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Stratomasochismo e corde .013
Stratomasochismo e corde .013
di [user #13113] - pubblicato il

Per trovare il proprio sound e raggiungere il livello tecnico desiderato, è giusto che un chitarrista si spinga oltre i propri limiti. Ma alcuni limiti sono lì per salvaguardare il musicista, soprattutto quando questo si mette in testa di passare alle corde .013 per imitare il suono del proprio idolo.
Per trovare il proprio sound e raggiungere il livello tecnico desiderato, è giusto che un chitarrista si spinga oltre i propri limiti. Ma alcuni limiti sono lì per salvaguardare il musicista, soprattutto quando questo si mette in testa di passare alle corde .013 per imitare il suono del proprio idolo.

Ormai, da quasi una settimana, soffro orgogliosamente nel suonare la mia bella Stratocaster: ho montato corde in scala 0.013.
Per alcuni sono pazzo, per altri «... embé, che c'è de tanto strano!? Io ho suonato con le .016 e accordatura standddard. Mica c'ho ppreso 'l Nobbbel!!» – tra me e me: «eppure, dopo questa, meriteresti quello per la cazzata dell’anno, ragazzo mio».
Non lo nascondo, montare queste corde è stato un modo per alimentare il mio ego, avvicinandomi al suono Stratocaster più straordinario di sempre (chiaramente parlo per i miei gusti): Stevie Ray Vaughan.

Incipit
La prima impressione vacillava tra un esaltato entusiasmo, nel sentire la mia piccola vibrare come una scostumata, e il dubitare di alcune "note" un po' troppo scure. Poi, suonando, cercavo di capire come funzionano questi cordoni: l'action alta mi sembrava un'esagerazione, già c'erano le corde a essere pesanti, perlomeno che siano vicine alla tastiera. Ma perdevo dinamica, suono, i miei tasti modello vintage sembrano scomparire, tutto suonava troppo fretless. E allora vai con il rialzo dell'action. Avevo le lacrime agli occhi nel prevedere il dolore che mi avrebbe provocato.

Le impressioni: suonando
Se per un attimo stacchiamo il jack dell'udito dalla nostro cervello e facciamo finta di non avvertire le eccitanti vibrazioni della chitarra, l'esperienza è semplicemente brutta. Tutto risulta complesso, è come avere a che fare con un motore troppo potente e incontrollabile: ti sfugge di mano, non lo guidi, rischi di doverti fermare. Tutto suggerisce di lasciar perdere, ogni punto della tastiera rappresenta un sofferenza diversa e non ha senso continuare.
Troppa fatica, troppi rischi e poi è noto che le dita di Stevie sono state le uniche cinque cose ad aver intimorito Chuck Norris.
Lo stesso Chuck che suggerisce: «Ragazzo fai la cosa giusta: lascia perdere!»

Stratomasochismo e corde .013

Le impressioni: ascoltando
Anche con un amplino come il Fender Champion (5w valvolari con cono da 8) il suono è grosso, la definizione delle note è incredibile anche con la distorsione a palla (ho una Maxon Sonic Distortion che ha una buona riserva di gain). Ma è con l’overdrive che si celebrano le nozze: gain a metà, alzi il tono e... Stevie c'è e sorride per te.
Non serve molto tempo per ritrovare un po' di quel sound che tanto ci piace: nota dopo nota, accordo dopo accordo, sempre più presente, sempre più esaltante. Allora ecco che fatica, dolore e sofferenza si ridimensionano, prendono un senso, anche la pellicine che saltellano via dal manico fanno meno paura (oddio, un po' impressione, in particolare su certi passaggi veloci, la fanno).
Attaccata al mio Blues Deluxe con un volume giusto per crunchare, la Strat libera tutto il tono che si può volere: plettrata forte e le corde suonano più distorte (ma definite). Alleggerisci il tocco e un bel clean, vigoroso e pieno, è a tua disposizione. Dalle note gravi a quelle più acute, tutto risulta una goduria, emozionante, ma incredibilmente impegnativo.

Epilogo
Il troppo è troppo. La mano soffre, i polpastrelli alla fine sono nudi del primo strato di pelle (nonostante solitamente io suoni con .011 e accordatura normale). Ogni bending, pur gioia per orecchie e cuore, è una sofferenza per la mano. Solo suonando ritmico si gode veramente senza particolari sofferenze, ma per far cantare queste corde si fatica, si soffre e si rischia. Fortunatamente i tendini, a parte qualche piccola scossa, non mi hanno dato problemi, basta imporsi delle pause e, una volta fermi, evitare movimenti bruschi.
L'unico dolore che mi ha dato fastidio è stato quello ai polpastrelli, un po' come agli inizi (ormai sono quindici anni che suono, ma un po' me lo ricordo) e quando si acutizza diventa difficile premere.
Ho cominciato ad avere un certo timore, attaccare il jack e suonare non è più tanto gioioso e indisciplinato come di solito: sì, bello il vocione della Stratocaster, ma i fastidi sono troppi. In più temo per la mia piccola, queste corde la violentano, il manico non è la mazza da baseball di Stevie Ray Vaughan, la tastiera stessa non è altrettanto piatta e io non ho un Renè Martinez a mia disposizione che la controlla.

Stratomasochismo e corde .013

L'avventura può finire e, a distanza di una settimana (solo perché libero da prove, altrimenti non avrei potuto accordare la chitarra un semitono sotto), dopo aver goduto e sofferto, sabato tornerò alle mie fidate .011.

In sintesi
Pro: avere a disposizione un suono strato spettacolare, infinito, rotondo, definito, vero! 
Contro: nonostante gli esaltanti lati positivi sono più preoccupato da quelli negativi, i dolori e i rischi per lo strumento. Forse ci vogliono jumbo fret 6100 e una tastiera piatta per sfruttare queste corde. In più credo sia quasi disumano suonarle con l’accordatura tradizionale, o meglio: magari c’è pure qualcuno che, potendo fare sollevamento pesi con le dita, riesca a stirarle a dovere... ma quel qualcuno non sono io.

Per la verità di mute da .013 ne avevo prese due... in futuro chissà.

Nota della Redazione: Accordo è un luogo che dà spazio alle idee di tutti, ma questo non implica la condivisione di ciò che viene scritto. Mettere a disposizione dei musicisti lo spazio per esprimersi può generare un confronto virtuoso di idee ed esperienza diverse, dando a tutti l'occasione per valutare meglio i temi trattati e costruirsi un'opinione autonoma.

Stratomasochismo e corde .013
corde stevie ray vaughan
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