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Chiquita Erlewine: travel al (ZZ)Top!
Chiquita Erlewine: travel al (ZZ)Top!
di [user #32554] - pubblicato il

È stata disegnata a quattro mani dal liutaio texano Mark Erlewine e da Billy Gibbons, ma l'immaginario comune la lega più spesso alla mitica scena d'apertura di Ritorno Al Futuro, quando il giovane Michael J Fox la imbraccia per vibrare un power chord che farà letteralmente esplodere il mega-amplificatore di Emmett "Doc" Brown. La Chiquita ruba cuori fin dalla fine degli anni '70 e oggi è finita anche tra le nostre mani per una gustosa prova sul campo.
È stata disegnata a quattro mani dal liutaio texano Mark Erlewine e da Billy Gibbons, ma l'immaginario comune la lega più spesso alla mitica scena d'apertura di Ritorno Al Futuro, quando il giovane Michael J Fox la imbraccia per vibrare un power chord che farà letteralmente esplodere il mega-amplificatore di Emmett "Doc" Brown. La Chiquita ruba cuori fin dalla fine degli anni '70 e oggi è finita anche tra le nostre mani per una gustosa prova sul campo.

Quando possibile, per dare un giudizio imparziale su una chitarra bisognerebbe suonarla a lungo, sentendo scemare nel tempo l'inebriante emozione del primo incontro. Con la Chiquita però è molto difficile rilassarsi, perché sa regalare incredibili scariche di pura adrenalina.

La creatura di Mark Erlewine è una minuta travel guitar pensata per rientrare nei limiti di dimensioni previsti per il bagaglio a mano dalle principali linee aeree. Per fare ciò, la Chiquita ha una scala da 19 pollici ma, in compenso, offre ben 23 tasti.
Paragonata alle misure di una Stratocaster con i suoi 25,5 pollici e prendendo come riferimento di partenza il ponte, si nota che il primo tasto della nostra corrisponde al quinto fret della Stratocaster.

Chiquita Erlewine: travel al (ZZ)Top!

Nella forma, il corpo ricorda decisamente la Les Paul, filtrata però attraverso il magico mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie, per come è reinterpretata nel contour.
Il manico è un tutt'uno con la parte centrale del body, sono poi incollate le due parti laterali che ne fanno l’originale forma. Il tutto è incorniciato dal bellissimo binding color crema, così come lo sono la tastiera, la paletta e il coperchietto che contiene l'attacco del jack, color crema anche la cornice e relativo pickup humbucker, un DiMarzio Super Distortion.

Il ponte Schaller è fisso, di tipo wrap-around e con tutte le regolazioni necessarie. Si possono aggiustare le sei singole sellette, lo si può tarare in altezza con i due perni laterali tipo Tune-o-Matic ed è inoltre possibile inclinarlo trasversalmente grazie a due ulteriori viti posizionate sul fondo.

Chiquita Erlewine: travel al (ZZ)Top!

Le meccaniche chiuse auto lubrificanti Grover sorreggono la possente scalatura delle corde che, più che consigliata, è praticamente obbligatoria per garantire una buona tensione delle corde con una scala così corta.
La muta ideale da usare sulla Chiquita è così indicata sul retro della paletta:

E or 1st .013/.330
B or 2nd .017/.432
G or 3rd .024/.610
D or 4th .036/.916
A or 5th .046/1.170
E or 6th .056/1.423

A causa delle dimensioni ridotte, la travel richiede molta delicatezza nel plettrare e accuratezza nel ditteggiare, in quanto la sensibilità delle corde porta subito a suonare crescente.
Basti pensare che sul cantino all’ottavo tasto, per ottenere un'ascesa di un tono con un bending, la corda va tirata quanto si farebbe per aumentare di un semitono su una chitarra standard.

Chiquita Erlewine: travel al (ZZ)Top!

L’impiego sonoro si infila subito nel rock and roll sudato e grosso tanto quanto del polveroso texas blues. Non per niente è progettata e realizzata a quattro mani da Mark Erlewine insieme al Reverendo Billy Gibbons.
La prima sensazione una volta collegata al Marshal JTM60 con tre quarti di gain è quella di salire su una Smart con i cavalli di una formula uno.
L'insieme costruttivo, l'humbucker dal sound dichiaratamente Gibson unito alle corde giganti confezionano un suono ricco, grosso e sporco quanto basta.
È vicina al territorio Les Paul nelle frequenze medio alte, mancano invece di una certa dimensione le frequenze basse, che non si fanno comunque rimpiangere grazie a una ricchezza sonora quasi violenta e aggressiva.
Il clean è pieno e definito, anche se inferiore come ricchezza rispetto al crunch che facilmente si ottiene partendo da un suono distorto e giocando con il controllo di volume, preciso e regolare.


La suonabilità oltre il dodicesimo tasto si rende progressivamente piu difficile a causa dei tasti sempre piu piccoli. È diversa comunque la sensazione sul manico rispetto alle misure standard.
L'unico inconveniente fisico si avverte a causa di un certo sbilanciamento verso la paletta che quindi impegna un po' di più la mano sinistra, senza comunque arrivare a sensazioni fastidiose.

La valutazione d’insieme porta a capire che la Chiquita non potrebbe essere una chitarra da tutti i giorni: sarebbe come avere la residenza in un parco dei divertimenti, impensabile viverci, ma sempre bello tornarci.
Semplicemente e dannatamente divertente.
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