorio?
Per me è come un padre, abbiamo passato molto tempo insieme nella sua stanza al G.I.T.: una persona umile, semplice, un vero signore e un musicista fantastico, fra i migliori in assoluto direi. Mi ha aiutato tantissimo nella mia crescita musicale: mi ha sempre spronato a ricercare un suono personale, a sperimentare e a non perdere mai d'occhio la melodia.

Tornato in Italia hai aperto l'E.M.I. (European Musician Insitute): che tipo di attività svolgi e che approccio adotti all'interno della scuola?
Ho cercato di creare una struttura a dimensione umana, il cui solo scopo è quello di forgiare musicisti professionali in grado di suonare ogni genere di musica. Ho un approccio molto particolare, all’inizio cerco di capire il livello di ogni studente e le sue potenziali capacità, quindi  inizio a lavorare cercando soprattuto di trasmettere agli allievi i mezzi per creare musica, come ottenere un playing melodico nei soli, imparare a usare moltissimi accordi con facilità, avere una tecnica strumentale, non dimenticando l'intervallistica, l'armonia e tante altre cose.
Tra gli insegnanti figurano persone di grosso calibro quali Dominique Di Piazza (già al fianco di John Mc Laughlin, Bireli Lagrene, John Scofield e Michel Petrucciani), Riccardo Ballerini (che ha registrato con Scott Henderson e Randy Brecker), Pietro Iodice, grande batterista e preparatissimo didatta. Inoltre ci sono dei corsi di base, dalla chitarra alla voce, tenuti da ottimi musicisti .cont2

 
In base alle tue esperienze quali sono le cose imprescindibili da studiare per poter iniziare a suonare jazz con disinvoltura?
Secondo me è molto importante il ritmo, la melodia e lo studio dell'armonia, cioè imparare a improvvisare usando questi elementi; quando sento un bravo strumentista rimango colpito soprattutto dal suo approccio ritmico/melodico (ovviamente anche da quello armonico) e il bravo musicista si distingue da un altro in quanto già solo con l'improvvisazione, senza alcun accompagnamento, riesce a suscitare interesse nell'ascoltatore.

Cosa consiglieresti a chi vuole impostare uno studio serio?
Direi che la cosa più importante è quella di avere un buon metodo di studio; per prima cosa imparare bene le scale (maggiori, minori ecc...) in tutte le posizioni e in tutte le tonalità. Stessa cosa per gli arpeggi e gli intervalli, non dimenticando mai che bisogna suonare sempre tutto in modo musicale. Imparare anche uno standard a settimana è sufficiente: bisogna studiarne la struttura armonica analizzandolo, creare un repertorio vario che contenga un blues, una ballad, una bossa, un rhythm change, un brano modale ecc… 
La composizione è molto personale: il miglior modo per comporre, è quello di imparare i brani creati da grandi musicisti ed analizzarne le strutture, quindi capire come giocare con l'armonia: è necessario avere anche la conoscenza di base per mettere su carta ciò che si ha nella mente.
Impare a leggere è importante, ma basta saper leggere anche non a prima vista, perché arrivare a una competenza del genere richiede uno studio incredibile che toglierebbe tempo a quello creativo e prettamente strumentale.

Secondo te è necessario studiare i “pattern” per sviluppare un proprio linguaggio improvvisativo?
Certamente, i pattern sono un ottimo strumento grazie al quale si sviluppa una visione della tastiera della chitarra e delle note. Ovviamente tutto ciò è relegato al fatto che devono essere studiati in modo musicale e per questo occorre un metodo efficace; i pattern non sono altro che la materia prima, ci aiutano a vedere le scale, gli arpeggi, ecc ... poi il resto dobbiamo farlo noi, imparando ad ascoltare, trascrivendo buona musica e suonando con altri musicisti.

Come si ottiene un bel suono jazz "classico" sulla chitarra?
Secondo il mio modesto parere il suo è nelle dita, poi ovviamente è importante un buon amplificatore: per i valvolari mi piacciono molto i Fender (Super Reverb e Twin),  mentre per i transistor mi trovo bene con i Lab Series L-9 e L-5 e lo Yamaha G100.
Io suono sia con le dita che con il plettro (un Dunlop abbastanza duro da 1,5 mm), per le corde uso prevalentemente La Bella 0.12/0.54 per le archtops e 0.11/0.48 per le semiacustiche e le solid-bodies. Per il fingerstyle jazz avere un po' di unghie aiuta di sicuro a ottenere un bel suono.
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Che strumentazione usi attualmente? E' la stessa che impieghi per registrare?
Come archtop suono esclusivamente la mia Benedetto Cremona Custom; ma uso anche una chitarra classica Buscarini, una semiacustica Yamaha SA 2200, un’acustica Ronald Ho (di quasi 40 anni!) appartenuta a Robben Ford e una solid body Ibanez Custom Shop costruita a Los Angeles per me grazie al mio amico Scott Henderson; come amplificatori uso Fender Twin e Lab Series.

Ti interessi di vintage?
Mi piace molto il vintage, ho diverse chitarre archtop fra cui Gibson Super 5, Gibson Legrand, Gibson Wes Montgomery, Fender Strotocaster… ma più che per il valore collezionistico sono attratto dal suono di questi strumenti.

Come sei diventato endorser Benedetto? Hai altri sponsor?
Per la prima volta provai una Benedetto a Hollywood, ai tempi del G.I.T.: era del grande chitarrista Ron Escheté: fu amore a prima vista, un suono unico nel suo genere e una bellezza ineguagliabile! In seguito suonai con alcuni Benedetto Players (Jimmy Bruno, Jack Wilkins…) e Bob Benedetto ebbe modo di ascoltare un mio disco dopo aver letto una mia intervista sulla rivista americana Just Jazz Guitar: mi scrisse una bellissima lettera complimentandosi per la mia musica e per il mio modo si suonare: da lì naque l'idea di invitarmi tra i Benedetto Players. Non potevo crederci, mi sembrava un sogno! La chitarra mi è stata consegnata personalmente da lui a Milano il giorno del mio compleanno, che coincidenza e… che bel regalo!
Inoltre sono endorser delle corde La Bella, che trovo straordinarie, delle chitarre Buscarini (un liutaio di Osimo, a mio avviso uno dei migliori, che costruisce strumenti eccezionali), del software musicale Sibelius e dei cavi Reference: sono davvero unici e migliorano nettamente la qualità di uno strumento: a volte i cavi sono trascurati, si compra una buona chitarra o un buon ampli, ma non si pensa al cavo che invece è determinante...

Hai problemi dal vivo con strumenti in legno massello?
Sinceramente no, basta saperli regolare bene: la Benedetto è incredibile, non soffre il feedback neanche a volumi alti!
 
Cosa pensi della musica in Italia e che differenze trovi con l'estero?
In Italia il livello è ottimo, ci sono tanti bravi musicisti e la situazione è cresciuta molto in questi ultimi anni. Mi trovo benissimo in Italia e amo anche gli Stati Uniti e la Scandinavia.cont4

Hai suonato con tanti grandi musicisti: chi ricordi con più piacere?
Ognuno di loro ha lasciato in me un segno indelebile: Joe Diorio è, musicalmente parlando, un po' il mio padre spirituale, i concerti con lui sono e resteranno indimenticabili; Bireli Lagrene è un grande musicista e una persona molto semplice e umile: ricordo che dopo i concerti facevamo jam session nella camera d'albergo... Gene Bertoncini, insieme a Joe Diorio, è per me nell'olimpo dei chitarristi "One of a Kind", unico e grandissimo; Jimmy Bruno un genio, sincero e molto preparato, Jack Wilkins un grande uomo e un profondo conoscitore dello strumento, Dominique Di Piazza e David Friesen due giganti rispettivamente del basso e del contrabbasso... ma potrei continuare per un bel po’ :-)

Cosa ne pensi del ruolo assunto da internet nei confronti della musica?
Un ruolo molto determinante e positivo: grazie alla rete si ha la possibiltà di ascoltare musicisti sconosciuti ma bravissimi e poi anche i ragazzi finalmente possono scaricare musica e ascoltare tantissimi artisti: credo che questo sia molto positivo.
 
Che dischi stai ascoltando in questo momento?
Ascolto un po' di tutto: musica jazz, classica, brasiliana... ultimamente Wayne Shorter, Dave Liebman, Ivan Lins, Billy Childs e J.S. Bach.

Chi sono oggi i tuoi musicisti di riferimento?
Tantissimi... Bill Evans, Wayne Shorter, Jobim, Horace Silver, Stan Getz, Chet Baker, Wes Montgomery, Joe Pass, Chick Corea, J.S. Bach, W.A. Mozart, Allan Holdsworth, Albert Lee, Joe Diorio, Gene Bertoncini, George Benson, John Scofield, Pat Martino, Scott Henderson, Robben Ford, Elliot Fisk, Julian Bream, Paco De Lucia, Vicente Amigo, John McLaughlin, Joe Zawinul, Gino Vannelli e anche qui… potrei continuare all’infinito!cont5

Con chi stai suonando adesso?
Ho diversi progetti in attivo, quest'estate registrerò  un nuovo album con Gene Bertoncini, Dominique Di Piazza e per la batteria ci saranno molto probabilmente Pietro Iodice o Vinnie Colaiuta:  suonerò in alcuni festival jazz in Italia, Scandinavia e U.S.A.
Gene Bertoncini è stato il primo chitarrista jazz a registrare un album con Wayne Shorter e infatti il sassofonista, che stava formando i Weather Report, chiese a Gene di far parte della band ma lui a quel tempo era molto impegnato come session man a New York e rifiutò… cambiando inesorabilmente il corso della storia!

Progetti per il futuro?
Ho in progetto la publicazione di 2 DVD didattici sulla chitarra jazz: uno sull'improvvisazione moderna e l'uso dell'intervallistica, un altro sugli accordi e l'arte di accompagnare e improvvisare con questi.
Inoltre l'anno prossimo farò due dischi: uno con il mio quartetto e uno in trio (accompagnati da una  sezione ritmica) con Jimmy Bruno e Jack Wilkins. Inoltre ho in agenda diverse collaborazioni come session man. Per ascoltare i pezzi del mio ultimo album vi invito a visitare la pagina www.myspace.com/giuseppecontinenza o il sito www.continenza.com

 

giuseppe continenza interviste
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