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Quel diavolo di una Gibson
Quel diavolo di una Gibson
di [user #15167] - pubblicato il

Una collezione di asce rock non può considerarsi completa senza una SG, rigorosamente in finitura Heritage Cherry. Una Standard può essere la sorpresa inaspettata che riaccende la fiamma in un vecchio amante di Gibson.
Una collezione di asce rock non può considerarsi completa senza una SG, rigorosamente in finitura Heritage Cherry. Una Standard può essere la sorpresa inaspettata che riaccende la fiamma in un vecchio amante di Gibson.

Tempo fa, era il 2011, pubblicai un articolo che raccontava il mio passaggio dalla Gibson Les Paul alla Fender Stratocaster, in una convivenza inizialmente piena di dubbi, poi ultimamente votata a vantaggio di casa Fender.
Due anni dopo il succo della questione è questo: trascorsi oltre vent'anni di assoluta fedeltá alla Les Paul, ho trovato talmente comoda la Strat che ormai è la mia prima chitarra, lasciando alla Gibson i pezzi che richiedono più corpo e potenza sonora e che posso suonare con la dovuta comodità.
Perché la questione è proprio questa: pur avendo scelto la Les Paul per vari motivi fra cui il fatto che era la chitarra dei miei idoli, il suo suono spettacolare, setup e action insuperabili, l'estetica capolavoro e la liuteria sopra la perfezione, non ho mai digerito al 100% il suo manico, che per me è comodo in quanto a scala corta per via delle mie mani abbastanza piccole, ma che tuttavia mi ha sempre negato la possibilitá di suonare all'estremitá alta, vista la conformazione dell'attacco con il body. Tutto questo, compresi i mal di spalla dovuti al peso, era acqua passata grazie alla mia Stratocaster American Special che, dopo un bel periodo di rodaggio per adattarmi alla nuova geometria dello strumento, mi fornisce un feeling veramente ottimo. Tutto ciò fino a ieri, quando un diavoletto si è messo d'impegno per farmi tornare da mamma Gibson.
Ma partiamo con ordine e col racconto dei romanzeschi antefatti.

Una decina di giorni orsono ricevo un invito a cena con famiglia al seguito da un amico - che per inciso è anche l'altro chitarrista del mio gruppo - concretizzatosi dopo numerosi rinvii per impegni ora di uno, ora dell'altro. L'occasione è inaugurare con una pizzata la casa nuova nella quale si è appena trasferito con la famiglia. Durante l'allegra serata, inaspettatamente, mi sento dire: "C'è un regalo per te". Oh, caspita. Questa non me l'aspettavo.
Per il mio amico avevo appena seguito un lavoro per il quale, alla domanda "Quanto ti devo?" avevo tranquillamente bypassato la richiesta, stante la seguente considerazione: "Nel mio mestiere capita spesso che dopo operazioni anche impegnative si venga liquidati con un arrivederci e grazie (e a volte neanche il grazie), quindi se ci sono tanti fetenti che mi lasciano a bocca asciutta e nonostante ciò vado avanti lo stesso, perché non posso permettermi, per una volta, di farlo per scelta e trattare un amico come va trattato?".
Detto questo non mi aspettavo nessuna sorpresa (tuttalpiù il classico e comunque gradito cesto natalizio con tanto di spumante e panettone) e invece eccolo lì, con un voluminoso pacco ben incartato, dal discreto peso e del quale non riesco a immaginare il contenuto. La soluzione quindi è aprirlo. Sinceramente sorpreso e un po' emozionato mi accingo a strappare con cura la carta, quasi per non voler arrivare al dunque, ma la cosa si risolve al primo strappo, quando la carta lascia vedere il talloncino sulla scatola dell'oggetto, che fuga ogni dubbio: Gibson USA - SG Standard - Color Heritage Cherry - Hardware Chrome.
A momenti svengo!

Se non fossi stato così sorpreso e imbarazzato avrei fatto qualche capriola, ma non riuscivo a capacitarmi. Il mio ultimo desiderio ancora non realizzato per completare il terzetto delle chitarre che hanno fatto storia del rock era nelle mie mani. In questi giorni di (quasi) ferie ho potuto strapazzare ben bene la nuova arrivata e ora vi dico le mie impressioni.
Anticipo il tutto con una parola e poi spiegherò il perché: favolosa.

Quel diavolo di una Gibson

La primissima impressione prendendola in mano è un po' strana, per via del manico molto grosso. Per suonare bisogna abbracciarlo completamente con la mano, il che mi fa essere un po' diffidente sulla possibilitá di abituarmici facilmente. Il peso sorprende anche lui, a dispetto di quanto immaginavo la chitarra è insolitamente leggera, anche più leggera della Stratocaster, merito del body abbastanza sottile che mi fa domandare se il suono possa essere sufficientemente grosso.
La prima occhiata mi mostra finiture abbastanza accurate, un setup decente e una accessibilità alla tastiera tutta da scoprire.
Le sorprese iniziano a casa, quando nei giorni seguenti la suono per ore, dopo aver per prima cosa cambiato le corde (probabilmente le stesse dal 2011, anno di produzione) e dato una regolatina all'action, di fabbrica piuttosto alta.
Guardando i particolari la trovo veramente ben fatta (il paragone è la Les Paul Custom dell'89), con il binding attorno alla tastiera molto elegante, i segnatasti a trapezio inseriti alla perfezione, gli incastri e la verniciatura impeccabili, con la sua livrea rossa che per me rappresenta il colore della SG per eccellenza.

Da spenta risuona paurosamente. Se paragonata con la Stratocaster, che vibra molto ma sembra tenersi tutto nel corpo, questa trasmette addosso tutte le vibrazioni. In mano e al collo sento le ne note che mi attraversano, nonostante indossata sia una vera piuma. Fra l'altro il problema che pende verso la paletta e tende a ribaltarsi in avanti per come è posizionato l'attacco della tracolla è tutta una stupidata: quando si suona e si hanno le mani sullo strumento il suo equilibrio è perfetto.
Attaccata all'ampli mi ritrovo a casa con un suono che, non avevo dubbi, riempie le orecchie come non mai, gonfio e presente, sia nel pulito sia sui distorti.
Poiché questa non vuole essere una recensione dico solo questo: il suono è in tutto e per tutto simile a quello della Les Paul, solo con un tantino di attacco in più e maggiormente spinto verso gli acuti, appena più acido e aggressivo, con un sustain meraviglioso.

La sorpresa più grande però me la da la suonabilitá.
Per la forma del manico e per dovermi riabituare alla scala corta pensavo che avrei avuto problemi e sarei comunque rimasto ancorato alla Fender, invece no. Nel giro di poche ore la mano fa suo lo strumento, come se non avesse mai toccato altro, la scorrevolezza e la velocitá della tastiera sono impressionanti, il manico spesso, lungi dal dare fastidio, fornisce eccezionale appoggio e una grande sensazione di sicurezza alla mano sinistra che può dedicarsi a bending e vibrato con maggiore facilitá. In più scopro la stupenda sensazione di poter suonare tutte le corde sino al ventiduesimo tasto, cosa che neanche con la Stratocaster mi era possibile e con la Les Paul non ci pensavo neppure.

Per adesso l'ho suonata solo a casa e mi ha più che sorpreso, mi ha meravigliato e fatto innamorare. Il design è pazzesco, rispecchia la sua anima rock in tutto e per tutto.
Ora aspetto con impazienza le prime prove col gruppo al rientro dalle ferie per vedere come si comporta in mezzo agli altri strumenti, giacché uno dei punti di vantaggio della Stratocaster era quello di distinguersi nel mix in maniera più facile rispetto alla Les Paul, senza dover salire troppo di volume.

Per ora mi ritengo ultrasoddisfatto della nuova arrivata e mi sentirei di consigliarla nella maniera più assoluta. È senz'altro uno strumento che sa offrire più di qualsiasi aspettativa, sicuramente non è apprezzato tanto quanto vale, bisognerebbe che tutti avessero la possibilitá di provarla per capirne il valore.
Per me ci ha pensato il mio amico, con lo zampino di un certo diavoletto.
Questa era da sempre la mia chitarra, aspettavamo solo di incontrarci.

Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.

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