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Vox AC30: dalle origini al 1961
di [user #6868] - pubblicato il

Probabilmente non esiste amplificatore per chitarra al mondo che possa competere con il VOX AC-30 per carisma e personalità o contendergli il titolo di leggenda. Rimasto in produzione per decenni con un design e un progetto sostanzialmente invariato, è uno degli amplificatori più longevi della storia. Non appena un’epoca o un trend sembrano condannarlo alla pensione relegandolo in soffitta, ecco subito spuntare nuove tendenze musicali e nuove generazioni di chitarristi a riscoprirlo e ad apprezzarlo.

Con il suo look accattivante, fa mostra di sé nelle vecchie fotografie degli anni ’60 di Beatles, Rolling Stones e Yardbirds, negli anni ’70 ha giocato un ruolo da protagonista sui palchi di Rory Gallagher e Queen, in seguito è stato sfoggiato dai REM e dagli U2, che lo hanno addirittura elevato al rango di proprio marchio di fabbrica (basti pensare al cognome in arte di Bono) e, come loro, innumerevoli altre band oggi lo considerano una componente imprescindibile del proprio backline.
La storia del VOX AC-30 comincia con un singolare aneddoto.

Siamo in Inghilterra, nei difficili anni trenta. Il signor Denney ha appena ricevuto in omaggio una grossa e costosa radio a valvole, faticosamente conquistata collezionando ben 3mila coupon di sigarette Summit.
Suo figlio Dick è un ragazzino ingegnoso e curioso, si diletta a suonare una chitarra lap-steel che si è costruito da sé. Dick nota sul retro della radio di suo padre una presa di ingresso siglata PU, così pensa bene di dotare il suo strumento di un rudimentale pickup e di utilizzare la radio per amplificarne il segnale.

Naturalmente Dick poteva fare i suoi intriganti esperimenti solo quando il signor Denney era fuori casa, in quanto sotto lo sguardo di suo padre gli era assolutamente proibito avvicinarsi al prezioso apparecchio. Un giorno la curiosità si spinse oltre e Dick aprì la radio per studiarne l’interno. Armeggiando con un cacciavite causò un corto circuito che fu fatale all’agognata radio. Per un bel pezzo Dick rimase impegnato a sfuggire le collere di suo padre infuriato.
Il signor Denney allora non poteva certo immaginare che gli esperimenti di quel ragazzino combina guai erano destinati a raggiungere grandi successi.

Dopo diversi anni di esperienza Dick Denney arrivò a progettare il circuito di un innovativo amplificatore che riusciva a riprodurre con grande efficacia il suono di una chitarra.

Nella metà degli anni ’50 i chitarristi nelle orchestre non riuscivano ancora a tenere testa ai volumi di altri strumenti come pianoforte, batteria o fiati. D’altra parte, con l’avvento del rock’n’roll alle porte, la chitarra andava occupando un posto di rilievo sempre maggiore nell’economia degli arrangiamenti delle band di allora. Nel mercato inglese non esisteva alcun amplificatore espressamente dedicato alla chitarra e importare i voluminosi e pesanti amplificatori americani era eccessivamente oneroso.

Tom Jennings, proprietario di Jennings Musical Industries (J.M.I.) di Dartford, nel Kent, stava cercando una soluzione a questi problemi e l’amplificatore progettato da Dick Denney sembrò la risposta ideale. L’amplificatore di Denney, inoltre, sarebbe stato un lancio perfetto per Vox, il nascente marchio di strumenti musicali voluto da Jennings. Nasce così il Vox AC15, dove A.C. sta per Amplifier Combination, cioè amplificatore in formato combo con altoparlante incluso, in contrapposizione alla configurazione piggyback con testata e cassa separati.

15 erano i Watt che l’amplificatore era in grado di erogare prima di andare in distorsione, ma la particolarità innovativa del singolare circuito messo a punto da Denney era proprio che quando l’amplificatore superava questa soglia, cominciava a saturare il suono in maniera graduale e piacevole. Incrementando il volume, aumentavano sensibilmente le armoniche dando luogo a sonorità ricche di frequenze, calde e rotonde. Questo risultato era ottenuto con l’insolita adozione di due valvole finali tipo EL84 che lavoravano in un circuito in classe A. In altre parole l’AC15 era in grado di sviluppare più potenza e più distorsione di qualunque altro amplificatore dell’epoca, e proprio questa sua peculiarità ne avrebbe decretato il successo presso generazioni di chitarristi.

Lo chassis dell’AC15, una volta svitato il pannello posteriore del cabinet, poteva essere estratto come un cassetto e ciò risultava particolarmente agevole per l’assemblaggio e la manutenzione.
La regolazione dei toni era affidata a un’unica manopola, il controllo Cut, che esercitava un taglio graduale delle alte frequenze.
I controlli erano allocati nella parte posteriore dello chassis. Questa soluzione, che oggi appare poco user friendly, era allora appropriata in quanto bisogna considerare che nel 1958, quando l’AC15 venne introdotto, i musicisti usavano porre gli amplificatori dinanzi a loro, sul fronte del palco, rivolti verso il pubblico e con questa disposizione le manopole risultavano comodamente accessibili. Ciò divenne poco pratico quando successivamente i musicisti cominciarono ad avvertire l’esigenza di un monitoraggio più efficace e iniziarono a disporre gli amplificatori alle loro spalle, dando origine al termine backline.

Nell’intenzione di Tom Jennings, tutti i prodotti Vox avrebbero avuto un’immagine distintiva e coordinata, così l’estetica dell’AC15 venne sviluppata con cura e costantemente migliorata durante i primi anni di produzione. Alla fine, per la decorazione del grill cloth, fu prescelto il tipico motivo a rombi che divenne il segno di riconoscimento dell'azienda.

Secondo Jennings, però, "uno strumento non può avere un impatto significativo sulla scena musicale senza un artista noto che lo faccia conoscere a tutti mostrando come lo si può impiegare".
I primi importanti testimonial Vox furono gli Shadows di Hank Marvin. Gli Shadows sono oggi ritenuti dalla critica musicale l’anello di congiunzione tra Elvis Presley e i Beatles. Con i loro suggestivi brani strumentali giocarono un ruolo importantissimo nel traghettare la chitarra elettrica dall’era pionieristica in cui era considerata mera curiosità da baraccone allo status di strumento musicale di larga diffusione.

Da oltre oceano arrivò un’onda che investì il vecchio continente: il rock’n’roll. Le platee diventavano sempre più numerose e le guitar band si moltiplicavano in modo esponenziale. I concerti si spostavano in sale sempre più ampie e affollate. Fare in modo che il suono della chitarra raggiungesse l’intera audience divenne un’impresa ardua.

È opportuno ricordare che l’uso attuale di microfonare gli amplificatori per portare il segnale all’impianto PA è arrivato solo molti anni più tardi, allora l’impianto generale veniva usato solo per l’amplificazione vocale. La potenza erogata dall’AC15 non era dunque più sufficiente a soddisfare le mutate esigenze di questa generazione di musicisti.
In particolare, gli Shadows potevano vantare un enorme seguito e ai propri concerti contavano ormai centinaia di spettatori. Arano alla ricerca di un amplificatore che preservasse la ricchezza timbrica di un AC15 a volumi adeguati alle loro accresciute necessità.

Sul finire del 1959, gli Shadows ricevettero in consegna tre prototipi di un più potente amplificatore, una sorta di AC15 raddoppiato.

Il nuovo Vox prese il nome di AC30/4, in riferimento ai quattro ingressi di cui era dotato il pannello di controllo: due servivano per il canale Normal e due per il canale Vibravox, su cui erano presenti gli effetti vibrato/tremolo.

Ancora una volta Jennings dedicò tanta cura all’estetica del nuovo apparecchio e alla fine creò un autentico capolavoro di design.
Dopo alcuni esperimenti poco convincenti con gli altoparlanti Goodmans, l’AC30 venne dotato di due coni Celestion G-12M Blue Bulldog, costruiti da Rola-Celestion appositamente per Vox.

Il Blue Bulldog è il primo altoparlante della storia progettato e costruito espressamente per l’amplificazione della chitarra e rimane a tutt’oggi, a parere di molti, il miglior speaker mai prodotto per questo scopo. Praticamente identico al modello adottato in seguito anche sui primi Marshall, il Bulldog è un altoparlante con magnete in alnico testato per una potenza nominale di 15 watt, ma in realtà capace di comportarsi egregiamente anche con wattaggi ben maggiori. Il Bulldog speaker è una componente di primaria importanza del suono Vox e oggi si può dire che quello tra Vox e Celestion fu un fortunato sodalizio che rappresentò un’importante opportunità di crescita per entrambe le aziende.

Con l’AC30, la performance dei chitarristi di allora trasse un grande giovamento: l’AC15 consentiva di ottenere ottimi risultati con chitarra ritmica e di accompagnamento, ma purtroppo le linee solistiche pulite rimanevano sempre alquanto soffocate dagli altri strumenti. L’AC30 dava carburante alle potenzialità dei chitarristi solisti permettendo loro di ampliare i propri orizzonti espressivi.

Nel 1960 gli Shadows registrarono lo strumentale "Apache", destinato a scalare la vetta delle classifiche discografiche del tempo e a rimanere una pietra miliare nella storia della chitarra elettrica solista. Difficilmente Vox avrebbe potuto trovare per l’AC30 una vetrina più efficace: gli Shadows vennero acclamati come la migliore band inglese del momento e i loro suoni, così tipicamente voxiani, divennero il termine di paragone con cui doversi confrontare e il traguardo ideale a cui tanti giovani chitarristi aspiravano.

La rivoluzione del beat dava le sue prime avvisaglie. Nella sola Inghilterra un migliaio di chitarre venivano vendute ogni settimana e, sulla scia del successo degli Shadows, il Vox AC30/4 aveva raggiunto la nomea di miglior amplificatore inglese.

Ma l’infaticabile Dick Denney non era tipo da adagiarsi sugli allori, lui seguiva sempre gli Shadows in tour e monitorava scrupolosamente sul campo i risultati del suo lavoro. Aveva notato che, quando l’AC30/4 veniva adoperato dai bassisti, le sollecitazioni dovute alle basse frequenze creavano problemi di durata alla valvola preamplificatrice EF-86. Denney sostituì la delicata valvola con la ECC83 (12AX7), che dava garanzie di maggiore affidabilità, contemporaneamente aggiunse un’altra coppia di ingressi che facevano capo a un terzo canale denominato Brilliant, studiato per dare una più accentuata resa delle alte frequenze.

La nuova variante contava dunque sei ingressi sul pannello di controllo e fu perciò denominata AC30/6. Ora un unico AC30 poteva essere comodamente condiviso tra più strumentisti, e non era raro vedere in una band il bassista e il chitarrista adoperarlo in contemporanea. L’AC30/6 fu l’amplificatore prodotto nel più alto numero di unità da JMI e il modello che conobbe la maggiore diffusione sul mercato.

I musicisti più attenti però avevano notato che, nel confronto con l’AC30/4, la nuova versione con valvola ECC83 lamentava un guadagno in ingresso più debole e una risposta meno efficace sulle alte frequenze. Gli Shadows, d’altro canto, erano rimasti impressionati dalla funzione Bright introdotta su alcuni amplificatori Fender, che consentiva di ottenere dei toni alti definiti e cristallini e stimolarono ancora una volta il solerte Dick Denney a compiere un ulteriore perfezionamento al circuito dell’AC30.

La risposta di Denney a queste istanze dei musicisti più esigenti fu un modulo supplementare che recava una valvola preamplificatrice aggiuntiva e due potenziometri per la regolazione dei toni sul canale Brilliant. Questa unità, nota come Brilliance, nel 1961 divenne disponibile come accessorio opzionale sui cataloghi Vox, dove era segnalata con il nome di Top Boost. Il modulo poteva essere installato da un tecnico attraverso un’apertura che andava praticata nel pannello posteriore.

Visto il consenso ottenuto, su alcuni amplificatori queste unità Top Boost furono installate già in fabbrica dando vita al Vox AC30/6 TB. L’aggiunta della valvola supplementare aveva donato al canale Brilliant chiarezza e guadagno a volontà e l’introduzione dei due controlli di tono separati per bassi e alti consentivano una ampliata versatilità timbrica e una presenza ineguagliata.

Un VOX AC30/6 TB JMI dei primi anni '60 con coni Blue Bulldog e unità Top Boost aggiunta in fabbrica è, agli occhi di tantissimi chitarristi, il Santo Graal degli amplificatori per chitarra.

In seguito, nel 1964, il circuito aggiuntivo trovò un conveniente alloggiamento all’interno dello chassis e i due potenziometri extra vennero integrati nel pannello di controllo. Questi modelli TB sono facilmente riconosciuti dai controlli di tono Bass e Treble che affiancano il Cut e che invece sono assenti sugli AC30 Normal.

Ora l’AC-30 suonava in maniera tale da accontentare anche il più esigente dei chitarristi. 

Continua con la parte II: dal 1962 alla fine della produzione in UK

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Commenti
i miei complimenti :) aspettero ...
di celestino [user #29932] - commento del 15/02/2012 ore 08:5
i miei complimenti :) aspettero impazientemente la seconda parte. gran bel lavoro!
Rispondi
Grandioso!
di joseph75 [user #6078] - commento del 15/02/2012 ore 08:5
Articolo bellissimo, ampli Superbi !!! Complimenti Bob ! Come prima lettura della giornata devo dire che non potevo pretendere di meglio!!! M'hai fatto venir voglia di accendere un AC15/30...;-))) In questo periodo pensavo ad un combo da trasportare più facilmente, e sto prendendo in considerazione i nuovi Vox AC15 C1...mi frena "soltanto" il fatto che non siamo costruiti point to point, ma devo dire che tra le linee di ampli sfornate da Vox negli ultimi anni, forse questa è quella che più si avvicina al sound Vox anni 60 !!! E poi a quel prezzo...;-))) RocK On!
Rispondi
Re: Grandioso!
di strat65 [user #202] - commento del 15/02/2012 ore 09:0
Ho posseduto un AC15C1 e devo dire che con lui mi sono trovato bene, ottimo rapporto qualità prezzo (per me il migliore nella sua fascia), solido e ben costruito, suono discretamente "credibile" se confrontato agli originali e potenza sufficiente in grado di renderlo utilizzabile in piccoli clubs. Consigliatissimo
Rispondi
La perfezione
di strat65 [user #202] - commento del 15/02/2012 ore 08:5
Una volta che lo raggiungi, il Vox AC30, non lo abbandoni più. Ti innamori del suo suono accorgendoti di quanto sia versatile ed utilizzabile in tantissimi contesti. E' difficile descrivere l'armoniosità del suono che è in grado di produrre, ed è percebilie soltanto ascoltandola nelle sue sfumature. La classe non è acqua, a mio giudizio un buon JMI rappresenta la perfezione nel campo dell'amplificazone per chitarra. Chapeau Mr. Denney!
Rispondi
Re: La perfezione
di joseph75 [user #6078] - commento del 15/02/2012 ore 09:2
Come d'altronde succede un po' con tutti i circuiti storici ! I suoni che hanno fatto storia! Bisognerebbe possedere un Tweed,un blackface, un Plexi e un JMI TB per stare belli tranquilli ;-)))
Rispondi
Re: La perfezione
di Floyd [user #143] - commento del 15/02/2012 ore 09:2
aggiungi un Hiwatt e siamo al lcompleto ;-)
Rispondi
Re: La perfezione
di joseph75 [user #6078] - commento del 16/02/2012 ore 10:3
Vero Floyd, ma possedendo già una Sound City 50 l'ho dato per scontato !-) Adoro tutti gli ampli Inglesi anni 60 e 70 !
Rispondi
Re: La perfezione
di Floyd [user #143] - commento del 16/02/2012 ore 12:2
Ne ho una anch'io 50+ del 1973 alla quale ho fatto un bel make up. gran suono anche la Sound City, peccato per quel rumorino di fondo sempre presente (colpa un po del cablaggio disordinato ma soprattutto dei toni attivi). Resta comunque un amplificatore dal rapporto qualità/prezzo invidiabile.
Rispondi
Re: La perfezione
di joseph75 [user #6078] - commento del 16/02/2012 ore 13:2
Sì sì, io amo la mia Sound City 50 Plus! Tra l'altro ho avuto la fortuna di trovare un esemplare in ottime condizioni e con rumore di fondo molto basso! Le ho regalato dei nuovi elettrolitici di qualità, e adesso è pronta a fare rock per i prossimi 20 anni ;-)))
Rispondi
Re: La perfezione
di bobchill [user #6868] - commento del 15/02/2012 ore 11:4
Sono d'accordo Joseph! ih! ih!
Rispondi
Re: La perfezione
di stefano53 [user #26833] - commento del 16/02/2012 ore 12:2
Ho avuto un AC30 greenback.Lo usavo per suonare cover dei Beatles (repertorio fino al '65) con Rickembacker 325 John Lennon,360 XXII,Gretsch Country Gentleman e,qualche volta ,Telecaster '52.Equalizzato alla Beatles (acuti a palla,bassi e cut a zero) aveva un suono che tagliava le orecchie ma affascinante e molto vicino al loro suono (con la mia cover band arrivammo primi in una gara internazionale in Danimarca nella categoria "suond like",non in quella "loook like",dato che eravamo vestiti "normali") Usato in ambito blues/rock,con strato,tele ,LP e 335 originali o riedizioni vintage, mi piaceva molto meno:trovavo difficile tirargli fuori il suono giusto a volumi non da breack-up,era scomodo,pesante e poco versatile.Personalmente, gli preferisco di gran lunga tutti i Fender blackface (deluxe in testa),molti Tweed e silverface e persino il Bassman reissue.Un buon compromesso di qualità e costo ragionevole è,secondo me,il DR Z Maz 18 testata e cassa,di ispirazione Vox (ha il cut e le Celestion vintage green back )ma più versatile,con un gran riverbero e costruzione impeccabile hand wired.!8 watt in classe A,ma più che sufficienti ,almeno per le mie necessità.
Rispondi
Re: La perfezione
di strat65 [user #202] - commento del 16/02/2012 ore 14:3
Ricordo quando acquistai il mio primo AC 30 dal mai troppo compianto Roberto Pistolesi: un modello normal del 1961 parzialmente restaurato ma con "il cuore" originale che pulsava ancora fortissimo. Lo acquistai perchè stavo mettendo su un progetto Beatles con repertorio Hamburg/BBC (miei idoli da sempre) ed era proprio quello che ci voleva. Rimasi tuttavia positivamente stupito di quanto si adattasse bene anche ad altri generi (all'epoca suonavo anche in un gruppo blues) e pur possedendo anche altri amplificatori di razza come un Super Reverb blackface, alla fine mi ritrovai ad usare quasi sempre l'AC30. Mi separai da quell'ampli per "far posto" ad un Top Boost del'65 che tuttora possiedo e pur riconoscendo la validità di altri eccellenti amplificatori per me il Vox JMI è divenuto una fede, coprendo al meglio le mie necessita.
Rispondi
Re: La perfezione
di stefano53 [user #26833] - commento del 17/02/2012 ore 09:5
Credo di aver provato il Vox del '61 di Roberto (primi anni '90).Ti capisco perfettamente,pur preferendogli il Super Rev,almeno in ambito blues
Rispondi
Bell'articolo, ma io sapevo che il nome del ...
di kirk76 [user #10549] - commento del 15/02/2012 ore 09:1
Bell'articolo, ma io sapevo che il nome del cantante degli U2 derivava da altro, tipo un oggetto per l'udito...ma forse ricordo male. Comunque a parte questo, gran bell'articolo.
Rispondi
good
di Floyd [user #143] - commento del 15/02/2012 ore 09:2
bell'articolo, aspetto la II parte con interesse. leggendo viene una voglia di AC30TB che non ti dico ;-) maledetta GAS sempre in agguato. a mio avviso però, l'amplificatore inglese migliore è l'Hiwatt.
Rispondi
Re: good
di strat65 [user #202] - commento del 15/02/2012 ore 18:3
L'Hiwatt è un amplificatoe eccezionale, al di sopra degli standard. Però il concetto che vi sta dietro e che ispirò Dave Reeves a costruirlo è di natura diversa rispetto i Vox originali. Gli Hiwatt furono deliberatamente concepiti come amplificatori qualitativamente al di sopra della media, prova ne sia che la persona assunta da Reeves per effettuare i cablaggi (Harry Joyce) non volle mai superiore una certa quantità di esemplari da produrre nell'arco di un mese prorpio per non comprometterne la qualità. In più la componentistica di prim'ordine (mil spec) e la cura costruttiva unita alla solidità hanno portato gli Hiwatt ad essere veramente fra i migliori amplificatori di sempre. Quando portai dal tecnico la mia testata DR103 per un controllo, rimase letteralmente a bocca aperta: con estrema ammirazione definì il circuito "un'opera d'arte". E il suono? Beh, incredibile, con una spazialità unica che ti fa ben presto dimenticare i 60 kg di testata e cassa di un DR103. Assieme all'AC30 JMI il miglior amplificatore che abbia mai posseduto...
Rispondi
Re: good
di Floyd [user #143] - commento del 16/02/2012 ore 08:4
anche io quando ho aperto il mio primo DR-504 sono rimasto ammirato dall'ordine e dalla qualità del circuito. io ho due esemplari dell'era Joyce, uno del 1971/72 e uno del 1974. Il suono di questo ampli qualcuno lo definisce impersonale, invece è puro succo di chitarra elettrica alla massima potenza, e come rispondono i pedali effetto collegati a questi amplificatori, non ce n'è per nessuno. Anche io nel mio libro dei sogni aggiungerei alla famiglia una Plexi, un AC30, un Bassman, possibilmente tutti d'annata, e prima o poi..... ;-) ciao
Rispondi
Re: good
di strat65 [user #202] - commento del 16/02/2012 ore 14:1
Concordo con te, la mia testata DR 103 era datata marzo 1975 e la cassa era del 1972, quando la suonavo restituiva tutta la dinamica dello strumento, facendo suonare in maniera eccelsa tutte le chitarre. E sono d'accordissimo sul fatto che alla famiglia bisognerebbe aggiungere esemplari d'annata di casa Fender e Marshall...
Rispondi
Proprio ieri ho inviato una recensione sul mio ...
di tylerdurden385 [user #30720] - commento del 15/02/2012 ore 10:0
Proprio ieri ho inviato una recensione sul mio AC15, ma credo proprio che non pubblicheranno due articoli su ampli della stessa casa. Quindi aspetto un altro po' e magari la carico come post nel mio diario, così, se ne avrete voglia, potrete darci un'occhiata, magari potrebbe esservi utile, in quanto è incentrata sui setaggi e sulle sonorità che sono riuscito a tirar fuori. Detto ciò, splendida ricorstruzione, molto dettagliata ed accurata, ricca di spunti e curiosità. Inoltre consiglio a tutti di non sottovalutare quelli prodotti in Cina, anzi l'AC30CC2 ancor più dell'ultima versione, la C2, è ricchissimo di features veramente interessanti.
Rispondi
"i musicisti usavano porre gli amplificatori ...
di Puma [user #5525] - commento del 15/02/2012 ore 10:2
"i musicisti usavano porre gli amplificatori dinanzi a loro, sul fronte del palco, rivolti verso il pubblico e con questa disposizione le manopole risultavano comodamente accessibili" E forse e' anche il motivo per il quale tutt'oggi le scritte dei pot sono rivolte all'indietro giusto? Mi sono sempre chiesto che cosa avessero in testa i progettisti vox quando le fecero cosi'...quelle volte che ci ho suonato mi veniva il torcicollo!....ora che grazie a te conosco l'origine.. posso perdonarli ;)
Rispondi
...ac30 utilizzo...
di giammi [user #4955] - commento del 15/02/2012 ore 10:5
Possiedo un ac 30 del '64.Stupendo , non me ne separero' mai,ma lo uso pochissimo...perche'? perche' il suono vero lo ottieni ad un volume da arresto cardiaco e arresto da parte delle forze dell'ordine! Ma quando puoi portare almeno a 3/4 il volume...non ce n'e' per nessuno!!!
Rispondi
Re: ...ac30 utilizzo...
di bobchill [user #6868] - commento del 15/02/2012 ore 11:4
Io generalmente spingo il segnale della chitarra con l'ausilio di qualche ottimo boost e overdrive, il suono è già grandioso con il potenziometro ad 1/4... ma le forze dell'ordine arrivano lo stesso ; )
Rispondi
Re: ...ac30 utilizzo...
di giammi [user #4955] - commento del 15/02/2012 ore 11:5
Si,uso anche io boost & c. ( un ibanez ts 8 d'epoca e' il top)...pero' vuoi mettere il suono diretto? Peter Green docet.....ma le forze dell'ordine arrivano lo stesso..ah,ah
Rispondi
Thanks!
di bobchill [user #6868] - commento del 15/02/2012 ore 11:4
Grazie a tutti voi per le incoraggianti parole di apprezzamento! La seconda parte dell'articolo è già nelle mani della redazione.
Rispondi
Re: Thanks!
di Oskar77 [user #17983] - commento del 15/02/2012 ore 12:2
Non attendiamo altro..
Rispondi
...un giorno! (:
di Ermo87 [user #33057] - commento del 15/02/2012 ore 13:2
sono un fenderiano da 6L6 ma nella mia passione chitarristica ci sarà posto un giorno per un hambucker gibson e un vox AC30.. il mio sound americano coloniale darà spazio prima o poi anche alla madrepatria british (: ottimo articolo!!
Rispondi
Bell'articolo! Credo sia uno dei pochi ...
di svizzero [user #4516] - commento del 15/02/2012 ore 15:2
Bell'articolo! Credo sia uno dei pochi amplificatori che va alla grande con qualsiasi chitarra; ed ha sempre tirato su suoni che sono passati alla storia (tipo Live in Europe '72 di Rory Gallagher e Machine Head dei Deep Purple)! Per la storia di Bono Vox, io sono stato per un po' a suonare a Dublino e mi hanno portato a vedere la loro ex-sala prove; al piano terra c'è un negozio che si chiama "Bona Vox" e vende apparecchi acustici.
Rispondi
Già mi era difficile resistere all'Ac ...
di Starburst [user #25261] - commento del 15/02/2012 ore 17:2
Già mi era difficile resistere all'Ac 30...quel look retrò è impagabile! :) Molto bello quest'articolo, l'ho trovata una lettura davvero interessante.
Rispondi
ne ho uno
di fiestared utente non più registrato - commento del 15/02/2012 ore 21:3
ne ho uno del 65,grey speakers col top boost integrato nel pannello superiore...il case esterno è stato cambiato nel corso degli anni,dovrebbe essere dei primi anni 70 a giudicare dai cosmetics... il "motore"invece è tutto jmi,trasformatori dell'epoca e ancora con le valvole del pre mullard originali. messo a tre quarti di volume,cavo e alla telecaster non cè niente al mondo,a mio parere,che possa reggere il confronto. certo ma quelli cinesi...vabbè :) buon rock a tutti
Rispondi
Re: ne ho uno
di strat65 [user #202] - commento del 16/02/2012 ore 14:5
Anche io ne ho uno del '65 come il tuo e mi trovo assolutamente d'accordo con te a proposito dell'abbinata AC30-cavo-Telecaster!
Rispondi
Re: ne ho uno
di fiestared utente non più registrato - commento del 16/02/2012 ore 16:5
grande! ;)
Rispondi
Re: ne ho uno
di strat65 [user #202] - commento del 17/02/2012 ore 21:1
...e con la strato suona divinamente. Meglio ancora se fiesta red ;-)
Rispondi
Re: ne ho uno
di fiestared utente non più registrato - commento del 17/02/2012 ore 21:5
beh certo,che discorsi...se è fiesta red suona molto meglio di altre strato!
Rispondi
La febbre dell'AC
di pierpiero83 [user #28136] - commento del 15/02/2012 ore 21:4
I miei complimenti... articolo sognante, aspetto il secondo!
Rispondi
AC 15 hand wired TV
di lbaccarini [user #14303] - commento del 15/02/2012 ore 22:3
Io ho l'AC 15 TV H1 hand wired (serie heritage) ed è fantastico. Alcuni me l'avevano sconsigliato, però a me è piaciuto. D'altronde questa serie la usano dai Black Crowes agli U2, dai Foo Fighters ai Pearl Jam... Tra l'altro poter ridurre la potenza a 7 W è ottimo per suonare in taverna! Può essere che a 7 W il suono sia diverso rispetto agli originali ma è comunque molto sfruttabile. Ho avuto per poco tempo un AC 15 CC1X cinese con coni Alnico Blue che non mi dispiaceva ma l'ho venduto a favore del TV. Non era male (a parte il riverbero inutilizzabile) ma non mi aveva stravolto in positivo. Secondo me il meglio questo ampli lo da con la Stratocaster, ha un "chime" e una dinamica irresistibili. Con gli humbucker invece preferisco altri ampli ma naturalmente è una questione di gusto.
Rispondi
Re: AC 15 hand wired TV
di fiestared utente non più registrato - commento del 16/02/2012 ore 16:5
assolutamente d'accordo...data l'abbondanza di "chime" come lo chiami tu,gradisce di gran lunga il pickup singolo(possibilmente poco avvolto)rispetto al doppia bobina ho fatto moltissimi esperimenti e credo dia il meglio di se proprio in questa configurazione salutoni
Rispondi
Complimenti, un articolo davvero pieno di ...
di aPhoenix90 [user #22026] - commento del 15/02/2012 ore 23:3
Complimenti, un articolo davvero pieno di gustosissime curiosità :-) Non mi rimane che aspettare la seconda parte. Un saluto.
Rispondi
bellissimo
di Tom Anderson [user #2700] - commento del 16/02/2012 ore 18:4
articolo che mette tanta gas, informativo senza essere pedante, e che trasuda ammirazione e passione dalle righe scritte, complimenti ;) Ne voglio di piu di questo stile, redazione!
Rispondi
botta di...
di leonardomirenda [user #32393] - commento del 16/02/2012 ore 20:1
un mio amico mi ha regalato a natale un "ampli vecchio e malandato" (come l'ha chiamato lui) che si impolverava nel suo garage da 30 anni... è un vox ac30 degli anni 60...
Rispondi
Re: botta di...
di bobchill [user #6868] - commento del 16/02/2012 ore 20:5
Gran bel colpaccio Leonardo, se vuoi posso darti una mano a capire di che anno è precisamente.
Rispondi
Re: botta di...
di strat65 [user #202] - commento del 17/02/2012 ore 10:2
Complimenit Leonardo, tientelo ben stretto e vedrai quanto saprà ricompensarti in futuro se lo curi a dovere!
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seconda parte?
di kevin masl [user #13007] - commento del 16/02/2012 ore 20:5
interessante, a quando la seconda parte?
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Vox vocis
di albertshuffle [user #32958] - commento del 17/02/2012 ore 09:2
Gran bell'articolo, il Vox per molti anni è stato l'ampli definitivo, reso "sacro" dalle British invasion. Prima di prendere un Marshall class 5 avevo pensato all'AC 15 per casa mia....povero incosciente XD il commesso mi disse subito "ma perchè vuoi buttare giù la casa? Esistono ditte apposta". Credo che possa competere con Marshall e Fender, anche se, per certi versi, la storia a volte tende a metterlo in secondo piano, forse perchè, essendo un oggetto da molti anni in circolazione si pensa sempre sia il momento buono per tirar fuori il necrologio. Ah, ricordiamoci che comunque i primi Stones (l'era Brian Jones), Richards credo proprio che usasse una Les Paul attaccata al Vox, quindi credo che non ponga molti problemi di suono con Humbucker. Secondo me però la caratteristica di questi ampli è l'avere poche manopole, questo è un aspetto che ho sempre considerato positivo, visto che non sono un fanatico di effetti gain 1-2-3-4-5-6....
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Re: Vox vocis
di strat65 [user #202] - commento del 17/02/2012 ore 10:1
Ho sempre apppezzato anche io gli amplificatori con pochi comandi. Nel caso specifico dell'AC30 storico - come di Hiwatt - si ha come l'impressione che i potenziometri dell'equalizzazione, peraltro efficientissimi ("cut" nel caso di un mod. normal, "cut + treble e bass" nel caso di un Top Boost"), fungano da semplici "correttivi" per un suono già di per sè ottimo. Trovo che l'ottimale sia abbinarlo ai single coils, ma anche pick ups come i P-90 non sono affatto male suonati in un buon AC30...
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Re: Vox vocis
di bobchill [user #6868] - commento del 17/02/2012 ore 18:5
Hai ragione, è proprio così: come nei tweed Fender anni '50 i controlli spesso servono solo per scegliere un suono che si adatta al proprio gusto personale ma in realtà in qualunque direzione si smanetta, l'amplificatore suona sempre alla grande. Quanto alla questione "humbucking vs single coil" in abbinamento con AC-30, in effetti io uso single coil Telecaster o P-90 ma devo dire di aver ascoltato suoni stupendi provenire anche da chitarre munite di P.A.F.
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Vox AC30 e Burns Hank Marvin
di greenguitar [user #5448] - commento del 17/02/2012 ore 22:4
Condivido l'articolo e tutti i commenti che ho letto su questo grande amplificatore. Però andrebbe anche ricordato che proprio gli Shadows negli anni dal 1964 al 1970 hanno usato il loro Vox AC 30 con le chitarre Burns Hank Marvin (oggi esiste la nuova e bellissima riedizione della chitarra prodotta nel 1964 da Jim Burns per Hank Marvin) e che hanno contribuito, assieme alla strato pink salmon di Hank, a tirar fuori dall'AC 30 quel suono leggendario che chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorda. Spero che un giorno qualcuno ricordandosi anche di questa bellissima e purtroppo dimenticata chitarra, scriva un bell'articolo proprio sul connubio Vox AC 30, Meazzi Echovox e Burns Hank Marvin.
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Il vox mangia tutto!
di gambo [user #21511] - commento del 18/02/2012 ore 12:3
Il mio modello (seppur moderno) digerisce tutto, sia single coil che humbucker, alla grande! Riconosco però che con la stratocaster ha un qualcosa in più che può piacere a un pubblico più vasto...accontenta più orecchie diciamo. Ma con i PAF ha una dinamica mostruosa!
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gambo tu hai il C1 o il CC?
di kevin masl [user #13007] - commento del 18/02/2012 ore 13:0
gambo tu hai il C1 o il CC?
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Re: gambo tu hai il C1 o il CC?
di gambo [user #21511] - commento del 18/02/2012 ore 15:3
E' il cc, credo sia meglio rispetto all'ultima versione c1.
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Re: gambo tu hai il C1 o il CC?
di kevin masl [user #13007] - commento del 19/02/2012 ore 01:5
io invece ritengo sia molto meglio il C1 su tanti punti di vista
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Re: gambo tu hai il C1 o il CC?
di gambo [user #21511] - commento del 19/02/2012 ore 12:5
Immagino tu abbia il modello C1! A me l'hanno spacciato così. In generale a vista e solo a vista il cc1 mi sembra abbia materiali costruttivi più solidi, poi in verità non ho mai fatto il confronto. Speriamo che nella seconda parte dell'articolo ci siano delucidazioni! Quando l'acquista avevo questo dilemma poi ho scelto la vecchia versione.
Rispondi
Re: gambo tu hai il C1 o il CC?
di kevin masl [user #13007] - commento del 19/02/2012 ore 15:5
dipende molto dal genere che fai e da cosa cerchi, diciamo che il C1 lo hanno proprio fatto sembrare un AC30 in miniatura. Ha il canale normal che è una bella bazza se hai intenzione di suonarlo con un treble booster (nel caso ci vuoi fare i queen, o rory gallagher etc). Poi esce di serie con un celestion greenback, uno dei miei coni preferiti, e se compri la versione X con il blue alnico i coni sono sono veramente celestion made in UK adesso anche se assemblati in cina, mentre nelle versioni CC erano cinesi è c'è stata una bella discussione su quanto quelli cinesi suonino peggio, su youtube c'è un video che fa il confronto, gli alnico cinesi suonano zanzarosi. Per quanto riguarda i materiali gli switch adesso sono in metallo e sono molto solidi, quelli del CC erano in plastica. Unico neo delle versioni C è il chassis che è in MDF mentre le versioni CC sono in plywood, ma ti posso garantire che non influenza il suono, forse è solo un po' più delicato ma lì basta starci un po' attenti negli spostamenti. Attendo anche io la seconda parte per sentire il parere di chi ha scritto questo articolo, anche se penso che le versioni cinesi verranno trattate in una eventuale terza parte.
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una cosa te la garantisco
di gambo [user #21511] - commento del 19/02/2012 ore 17:2
...gli alnico blu "cinesi" non sono affatto zanzarosi. Che poi il termine cinese nel 2012 vuol dire tutto e niente.
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Re: una cosa te la garantisco
di kevin masl [user #13007] - commento del 19/02/2012 ore 23:4
vai al link direi che questo video dice tutto chiamali cinesi o chiamali come vuoi, i coni delle versioni CCX non sono gli stessi coni celestion blue alnico made in UK che hanno fatto storia, poi tutto il resto sono gusti e opinioni, possono piacere di più i cinesi e non c'è nulla di male in tutto ciò, ma per come il mio orecchio è abituato a sentire i grandi chitarristi classic rock che hanno suonato vox io la differenza la sento ed è notevole, e non solo io, non per nulla ci sono state lamentele di massa sulle scelte che vox ha eseguito sulla serie CC, lamentele che li ha portati a cambiare completamente fabbriche pur rimanendo in cina ma tornando sui loro passi e costruendo un modello più in linea con le versioni originali.
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il video sembra darti ragione.
di gambo [user #21511] - commento del 20/02/2012 ore 00:5
Non ho mai utilizzato il canale normal perchè per me AC30 è il top boost. Non che sia brutto quel canale. Domani vado in sala prove e sprango a manetta l'ampli, ma io tutto quel fruscio non l'ho mai sentito sui miei. A parte i coni che differenze ci sono nell'amplificatore tra CC1 e C1? lasciamo perdere gli switch e lo chassis che non influiscono sul suono..anzi spero che il bravissimo autore dell'articolo possa spiegarlo nel seguito, adesso sono curioso. Ero convinto di una cosa, ma adesso non più. Di fatto c'è che il prezzo è calato dalla versione cc1 a c1, questo si, ma non vuol dire sempre qualità inferiore.
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aspetto anche io perchè questo articolo è ...
di kevin masl [user #13007] - commento del 20/02/2012 ore 12:5
aspetto anche io perchè questo articolo è stato fatto molto bene e spero che l'autore tratterà anche l'era cinese dei Vox, tu cmq hai il CCX? o il CC con wharfdale? cmq a parte cono chassis switch etc, normal channel, e cut filter per il resto credo siano abbastanza simili dentro, ma non sono un tecnico quindi non ti so dire per certo, se ti piace come suona il cono e non senti l'esigenza del canale normal credo che il CC vada più che bene come ampli. Altra differenza minimale ma che può fare comodo è la posizione dove sono le valvole, nella serie CC se non ricordo male erano belle imbucate, nella serie C sono subito dietro il pannello posteriore, ciò rende molto semplice e veloce il cambio valvole anche on the fly.
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Ho in pratica la CCX, ma nella versione ...
di gambo [user #21511] - commento del 20/02/2012 ore 16:3
Ho in pratica la CCX, ma nella versione testata CCH più cassa (v212bnx). L'ho scelto anche per comodità: quando vado alle prove porto spesso solo la testata sfruttando la cassa che c'è già. Il combo inscindibile nei suoi 34 kg mi sembrava più scomodo.
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