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La mia giornata con Robben Ford
La mia giornata con Robben Ford
di [user #43307] - pubblicato il

Incontrare il proprio idolo è un'occasione più unica che rara. Accordo.it e Zed! hanno offerto l'opportunità di incontrare e intervistare Robben Ford a quattro fan sfegatati in occasione del suo concerto di Padova del 16 maggio 2015, ed ecco com'è andata la giornata.
Incontrare il proprio idolo è un'occasione più unica che rara. Accordo.it e Zed! hanno offerto l'opportunità di incontrare e intervistare Robben Ford a quattro fan sfegatati in occasione del suo concerto di Padova del 16 maggio 2015, ed ecco com'è andata la giornata.

Quello di poter assistere ad un'esibizione dal vivo del grande Robben Ford era sempre stato un sogno per me, e sapevo che prima o poi mi sarebbe capitata questa occasione, dato che fa sempre un paio di date all'anno in Italia.
Stiamo parlando di un uomo che è stato inserito fra i 100 migliori chitarristi del ventesimo secolo, cinque nomination al Grammy e uno stile tutto suo, riconoscibile subito alla prima nota, uno che proprio con questo suo stile ha ispirato me e chissà quanti altri chitarristi nel loro modo di suonare.
Così, qualche giorno fa Accordo.it e Zed! hanno offerto la possibilità a quattro fan di poterlo incontrare personalmente per rivolgergli una domanda a testa. Ammetto che questa mi è sembrata subito una grande occasione, così pensando e ripensando a cosa avrei mai potuto chiedergli se mi fossi trovato faccia a faccia con Robben Ford, ho deciso di tentare la sorte e partecipare a quest'iniziativa, quasi per gioco.
Alcuni giorni dopo sono stati pubblicati i nomi dei quattro vincitori e, con mia grandissima gioia, ho letto anche il mio. Non riuscivo a crederci, al punto che ho dovuto rileggere l'articolo diverse volte per capire se veramente ero io uno dei fortunati. La conferma finale l'ho avuta poi da una mail inviatami da Accordo.it.

La mia giornata con Robben Ford

Così ha avuto inizio questa avventura. Sì, mi piace definirla così, dato che qualche problemino si è presentato già da subito, infatti sarei dovuto arrivare a Padova in treno, peccato solo che poi quello per il ritorno partiva alle 8:30 della mattina del giorno dopo. Alla fine sono riuscito a convincere mio padre con la scusa che sarebbe potuto andare a visitare la Basilica di Sant'Antonio mentre io ero da Robben e siamo partiti da Ancona alle ore 13:00 circa. Il tempo era abbastanza buono, anche se con qualche nuvola, ma niente pioggia, c'è poco traffico, insomma perfetto. Siamo arrivati a Padova per le 16:30 circa e qui inizia la parte difficile, ovvero trovare il Gran Teatro Geox, dove si sarebbe svolta la nostra intervista.
Alla fine, cercando di decifrare le varie indicazioni dei passanti, non proprio precisissime, riusciamo riusciti ad arrivare nel parcheggio ancora deserto del teatro. Erano le 17:20, in largo anticipo: l'incontro sarebbe iniziato per le 18:30, così nell'attesa mi sono messo ad ascoltare quel poco che si riusciva a percepire del soundcheck fuori dal teatro, cercando di riconoscere qualche canzone. Verso le 18:15 ho incontrato finalmente gli altri ragazzi del contest e Luca Friso di Accordo.it.
Ci si presenta e cominciamo subito a piazzare la telecamera e i microfoni in uno dei vari tavolini al bar del teatro. Robben viene avvertito del nostro arrivo e nell'attesa che venga da noi ci prendiamo un caffè e ci conosciamo un po' meglio, fino a quando attiriamo l'attenzione di un signore che ci si presenta con tanto di pass al collo e che ci invita ad accomodarci nel backstage. Cambio di programma, l'intervista si farà lì! Ma ecco che mi giro e vedo Robben Ford uscire dall'ingresso del pubblico, magari ci ha ripensato e preferisce essere intervistato al bar.
Ci avviciniamo con molta calma al chitarrista che subito allunga il braccio per dare la mano a ciascuno di noi. Ammetto di aver pensato per un attimo che quella poteva essere proprio la mano che aveva stretto anche il grande Miles Davis, o Larry Carlton, e chissà quanti altri... e ora stava stringendo la mia. Ci guardiamo negli occhi, non riesco a dire niente, così Robben passa oltre, quando mi scappa un semplice "Nice to meet you".

La mia giornata con Robben Ford

Ci sediamo al tavolo, prende un caffè anche lui, una sistemata veloce alla telecamera e ai microfoni e via, si parte con l'intervista. Sono il primo a fargli la mia domanda e sono proprio seduto accanto a lui, ancora non riesco a capire se tutto questo stia succedendo davvero oppure no.
Avevo registrato un paio di cover di Robben Ford tempo fa, una è "Revelation" e l'altra "The Brother", e se qualcuno allora mi avesse detto che di lì a qualche anno mi sarei seduto al tavolo a prendermi un caffè proprio con lui, sicuramente l'avrei preso per matto e non ci avrei creduto. Chi sono io per potermi permettere una cosa del genere?

Fatta l'intervistsa ci resta il tempo per una foto di gruppo e qualche selfie qua e là, io mi sono portato una chitarra nella speranza di un autografo, così la tiro fuori dalla custodia, la giro, gli presto il mio pennarello ed ecco che mi firma il retro della paletta. È una Epiphone Sheraton degli anni 90, simile alla sua Riviera per quanto riguarda la forma.
Finito di firmare autografi e di scattare foto, viene invitato a tornare nel backstage, se ne sta andando, ci saluta, ma all'improvviso mi viene in mente che se non fosse per il mio amico e insegnante di chitarra Paolo Fiorini non sarei mai stato lì, così convinco Robben a tornare indietro e gli chiedo di registrare un breve video di saluti a Paolo. Così acconsente, anche se con aria un po' svogliata (eh beh, c'è da capirlo) ed ecco che parte con un bel "Ciao Paolo... come stai?" Fatto questo ci saluta per l'ultima volta e se ne va.
Sono circa le 19:30, l'inizio del concerto è previsto per le 21:30, ci resta un'oretta per farci un giro al centro di Padova e così partiamo, tutti sulla stessa macchina, la mia. Io e mio padre ne approfittiamo per andare a visitare la Basilica del Santo, che purtroppo per lui era chiusa. Abbiamo potuto però ammirarla da fuori ed è davvero bellissima, ma non c'è tempo da perdere, una veloce occhiata all'orologio e mi accorgo che sono già le 20:30. Si riparte. Tutti al Geox, questa volta per assistere al concerto.

La mia giornata con Robben Ford

La mia prima impressione: Un bellissimo teatro, molto elegante. Persino i bagni sono eleganti, quando si entra la prima cosa che si nota è il bancone del bar e sembra quasi di trovarsi nella hall di un hotel di lusso.
La gente accorre numerosa fino quasi a riempire il teatro, ma c'è giusto il tempo di sedersi e di dare una sbirciatina al palco, magari per capire che strumentazione utilizzerà Robben, che si abbassano le luci e il concerto ha inizio. Non è Robben né la sua band a salire sul palco per primo, bensì un chitarrista italiano, Simone Boffa e il suo gruppo formato da maestri tutti musicisti professionisti. Il loro scopo? Miscelare la musica d'autore italiana con le sonorità più rock, e a mio parere ci riescono alla grande.
Bando alle ciance, ecco arrivare il tanto atteso Robben Ford e il suo gruppo, non il classico trio che siamo abituati a vedere, ma una vera e propria band, con tanto di quello che sembra essere un organo Hammond. I fan sono pronti a fotografare il loro beniamino, ma Robben è molto chiaro sin dall'inizio: "No Flash!"

Il concerto inizia con qualche pezzo del suo ultimo album Into the Sun fino ad arrivare a suonare qualcosa tratto dall'album precedente, Bringing it back home. Ovviamente non possono mancare i suoi classici blues strumentali come "Cannonball Shuffle" scritto per Freddie King e "Indianola", omaggio al re del blues BB King scomparso un paio di giorni prima del concerto.
Gli applausi si susseguono e si fanno sempre più intensi fino a quando Robben si ritira nel backstage per lasciare il palco al batterista e al bassista, entrambi ottimi musicisti che terminano con un lungo assolo. Robben torna sul palco per qualche altra canzone e, quando il concerto sembra essersi concluso, ecco che si sente tremare il teatro. Questa volta non è un assolo del batterista: sono i piedi dei fan che battono per terra nella speranza di un bis.
Robben non sembra avere voglia di risalire sul palco ma alla fine, accolto da un applauso a mio avviso più forte di quello iniziale, ritorna giusto per regalarci un ultimo brano tratto dall'album Soul on ten del 2009, per poi sparire dietro al sipario per l'ultima volta.

La mia giornata con Robben Ford

Un bel concerto nel complesso, ma i miei complimenti vanno soprattutto alla base ritmica: bassista e batterista eccezionali e anche il tastierista non da meno.
Colpisce molto la strumentazione usata da Robben per questo concerto, ovvero la sua mitica Fender Telecaster bianca degli anni '60 e il famoso Dumble che fino a quel giorno credevo essere soltanto una leggenda. Ebbene ho potuto sperimentare con le mie stesse orecchie che, come anche Robben ha dichiarato, non si capisce di preciso che cos'ha un Dumble in più di un altro amplificatore come un Fender per esempio (con il quale mi aspettavo di vedere Mr. Ford a Padova) ma ascoltandolo si capisce che una differenza c'è, non si sa bene in che cosa essa consiste, ma c'è. In poche parole, un suono stupendo dato non solo dall'amplificatore e la chitarra, che sono in questo caso dei signori strumenti, ma anche dalle dita e dal tocco di Robben Ford che come ogni grande chitarrista che si rispetti è subito riconoscibile dopo poche note. Una cosa strana che però mi ha colpito allo stesso tempo è stato vedere una Fender Stratocaster sunburst anch'essa dal look vintage anche se non so l'annata con precisione. Cosa rara veder suonare Mr. Ford con questo strumento, che ha comunque usato solamente per una canzone, "Rose of Sharon" se ricordo bene.

È stata un'esperienza che mi resterà impressa per sempre sicuramente.
In pochi possono dire di avere avuto la possibilità di conoscere e poter parlare con il proprio chitarrista preferito e di sedersi al bar con lui. Dopotutto, come mi piace dire, sono cose che non capitano di certo a tutti e, a chi capita, capita soltanto una volta nella vita, quindi è meglio non farsi sfuggire questa occasione e sfruttarla al meglio. E personalmente credo proprio di averlo fatto.

Di nuovo in Ancona, alle 3:00 di notte vado a dormire ripensando a quell'intervista e al concerto ancora con il dubbio che potesse realmente essere accaduto tutto ciò, tanto che la domenica mattina appena sveglio ho creduto per un attimo di aver sognato tutto al punto da prendere la mia chitarra, ancora nella custodia dal giorno prima e controllare il retro della paletta. L'autografo c'è. Controllo il cellulare per vedere le foto e... anch'esse ci sono.
Solo ora mi rendo conto della grande fortuna che ho avuto e della bellissima esperienza che mi è capitata. Un grazie di nuovo ad Accordo e Zed! E un grazie infinito a Mr. Robben Ford per la disponibilità e la gentilezza con cui si è presentato.

concerti robben ford
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