CHITARRA DIDATTICA ONSTAGE RECnMIX RITMI NEWS
Vox AC30: dalle origini al 1961
di [user #6868] - pubblicato il

Probabilmente non esiste amplificatore per chitarra al mondo che possa competere con il VOX AC-30 per carisma e personalità o contendergli il titolo di leggenda. Rimasto in produzione per decenni con un design e un progetto sostanzialmente invariato, è uno degli amplificatori più longevi della storia. Non appena un’epoca o un trend sembrano condannarlo alla pensione relegandolo in soffitta, ecco subito spuntare nuove tendenze musicali e nuove generazioni di chitarristi a riscoprirlo e ad apprezzarlo.

Con il suo look accattivante, fa mostra di sé nelle vecchie fotografie degli anni ’60 di Beatles, Rolling Stones e Yardbirds, negli anni ’70 ha giocato un ruolo da protagonista sui palchi di Rory Gallagher e Queen, in seguito è stato sfoggiato dai REM e dagli U2, che lo hanno addirittura elevato al rango di proprio marchio di fabbrica (basti pensare al cognome in arte di Bono) e, come loro, innumerevoli altre band oggi lo considerano una componente imprescindibile del proprio backline.
La storia del VOX AC-30 comincia con un singolare aneddoto.

Siamo in Inghilterra, nei difficili anni trenta. Il signor Denney ha appena ricevuto in omaggio una grossa e costosa radio a valvole, faticosamente conquistata collezionando ben 3mila coupon di sigarette Summit.
Suo figlio Dick è un ragazzino ingegnoso e curioso, si diletta a suonare una chitarra lap-steel che si è costruito da sé. Dick nota sul retro della radio di suo padre una presa di ingresso siglata PU, così pensa bene di dotare il suo strumento di un rudimentale pickup e di utilizzare la radio per amplificarne il segnale.

Naturalmente Dick poteva fare i suoi intriganti esperimenti solo quando il signor Denney era fuori casa, in quanto sotto lo sguardo di suo padre gli era assolutamente proibito avvicinarsi al prezioso apparecchio. Un giorno la curiosità si spinse oltre e Dick aprì la radio per studiarne l’interno. Armeggiando con un cacciavite causò un corto circuito che fu fatale all’agognata radio. Per un bel pezzo Dick rimase impegnato a sfuggire le collere di suo padre infuriato.
Il signor Denney allora non poteva certo immaginare che gli esperimenti di quel ragazzino combina guai erano destinati a raggiungere grandi successi.

Dopo diversi anni di esperienza Dick Denney arrivò a progettare il circuito di un innovativo amplificatore che riusciva a riprodurre con grande efficacia il suono di una chitarra.

Nella metà degli anni ’50 i chitarristi nelle orchestre non riuscivano ancora a tenere testa ai volumi di altri strumenti come pianoforte, batteria o fiati. D’altra parte, con l’avvento del rock’n’roll alle porte, la chitarra andava occupando un posto di rilievo sempre maggiore nell’economia degli arrangiamenti delle band di allora. Nel mercato inglese non esisteva alcun amplificatore espressamente dedicato alla chitarra e importare i voluminosi e pesanti amplificatori americani era eccessivamente oneroso.

Tom Jennings, proprietario di Jennings Musical Industries (J.M.I.) di Dartford, nel Kent, stava cercando una soluzione a questi problemi e l’amplificatore progettato da Dick Denney sembrò la risposta ideale. L’amplificatore di Denney, inoltre, sarebbe stato un lancio perfetto per Vox, il nascente marchio di strumenti musicali voluto da Jennings. Nasce così il Vox AC15, dove A.C. sta per Amplifier Combination, cioè amplificatore in formato combo con altoparlante incluso, in contrapposizione alla configurazione piggyback con testata e cassa separati.

15 erano i Watt che l’amplificatore era in grado di erogare prima di andare in distorsione, ma la particolarità innovativa del singolare circuito messo a punto da Denney era proprio che quando l’amplificatore superava questa soglia, cominciava a saturare il suono in maniera graduale e piacevole. Incrementando il volume, aumentavano sensibilmente le armoniche dando luogo a sonorità ricche di frequenze, calde e rotonde. Questo risultato era ottenuto con l’insolita adozione di due valvole finali tipo EL84 che lavoravano in un circuito in classe A. In altre parole l’AC15 era in grado di sviluppare più potenza e più distorsione di qualunque altro amplificatore dell’epoca, e proprio questa sua peculiarità ne avrebbe decretato il successo presso generazioni di chitarristi.

Lo chassis dell’AC15, una volta svitato il pannello posteriore del cabinet, poteva essere estratto come un cassetto e ciò risultava particolarmente agevole per l’assemblaggio e la manutenzione.
La regolazione dei toni era affidata a un’unica manopola, il controllo Cut, che esercitava un taglio graduale delle alte frequenze.
I controlli erano allocati nella parte posteriore dello chassis. Questa soluzione, che oggi appare poco user friendly, era allora appropriata in quanto bisogna considerare che nel 1958, quando l’AC15 venne introdotto, i musicisti usavano porre gli amplificatori dinanzi a loro, sul fronte del palco, rivolti verso il pubblico e con questa disposizione le manopole risultavano comodamente accessibili. Ciò divenne poco pratico quando successivamente i musicisti cominciarono ad avvertire l’esigenza di un monitoraggio più efficace e iniziarono a disporre gli amplificatori alle loro spalle, dando origine al termine backline.

Nell’intenzione di Tom Jennings, tutti i prodotti Vox avrebbero avuto un’immagine distintiva e coordinata, così l’estetica dell’AC15 venne sviluppata con cura e costantemente migliorata durante i primi anni di produzione. Alla fine, per la decorazione del grill cloth, fu prescelto il tipico motivo a rombi che divenne il segno di riconoscimento dell'azienda.

Secondo Jennings, però, "uno strumento non può avere un impatto significativo sulla scena musicale senza un artista noto che lo faccia conoscere a tutti mostrando come lo si può impiegare".
I primi importanti testimonial Vox furono gli Shadows di Hank Marvin. Gli Shadows sono oggi ritenuti dalla critica musicale l’anello di congiunzione tra Elvis Presley e i Beatles. Con i loro suggestivi brani strumentali giocarono un ruolo importantissimo nel traghettare la chitarra elettrica dall’era pionieristica in cui era considerata mera curiosità da baraccone allo status di strumento musicale di larga diffusione.

Da oltre oceano arrivò un’onda che investì il vecchio continente: il rock’n’roll. Le platee diventavano sempre più numerose e le guitar band si moltiplicavano in modo esponenziale. I concerti si spostavano in sale sempre più ampie e affollate. Fare in modo che il suono della chitarra raggiungesse l’intera audience divenne un’impresa ardua.

È opportuno ricordare che l’uso attuale di microfonare gli amplificatori per portare il segnale all’impianto PA è arrivato solo molti anni più tardi, allora l’impianto generale veniva usato solo per l’amplificazione vocale. La potenza erogata dall’AC15 non era dunque più sufficiente a soddisfare le mutate esigenze di questa generazione di musicisti.
In particolare, gli Shadows potevano vantare un enorme seguito e ai propri concerti contavano ormai centinaia di spettatori. Arano alla ricerca di un amplificatore che preservasse la ricchezza timbrica di un AC15 a volumi adeguati alle loro accresciute necessità.

Sul finire del 1959, gli Shadows ricevettero in consegna tre prototipi di un più potente amplificatore, una sorta di AC15 raddoppiato.

Il nuovo Vox prese il nome di AC30/4, in riferimento ai quattro ingressi di cui era dotato il pannello di controllo: due servivano per il canale Normal e due per il canale Vibravox, su cui erano presenti gli effetti vibrato/tremolo.

Ancora una volta Jennings dedicò tanta cura all’estetica del nuovo apparecchio e alla fine creò un autentico capolavoro di design.
Dopo alcuni esperimenti poco convincenti con gli altoparlanti Goodmans, l’AC30 venne dotato di due coni Celestion G-12M Blue Bulldog, costruiti da Rola-Celestion appositamente per Vox.

Il Blue Bulldog è il primo altoparlante della storia progettato e costruito espressamente per l’amplificazione della chitarra e rimane a tutt’oggi, a parere di molti, il miglior speaker mai prodotto per questo scopo. Praticamente identico al modello adottato in seguito anche sui primi Marshall, il Bulldog è un altoparlante con magnete in alnico testato per una potenza nominale di 15 watt, ma in realtà capace di comportarsi egregiamente anche con wattaggi ben maggiori. Il Bulldog speaker è una componente di primaria importanza del suono Vox e oggi si può dire che quello tra Vox e Celestion fu un fortunato sodalizio che rappresentò un’importante opportunità di crescita per entrambe le aziende.

Con l’AC30, la performance dei chitarristi di allora trasse un grande giovamento: l’AC15 consentiva di ottenere ottimi risultati con chitarra ritmica e di accompagnamento, ma purtroppo le linee solistiche pulite rimanevano sempre alquanto soffocate dagli altri strumenti. L’AC30 dava carburante alle potenzialità dei chitarristi solisti permettendo loro di ampliare i propri orizzonti espressivi.

Nel 1960 gli Shadows registrarono lo strumentale "Apache", destinato a scalare la vetta delle classifiche discografiche del tempo e a rimanere una pietra miliare nella storia della chitarra elettrica solista. Difficilmente Vox avrebbe potuto trovare per l’AC30 una vetrina più efficace: gli Shadows vennero acclamati come la migliore band inglese del momento e i loro suoni, così tipicamente voxiani, divennero il termine di paragone con cui doversi confrontare e il traguardo ideale a cui tanti giovani chitarristi aspiravano.

La rivoluzione del beat dava le sue prime avvisaglie. Nella sola Inghilterra un migliaio di chitarre venivano vendute ogni settimana e, sulla scia del successo degli Shadows, il Vox AC30/4 aveva raggiunto la nomea di miglior amplificatore inglese.

Ma l’infaticabile Dick Denney non era tipo da adagiarsi sugli allori, lui seguiva sempre gli Shadows in tour e monitorava scrupolosamente sul campo i risultati del suo lavoro. Aveva notato che, quando l’AC30/4 veniva adoperato dai bassisti, le sollecitazioni dovute alle basse frequenze creavano problemi di durata alla valvola preamplificatrice EF-86. Denney sostituì la delicata valvola con la ECC83 (12AX7), che dava garanzie di maggiore affidabilità, contemporaneamente aggiunse un’altra coppia di ingressi che facevano capo a un terzo canale denominato Brilliant, studiato per dare una più accentuata resa delle alte frequenze.

La nuova variante contava dunque sei ingressi sul pannello di controllo e fu perciò denominata AC30/6. Ora un unico AC30 poteva essere comodamente condiviso tra più strumentisti, e non era raro vedere in una band il bassista e il chitarrista adoperarlo in contemporanea. L’AC30/6 fu l’amplificatore prodotto nel più alto numero di unità da JMI e il modello che conobbe la maggiore diffusione sul mercato.

I musicisti più attenti però avevano notato che, nel confronto con l’AC30/4, la nuova versione con valvola ECC83 lamentava un guadagno in ingresso più debole e una risposta meno efficace sulle alte frequenze. Gli Shadows, d’altro canto, erano rimasti impressionati dalla funzione Bright introdotta su alcuni amplificatori Fender, che consentiva di ottenere dei toni alti definiti e cristallini e stimolarono ancora una volta il solerte Dick Denney a compiere un ulteriore perfezionamento al circuito dell’AC30.

La risposta di Denney a queste istanze dei musicisti più esigenti fu un modulo supplementare che recava una valvola preamplificatrice aggiuntiva e due potenziometri per la regolazione dei toni sul canale Brilliant. Questa unità, nota come Brilliance, nel 1961 divenne disponibile come accessorio opzionale sui cataloghi Vox, dove era segnalata con il nome di Top Boost. Il modulo poteva essere installato da un tecnico attraverso un’apertura che andava praticata nel pannello posteriore.

Visto il consenso ottenuto, su alcuni amplificatori queste unità Top Boost furono installate già in fabbrica dando vita al Vox AC30/6 TB. L’aggiunta della valvola supplementare aveva donato al canale Brilliant chiarezza e guadagno a volontà e l’introduzione dei due controlli di tono separati per bassi e alti consentivano una ampliata versatilità timbrica e una presenza ineguagliata.

Un VOX AC30/6 TB JMI dei primi anni '60 con coni Blue Bulldog e unità Top Boost aggiunta in fabbrica è, agli occhi di tantissimi chitarristi, il Santo Graal degli amplificatori per chitarra.

In seguito, nel 1964, il circuito aggiuntivo trovò un conveniente alloggiamento all’interno dello chassis e i due potenziometri extra vennero integrati nel pannello di controllo. Questi modelli TB sono facilmente riconosciuti dai controlli di tono Bass e Treble che affiancano il Cut e che invece sono assenti sugli AC30 Normal.

Ora l’AC-30 suonava in maniera tale da accontentare anche il più esigente dei chitarristi. 

Continua con la parte II: dal 1962 alla fine della produzione in UK

Mostra commenti     57
Altro da leggere
Jason Becker: nuovo video con Daniele Gottardo
Second Hand: metti in vendita i tuoi strumenti nello spazio privati e goditi Music Show Milano
Pathos: il primo distorsore realizzato da Tosin Abasi
Due rarità fanno da modello ai Micro Preamp Mooer
Curveball Jr: l’eq-boost che fa l’amplificatore
Ascolta White Christmas in blues da Eric Clapton
Seguici anche su:
News
Come suona la chitarra in una camera anecoica
Chi ha inventato davvero il tapping
Come suona la mia stanza?
Certificato CITES: quando serve e come ottenerlo
Country Music Hall of Fame: il cerchio non sarà interrotto
Ryman Auditorium: la chiesa americana della musica live
La chitarra sparafulmini degli ArcAttack
Chris Shiflett vende tutto: "ho troppe chitarre!"
La storia del delay
La truffa delle chitarre online a prezzi bassissimi
Ecco perché finirai per acquistare il solito overdrive
La SG trasformata in headless esiste davvero
Un nuovo modello suggerisce i prossimi titolari di Gibson?
Il collezionismo è la morte delle chitarre (a volte)
L'invenzione del talkbox: la storia del pupazzo Stringy




Licenza Creative Commons - Chi siamo - Privacy - Accordo.it Srl - P.IVA 04265970964