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Intervista con Rickey Medlocke
Intervista con Rickey Medlocke
di [user #56] - pubblicato il

A tu per tu con il rovente rock sudista. Il chitarrista dei Lynyrd Skynyrd si presta ai microfoni di Accordo per un'esclusiva intervista in concomitanza con il concerto di Vigevano del 13 giugno 2012.
"Benvenuto al Park Hyatt!". Non faccio a tempo a pagare il taxi che già il portiere in livrea del sei stelle milanese che affaccia sulla famosa Galleria mi apre la portiera. Sono in anticipo di un quarto d’ora e mi fanno accomodare al bar. Qualcuno sta intervistando Gary Rossington, e Johnny Van Zant sta parlando con un addetto stampa di Warner. Sono entrambi in ottima forma, ma il più scatenato di tutti è proprio Rickey Medlocke! Fisico asciutto (dimostra un terzo in meno dei suoi 62 anni), massa selvaggia di capelli bianchissimi, sguardo vigile e carismatico, è intervistato e ripreso da un’emittente (MTV?). Gesticola, ride, canta e cattura l’attenzione dei casuali avventori con una verve davvero invidiabile. A telecamere spente, Rickey e la sua intervistatrice si mostrano a vicenda i tatuaggi, e mentre mi avvicino riesco a sentirlo:

… capisci, c’era questo tizio in terza fila che aveva un terzo occhio tatuato sulla fronte... un occhio perfetto! Ti giuro, sembrava che mi fissasse in continuazione. Sai che per tutto il concerto non sono riuscito a distogliere lo sguardo da quell’occhio? Una cosa allucinante!

Finalmente gli vengo presentato e Rickey mi fa sedere accanto a lui. Una stretta di mano vigorosa e...si parte.

Intervista con Rickey Medlocke

Mario Manasse:
Ciao Rickey, lieto di conoscerti di persona. La prima domanda è d’obbligo: che chitarre ti sei portato per questo tour?
Rickey Medlocke: Hey man, non sai quanto sono contento di parlare di chitarre. Naturalmente ho portato la mia preziosa Explorer, la mia fida Les Paul nera, la Les Paul chambered...mmm, no, voglio dirti la verità: ho perso un sacco di chitarre e di amplificatori durante la Nashville flood (nel 2010 ci fu una grossa alluvione del fiume Tennessee – ndr) e mi sono detto che per un tour così lungo (sei mesi attraverso l’Europa, il Canada e gli Stati Uniti – ndr) era meglio non rischiare. Mi sono rivolto al Gibson Custom Shop ed ecco tre repliche...eccellenti!

MM: E a quali ampli le abbini?
RM: Guarda, dopo anni di Marshall, da un po’ di tempo mi trovo benissimo con la Wizard Amplification. Ci sanno fare di brutto!

MM: E gli altri chitarristi della band, anche loro con la Wizard?
RM: Hahahaha (ride) scherzi? Ognuno ha la sua marca preferita e non la cambierebbe mai! Gary (Rossington) ha un po’ di Laney e Peavey hahahaha, Mark (Matejka) soltanto Fender.

MM: E già che ci siamo, qual è il tuo effetto preferito?
RM: Il wah wah! Un vecchio, affidabile e generoso Crybaby.

MM: Immagino che tu abbia un guitar technician di fiducia...
RM: Yes of course! È un grande. Da tempo affido le mie chitarre solo a lui, e ora è in tour con me. Si chiama Chris Rugalo, R-U-G-A-L-O. Scrivilo, perché se lo merita.

Arriva un cameriere e mentre Rickey chiede una bottiglietta d’acqua, ordino una birra (grazie Warner!). Alzo il bicchiere e..

MM: Cheers! Raccontami un po’ di Johnny Colt. Dai Black Crowes ai Lynyrd Skynyrd: come si è inserito?
RM: Johnny? Come un guanto. L’idea di chiamarlo è stata mia, sapevo che sarebbe entrato immediatamente nello spirito della band. È un bassista potente e pretende sempre il massimo da se stesso. E poi, come noi, ama il rock!

MM: In cosa il vostro nuovo CD Last of a Dying Breed differisce da God & Guns?
RM: Come probabilmente sai il produttore è ancora Bob Marlette, ma questa volta siamo tornati alla vecchia scuola.

Poiché nel comunicato stampa della Loud & Proud/Roadrunner Records viene usata questa stessa espressione gli chiedo chiarimenti.

MM: Vecchia scuola...cosa intendi?
RM: Intendo alla vecchia maniera, cioè un vero e proprio live in the studio. Sai, God & Guns (CD del 2009 – ndr) era stata una grande produzione, impegnativa sotto tutti i punti di vista. Last è stato registrato all’insegna del divertimento, suonando tutti insieme. Se uno faceva qualche errore... beh, tornava il giorno dopo e rimediava.

MM: In queste prime 12 date del vostro tour quale concerto ti ha dato più soddisfazione, o meglio, dove avete trovato il pubblico più caldo?
RM: Mmm, fammi pensare... è andata alla grande dappertutto ma ti dico l’Hammersmith Apollo di Londra e... lo Sweden Rock Festival di Solvesborg dove hanno suonato anche altre grandi band come Motley Crue e Bad Company.

Il quarto d’ora concessoci è scaduto, ma Rickey è di ottimo umore e allora vado avanti.
MM: Ogni chitarrista ha in scaletta alcuni pezzi che ama particolarmente suonare. Quali sono i tuoi?
RM: Tre su tutti. "Needle and the spoon", perché c’è il mio solo con il wah wah, hahahaha. "Free Bird" perché è "Free Bird" man! E poi "Tuesday’s gone" perché è una grande ballad. (Ed è anche uno dei pezzi dove Rickey suona da solista, perché la maggior parte degli assolo sono appannaggio di Gary Rossington – ndr)

MM: Se non sbaglio sei già stato a Milano, vero?
RM: Certainly, ma non solo con i Lynyrd Skynyrd, anche con i Blackfoot!

MM: E stasera (13 giugno – ndr) siete al Castello di Vigevano. Come la vedi?
RM: Non vedo l’ora! Il Castello dev’essere un bel posto e poi in Italia ho sempre trovato un pubblico entusiasta. Gli Italiani hanno il rock nel sangue, e non li deluderemo. Per stasera abbiamo ben 17 pezzi in scaletta!

MM: Suonerete qualche pezzo da Last of a Dying Breed?
RM: No, ma i nostri classici ci saranno tutti!

MM: Rickey, oltre che che un onore è stato un piacere conoscerti. Grazie per il tempo che ci hai concesso.
RM: Il piacere è stato mio! Saluta gli amici di Accordo, mi raccomando. Mi farò un giro sul sito e spero di vedere tanti di loro stasera. E ti do un’anticipazione: prima che sia passato un anno... torneremo a suonare qui a Milano!

MM: Questa sì che è una grande notizia! Thanks man, hope to see you soon.
RM: Bye and... keep on rocking.

Un impegno imprevisto ci impedirà purtroppo di assistere al concerto, ma a giudicare dai filmati visti su YouTube è stata proprio una serata all’insegna del migliore rock sudista del pianeta. La prossima volta saremo sotto il palco!
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