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Fulltone 69, il nuovo vintage
di [user #6752] - pubblicato il

Dopo un periodo in cui i chitarristi che utilizzavano le prime chitarre elettriche non avevano ancora capito bene che cosa avevano per le mani e si limitavano a considerare il nuovo strumento una chitarra acustica con un po' più di volume, assistiamo ai primi timidi tentativi di oltrepassare i confini imposti da un modo di intendere lo strumento elettrico come copia carbone di quello acustico.Ecco i primi esperimenti di Les Paul, ad esempio, o i primi pedali volume/tono o gli effetti presi in prestito dagli organi elettrici (vibrato, tremolo e riverbero)... Ma, prima di tutto, la distorsione!

fuzz face 2L'ORIGINALE

Com'è noto, un amplificatore portato oltre una certa soglia di volume distorce. Questo effetto collaterale dei sistemi di amplificazione tradizionalmente dedicati alla chitarra venne associato verso la metà del secolo scorso ad un suono più sanguigno ed espressivo, tanto che qualche matto cercava di esasperare questo effetto tagliando o bucando il cono dell'ampli, pur di ottenere un suono ancor più cattivo.

Non ci volle molto perché qualcuno cercasse di ottenere lo stesso effetto con una scorciatoia meno costosa.

Ecco allora apparire i primi fuzz intorno all'inizio degli anni Sessanta: Chet Atkins è uno dei primi ad usarlo in alcune registrazioni con gli Everly Brothers, è poi la volta di Big Jim Sullivan al di qua della manica che usa un fuzz su alcuni pezzi di P.J. Proby. La voce si sparge ed ecco Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, Paul McCartney, Pete Townshend, Ritchie Blackmore, Syd Barrett, David Gilmour... e Jimi Hendrix!

Verso la seconda metà degli anni 60, si assiste ad un grande fermento nel campo della costruzione di effetti. Diversi produttori di strumenti musicali hanno in catalogo un fuzz: Ampeg, Arbiter, Colorsound/Solasound, Electro Harmonix, Fender, Gibson/Maestro, Jen (italiana), Marshall, Mosrite, Rosac, Shin Ei (giapponese), Univox, Vox...

Uno dei fuzz più noti dell'epoca è il Fuzz Face prodotto a partire dal 1966 dalla Dallas Arbiter (quella del Rangemaster, per intenderci). L'effetto, dall’aspetto assai buffo e dai controlli spartani (fuzz e volume) non era per nulla facile da usare, tanto è vero che Hendrix assieme a Roger Mayer ne provò diverse decine, per trovare quelli "buoni" e cannibalizzare quelli scadenti. Tuttavia, nonostante i problemi che affliggono il progetto, questo pedale viene ancora oggi considerato da molti come il fuzz di riferimento.

Una delle caratteristiche salienti delle prime versioni di questo pedale tanto instabile è l'uso di transistor al germanio (AC128, NKT275 e SF363 i transistor utilizzati nelle prime versioni del Fuzz Face). Si tratta di un tipo di transistor molto delicato e sensibile al calore, tanto che fu presto rimpiazzato (verso la fine degli anni 60) col silicio, più affidabile e uniformi in campo elettronico, ma anche dalle sonorità più taglienti e generalmente definite come meno musicali. Va comunque notato che Hendrix ha usato pedali con transistor al silicio accanto a quelli al germanio per ottenere diverse sfumature sonore e senza farsi troppi problemi, ma questa è un’altra questione...

fuzz face 1LE REPLICHE

La storia ha fatto il suo corso e il silicio ha definitivamente rimpiazzato il germanio, i tipi di pedali che distorcono il segnale della chitarra si sono moltiplicati (overdrive, booster, distorsori...). Ma il suono del Fuzz Face è rimasto unico, tanto che molti musicisti si sono messi alla ricerca di vecchi pedali e del vecchio suono (Stenie Ray Vaughan e Eric Johnson, tra i tanti).

Per far fronte alle esigenze del mercato, alla scarsa reperibilità e alla scarsa consistenza nella qualità dei vecchi pedali, molti produttori hanno ripreso il progetto originale del Fuzz Face, prodotto in modo altalenante durante gli anni 70 dalla Arbiter sempre con transistor al silicio.

Il caso più ovvio è quello della Dunlop che ha recentemente messo in commercio un pedale dall'aspetto praticamente identico agli originali. Purtroppo, i primi risultati ottenuti da questa reissue, messa in commercio nel 1993 come successore dell'Hendrix Fuzz (presentato al NAMM già alla fine degli anni 80), non sono stati incoraggianti. Se i transistor al germanio d'epoca erano poco costanti e avevano buone probabilità di suonare bene un giorno e malissimo il giorno dopo; la nuova produzione non sembrava garantire le sonorità "dei giorni buoni": le riproduzioni dei transistor NKT-275 della "Germanium Devices co." erano dotate di un suono particolarmente sottile e aspro, ed il loro uso allontanò la riedizione Dunlop dalle sonorità originali lasciando spazio a vari produttori di piccole dimensioni, definiti "boutique".

Mentre alla Dunlop si ingegnavano a modificare il circuito originale attorno ai transistor in dotazione per ottenere un suono più musicale, in America fiorivano vari produttori artigianali intenzionati a ricreare il Fuzz Face soprattutto attraverso l'uso di transistor al germanio NOS (cioè d'epoca), generalmente nella versione NKT-275, a detta di tutti il miglior transistor utilizzato sui Fuzz Face.

Quello che fino a dieci anni prima era considerato da molti un ferro vecchio, era ora diventato un cavallo che a molti piaceva cavalcare, persino ai produttori di falsi NKT-275.

Come si è già detto più sopra, i Fuzz Faces erano pedali incostanti. Per questa ragione, i vari produttori si ingegnarono a trovare soluzioni per ottenere un suono che si avvicinasse il più possibile ai migliori esemplari d'epoca, ed a selezionare e scremare le partite di transistor sui quali riuscivano a mettere le mani per garantire una qualità costante nei prodotti: ogni transistor infatti andava testato per vari parametri (guadagno, leakage, rumore e "tone").

Analog Man, ad esempio, ha trovato la necessità di introdurre un controllo per il bias dei transistor da variare a seconda della temperatura ambientale: i transistor al germanio sono sensibili al calore (aumentando la temperatura aumenta il guadagno) ed è stato spesso notato, infatti, che quando questi componenti si scaldano troppo… smettono di funzionare.

fuzz 69 circuitoFULLTONE 69

Il pedale in mio possesso viene presentato dalla Fulltone come una riedizione fatta a mano (quindi facilmente modificabile dalla casa costruttrice) dei primi Fuzz Face... anzi, pure meglio: "This is how you wished your Fuzzface sounded" (questo è come hai sempre voluto che suonasse il tuo Fuzz Face), dice Mike Fuller, mente e braccio della Fulltone.

Il pedale si presenta di un bel rosso acceso con le scritte in bianco. Uno swith on/off (true bypass) e relativo led di stato controllano, com'è facile intuire, l'accensione e lo spegnimento dell'effetto.

Sulla parte alta del 69, troviamo quattro manopole nere:

Volume: controlla il livello dell'output quando il pedale è acceso.

Bias: il libretto di istruzioni segnala che questa manopola controlla l'impedenza di ingresso. Da un punto di vista sonoro, girando in senso orario la manopola, il suono si riempie fino a raggiungere, a fine corsa, il suono tradizionale del Fuzz Face; di converso, girando in senso antiorario si snelliscono le frequenze medio-basse, generalmente abbondanti sui Fuzz Face d'epoca che, in alcuni contesti, rischiano di suonare troppo scuri o impastati.

Questo controllo è particolarmente utile quando si vuole accoppiare il pedale ad un wha: con il controllo da 1 a 5 8su 10), il mio Fulltone Clyde Deluxe fa, finalmente, "wha wha"!

Contour: sempre stando al libretto di istruzioni, questo controllo aggiunge chiarezza sulle frequenze medie e gain generale. Quando la manopola è girata al minimo, il controllo (non presente nei Fuzz Face d'epoca) è disinserito.

Questo controllo rende il suono più presente: se si posiziona il potenziometro di bias al massimo della corsa e quello di contour al minimo, ottenendo così il suono più vicino all’originale, il suono appare molto “indietro” e poco incisivo… Va detto, tuttavia, che né questo controllo né quello del bias rendono lo spettro di equalizzazione del pedale ampio come quello, ad esempio, di un T-Fuzz.

Fuzz: controlla la quantità di distorsione (che, come già detto, è pilotabile anche attraverso il contour). Questo pedale non ha tonnellate di gain come altri fuzz, ma, a quanto si legge in rete, è dovuto a caratteristiche tipiche del germanio utilizzato e, poi, un fuzz con gain smisurato non è mai il massimo, a mio parere.

Tenendo questo controllo al minimo, il pedale può funzionare da booster di frequenze medie, medio basse e medio alte (a seconda di come vengono gestiti i controlli di gain e contour) e questa può essere una configurazione piacevole da utilizzare per arpeggi.

Infine, un trimmer interno che, recita il libretto di istruzioni, controlla la "forma della distorsione". Io ho provato e sento pochissime differenze: a volte la distorsione è più “grattona”, altre volta più “smooth”, magari più scura o più brillante. Ma mi sembra che una plettrata più o meno decisa, oppure più o meno vicina al ponte faccia maggior differenza.

Alberto Dani (T-Pedals), appassionato e costruttore di fuzz, mi conferma che questo trimmer interno è il vero controllo di bias, che, come già detto a proposito dei pedali Analog Man, "serve principalmente per far lavorare il secondo transistor allla giusta tensione, compensando la temperatura". Teoricamente, andrebbe aggiustato ad ogni cambio di stagione, anche se Mike Fuller non dà alcuna indicazione specifica sulle modalità di intervento.

Una menzione va fatta al problema dell’alimentazione: primo, il pedale ha la polarità inversa rispetto ai classici boss, quindi occhio a non usare un alimentatore esterno con polo centrale negativo; secondo, il circuito del Fuzz Face risente molto del tipo di pila utilizzata e Mike Fuller raccomanda di usare solo batterie zinco-carbone.

Fortunatamente, nel caso non si voglia affrontare il problema dell’alimentatore, la batteria è facilmente e velocemente raggiungibile (i piedini si svitano e riavvitano agilmente a mano).

fuzz 69 condensatore

Bisogna, infine, dire che il Fulltone in questione non usa transistor NOS, ma transistor al germanio fatti su misura, che passano comunque un'accurata selezione in casa Fulltone. Ma, fatti negli anni 60 o fatti oggi, i transistor in questione restano un grattacapo per i costruttori di pedali, tanto che recentemente sul sito della Fulltone compare il seguente messaggio:

"This pedal has been discontinued due to the unavailability of decent sounding transistors. Nobody's making them anymore, and I refuse to use the re-stamped Chinese fake-assed NKT-275's that everyone's using. If I find a good batch, I'll build more, if not, have fun with the used ones, I had fun making them for 15 years so there are plenty out there.."

Il che significa: "la produzione di questo pedale è stata terminata, per via della mancata disponibilità di transistor dal suono decente. Nessuno li fa più e mi rifiuto di usare dei falsi e rimarchiati NKT-275 di produzione cinese che al momento usano tutti. Se trovo una partita decente, ne costruirò ancora, se no divertitevi con quelli usati: io mi sono divertito a farli per 15 anni e ce ne sono un sacco sul mercato.."

Il dubbio nasce spontaneo: ma i transistor fatti su misura per il signor Fuller erano decenti o no? Come mai non li usa più?

SI', VA BE', MA COME SUONA?

Il pedale suona bene, anzi molto bene. Se è in giornata e a patto di lavorare un po' con i controlli.

Personalmente, lo preferisco al massimo del suo calore, leggermente ovattato per i lead (bias alto e contour tra 2 e 7 su dieci); mentre risulta assai godurioso con un po' più di acuti per gli arpeggi in crunch. Ma posso immaginare che qualcuno lo ricerchi per suoni più bastardi.

Dal canto mio, preferisco i fuzz con la museruola: mantengono un sapore particolare rispetto ad un overdrive, a parità di distorsione.

Ho effettuato le prove del pedale con Telecaster (tastiera in acero e pickup Van Zandt) attaccata a Bassman Reissue e, attualmente, lo uso per esigenze d’appartamento su un Epiphone Valve Jr. In entrambi il pedale fa scintille, ma ammetto che sul secondo mi regala maggiori soddisfazioni: viste le esigenze d’appartamento la mancata possibilità di alzare oltre misura il volume, il pedale riesce a regalare ruggiti e calore anche all’ampli tenuto quasi al minimo. Quando si alza il volume, la distorsione si fa più cattiva e meno rotonda, generalmente con gli acuti più enfatizzati; credo dipenda dal fatto che a quel punto anche le valvole iniziano a distorcere.

L'esemplare in questione è stato confrontato con i seguenti pedali: T-Fuzz (T-pedals), Big Muff (terza serie) e Tweak Fuzz (Seymour Duncan).

Il 69 suona diverso dal mio T-Fuzz o dal BM - meno spinto e con una distorsione più sgranata, diciamo; è invece più vicino al Tweak Fuzz della Seymour Duncan, ma con più armoniche e con un suono più tridimensionale.

Pur avendo un buon sustain, non compete certo col Muff; ma rispetto al noto pedale della Electro Harmonix gode di una maggior musicalità e trasparenza: se ogni chitarra suona uguale attraverso il BM, col pedale della Fulltone il pickup scelto e la chitarra utilizzata si fanno sentire.

I controlli garantiscono diverse sfumature e bisogna resistere alla tentazione di voler mettere tutto a 10: con gain e contour a 5 si ottengono bellissimi suoni, caldi ma non troppo aggressivi (perfetto per sonorità "sudiste"). I suoni che si ottengono oscillano tra due poli: dai suoni caldi e un po' ovattati si arriva fino ad un fuzz più spinto e aggressivo.

Il suono è sempre caldo ma mai realmente impastato, e, anche quando la distorsione è portata al massimo o le frequenze medio-alte sono enfatizzate, difficilmente definibile come zanzaroso (dato che le frequenze medie restano sempre presenti e le alte sono in un qualche modo livellate). L’effetto motosega, però, può essere dietro l’angolo...

Questo, va detto, vale per la maggior parte dei giorni: ogni tanto, capita che il pedale decida di svegliarsi di cattivo umore e suonare più tagliente (anche se non diventa mai acido): basta alzare il pot del bias o abbassare quello del contour e tutto torna come prima.

Il pedale è molto dinamico, per cui, abbassando il volume sulla chitarra, si ottengono suoni più puliti, da un crunch di sapore valvolare a un suono quasi pulito magari un po’ più cicciotto e più compresso; a metà strada tra i due, si trova quel magnifico punto magico in cui sembra di sentire dei grilli in lontananza, un crunch appena accennato e un suono decisamente corposo. Questa dinamicità (che condivide col mio T-Fuzz) risulta molto comoda, in quanto permette di passare attraverso i tre classici suoni dell'arsenale del chitarrista con la semplice manopola del volume: con volume a 5, ci muoviamo in territori relativamente puliti, il suono mantiene più corpo e risulta più compresso rispetto al suono pulito (pare che altre repliche del Fuzz Face, come quello di Analog Man, diventino ancora più puliti e trasparenti) e risulta perfetto per arpeggi e accompagnamenti fatti di double stop; tra 7 e 8, otterremo un ottimo crunch per ritmiche, arpeggi e qualche linea solista; infine, a 10 avremo un ottimo lead per rock (Clapton, Gilmoure, ecc...), blues (SRV) e qualcosa di hard rock inizio 70.

Con uno slide di metallo al dito, poi, eccoci su territori à la Joe Perry!

Spostare il selettore della Tele garantisce la disponibilità di un ampio spettro timbrico, anche se il pickup al manico risulta molto aggressivo, se i controlli sul pedale enfatizzano le frequenze medio-alte e la distorsione. Si passa, anche solo spostando il selettore, da un suono caldo e un po' chiuso per le ritmiche (manico) ad un lead ruggente (ponte). Insomma, è un pedale che non fa rimpiangere overdrive, booster, switch per canali nell'ampli... Attaccato ad un delay permette di spostarsi tra diversi generi e potrebbe anche bastare per un'intera serata - soprattutto se si vuole mantenere una certa aggressività anche quando ti è stato intimato di abbassare il volume dell'ampli.

L'uso del pedale non è immediato: come si è già detto, il suo babbo Fuzz Face era rinomato per essere uno strumento difficile da domare. Bisogna non solo impratichirsi con i controlli, ma anche spendere del tempo per trovare i giusti settaggi.

A mio parere, ottenere i suoni di Hendrix non è così facile come si vorrebbe o come suggerisce il sito di Fulltone: vuoi la chitarra (tele invece di strato), vuoi la scalatura di corde (0.11 contro le 0.9 o 0.10 di Jimi), vuoi l’ampli, vuoi che Hendrix usava pedali modificati, vuoi che una mano come la sua… La distosione incisiva ma sempre chiara di Hendrix è difficile da riprodurre nel dettaglio - per me, di certo, ma anche i samples sul sito della Fulltone non vanno nella direzione sperata e, timbricamente, non si discostano da quello che esce dall'ampli da queste parti.

Ci si può, comunque, avvicinare a molti dei suoni del primo Jimi dosando il contour al minimo e, in alcuni casi, abbassando il volume della chitarra; anche diversi suoni di Band of Gypsys seguono questa ricetta, nonstante Mike Fuller suggerisca il Fulltone 70 per avvicinarsi alle sonorità di questo disco. A quanto sembra, storicismi a parte, lo stesso Hendrix non è mai passato totalmente al silicio, preferendo alternare diversi materiali per diverse sonorità. Tipi di distorsione più acida à la Room Full of Mirrors (da First Rays of the New Rising Sun), ottava superiore a parte, necessitano di alto contour e bias al di sotto di metà corsa, se non di un treble booster: sarà il germanio invece del silicio?

Difficile a dirsi: il T-Fuzz, "nonostante" il germanio, riesce a coprire anche quelle sonorità.

Per trovare suoni adatti al primo Clapton e ai Cream è più semplice, soprattutto per via del fatto che il pedale non diventa mai tagliente ma, come già detto, resta spesso arrotondato sugli acuti e trovare un “woman tone” è abbastanza semplice, basta non esagerare col controllo fuzz: Sunshine of Your Love è dietro l'angolo con bias oltre 8, fuzz a 8 e pickup al manico. La sfida, quando si utilizza un suono simile, è rimanere presenti nel mix senza dover rinunciare al tipico suono ovattato: ecco l'utilità del controllo contour da tenere tra 2 e 6.

Se per voi i Cream sono soprattutto Strange Brew... cercatevi un Tone Bender!

A seconda di come è settato l'ampli (anche il semplice fatto che l'ampli lavori a basso o alto volume influisce) o dei gusti individuali, si può sentire la mancanza di una sezione di equalizzazione dedicata agli acuti, anche se i controlli aggiuntivi rispetto a quelli del Fuzz Face originale moltiplicano le possibilità sonore e riescono a snellire e a rendere più presente il classico suono cupo del pedale.

In alcuni casi, può essere consigliabile l'uso di un treble booster (soluzione già usata da Gilmour e presente nel Sun Lion di Analog Man) o un EQ.

Se qualcuno sentisse questa necessità, forse è il caso di prendere in considerazione un fuzz al silicio, un fuzz più aggressivo o con una distorsione differente (Tone Bender, Voodoo Axe, T-Fuzz o altro).

fuzz pedali INTERAZIONE CON ALTRI EFFETTI

E' raro che un chitarrista sappia resistere alla tentazione e abbia un solo pedale tra chitarra e ampli. E' dunque normale che ci si chieda "come suona questo pedale se lo uso col wha?" oppure "come suona con un altro overdrive?"

Ecco allora alcune considerazioni su come il Fulltone 69 si comporta con alcuni dei pedali in mio possesso:

Fulltone - Clyde Wha Deluxe: ci troviamo in pieno territorio hendrixiano o claptoniano! Come generalmente sanno i possessori di fuzz e wha wha, questi due effetti vanno raramente d'accordo. C'è chi usa retrofit, chi buffer vari, chi come Hendrix se ne frega: io ho provato ad usare altri fuzz con un wha assieme ad un booster, ma gli effetti non sono stati dei migliori... In questo caso, invece, grazie ad un opportuno settaggio dell'utilissimo controllo bias posto sul fuzz, i due pedali riescono a mantenere la loro personalità anche quando suonati allo stesso tempo. Il fuzz "fuzza" e il wha fa "uà uà".

MXR - Phase 100: la psichedelia è servita! Il phaser in questione, contrariamente a quanto avveniva con versioni precedenti (script logo) o con quanto accade con altri phaser boutique, ha un suono timbricamente abbastanza scavato. Questa caratteristica ben si sposa col suono tradizionale del Fuzz Face, rendendo il suono presente e l'effetto marcato.

TC Electronics - Vintage Tremolo: questo effetto mal si sposa col Fulltone 69, dato che anche questo pedale ha un suono caldo e pastoso che mal si adatta alle medesime caratteristiche del fuzz. Soprattutto con settaggi che rendano il tremolo evidente, il suono tende a perdere presenza nella parte bassa della curva di oscillazione e il risultato è un po' troppo fangoso per i miei gusti.

Carl Martin - Red Repeat: nonostante il fatto che questo pedale sia stato pensato per ricreare il calore dei vecchi echo a nastro, la presenza di un controllo che renda la coda del segnale più o meno scura rende molto semplice un sistema di "accordatura" dei due pedali. Se il suono che cerchiamo col fuzz è uno caldo e un po' ovattato, non basterà far altro che ruotare il controllo di tono del delay verso destra, schiarendo il suono finale. I due pedali lavorano molto bene in coppia anche con un volume alto del segnale "wet" per creare piccoli canoni: per questa scelta, consiglio la ricerca di un suono non troppo spinto, ma che replichi un amplificatore a valvole in crunch.

Fulltone - Fulldrive 2: l'accoppiata non è il massimo... In modalità booster non si ottengono risultati degni di nota: già col fuzz a manetta e il volume al massimo per far crunchare le valvole il suono finale è ruggente! In modalità overdrive (col controllo di gain sopra zero), il Fulldrive aggiunge compressione, la distorsione si fa più fluida, ma ovviamente i rumori di fondo si moltiplicano. E' preferibile usare, per risultati simili, il Fulldrive da solo con booster acceso, anche se boostare il fuzz può essere utile per passare da sezioni ritmiche/di accompagnamento a momenti solisti. Di certo, è un opzione che il piccolo amplificatore Epiphone odia!

Carl Martin - Hot Drive n Boost mk 3: Questo pedale rivela ancora una volta la sua qualità: con gain al minimo e volume a metà, il pedale è assolutamente trasparente, al contrario del Fulldrive che mantiene sempre un leggero colore aggiunto. Che il Carl Martin sia acceso o meno, non fa alcuna differenza nell'interazione col 69.

Il suono dei due pedali combinati sembra più trasparente rispetto al Fulldrive 2. Il rumore di fondo però è alto e abbiamo problemi di innesco. Questa accoppiata può essere una buona scelta nel momento in cui vogliamo dare più aggressività al suono, usando il controllo di tono del Carl Martin per schiarire e rendere più presente il suono del fuzz. Anche questa opzione non si rivela ideale: è probabile che un distorsore possa dare risultati abbastanza simili con meno problemi. Ma ovviamente è questione di gusti.

etichetta fulltone 69CONCLUSIONI

Il Fulltone 69 è certamente fatto bene e con buoni componenti, il tutto nella ricerca del “tone” e di suoni di vecchio stampo. Sfortunatamente, è recentemente uscito di produzione, assurgendo così al rango di “nuovo vintage”.

Il pedale l’ho preso usato, per di più attraverso permuta insieme ad altri strumenti in negozio, quindi non ricordo al tempo quale fosse il valore dell’oggetto. In questo momento, le quotazioni per il nuovo si aggirano intorno ai 190 Euro. Tuttavia, visto che il pedale non è più in produzione e il nome di Fulltone è diventato un nome noto, è possibile che i suoi prezzi salgano nei prossimi tempi…

Esistono altre repliche più o meno fedeli del Dallas Arbiter Fuzz Face con caratteristiche differenti (Analog Man, Danneberg, Mango, Phoenix Custom Electronics, Prescription Electronics, Roger Mayer, ThroBak Electronics...). Sfortunatamente in Italia non è facile trovarli nei negozi e i samples su internet sono spesso traditori.

In conclusione, un fuzz di questo genere sembra essere destinato a chi ricerca suoni anni 60 e 70, non si cura di avere pedali e pedaliere ultra-versatili ma cerca un suono con una spiccata personalità: questo pedale promette la giusta combinazione di grazia e aggressività timbrica, accanto ad una distorsione ruggente e poco pettinata. Chi cerca suoni educati deve rivolgersi altrove: un'overdrive sarebbe la soluzione più indicata.

Per chi cercasse sonorità simili senza spendere una fortuna, il Seymour Duncan potrebbe essere una buona opzione.

Se si cercano suoni fuzzosi ancor più aggressivi e una maggiore versatilità (a fianco di una distorsione meno grezza, comunque di pasta diversa), il T-Fuzz è allora una buona alternativa.

LINK

Il 69 sul sito della Fulltone

Informazioni tecniche sul Fuzz Face (compresi schemi di vari fuzz)

Storia del Fuzz su Accordo (1) (AlecB)

Storia del Fuzz su Accordo (2) (da Chitarre)

Storia del Fuzz (3) (da Wikipedia)

69 effetti e processori fulltone
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