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La suonabilità in cifre
La suonabilità in cifre
di [user #17170] - pubblicato il

Quando si può provare una chitarra prima dell'acquisto il problema non si pone, ma quando l'unico mezzo per conoscerla è una scheda tecnica su un monitor conoscere e interpretare i numeri forniti dai produttori è fondamentale.
... tra convertitori on line e metro Ikea.

In un precedente articolo sottolineavo l’importanza della suonabilità nella valutazione di una chitarra acustica, un fattore su cui molti costruttori tagliano corto nella descrizione dei loro modelli con frasi del tipo “a fingerpickers' dream and great for strumming”, come dire ideale per tutto.

È ovvio che quando abbiamo la possibilità di provare uno strumento il problema non si pone, saranno i nostri sensi a dirci se fa per noi oppure no, ma a volte capita che la chitarra di cui ci siamo invaghiti non sia disponibile nei negozi della nostra città o che non venga importata nel nostro Paese. In questi casi, prima di prendere in considerazione l’acquisto on line, l’unico modo per farci una idea del tipo di suonabilità offerto da quel modello è leggere attentamente la scheda tecnica sul sito del produttore. Ma lì cominciano i problemi perché bisogna spulciare tra sigle e misure che spesso sono espresse in pollici frazionati. Quanto misura in millimetri un capotasto da 1-13/16? E una spaziatura di corde da 2-1/4 di quanto differisce rispetto a una da 2-5/16 ? E che differenza c’è tra un manico V e uno Modified V? Vediamo allora quali sono i dati che hanno a che fare con la suonabilità e come interpretarli.

Nut Width o Fingerboard Width at Nut: larghezza della tastiera al capotasto.
Le due misure più diffuse sono 1-11/16 e 1-3/4, ma molti modelli di ispirazione vintage o dedicati alla tecnica fingerpicking hanno tastiere da 1-13/16 o addirittura da 1-7/8. Le misure sono espresse in pollici frazionati e per un primo confronto dovremo fare un po’ di equivalenze riportando tutte le frazioni allo stesso denominatore, quindi avremo: 1-11/16, 1-12/16, 1-13/16, 1-14/16. Ora la cosa è più chiara: le misure aumentano progressivamente di 1/16 di pollice. Sì, ma quanto fa in millimetri?

Sapendo che 1 pollice equivale a 25,4mm il calcolo non è difficile, ma un buon convertitore rende tutto molto più rapido e preciso. In internet se ne trovano parecchi, Claredot mi è sembrato uno dei più efficienti. Ecco la risposta: 1/16 di pollice = 1,5875mm.
Dunque la differenza al capotasto tra i vari tipi di tastiere è poco più di un millimetro e mezzo. Ovvio che se passiamo dalla tastiera più stretta alla più larga avvertiremo una notevole differenza (quasi mezzo centimetro), ma tra le due misure standard di 1-11/16 e 1-3/4 la differenza al capotasto è solo di 1,5mm. Molti temono che questo scarto incida parecchio sulla spaziatura delle corde, ma basta un semplice calcolo (differenza tra le due tastiere divisa per i cinque spazi delle corde) per scoprire che nella tastiera da 1-3/4 gli spazi tra le corde al capotasto si aprono di 0,3mm. Una differenza quasi impercettibile. Però nessuno rimane fermo al primo tasto, quindi bisogna prendere in considerazione un’altra misura, ben più significativa.

Fingerboard Width at 12th Fret: larghezza della tastiera al 12esimo tasto (a volte la misura viene presa al 14esimo tasto).
Con questo dato possiamo ricavare anche la larghezza della tastiera al quinto tasto, che si trova a metà tra nut e 12esimo tasto, così avremo anche un'idea della larghezza intermedia della tastiera.
Basta applicare questa formuletta
(Nut + 12°) : 2

Facciamo un esempio pratico.
Mettiamo che vi siate invaghiti di una Martin 00-18v (e ti credo!). La scheda tecnica dice che misura 1-3/4 al Nut e 2-1/4 al dodicesimo tasto e allora:

1-3/4   +   2-1/4  =  4 pollici
4  :  2  =  2 pollici, cioè la larghezza del quinto tasto.

Ora potete misurare la tastiera della chitarra su cui suonate di solito e fare un raffronto. Naturalmente dopo aver fatto ricorso al convertitore on line, a meno che...
A meno che non siate forniti di un comodissimo metro lineare in carta dell’Ikea, marcato da una parte in centimetri e dall’altra in pollici frazionati. Se non l’avete vi consiglio vivamente di farne incetta la prossima volta che “qualcuno” vi costringerà a un tour tra mobili e suppellettili svedesi. Almeno avrete un motivo per sottoporvi al supplizio.
Ma per completare il discorso sulle dimensioni della tastiera bisogna prendere in considerazione un altro dato.

Scale Length: lunghezza della scala o diapason.
È la distanza tra nut e sella, i due punti che determinano la porzione di corda vibrante, cioè il diapason. In casa Martin i diapason standard sono di 24.9 e 25.4, mentre in casa Gibson i diapason più usati sono di 24.75 e 25.50 (tanto per complicare un po’ le cose in questo caso le misure vengono espresse in pollici decimali). Altri costruttori adottano dimensioni leggermente differenti. Ovviamente il diapason determina anche la lunghezza del manico e la suddivisione dei tasti sulla tastiera, quindi una chitarra a scala corta avrà i tasti più ravvicinati rispetto a una a scala lunga e questo è uno dei motivi per cui si sostiene che offra una migliore suonabilità. Ma con una scala corta, di quanto sono più ravvicinati i tasti?

Su Lutherie Information Website, il liutaio Mottola mette a disposizione un comodissimo calcolatore in javascript: basta inserire la lunghezza del diapason per avere le posizioni di tutti i tasti rispetto al Nut. Risulta allora che tra un diapason di 24.9 e uno di 25.4 la differenza al quinto tasto è di 0.126, cioè 3,2mm. Stando sul pratico, significa che su una Martin 000 lo spazio dei primi cinque tasti è ridotto di 3,2mm rispetto a una OM.
Applicando lo stesso calcolo in casa Gibson risulta che tra un diapason di 24.75 e uno di 25.50
la differenza al quinto tasto e di 4,8mm, cioè lo scarto tra una J-45 e una J-200. Per fare un paragone incrociato, i primi cinque tasti di una Gibson J-45 risultano più stretti di 4mm rispetto a una Martin D-28. Dunque si parla di una differenza media di 4mm suddivisa nei primi cinque tasti.
Ma quanto ci accorgeremo di questa differenza? Se non siamo impegnati in diteggiature complicatissime credo che la noteremo poco. Io trovo addirittura più comoda la mia chitarra a scala lunga rispetto a quella con scala corta (forse perché non pratico diteggiature complicate!). Potremmo invece notare che un diapason lungo richiede una maggior tensione delle corde, ma riguardo alla suonabilità anche questa percezione è abbastanza soggettiva, infatti molti insistono su questo dato, ma poi nessuno si lamenta, per esempio, della maggior tensione delle corde Phosphor-bronze rispetto alle normali Bronze che in una muta Martin Light 0.12 è di 4,3 libbre, cioè 1,95Kg in più (uno dei motivi per cui le Ph-br hanno un suono più brillante). In realtà la percezione delle differenze tra i diversi diapason è condizionata da un altro fattore.

Neck Shape o Neck Profile: forma o profilo del manico.
È un dato importantissimo, che può determinare la nostra empatia con lo strumento molto più della lunghezza del diapason. Di solito si parla di profili a U, D, C e V, ma poi ogni costruttore adotta differenti definizioni: Low Profile, Low Oval, Full V, Vitage V, Modified V, Soft V... Come districarsi tra queste definizioni? Senza poter mettere le mani sulla chitarra è difficile farsi una idea precisa, ma come spesso accade, se diradiamo il fumo la sostanza si riduce di molto.
Ecco un confronto tra i profili più usati da Martin.

La suonabilità in cifre

Altri produttori adottano diverse definizioni che però sono grossomodo riconducibili agli stessi profili, come si può vedere in questi schemi di Taylor e Collings:


La suonabilità in cifre
La suonabilità in cifre
Oltre a essere molto più accurate nel disegno, le tabelle di Taylor e Collings danno anche informazioni dettagliate sullo sviluppo della sezione del manico, cioè su come cambiano il profilo e lo spessore in corrispondenza del primo e nono tasto. C’è da dire che queste informazioni sono molto tecniche e non vengono quasi mai riportate nelle schede sintetiche. Ai fini pratici risultano anche un po’ maniacali, ma è utile notare che il profilo a V è quello che si ingrossa maggiormente avanzando lungo il manico, come si può vedere dallo schema seguente.

La suonabilità in cifre

Dunque, al di là delle varie definizioni, Low Profile, Low Oval o Slim sono derivazioni del profilo a C e sono in genere manici arrotondati e abbastanza uniformi, che richiedono una minore pressione delle dita per chi tiene il pollice dietro al manico, mentre il profilo a V (Vintage V o Full V) è leggermente appuntito, aumenta sensibilmente di spessore procedendo verso il tacco del manico, ma è smagrito ai lati e risulta particolarmente adatto a chi abbraccia il manico col palmo della mano facendo spuntare il pollice sopra la tastiera. Il Modified V (Soft V) è una buona mediazione.

Dovremo fare particolare attenzione alla accoppiata tra profilo del manico e dimensione della tastiera, sicuramente tra i dati più importanti per determinare i tipo di suonabilità di una chitarra. Ma non è tutto.
Finora abbiamo preso in considerazione le caratteristiche che riguardano il campo di azione della mano sinistra (destra per i mancini), ma la suonabilità riguarda le condizioni in cui si trovano ad agire entrambe le mani.

Bridge String Spacing o Saddle Spacing: spaziatura delle corde al ponte o spaziatura della sella.
È la distanza tra prima e sesta corda sul ponte, in pratica è lo spazio su cui ci troveremo ad agire con la mano destra. Ovvio che questa misura incide anche sulla spaziatura delle corde lungo la tastiera, quindi è importante per entrambe le mani. Corde più distanziate al ponte permettono di tenere la mano più aperta e favorire il movimento delle dita, quindi le tecniche di arpeggio o fingerpicking, ma possono ostacolare tecniche molto articolate col plettro, come nel flatpicking. Per evitare una eccessiva divaricazione delle corde lungo la tastiera, la spaziatura al ponte è in genere proporzionata a quella del capotasto. Ci sono alcuni abbinamenti standard, come Nut da 1-11/16 con 2-1/8 al ponte, oppure Nut da 1-3/4 con 2-1/4 o 2-5/16 al ponte. Significa che tra la spaziatura più stretta e quella più larga le corde in totale sono più aperte di 4,7mm, quasi mezzo centimetro. È improbabile trovare chitarre con capotasto stretto e spaziatura al ponte molto larga - avrebbe poco senso - mentre a fronte di Nut da 1-3/4 possiamo trovare anche spaziature al ponte abbastanza contenute come 2-3/16, una soluzione che può aumentare la versatilità dello strumento. Questo parametro riguarda la nostra tecnica strumentale preferita o, se pratichiamo varie tecniche, la destinazione che vogliamo dare allo strumento, ma è molto importante anche rispetto alla dimensione delle nostre mani.
A volte nelle schede tecniche non viene fornita la misura della spaziatura al ponte, ma in questi casi spesso la larghezza della tastiera viene data al 14esimo tasto, che in pratica coincide con la misura della spaziatura delle corde al ponte. Quindi due dati in uno.
Ma le chitarre acustiche, come certe persone, quando gli dai la mano si prendono anche il braccio.

Lower Bout: “pancia”, larghezza massima del top.
Tutti possono notare a occhio la differenza di dimensioni tra i vari tipi di chitarre acustiche, su internet abbondano schemi e immagini come queste:

La suonabilità in cifre

La suonabilità in cifre

Chitarre di ampie dimensioni costringono a tenere la spalla molto sollevata, una postura forzata che può intorpidire il braccio e, a lungo andare, provocare fastidi anche seri (dolori cervicali, mal di schiena, tendiniti, tunnel carpale). Una dreadnought, per esempio, sarebbe nettamente sconsigliata per un bambino, ma anche per adulti con una corporatura minuta. Chi ha suonato una 00, per esempio, avrà provato la sensazione di maggior comodità e naturalezza rispetto a una dread. Tuttavia vale anche il discorso contrario: chi è di grossa corporatura potrebbe trovarsi in imbarazzo con una piccola parlor. Ma l’ampiezza del top non è l‘unico fattore a condizionare la nostra postura.

Body Depth: profondità della cassa armonica.
Una OM ha una “pancia” (lower bout) di dimensioni non molto inferiori a quella di una dread, ma ha anche una cassa meno profonda di circa 2cm, quel tanto che basta per renderla più ergonomica e consentirci di imbracciarla tenendo la spalla più bassa. In questo caso le dimensioni contano.
Per chi vuole divertirsi col convertitore on line (o col metro Ikea), riporto lo spessore della cassa di alcuni modelli di riferimento, dai più maneggevoli ai più ingombranti.

Martin 0: 4 (4-1/4)
Martin OM: 4-1/4
Taylor Grand Concert: 4-3/8
Gibson L00: 4-5/8
Taylor Grand Auditorium: 4-5/8
Taylor D: 4-5/8
Martin D: 4-3/4
Gibson J45: 4-3/4
Gibson J200: 4-3/4
Martin J: 4-7/8

Al termine di questa carrellata sulle cifre della suonabilità è bene precisare che non tutti i costruttori forniscono schede dettagliate dei loro modelli. Spesso le regole del marketing suggeriscono che è più conveniente puntare su legni e finiture e se quel bellissimo modello in adirondak bordato in herringbone ci farà venire i crampi o il mal di schiena sono affari nostri. Il sito di Gibson, per esempio, brilla per la totale assenza di informazioni tecniche. In questi casi bisogna cercare altrove, magari nei forum dei fan del marchio che spesso sono vere miniere di informazioni. Ma se siete disposti a sborsare grosse cifre per una chitarra di gran marca, sarà bene cercare anche di metterci le mani sopra prima di acquistarla, non è poi così vero che tanto è facile rivenderla.

Un’ultima annotazione: ovviamente alcuni dei fattori che influiscono sulla suonabilità hanno effetto anche sul suono. Per esempio la lunghezza del diapason, la forma e le dimensioni della cassa armonica determinano notevoli differenze nel timbro di una chitarra. Ma questo articolo era esclusivamente dedicato alla suonabilità. Parlare del suono è molto più complicato. Come è molto più facile perdersi nei dettagli di liuteria che suonare bene.

Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.

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