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Restauro Marshall JCM 800 1987: l'elettronica
Restauro Marshall JCM 800 1987: l'elettronica
di [user #40183] - pubblicato il

Mai lasciarsi fregare da una diagnosi frettolosa. Un amplificatore d'epoca maltrattato dal tempo e da smanettoni poco rispettosi può essere una brutta gatta da pelare. In questi casi si passa all'artiglieria pesante, qualcuno che nel campo ne sa una più del diavolo. Così si conclude l'avventura per il restauro di un JCM 800 salvato dall'oblio.
Mai lasciarsi fregare da una diagnosi frettolosa. Un amplificatore d'epoca maltrattato dal tempo e da smanettoni poco rispettosi può essere una brutta gatta da pelare. In questi casi si passa all'artiglieria pesante, qualcuno che nel campo ne sa una più del diavolo. Così si conclude l'avventura per il restauro di un JCM 800 salvato dall'oblio.

Come già anticipato, l’amplificatore presentava alcune riparazioni grossolane e malfatte, e smontandolo mi sono accorto che anche i potenziometri erano stati sostituiti con dei mini pot ad alberino zigrinato di valore e tipologia completamente errata (anch’essi sicuramente responsabili del suono molto acido che emetteva l’apparecchio).
Per prima cosa, quindi, ho provveduto ad acquistare le componenti elettriche necessarie e, avvalendomi dell’aiuto di un amico che ha le necessarie competenze tecniche, abbiamo proceduto a sostituire i pezzi danneggiati e malamente riparati dal precedente proprietario. Così è stato sostituito il primo condensatore di filtro con un F&T, facendo sparire quello strano condensatore da radio anni ’50, gli zoccoli delle valvole tranciati sono stati sostituiti con degli zoccoli nuovi Belton, in micalex, con relativi copri valvola e, trovandoci in ballo, ho inserito anche i retainers per le valvole finali, che mancavano.
Anche i potenziometri sono stati sostituiti con un set completo fullsize ad alberino solido, e così tutti i problemi evidenti erano finalmente risolti. Ma l’amplificatore sarà tornato ai fasti di un tempo?
Purtroppo no. Una volta acceso il rumore continuava a essere molto alto, ed è stato allora che ho capito cosa andava fatto: era giunto il momento di fare un viaggetto, destinazione Formia.

Restauro Marshall JCM 800 1987: l'elettronica

The Gwynnett Solution
Concordato un appuntamento per il sabato seguente con Paolo, mi procuro anche gli altri due condensatori di filtro F&T 50+50 e un intero set di valvole JJ, sia finali sia di pre. Arriva il giorno della partenza e, una volta caricata la grossa testata in auto, provvedo anche a procurarmi il giusto tributo per quella che è diventata la mia divinità personale in fatto di amplificatori: nel dettaglio si è trattato di un paio di guantiere di finissima pasticceria napoletana, diligentemente caricate a babà e sfogliatelle.
Giunti da Paolo, e preso il rituale caffè, finalmente le sue mani si posano sul bestione: come sempre comincia a scrutare il paziente da ogni angolazione, effettua misurazioni e valuta le possibilità, coinvolgendomi in ragionamenti che vanno ben al di là delle mie scarse conoscenze di fisica, risalenti al liceo.
La mattinata passa senza responso, dopo un piacevolissimo pranzo in compagnia della sua famiglia torniamo giù e stavolta anch’io ho un paio di pazienti da esaminare. Nell’attesa, infatti, cerco di rendermi utile dando una sistemata a una Telecaster e una Stratocaster bisognose di cure e, fortunatamente, riesco a non deludere le aspettative di Lorenzo.
La sorte dell’amplificatore, invece, resta in sospeso: la giornata termina senza che quel maledetto rumore venga debellato. Dovrò tornare tra qualche tempo, ma ho fiducia: con Paolo la JCM è in buone mani.

Restauro Marshall JCM 800 1987: l'elettronica

La settimana successiva arriva una telefonata ferale: Paolo non è riuscito a isolare la causa del problema e le caratteristiche tecniche del modello 1987, del tutto diverso rispetto a un 2204, concorrono a rendere difficile la diagnosi. Comincio a pensare di aver chiesto troppo alla buona sorte, acquistando quel rudere in quel garage, e soprattutto di aver peccato di presunzione liquidando il problema della rumorosità come un semplice esaurimento dei condensatori di filtro, che erano sì scarichi, ma evidentemente non erano l’unico problema che inficiava il rendimento dell’amplificatore.
Poche ore dopo, mentre affondavo lentamente tra questi pensieri tutt’altro che felici, arriva un’altra telefonata: è Paolo che afferma perentoriamente di aver risolto il problema. Incredibilmente, senza alterare minimamente l’originalità del progetto e della componentistica del Marshall.
Pochi giorni dopo si torna a Formia, stavolta per riportare la JCM a casa, e Paolo mi gioca un piccolo scherzo: accende l’amplificatore e, non udendosi alcun suono, mi dice che deve essersi rotto di nuovo, perché non va più. Sconfortato, attacco la chitarra per averne la riprova ed ecco che sento per la prima volta la voce di questo amplificatore, e ne rimango assolutamente rapito. Ogni ingresso ha il suo carattere, il volume è incredibile e cresce sempre in maniera progressiva, il crunch oltre le ore nove comincia a farsi sentire ed è proprio quel suono lì, sentito in centinaia di dischi.
Ponticellati i due ingressi, poi, il gioco si fa duro: la pasta sonora è incredibile, e a seconda di quale dei due volumi si spinge di più è possibile ottenere un suono grosso e avvolgente o incisivo e aggressivo, questa JCM 800 model 1987 è senza dubbio rinata!
Paolo mi spiega che il rumore era dovuto a un pessimo cablaggio delle masse e dei filamenti, e che solo il sapiente ricablaggio di questi elementi del circuito aveva portato allo sbalorditivo abbattimento della rumorosità. Posso inoltre affermare per certo che è la JCM più silenziosa che abbia mai sentito, una soluzione eccellente e rispettosa di un amplificatore storico, che non ha richiesto modifiche invasive e che poteva essere tirata fuori solo dal magico cilindro di Gwinnett.

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A casa la JCM mi gioca l’ultimo scherzetto: il fusibile da 500 mA salta e, dopo attimi di terrore, mi rendo conto che erano stati montati dei fusibili di tipo fast, assolutamente da non installare sugli amplificatori, in quanto progettati per saltare immediatamente al primo picco di corrente. Per gli amplificatori vengono invece usati dei fusibili ritardati (time delay), che per l’appunto saltano solo se il picco si protrae per un certo lasso di tempo. Una volta acquistate due serie di fusibili Marshall originali (anche quello da 2A era sbagliato) e sostituiti mains e HT, tutto è tornato a posto. Nel caso in cui voleste risparmiare sui fusibili originali Marshall dovrete sostituire il portafusibile, in quanto dei fusibili ritardati da 32 millimetri con un amperaggio così basso sono impossibili da trovare, e installare un portafusibile per i fusibili da 20 millimetri.
Il lavoro era concluso, finalmente.
Ci avete creduto? In verità ho fatto anche un ultimo piccolo lavoretto: ho sostituito nuovamente i potenziometri con degli Alpha, del tipo montato in origine su questo amplificatore, come suggeritomi da Gwynnett stesso. Funzionano come gli altri, ma cambiarli non è costato molto e hanno conferito alla testata un ulteriore tocco di originalità e qualità.

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Adesso il lavoro è terminato, e l’amplificatore suona e si presenta benissimo. Avrei voluto registrare anche una prova del suono, ma purtroppo la mancanza di master rende i volumi proibitivi. Mi sto comunque attrezzando per poterlo registrare come si deve, spero così di poter rimediare a breve a questa mancanza.
Concludo questo articolo confessandovi di essere davvero contento di aver rischiato grosso, quel giorno di due mesi fa, acquistando questo grande classico bisognoso di cure. Dei ringraziamenti sinceri vanno a Paolo, che con il suo risolutivo intervento ha donato nuova vita al Marshall, a Gerry, per le numerose serate passate a ripristinare, pulire e ricondizionare un numero imprecisato di parti di questa bestiola, a Livio, che generosamente si è immolato per trasportare le decine di chili di cassa su per le scale insieme a me e, last but not least, a mio padre, che condividendo con me questa passione ha reso possibile tutto ciò.
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