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I convertitori: prologo
I convertitori: prologo
di [user #33262] - pubblicato il

Dunque è ufficiale, riprendiamo su Accordo.it il nostro bel viaggio nel mondo dell’audio. Per rinfrescarci la memoria e offrire ai newcomers la possibilità di partire allo stesso nostro livello, suggerisco un ripassino di quanto già visto in passato col sottoscritto in questo percorso.
Dunque è ufficiale, riprendiamo su Accordo.it il nostro bel viaggio nel mondo dell’audio. Per rinfrescarci la memoria e offrire ai newcomers la possibilità di partire allo stesso nostro livello, suggerisco un ripassino di quanto già visto in passato col sottoscritto in questo percorso.

Abbiamo parlato di percorso del segnale nei cavi, preamplificatore microfonico, equalizzatori e filtri, compressori e riverberi. Consiglio tra l’altro di dare una bella lettura anche a tutto quanto trovate nei commenti dove, spesso, siamo riusciti col contributo di molti di voi ad approfondire meglio i vari argomenti trattati.

Fatto? Tutto chiaro? Bene, allora dopo questa bella scorpacciata di argomenti principalmente orientati al mondo analogico, direi che possiamo cominciare a fare un bel salto nel futuro (beh, nel presente...) e cominciare un po' a capire cosa succede alle nostre belle onde sonore quando decidiamo di immagazzinarle per poter essere successivamente riprodotte, manipolate, ecc.

Il mito dello studio di registrazione, fino a circa metà/fine degli anni novanta, si può in un certo senso collegare alla nascita e allo sviluppo della registrazione su nastro magnetico. Pensiamo ai Beatles e agli innumerevoli aneddoti che li vedono protagonisti insieme agli ingegneri degli studi di Abbey Road, allora di proprietà della EMI. Pionieri, ma allo stesso tempo costanti innovatori e visionari nel campo della registrazione audio "a tutto tondo" che, col passare degli anni, hanno avuto a disposizione registratori a nastro con un sempre maggiore numero di piste disponibili, permettendo di effettuare sovra-incisioni a quanto già registrato.

Tutt'oggi troviamo studi di registrazione che, avendo a disposizione le risorse economiche, le conoscenze tecniche (i registratori a nastro necessitano di manutenzione e operazioni di taratura molto delicate) e il tempo (io stesso, ahimè, non ho mai visto all’opera un bel registratore a nastro, ma credo riusciremo a ovviare nel giro di qualche tempo), riescono a offrire ai loro clienti la possibilità di immagazzinare le proprie registrazioni su nastro, avvantaggiandosi di quelle qualità e caratteristiche che, secondo molti, sono inarrivabili scegliendo di passare per un "freddo" hard disk.

E’ indubbio in ogni caso che la stragrande maggioranza della produzione musicale moderna si è spostata verso il mondo digitale per gli innumerevoli vantaggi che offre (capacità di archiviazione, facilità di accesso e manipolazione delle informazioni, possibilità - senza rischio di degradare le informazioni - di effettuarne copie per la condivisione, necessità di spazi di archiviazione infinitamente minori, ecc.), modificando radicalmente il ruolo del sound engineer e dando la possibilità virtualmente a chiunque di poter registrare la propria musica nella propria camera da letto.

Curiosamente, navigando un po' il Web alla ricerca di curiosità da condividere con voi, trovo che Wikipedia sostiene che il primo singolo completamente registrato, editato e mixato completamente in digitale (in Pro Tools) a raggiungere la posizione numero uno in classifica, risale soltanto al "lontano" '99 e sia stato "Livin’ la vida loca" di Ricky Martin.

Ma come è possibile tutto questo? Abbiamo il nostro segnale elettrico che abbiamo ripreso, amplificato, equalizzato e compresso a nostro gusto, come facciamo ora a fare in modo che questo finisca archiviato nel nostro computer?

Semplice, ci serve un convertitore. Un convertitore (A/D – analog to digital, analogico/digitale – in questo caso, che fa il paio con D/A – digital to analog, digitale/analogico – utilizzato per ri-trasformare il nostro segnale digitale in segnale elettrico da re-immettere nel percorso analogico) è un circuito piuttosto complesso che ha il compito di trasformare il segnale elettrico che gli diamo in pasto in una serie (evidentemente moooolto lunga) di valori espressi in sotto forma di numeri binari (formati quindi da soli 0 e 1) affinché il nostro calcolatore sia in grado di utilizzarli.

Occorrono diversi passaggi durante il processo di digitalizzazione di un segnale elettrico, per mezzo di vari componenti posti in serie, ognuno dei quali svolge un'importante operazione come si può intuire dallo schema, pur semplificato, che segue.

I convertitori: prologo

Bene cari amici, non perdete di vista la timeline di Accordo.it, prossimamente andremo ad approfondire il processo di digitalizzazione e cercheremo di spiegare, nella maniera più semplice possibile, la teoria di base dietro a ciascun elemento di questo affascinante processo. A presto!
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Link utili
Il percorso del segnale nei cavi
Il preamplificatore microfonico
Equalizzatori e filtri
Il compressore
Il riverbero
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