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Paul Gilbert - Prima tappa italiana del Tour 2013
Paul Gilbert - Prima tappa italiana del Tour 2013
di [user #116] - pubblicato il

E' partita ieri sera al Teatro Miela di Trieste la serie di date italiane del Tour Europeo di Paul Gilbert. Abbiamo ammirato un Gilbert all'apice della forma, perfettamente a suo agio tra blues, funk e shred furibondo. Grazie alla disponibilità del fonico Enrico Sesselego, che sta seguendo tutto il tour, ci siamo divertiti a curiosare nella strumentazione di Paul.
Ieri sera abbiamo assistito alla prima tappa italiana del tour Europeo di Paul Gilbert. Il chitarrista sta promuovendo il suo ultimo album, Vibrato e assieme all’oramai inseparabile moglie Emy alle tastiere, sfoggia una band con una sezione ritmica nuova di zecca con Kelly LeMieux al basso e uno strepitoso Thomas Lang alla batteria. Quest’ultimo, in particolare, ci è parso davvero perfetto a fianco di Paul: estremamente tecnico e preciso sfoggia un batterismo solido, dritto e monolitico. Nonostante sia dotato di un’eccellente versatilità che gli permette di assecondare Gilbert nelle sue digressioni stilistiche, ha un DNA marcatamente metal che si sposa alla perfezione e sostiene l’indole shred e più aggressiva di Gilbert.

Lo spettacolo è quasi interamente costruito sui brani dell’ultimo disco Vibrato, lavoro tra i più morbidi di Gilbert, in gran parte cantato e ammiccante al blues, al funk e persino a un certo tipo di vecchia fusion. Nonostante quindi la piattaforma della serata poggi su una scaletta lontana dal repertorio più aggressivo della carriera del chitarrista, Paul Gilbert ci stupisce è infila una prova chitarristica selvaggia, incontenibile e tecnicamente perfetta. Il chitarrista, dal primo assolo, si concede senza riserve e con volumi lancinanti tramortisce il pubblico con svisate che lo vedono finalmente arrivato a un punto di equilibrio perfetto. Ci sono tutti i suoi chops più selvaggi e estremi e quindi tutte le plettrate, gli arpeggi in string skipping e le inarrivabili fughe geometriche a tre note per corda che l’hanno reso lo shredder per antonomasia; ma oggi, questi elementi convivono in un surreale ma fortunata armonia con un fraseggio blues old style al quale Gilbert ha lavorato con grande impegno negli ultimi anni. Gilbert gongola su bending rubati dai dischi di B.B. King; fa latrare i suoi Marshall con note lunghe, eterne e lancinanti che esplodono in feedback di hedrixiana memoria per poi - con ridicola naturalezza - esplodere in deflagrazioni di sestine, arpeggi neoclassici e trasformare la sua Ibanez nel violino di Paganini.

Paul Gilbert - Prima tappa italiana del Tour 2013

Immancabili gli omaggi al passato più metal di Gilbert con due brani dei Racer X: “Scarrified” e “Tecnichal Difficulties” in cui la chitarra di Paul e la batteria di Lang si fondono e diventano un martello pneumatico. Quando la doppia cassa della batteria si incolla alle sestine plettrate sulle corde basse dell’Ibanez Fireman il teatro trema.
Ottima la resa acustica della serata con un mix che valorizza il felice connubio tra Lang e Gilbert e lascia la chitarra sempre spudoratamente in faccia, permettendo all’audience di godere di una perfezione tecnica aliena.
Proprio con il fonico Enrico Sesselego, artefice dei suoni della serata, abbiamo scambiato quattro chiacchiere per farci descrivere il set up di Paul.

Prima di tutto raccontaci come sei arrivato a questo ingaggio?
Lavoro e collaboro con Paul Gilbert da diversi anni. Entrai in contatto con lui dopo aver lavorato per un periodo come assistente di Studio per Steve Vai. In quegli anni ero in USA dove avevo frequentato il Musician Institute. Ho lavorato all’album di Gilbert Space Ship One e successivamente l’ho seguito nel tour di Fuzz Universe. Ed ora eccomi qua…

Ci descrivi la pedaliera di Paul?
La chitarra di Paul entra in un semplice AB che splitta il segnale su due linee: wet e dry. In realtà il suono di Paul è al 99% costituito sulla linea dry. La linea wet è usata pochissimo, forse addirittura in un solo brano… In questa linea il suono passa per un delay analogico Mimic della HBE e un Octaver della Foxrox, l’Octron. Fatta questa eccezione, il suono di Gilbert non prevede quindi ambienti e delay. Andando alla linea principale, quella dry, Paul ha costruito una pedaliera che sostanzialmente offre solo opzioni per aggiungere ulteriore gain, spinta e compressione a un suono di base crunch che Gilbert prende dagli ampli,  settati già al limite della distorsione. Paul non usa pedali del volume ma gestisce  il volume della sua chitarra semplicemente con la dinamica del suo playing e un utilizzo costante e intenso del potenziometro del volume. Solo grazie a questi elementi ottiene i suoi clean. Per avere più gain e spinta negli assolo Paul si serve di due pedali: il suo overdrive signature Fuzz Universe Custom, della Majik Box; e un MXR Distortion + che utilizza spesso combinato a un MXR bass compressor. Quindi un altro modello signature un Eq, sempre della HBE usato come vero e proprio boost. Il vero cuore e segreto del suono di Paul arriva però alla fine della pedaliera. Qui il segnale è splittato e finisce in due phaser MXR P90 che mandano il segnale su due combo Marshall Vintage Modern settati praticamente uguali. Il segnale è in quindi aperto in un finto stereo che però crea comunque un effetto molto avvolgente. Un vero muro di suono, arricchito dal fatto che i due phaser sono regolati leggermente sfasati creando un lieve effetto leslie, davvero caratteristico. I due phaser sono incollati nella pedaliera di Paul in maniera strategica, così  da poter essere attivati con un solo colpo di pedale. Ma c’è una novità: per la data di oggi Paul ha ricevuto dalla MXR in anteprima esclusiva un prototipo chiamato P99, identico a un P90 ma con la possibilità di aprire il segnale in stereo. (Durante il soundcheck Paul era talmente entusiasta di questo nuovo pedale da esultare letteralmente sul palco per festeggiare la fine di acrobatici cambi che effetto che lo costringevano con una sola zampata ad azionare due pedali…Ndr)
Infine fuori dalla pedaliera Paul tiene uno chassis di legno all’interno del quale c’è un humbuker. Durante lo show fa una medley solo voce e chitarra di brani tratti dal suo repertorio solista e da quello dei MR. BIG. E batte il tempo con il piede percuotendo su questo zoccoletto di legno che quindi amplifica la pulsazione.

Paul Gilbert - Prima tappa italiana del Tour 2013

E per quanto riguarda gli amplificatori?
Utilizza due combo Marshall Vintage Modern 2266. Come dicevo sono regolati uguali su un suono crunchato e con un taglio di Eq molto marcato sulle medio basse. Per la micro fonazione mi servo di due Beyerdynamic M88 di proprietà Gilbert. A seconda del locale o del teatro dove suoniamo, ovviamente li sposto o avvicino dal cono per cercare il suono giusto che assecondi il suono della stanza.

Paul Gilbert - Prima tappa italiana del Tour 2013

Viceversa ho notato un’importante novità anche sulla chitarra di Paul…
Sì Paul è tornato agli Humbucker e sulla sua Fireman ha montato due Di Marzio Air Classic, Humbucker che già aveva utilizzato su un suo precedente modello signature. Ovviamente, ora ha più spinta e più distorsione. Da appassionato apprezzo la pasta di suono più grossa e cattiva che ora sfoggia negli assolo. E’ chiaro che invece come fonico, il suono che aveva nel tour di Fuzz Universe con i tre single coil  (sempre Di Marzio, gli Injector) era più gestibile e controllato. Per me il lavoro era più facile. Ora, con gli Humbucker e soprattutto con i volumi, altissimi, che usa Paul c’è da stare più attenti!

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