Mi vorrei occupare di un articolo (non solo inteso come articolo scritto ma di articolo di liuteria) passato un pochino sotto silenzio: la Vintage PGM V100, ennesima replica di Les Paul sistemata e autorizzata direttamente dal sig. Wilkinson in persona.
Essendo un utilizzatore assiduo e collezionista contento di molti pezzi delle linea JHS - Vintage, ho seguito con interesse l'evoluzione di un articolo apparso su Accordo ai tempi del Frankfurt Messe.
Il caro sig. Wilkinson ha provveduto a replicare accuratamente l'unica, ultima e più amata chitarra utilizzata dal grande Gary Moore, che la leggenda vuole regalatagli direttamente dal mitico Peter Green: la Lemon Drop.

Con una certa acquolina in bocca e la morte nel cuore (ancora riecheggiano le note di Moore suonate a Capannelle, Roma), mi accingo inconsapevole a intraprendere una discreta diatriba con l'importatore riguardo i tempi di consegna della mia bella. Dopo due mesi di attesa (e mi avevano detto che era disponibile subito, figuratevi se non lo fosse stata), la compro a scatola chiusa, ormai votato alla Santa GAS quasi incurabile.

All'apertura della scatola di cartone, la chitarra si presenta ben protetta e con una cura e un'action da veri campioni: bassa quanto basta e nessuna delle corde (non dichiarate, ma sembrano 011-050) frigge o frusta.
Attacco subito all'ampli marca Scandalus (niente pubblicità, please, ma palesemente cinese) presente al negozio e, dopo una breve accordatura, mi si presenta dinanzi un suono simpaticamente neutro. I pickup presi singolarmente sono ben definiti, con una buonissima presenza delle frequenze più disparate in tutt'e due le posizioni, lievemente carenti sulle alte ma mai mediosi o fastidiosi. È la posizione al centro che desta sorprese: i pickup sono uniti in controfase, proprio come nell'originale. E ne esce fuori un suono nasale e strano, molto convincente e accattivante. Ci si potrebbe tirare fuori dell'ottimo funk.
Vintage PGM V100: Gary Moore ne sarebbe contento

Incuriosito da cotante possibilità, la pago e me la porto via di corsa, direzione amplificatori di casa. Senza passare da effetti di alcun tipo, il mostro suona bene sia con ampli transistor (Bandit 112 americano) sia con valvolozze (sempre Peavey Delta Blues 210). Tira fuori una grinta non indifferente e le note sono tutte perfettamente intellegibili, le corde suonano rotonde e presenti, anche con accordi al 12esimo tasto, e il magnete al ponte esce fuori con un calore pazzesco.
Abituato a P-90 o Humbucker sparsi tra DiMarzio e Seymour Duncan, questo suono mi prende in maniera pazzesca. Se poi ci si mette un distorsore davanti e lo si imballa con un overdrive, Santana salta fuori anche da una radiolina a transistor.
Una ricerca più attenta, continuata anche sul sito di Wilkinson, ci mette di fronte un'ottima ascia, manico set-in, tutta in mogano, del peso approssimativo di 4,831 Kg e un top di pochi millimetri in vero acero, fiammato o marezzato che sia. La finitura prevede anche una lieve reliccatura, peraltro poco convincente (i graffi sono coperti da una specie di coppàle trasparente) che non dà l'idea proprio di vecchio, anzi dà proprio l'idea di artefatto. Ma se si passa sopra questo, si scoprono piccoli tocchi di classe come i fori lasciati a vista di un'ipotetica vecchia serie di meccaniche dietro al manico, sostituite chissà quando, o la presenza dei vecchi fori del battipenna.

In conclusione, per poco meno di cento euro si entra in possesso di un ottimo strumento che può essere una sorpresa sia per la versatilità sia per l'utilizzo a cui sembra essere indirizzata. Varie sfumature di rock, ma sempre e solo rock si parla con questa traduttrice: tenetelo bene a mente.