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Gibson Les Paul Tribute 60: storia di un sogno
Gibson Les Paul Tribute 60: storia di un sogno
di [user #33569] - pubblicato il

La vita è fatta di sogni, ma cosa succede quando i sogni e le aspettative non si incontrano? O quando i sogni sembrano irraggiungibili? O quando hai paura che si avverino? Ecco quindi una storia di sogni, di aspettative, di “m'accontento” e di paura di sognare.
La vita è fatta di sogni, ma cosa succede quando i sogni e le aspettative non si incontrano?
O quando i sogni sembrano irraggiungibili? O quando hai paura che si avverino?
Ecco quindi una storia di sogni, di aspettative, di “m'accontento” e di paura di sognare.

C'era una volta, perché tutte le storie iniziano con “c'era una volta”, un ragazzino che imparò a suonare la chitarra con una semplice Ferrarotti classica.
Chitarrista mediocre, ma gran voce, non si diede mai da fare per imparare a suonare qualcosa di più dei quattro accordi strimpellati insieme agli amici. Tanto la voce sopperiva a carenze strumentali, e il ragazzo si dedicò esclusivamente al talento naturale che gli era stato donato. Ma sotto sotto una vocina continuava a dirgli: “riprendi in mano la chitarra, che ti darà soddisfazioni”.

Passarono gli anni, il talento vocale crebbe e divenne maturo, e la vocina rimase inascoltata ma un giorno, mettendo a posto l'armadio, ecco spuntare un vecchio multieffetto Zoom e una chitarra Yamaha ERG 121. Una pulita, un'accordata, una plettrata: quello che basta per far scoppiare la scintilla. E la scintilla pian piano diventò un fuoco.
Ma chi è cresciuto con Led Zeppelin, Guns'n'Roses, Aerosmith, Kiss, Poison, ha un'idea fissa in testa, e l'idea non si chiama Yamaha ERG121, ma Gibson Les Paul.
Les Paul, il sogno che va a scontrarsi con un portafogli che contiene solo monetine e non soldi di carta, e la paura di essere troppo scarso per poter anche solo avvicinarsi alla regina.

Iniziò quindi il lento avvicinamento al sogno. Questo avvicinamento si materializzò sotto forma di Castley Les Paul Blu Avatar, una buona chitarra che servì per capire se tal forma e impostazione di suonata facessero al caso del ragazzo ormai diventato uomo, e quindi se il sogno potesse continuare.
E il sogno continuò.

La bellezza di un sogno è proprio quella di crederlo irraggiungibile e invece avvicinarvisi piano piano.
Ecco quindi che apparì nelle mani del giovane uomo una Vintage V100 Wilkinson, a detta degli addetti ai lavori, una delle migliori copie della Les Paul presenti sul mercato.
E qui il nostro protagonista capì cosa voleva dire avere per le mani una chitarra seria. E così cominciò a studiare e a suonare qualcosa di diverso che i soliti quattro accordi da spiaggia.

Il sogno cresceva, ma ora una copia Les Paul ottima c'era, cosa fare con questo sogno troppo prepotente? Ecco l'idea: si piega il sogno al proprio volere e lo si fa virare verso una Gibson SG.
Ah mamma Gibson, che belle chitarre che fai. Ma il sogno non è mica fesso, lui voleva la Les Paul.
Sorsero allora le complicazioni: le aspettative non coincidevano con il sogno.
La SG è un'ottima chitarra, ma il corpo del giovane uomo è stato creato per imbracciare una Les Paul, e quindi ecco perché le aspettative non rispecchiavano il sogno. L'attacco della tracolla è scomodo, il manico è un po' troppo largo, il suono è troppo acido e tagliente. Per carità, un suono meraviglioso, ma non il suono che ha in mente il nostro protagonista.
Le Gibson, d'altro canto, si vendono bene e presto e, come per magia, per il volere del destino che incastrò ottimamente vendite su eBay, per ripetizioni e rottura del salvadanaio del povero e impotente figlio, ecco che il sogno si apprestò a diventare realtà.
L'esperienza maturata fece sì che il giovane uomo scelse la chitarra che più si confaceva al suo modo e gusto di suonare, nonché alle sue non eccelse finanze.
Ecco quindi che arriviamo ai giorni nostri con questo agognato sogno che si materializza sotto forma di una suadente Gibson Les Paul Tribute '60.

Gibson Les Paul Tribute 60: storia di un sogno

Il sogno è fatto di mogano, sicuramente non un mogano di prima scelta come quello di una Custom, ma l'odore (sì, l'odore) è proprio buono.
Il corpo ha queste nuove camere tonali, la schiena del non più giovane uomo ringrazia e anche l'orecchio si accoda al ringraziamento quando la sente suonare da spenta, perché risuona che è un piacere, insomma vibra e odora di buono. E il manico, il manico era proprio quello che ci voleva, pensa il protagonista ammaliato: stretto (è uno slim tape degli anni '60 ) e veloce, come voleva lui.
E poi i P90, ah i P90, che alla vista sono cosi' vintage, ma cosi vintage... E l'uomo sogna ancora di più e ricorda quando aveva fisico e giovane età e andava ai concerti senza ritornare acciaccato.
Poco importano la mancanza di binding, il retro nero per coprire il mogano non troppo eccelso, il top di acero non selezionato e, orrore, la tastiera in acero tostato invece del palissandro.
 
Gibson Les Paul Tribute 60: storia di un sogno

Il sogno si nutre della spartanità della chitarra, ne apprezza la semplicità e la bellezza.

Il suono è quello che fa diventare il sogno realtà o la realtà sogno. Non si può' capire il suono di una chitarra, per buona che sia, finché non si è provata una Les Paul originale, calda, avvolgente, cremosa.
Il nostro uomo ha finalmente capito cosa vuol dire "una chitarra piena di armonici". Ha finalmente capito cosa vuol dire suonare, ha finalmente realizzato il sogno di diventare tutt'uno con il suo strumento.

Gibson Les Paul Tribute 60: storia di un sogno
Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.

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