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Bogner Effects: le due facce dell'Ecstasy
Bogner Effects: le due facce dell'Ecstasy
di [user #16167] - pubblicato il

Uno degli amplificatori moderni più apprezzati degli ultimi vent'anni anni si trasforma in una, anzi due stompbox capaci, almeno sulla carta, di catturare tutto il sound forgiato punto per punto dal saldatore di Reinhold Bogner a Los Angeles. Mille tra manopole e regolazioni, un'infinità di suoni che abbiamo raccolto con Michele Quaini in una prova sfiziosa.
Uno degli amplificatori moderni più apprezzati degli ultimi vent'anni anni si trasforma in una, anzi due stompbox capaci, almeno sulla carta, di catturare tutto il sound forgiato punto per punto dal saldatore di Reinhold Bogner a Los Angeles. Mille tra manopole e regolazioni, un'infinità di suoni che abbiamo raccolto con Michele Quaini in una prova sfiziosa.

Già a vederli sono davvero belli e ben fatti i due Bogner Ecstasy che oggi abbiamo tra le mani. Vernici stese con cura, scintillanti nelle livree rossa e blu e controlli dall’aspetto solido. C'era da aspettarselo, Reinhold Bogner solitamente fa le cose per bene, curando fino all’ultimo dettaglio ogni aspetto, dall’estetica al sound, ovviamente.

Le due colorazioni Red e Blue rispecchiano in chiave solid state la circuitazione valvolare della testata da 100 watt progettata nel '92 dall’ingegnere tedesco e che, negli anni, ha conquistato i cuori di moltissimi rocker. Prima di sentirli all’opera, diamo un’occhiata più da vicino a queste solide stompbox. Due canali, due facce completamente diverse, ma con controlli pressoché identici che descriveremo in un colpo solo.

Due footswtich, uno dedicato all'attivazione del pedale e uno per la funzione boost con gain e level dedicati sotto forma di due piccole manopole luminose, molto aggressive ma non semplicissime da settare. Sopra troviamo ben cinque cicken head tra cui però è facilissimo districarsi. Bass, middle e treble per l’equalizzazione, gain e volume per gestire - manco a dirlo - livello di uscita e quantità di distorsione. Le cose così sarebbero troppo semplici e lineari, ci pensano quindi quattro switch posti sopra i controlli a complicare un po’ la situazione.

Bogner Effects: le due facce dell'Ecstasy

Il primo selettore è dedicato alla modalità Variac. Questa aggiunge una lieve compressione al sound, molto gradevole e per nulla invasiva, in grado di sostenere il suono senza intaccare troppo la dinamica.
Il terzo switch è dedicato in entrambi alla presence, anche se sotto mentite spoglie. B1, B2 e N sono infatti tre differenti aperture del controllo di presenza, o meglio N è neutral, manopola a zero, B1 circa metà e B2 quasi full. Per un pedale che simula il canale di un amplificatore questo controllo diventa quasi indispensabile perché risulti credibile. Il progetto Ecstasy, negli anni, ha subito diverse variazioni ed ecco che Bogner le ha racchiuse in questo ultimo controllo. Si può infatti scegliere tra tre differenti versioni: 100, 101 e 20th Anniversary, comunque non estremamente diverse tra loro.
Da indicare, tra la connettività offerta, l'ingresso Remote. Con un connettore jack è possibile controllare la funzione on-off o boost con un controllo a distanza, come un looper.
Veniamo ora all’unica differenza tra i due, almeno nei controlli. Il secondo selettore permette nella versione Blue di cambiare radicalmente sound scegliendo tra Plexi e Blue. La prima offre un sound più vintage con una quantità di gain e compressione minore. La seconda invece è il paradiso dell’high gain, sound moderno e tagliente. Nel Red invece si può variare tra mellow, tight e full, con un controllo che agisce sulla curva generale di EQ e il guadagno.

Bogner Effects: le due facce dell'Ecstasy

Ecstasy Blue
Colleghiamo ora al Divided #13 i due Bogner pronti a shakerare le pareti dello studio di Michele. Ma andiamo per gradi, partendo dal Blue, che almeno in teoria dovrebbe essere meno devastante. Solo in teoria, perché come già ricorda il sito della casa "Blue can crush on demand".
Il LED di stato super luminoso ci indica che stiamo per raggiungere l’estasi (!), non bastasse a farcelo capire il sound dell’amplificatore, che da super clean si è increspato verso un crunch saporito.
La manopola del gain è a ore nove e il selettore su Plexi, il suono è già bello saturo e tendente sempre più all’hard rock. Alziamo però il gain perché percepiamo subito che di sostanza ancora ne abbiamo molta da scoprire.
Guadagno a ore dodici e l’amplificatore comincia a urlare, anche se collegata c’è una Strat di certo non incline all’heavy metal. Sempre restando in modalità Plexi, sorprende l’estrema pulizia con cui si riesce a suonare anche accordi aperti senza che questi risultino impastati e incomprensibili. L’EQ è preciso e molto sensibile, si riesce a schiarire o scurire il suono con facilità e i preset di presence aiutano non poco. Passando alla modalità Blue, il sound si incupisce leggermente ma diventa più secco e tagliente, la pasta è più moderna e high gain. Mandiamo a fondo corsa il gain e realizziamo che l'Ecstasy Blue di angelico non ha proprio niente, la "Stairway to Heaven" è diventata una "Highway to Hell"!


Per non farci mancare niente attiviamo anche il booster che riesce ad aggiungere un’ulteriore dose di cattiveria. Grazie al controllo di gain dedicato si può decidere se usarlo più come clean boost per aumentare solo il volume oppure per rendere ancora più aggressiva la distorsione offerta dall’Ecstasy Blue. Prima di passare all’alter ego rosso resta da citare un’ultima caratteristica davvero interessante di questo pedale: l’estrema dinamica. In ogni momento è possibile infatti tornare al suono clean semplicemente abbassando il volume della chitarra o plettrando in modo più leggero, un comportamento davvero da valvolare di razza.


Ecstasy Red
Già la colorazione lascia intuire che ci troviamo di fronte a un pedale cattivo, fatto per ritmiche aggressive e assolo devastanti. Ci stupiamo infatti quando con il gain a ore nove otteniamo un crunch cremoso ma garbato, perfetto per un bel bluesettone seduto, fatto di note lunghe e bending lancinanti. Certo però non è in questo ambito che il Red dà il meglio di sé. Alziamo il gain e aumentiamo un po’ le medie per rendere la distorsione più aggressiva. Il crunch è ormai un lontano ricordo, ma le note restano intellegibili. Nonostante non si possa scegliere una modalità Plexi, il sound resta sempre lontano dalla nostra idea di high gain, rispecchiando a dovere il canale rosso della testata da cui questa stompbox ha rubato il circuito.


Alziamo il gain e il sustain diventa davvero importante. Le ritmiche si sprecano e i primi assolo prendono forma con facilità. È una goduria giocare tra pickup al manico e al ponte, tra sweep e plettrata alternata. In ogni situazione la potenza dell’Ecstasy Red sostiene il nostro playing proprio come farebbe un buonissimo ampli valvolare assemblato dal buon Reinhold. Spingendo ancora sul gain, la compressione comincia a farsi sentire e il sound raggiunge livelli di cattiveria devastanti.
Ancora da notare l’estrema dinamica messa in gioco. Questo scatolotto rosso è sensibilissimo al tocco, anche se a differenza della versione Blue non si riesce a ottenere un suono veramente clean, ma in fondo non è per questo che è stato creato.


Semplici e sofisticati nello stesso tempo, sia nei controlli che nel sound. Dinamica estrema e cattiveria da vendere. Due pedali di ottima fattura, solidi, realizzati con componenti di alto livello. Tutta questa qualità però si paga cara, come per gran parte delle creazioni dell’eccentrico ingegnere tedesco. Con circa 300 euro ci si porta a casa un concentrato di sound capace di trasformare letteralmente il carattere dell’amplificatore.

Bogner è distribuito da Aramini.
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