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Chitarra solista: la pentatonica Pulp Fiction
Chitarra solista: la pentatonica Pulp Fiction
di [user #17404] - pubblicato il

E se dovessimo improvvisare un assolo sopra un funk brutto, sporco e cattivo come quelli della colonna sonora di Pulp Fiction? E' difficile immaginare di poter suonare sopra qualcosa di più selvaggio e carico di groove. Ancora una volta la scala pentatonica arriva in nostro aiuto. Arricchiamola con paio di note cool che le calzeranno perfette come un paio di pantaloni a zampa e una capigliatura afro e mettiamoci al lavoro.

Pulp Fiction è probabilmente il capolavoro del regista Tarantino. La colonna sonora di questo film, come in ogni lavoro di Tarantino, è ricercatissima e caratterizzata da una pulsazione funk sporca e irresistibile. Strepitosa, per esempio, è la scelta del funkaccio Jungle Boogie dei Kool & The Gang; il brano accompagna la scena in macchina dei due gangster, Jude e Vincent, mentre chiacchierano amabilmente di droga e fast foot poco prima di commettere una strage. Proprio Jungle Boogie mi ha ispirato nella creazione di questa lezione. L’idea era di fornire una serie di spunti solistici per fraseggiare in maniera credibile e cool sopra un funk grondante groove grezzo e sanguigno come quello.


Spesso il fraseggio solistico che si impiega sulla musica funk va a braccetto con le raffinatezze della fusion. Raffinatezze tecniche e armoniche che sarebbero state in questo caso assolutamente fuori contesto. Le frasi che vi propongo da studiare - e il cui sound è ben sintetizzato nel piccolo brano d’apertura che ho composto- sono costruite esclusivamente sulla scala pentatonica. Questa per l’occasione è arricchita da due note: la 5b, nota blues e la 6 maggiore. Nel caso di questa lezione siamo in Am e per tanto le note in gioco sono quelle della pentatonica minore di A (A, C, D, E, G) più il Eb, nota Blues e il F#, sesta maggiore. Avremo dunque A, C, D, Eb, E, F#, G che ribattezzeremo per l’occasione e in via assolutamente informale “Pentatonica Pulp Fiction”. 
Ai più esperti non sarà sfuggito che la sesta maggiore è la nota caratterizzante del modo dorico che nel caso di Am è A, B, C, D, E, F#, G. Per questo, visto che la nota blues è una nota considerata di passaggio e che non fa testo dal punto di vista dell’analisi armonica, quella che stiamo suonando è sostanzialmente una scala dorica senza la seconda B. Spesso chiamo la scala cosi sintetizzata e con l’aggiunta della 5b come “Dorica Blues”.
Per prima cosa creiamo tre posizioni funzionali al fraseggio nelle quali integriamo la pentatonica con queste due note aggiuntive. La prima interessa il principale e più conosciuto box pentatonico. 
Ora, nelle due posizioni successive, ci limiteremo alle ultime tre corde. La seconda posizione è adiacente alla prima.


L’ultima si sviluppa su registri più alti e interessa la sezione del manico oltre il dodicesimo tasto. Assieme coprono un range di suono e diteggiature che mi pareva più che sufficiente per costruire un assolo convincente.


Mettiamoci al lavoro e, per prima cosa, osserviamo come in questi fraseggi la pentatonica snobba molti tradizionali idiomi solistici rock blues come bending e vibrati. Il fraseggio si concentra principalmente sul disegno ritmico, l’utilizzo delle pause e la ricerca della cantabilità e del groove ispirandosi in maniera decisa a un playing da sassofonista. Il primo esempio è costruito sulla seconda posizione ed è una sorta di botta e risposta ritmico tra due frasi identiche se non per la chiusura.





Stesso principio per il prossimo esempio che sembra un vero e proprio piccolo riff. Ascoltate le due note di apertura della frase, il F# al settimo tasto sulla corda di B e il C al quinto tasto sulla corda di G. Assieme formano un tritono, intervallo di tre noti particolarmente aspro e dissonante, scorbutico quanto basta per essere perfetto in un funk come questo.




Un piccolo bending ruffiano di un semitono apre l’esempio successivo. Attenzione a non esagerare con la pressione e stonarlo. La chiusura è caratterizzata dal passaggio cromatico sulla nota blues.






Il prossimo è il più ritmico degli esempi ed è costruito con piccoli barrè che suoniamo strappandoli con medio e anulare della mano destra. Per chi non è abituato a usare le dita, sarà fondamentale fare attenzione alla precisione, sia esecutiva sia ritmica, necessaria per valorizzare le pause.






L’ultimo fraseggio è molto fluido e tra tutti è quello più vicino al fraseggio di un sax. Attenzione alle note puntate e nervose del finale che vanno suonate con la giusta espressione.






Come sempre vi ho preparato una lunga backing track sopra alla quale potrete memorizzare le posizioni, provare queste idee e cercandone anche delle altre vostre, divertendovi a improvvisare.
Buon lavoro e, come direbbe Jude: "Play loud, bad motherfucker!"



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