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Country d'oltremanica: intervista con Dario Cortese
Country d'oltremanica: intervista con Dario Cortese
di [user #17844] - pubblicato il

Per avvicinarsi a uno stile come il country, una guida esperta è necessaria. Chiacchierando di tecnica e ascolti, Dario Cortese ha condiviso con noi alcuni consigli per addentrarsi nel genere, tra compressori e Telecaster d'epoca, mentre si approfondisce l'universo didattico e il ruolo di sideman.
Per avvicinarsi a uno stile come il country, una guida esperta è necessaria. Chiacchierando di tecnica e ascolti, Dario Cortese ha condiviso con noi alcuni consigli per addentrarsi nel genere, tra compressori e Telecaster d'epoca, mentre si approfondisce l'universo didattico e il ruolo di sideman.

Dario Cortese, chitarrista italiano di nascita e londinese d'adozione, trova nel country il suo terreno prediletto, ma il lavoro di insegnante e turnista lo vede spesso alle prese con gli stili musicali più disparati e con strumenti di ogni epoca e tipologia.

Frenetico, ritmato e articolato nei suoi fraseggi talvolta ispirati alle sonorità di strumenti differenti come il banjo, il country è indicato da molti chitarristi come un punto d'arrivo tecnico, uno stile che richiede una padronanza della sei-corde eccezionale e un'ottima conoscenza della musica. Proprio da questo punto abbiamo voluto iniziare la nostra chiacchierata con Dario.

Pietro Paolo Falco: Spesso il country è considerato tra gli stili tecnicamente più complicati per un chitarrista. Quanto c'è di vero?
Dario Cortese: Penso che ogni stile sia complicato in maniera diversa. La realtà è che è difficile suonare uno stile in maniera autentica. Qualunque sia lo stile, quello che è richiesto è una conoscenza delle tecniche usate, dei suoni, delle frasi, delle inflessioni, dei ritmi e della tradizione. Secondo me questa conoscenza che viene fuori solo dal rispetto per quello stile.
In ogni modo, nel caso specifico della musica country ci sono delle cose che lo rendono assolutamente unico. Dal punto di vista esecutivo ci sono tecniche molto inusuali, come la chicken picking, i banjo rolls, l'uso dei bending anche su più corde o prima del capotasto, la pennata ibrida, etc. Armonicamente è uno stile dove bisogna seguire i cambi di accordi e in aggiunta viene suonato spesso a velocità rompicollo e col suono pulito! Insomma è uno stile che non dà molte possibilità di nascondere imprecisioni. Questo lo rende senz'altro un genere impegnativo dal punto di vista tecnico e armonico. Personalmente lo ritengo uno degli stili più complessi.


PPF: Come ti sei avvicinato a questo genere? Consigliaci qualche ascolto.
DC: Forse la prima cosa country che ho sentito era la colonna sonora di Hazzard! Poi quando ero adoloscente mi papà mi portò a vedere Steve Trovato dal vivo. Dopo anni scoprii Shania Twain e da lì Brent Mason. Riguardo a cosa ascoltare ecco un paio di suggerimenti: 
- Shania Twain "Come On Over" US edition
- Hellecasters "The Return of the Hellecasters"
- Brent Mason "Hot Wired"
- Jerry Reed "RCA Country Legends"
- The Eagles "The Best Of"
- Alan Jackson "Who I Am"
- Brad Paisley "Mud On The Tires".


PPF: Qual è il primo passo per avvicinarsi alle tecniche tipiche del country?
DC: Secondo me il modo migliore per imparare uno stile o un linguaggio è quello di imparare dei brani. Bisogna lavorare su brani che uno adora altrimenti è difficile progredire. Se uno incontra problemi (durante l'apprendimento di un brano) allora si possono cercare esercizi per risolvere quei problemi. Ma se i problemi non ci sono secondo me è meglio stare lontano da esercizi perché il rischio è che siano fine a se stessi. Qui diciamo "If it ain't broke, don't fix it!", se non è rotto non aggiurstarlo! Sul mio sito ci sono un po' di cose che possono essere utili a chi sta iniziando o approcciando questo stile per la prima volta. È tutto gratis (well, mostly).

Country d'oltremanica: intervista con Dario Cortese

PPF: Descrivici una strumentazione essenziale per suonare country.
DC: Secondo l'essenziale è un ampli Fender (Fender Deluxe Reverb è la scelta più comune), un compressore (Dyna Comp MXR è ottimo ed economico), un overdrive (Nobels ODR-1, uno dei migliori distorsori/overdrive che abbia mai avuto ed è uno dei più economici - uno dei segreti di Nashville!) e un Delay (Boss DD-3).

PPF: Descrivici la tua, di strumentazione!
DC: Bella domanda! Dipende da quello che devo fare. Per via del lavoro che faccio, in studio o live con artisti, nel corso degli anni ho creato una collezione di strumenti, ampli ed effetti che scelgo a seconda dell'ingaggio. Per una session country mi porterei un Fender Deluxe Reverb, un Twin, un vecchio ampli Music Man che suona da paura. Come chitarre porterei la mia Tele '69, una chitarra col B-Bender, una col G-Bender, la Baritone, la mia Gretsch del '65 e una chitarra per lo slide (spesso uso una Les Paul del '74). Come effetti... beh, la musica country è molto pop al giorno d'oggi quindi mi porterei un po' di roba. Senz'altro un compressore, l'ODR-1 (overdrive), DD-2 e lo Strymon Timeline, un EQ Boss GE-7, pedale del volume.

PPF: Hai nominato diversi strumenti con qualche annetto sulle spalle. Sei un appassionato di chitarre vintage?
DC: Sì, mi piacciono parecchio. Le chitarre vintage hanno spesso un "mojo". Non sempre, ma a volte sì. La Tele del '69 è una Maple Cap (quando la tastiera veniva incollata) e ha il peso giusto. Sono stato molto fortunato a trovarla. Anche tutte le mie Gibson sono un po' antiche. Le chitarre vintage non sono perfette ma hanno carattere. A seconda dell'ingaggio ho bisogno di avere molto carattere nella chitarra, mentre altre volte mi serve una chitarra che semplicemente funzioni bene (accordatura, noise, etc).

PPF: Qual è, invece, il tuo rapporto con la tecnologia? Usi simulazioni digitali o sei un fanatico dell'analogico?
DC: Io sono un fanatico dell'analogico ma la realtà è che spesso uso il Line6 POD per comodità e budget delle produzioni. Se la chitarra viene mixata alta, allora vale la pena di investire in un buon suono. Se la chitarra viene mixata bassa nel mix allora è un po' inutile. Diventa frustrante registrare con un suono bellissimo per poi sentire il disco e scoprire un suono mediocre!

PPF: Usi rig diversi in studio e sul palco?
DC: Si, dipende dall'ingaggio. Specialmente in teatro è importante lavorare nello specifico di quello show. Lo spazio è poco quindi bisogna portare l'essenziale. In studio è lo stesso. Per esempio, l'anno scorso, la maggior parte delle session che ho fatto erano con la chitarra classica, o flamenco o acustica. Quest'anno è stato fondamentalmente tutto in elettrico e cambiavo strumentazione molto di frequente.
Cerco di portare (sul palco o in studio) solo quello che mi serve. Capita molto raramente che mi chiedano di essere pronto a tutto... l'ultima volta che è successo ho dovuto assumere una compagnia che offre questo servizio per musicisti e mi sono venuti a prendere con un camion! Fortunatamente questo non accade quasi più.


PPF: Cosa non può proprio mancare nella tua pedaliera o nel tuo rack?
DC: Di norma ho sempre un compressore, l'ODR-1 e un delay.

PPF: Hai incrociato la chitarra con artisti di alto livello. Di chi hai il più bel ricordo? Raccontaci un aneddoto!
DC: Suonare con Larry Carlton è stato emozionante perché non avevo idea di cosa avremo fatto! è stato tutto fondamentalmente improvvisato sul palco davanti al pubblico. Una situazione terrificante! In ogni modo Larry è una persona molto affabile ed è bellissimo lavorare con lui. È un musicista talmente esperto e pieno di talento che le cose semplicemente non possono andare male.

Country d'oltremanica: intervista con Dario Cortese

PPF: Negli anni hai anche collaborato con artisti non propriamente "preferiti" dal chitarrista medio. Penso a cantanti come Melanie C. Quali sono i pro e i contro di lavori di questo tipo?
DC: Capisco a cosa ti riferisci. È una visione comune tra i chitarristi. Il mio punto di vista è: lavorare nell'ambito musicale è una cosa che amo. Amo tanti tipi di musica e tante sfaccettature di questo lavoro. A volte si lavora con artisti incredibili per pochissimi soldi, altre volte per artisti meno credibili per parecchi soldi. Questo è parte del lavoro e per me non è un problema. Ho smesso tanti anni fa di preoccuparmi di giudicare la musica. Sono onorato di poter fare questo lavoro quindi non mi pongo troppo questi problemi.

PPF: La didattica rappresenta una grossa fetta del tuo lavoro. Cosa deve avere, secondo te, un chitarrista per essere anche un bravo insegnante?
DC: Empatia. Capire le difficoltà di un allievo/a e l'abilità di rispondere a domande che non vengono a volte neanche fatte. Bisogna liberarsi dell'ego e cercare davvero di aiutare l'allievo/a a migliorare. Questo porta una grande soddisfazione.

PPF: Facciamo un po' di cultura e società. Trasferirsi all'estero per vivere di musica: scelta o necessità?
DC: Per me è stata una scelta, ma perché i tempi erano leggermente diversi. Riuscivo a lavorare abbastanza bene in Italia ma non so se adesso sarebbe la stessa cosa. La situazione dell'industria musicale in Italia non è particolarmente florida quindi trasferirsi all'estero diventa una necessità se uno vuole poter lavorare in un certo modo. Per me è importante capire che questo non ha niente a che vedere col livello dei musicisti italiani (che è molto alto). È solo lo stato dell'industria.

PPF: E ora, qual è il tuo prossimo passo?
DC: Non ho mai voluto fare un disco mio o roba del genere. Scrivo musica ma non sento la necessità di pubblicare o promuovere le cose che scrivo. Sono contento di fare le cose che faccio e il mio calendario lavorativo continua (con mia grande sorpresa) a essere strapieno. Vorrei avere più tempo per studiare la chitarra. Al momento non ho proprio il tempo di sedermi e mettermi a studiare ma mi piacerebbe tanto. C'è così tanta musica che mi piacerebbe imparare che a volte mi sembra di non sapere proprio niente di questo strumento! Viva la chitarra!

Country d'oltremanica: intervista con Dario Cortese
dario cortese interviste
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intervista molto interessante, complimenti. ...
di superloco [user #24204]
commento del 06/11/2013 ore 08:48:45
intervista molto interessante, complimenti.
Rispondi
di Brad Paisley ne metterei un altro paio
di Fabione72 [user #28527]
commento del 06/11/2013 ore 09:37:57
...tipo Play ecc.

Bella intervista.

Mi affascina vedere come in questo genere i riverberi/delay vengono quasi sempre usati con tempi molto piccoli e prima del pre-ampli (quasi a voler volutamente "spazializzare" e "impastare" un po il suono della Tele).

Addirittura ho visto che Brad Paisley usa effetti dello stesso tipo, a volte contemporaneamente.

Non si finisce mai d'imparare... :)

Rispondi
Thumbs up !
di Kermit [user #374]
commento del 06/11/2013 ore 09:46:29
Bravissimo ... Dario oltre al suono ed alla tecnica ha anche un altra caratteristica importantissima in comune con i pickers americani : è di una disponibilità è gentilezza unica, riscontrata quando gli ho scritto per avere qualche info.
Grazie ancora Dario, auguri e keep on country!
Paolo
Rispondi
Alleluia, alleluia
di Loz [user #10863]
commento del 06/11/2013 ore 12:27:11
Finalmente ad Accordo.it si sono accorti che esiste anche la chitarra country!
Rispondi
Re: Alleluia, alleluia
di Ford78 [user #17514]
commento del 06/11/2013 ore 14:44:42
Totalmente in Accordo con te !!! Riuscire ad integrare passaggi country in altri contesti musicali, dal Blues eRock, ne aumenta notevolmente le sonorità, che diciamolo, alla lunga sono sempre le stesse cose . Mio parere personale eh....
Rispondi
Re: Alleluia, alleluia
di Kermit [user #374]
commento del 06/11/2013 ore 15:00:50
ma anche tenere i passaggi country in un contesto country non sarebbe affatto male ... no ?? ;o)
Rispondi
Re: Alleluia, alleluia
di Claes [user #29011]
commento del 06/11/2013 ore 15:09:58
Questa è una intervista incredibilmente fantastica!!! E quello che scrive Ford è esattamente giusto: trucchetti Country si possono usare su un sacco di altra musica.
Rispondi
Re: Alleluia, alleluia
di Kermit [user #374]
commento del 06/11/2013 ore 15:36:18
... per carità , sono d'accordo, ma da amante del country (genere molto più di nicchia rispetto ad esempio al blues qui in Italia) mi piaceva mettere un po' ironicamente l'accento sul fatto che anche il country è un genere "testa di serie", per il quale si potrebbe parimenti dire che alcuni "trucchetti" blues potrebbero essere utilizzati talvolta per insaporire un po alcuni passaggi nella tecnica ...country. ;o)
Rispondi
Re: Alleluia, alleluia
di Kermit [user #374]
commento del 06/11/2013 ore 14:59:53
BELIN Loz ... ma un amante del country, a Genova, e con Kermit ripreso al banjo in The rainbow connection come avatar (che poi è il mio nick qui) e non ci conosciamo???
Gravissimo!! :o)
Paolo
Rispondi
Viva il country..!!
di stefrol [user #9914]
commento del 06/11/2013 ore 21:33:06
..Sarebbe bello vedere qualche lezione in più qui su Accordo sulla chitarra country!
Dario è bravissimo, sul suo sito a pochissimo prezzo ho acquistato alcune sue raccolte di country licks che sono uno spettacolo e gettano le basi per iniziare a suonare questo genere tosto ma molto divertente..!
Rispondi
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