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Un amplificatore per (ben) cominciare
Un amplificatore per (ben) cominciare
di [user #22654] - pubblicato il

Con la serie Cube, Roland ha dimostrato di sapersi rivolgere al mercato entry level come a quello dei musicisti anche più navigati offrendo caratteristiche interessanti per tutti. Un combo dall'approccio immediato e dai suoni convincenti può essere un'arma importante per il neofita e non solo.
Con la serie Cube, Roland ha dimostrato di sapersi rivolgere al mercato entry level come a quello dei musicisti anche più navigati offrendo caratteristiche interessanti per tutti. Un combo dall'approccio immediato e dai suoni convincenti può essere un'arma importante per il neofita e non solo.

Cosa serve per fare di un amplificatore un buon amplificatore? Che amplifichi il suono dello strumento in maniera quanto più fedele possibile a quel che si suona, che sia solido, che abbia un carattere definito ma non invadente o, almeno, che non ci faccia desiderare di lanciarlo fuori dalla finestra ogni volta che si prova a tirarci fuori dei suoni decenti.
Bene, e se chiedessimo queste cose a un ampli che sia anche economico, versatile e semplice da usare?
Molti diranno, senza dubitare un attimo, che è impossibile. Sono qui a smentirli. Dopo diversi anni spesi alla ricerca di questo amplificatore, credo di averlo trovato.

Alcune premesse sono doverose: ogni considerazione è da leggere tenendo conto della fascia del mercato in cui il prodotto si colloca, del pubblico a cui si rivolge, dell’uso per cui è stato studiato. Inutile confrontarlo con amplificatori di ben altra classe, inutile pretendere di confrontarlo con amplificatori diversi per filosofia e fini di utilizzo.

Un amplificatore per (ben) cominciare

Tutto è iniziato quasi per caso ormai quattro anni fa.
Ero alla ricerca di un amplificatore economico per sostituire il vecchio transistor che mi aveva accompagnato fino a quel momento. Dopo diverso tempo a spulciare cataloghi e recensioni mi ero deciso ad acquistare un Fender Mustang II, prima serie, appena uscito. Ordinato l’amplificatore in negozio attendevo il suo arrivo ormai da settimane quando mi decisi a fare un giro per altri negozi della zona ripromettendomi, qualora avessi trovato una valida alternativa, di disdire l’ordine.
Gli amplificatori proposti per la cifra (bassa) che ero disposto a spendere erano tutti, nessuno escluso, insoddisfacenti: si andava da vecchi transistoroni rigorosamente usati (Laney in testa), alle ultime serie di ampli ormai storici (Peavey, Fender), alle nuove proposte del mondo digitale. Nessuno di questi era capace di soddisfarmi. Stavo per uscire dal negozio quando il commesso mi disse che gli era appena arrivata la nuova serie Cube di Roland e che, se volevo, poteva aprire i pacchi in mia presenza per farmene provare uno. Accettai. La serie Cube di quell’anno era la neonata XL che andava a sostituire la gloriosa X, introducendo alcune feature interessanti come l’aggiornamento ai modelli COSM riveduti e corretti e il looper. Oggetto della prova era un Roland Cube 80XL che mi soddisfece a pieno. La mia scelta ricadde tuttavia sul fratello minore, il Cube 40XL, che presentava - oltre a dimensioni, peso e prezzo più contenuti - anche l'interessante Power Squeezer, un attenuatore di potenza capace di "castrare" l'ampli a soli 2W.

Devo ammettere che per i primi tempi sono stato convinto di aver buttato via i miei soldi, o meglio, ero convinto di poter ottenere di meglio con un modello più nuovo come i Fender Mustang o i Line 6. Nel giro di poco più di un anno, tuttavia, potei constatare quanto le mie preoccupazioni fossero assolutamente infondate. Il Roland Cube era diventato non solo un fido compagno ma anche il mio amplificatore principale, spodestando valvolari e transistor grazie ad alcune caratteristiche che, non prese in considerazione nei primi tempi, si erano rivelate molto, molto interessanti.


Prima di tutto la semplicità
A differenza di quasi tutti gli altri digitali provati, i Roland Cube propongono una interfaccia molto tradizionale e semplice da usare. Niente settaggi complicati e preset, niente computer per plasmare il suono. Tutto si regola in maniera molto simile a un classico amplificatore analogico: manopole (tante) e pulsantini (pochi).

Compatto vuol dire solido
Questo è un amplificatore compatto quanto basta per non essere d'ingombro, estremamente solido dall’assemblaggio al rivestimento, passando per la griglia metallica a proteggere il cono e allo chassis metallico che contiene il cuore di questo amplificatore. Tutto concorre a trasmettere tranquillità negli spostamenti, anche dovendo trattare l’ampli in maniera un po’ rude. Tra l’altro il peso contenuto (circa 10Kg) rende possibili anche spostamenti a mano non troppo faticosi.

Volume alto = buon suono?
Questi amplificatori smentiscono l’equazione. I suoni sono perfetti sin da volumi quasi impercettibili e il Power Squeezer permette una regolazione fine del volume a livelli da cameretta: davvero molto utile. Piuttosto, se avete intenzione di usarlo per live in locali senza microfonarlo vi consiglio vivamente di scegliere il fratellone da 80W: questi amplificatori non danno il meglio di sé tirati per il collo. Se per la sala prove o esibizioni ad auditorio ridotto il 40W può essere sfruttato, per situazioni più grandi è meglio avere una maggiore riserva di volume. L’ampli, superati i tre quarti di corsa della manopola del volume (parlando del pulito), comincia a sgranare il suono in maniera non sempre piacevole.

Un amplificatore per (ben) cominciare

Un buon pulito è la base per ogni relazione duratura...
... e questo ampli, se c’è una cosa che può vantare, è un pulito (il JC Clean) davvero favoloso. Ecco, credo che questo sia il vero punto di forza della serie Cube, soprattutto dei due esemplari di maggior potenza e maggiore larghezza del cono. Il pulito è caldo, ben bilanciato, malleabile, estremamente reattivo alle sollecitazioni che vengono dallo strumento. È sicuramente un motivo di vanto per un amplificatore che, da questo punto di vista, può tranquillamente competere con amplificatori di ben altro livello. Tra l'altro il JC Clean è l’unico canale su cui è possibile usare pedali effetti con una certa soddisfazione. Resta il fatto che questo ampli non è un mangia pedali.

Versatilità digitale, ma senza rinunciare alla reattività
Una delle cose che mi ha piacevolmente stupito di questo amplificatore e dei modelli COSM in generale è la reattività e sensibilità al tocco: lo si può apprezzare in maniera più evidente con chitarre di un certo livello, dotate di buoni pickup. Utilizzando una delle simulazioni (in particolare quelle stile Fender) si può passare da un pulito a un crunch spinto anche solo tramite un saggio utilizzo del potenziometro del volume dello strumento e del proprio tocco. La risposta dell’amplificatore è sempre pronta, realistica e gradevole. Una cosa apprezzabile è il fatto che, a differenza di altri amplificatori simili, a un tocco più leggero non corrisponde un pulito sporco e infangato, il suono rimane sempre abbastanza definito. Anche sul JC Clean si assiste a una gradevole variazione nella compressione del suono alle diverse sollecitazioni delle corde.

Un amplificatore per (ben) cominciare

A chi si rivolge questo amplificatore?
Sicuramente a chi cerca un amplificatore per studiare e divertirsi a casa con suoni sempre ottimi, ma anche a chi non disdegna suonate con amici in saletta o, volendo, live in piccoli locali con un auditorio ridotto (per situazioni più importanti meglio un wattaggio superiore). Si rivolge a chi ha bisogno di un amplificatore versatile, buono un po’ per tutto (eccelso nei puliti) e in ogni condizione, a chi, già avanti nell’esperienza sullo strumento, necessita di una macchina affidabile, gradevole e sfruttabile con soddisfazione tanto in occasioni informali (in cui magari l’ampli ufficiale sarebbe di intralcio per peso o dimensioni, o a rischio incolumità) quanto a casa (dove l’ampli ufficiale non riesce a dar soddisfazioni senza rompere vetri e finestre).
Sicuramente è un amplificatore capace di far crescere nel migliore dei modi un principiante permettendo di concentrarsi sullo strumento, di capirne le potenzialità e di conoscerne le sfumature: non appiattisce tutto fino a cancellare le differenze tra uno strumento di qualità e un pezzo di legna da ardere, questo è un suo grande pregio, fino a renderlo uno dei migliori - se non IL migliore - nella sua categoria categoria. E, perché no, anche quando si disporrà di strumentazione professionale resterà comunque un gradevolissimo practice-amp.

A chi non consiglio assolutamente questo ampli?
Non lo consiglio a chi intende usare molti pedali (entrano in conflitto con i modelli COSM, credetemi, non è piacevole), a chi intende microfonare spesso l’ampli sui suoni distorti (se i puliti escono benissimo anche microfonati, i distorti, che a livello ambientale sono anche piacevoli, possono risultare taglienti quando captati dal solito SM57 piazzato davanti al cono) e a chi si aspetta un amplificatore valvolare di prima scelta (e, lasciatemelo dire, se si ha questa speranza rivolgendosi a un ampli come questo si è quantomeno degli sprovveduti).


In conclusione, il Roland Cube (XL, non conosco le serie successive) è un amplificatore che, dopo quattro anni di onorata carriera, continua a darmi grandi soddisfazioni. È l'amplificatore con cui suono più spesso, non per altro per la sua immensa flessibilità, che permette di ottenere suoni convincenti anche a volumi a cui il valvolare e il transistor faticano a dare soddisfazioni.
Chiaramente è un tuttofare, inutile pretendere da lui qualcosa di più: è nato per essere una buona macchina da lavoro, non per brillare in un campo specifico. In questi anni l’ho usato davvero in ogni occasione, toccando con mano i suoi limiti e i suoi pregi e, nonostante i limiti precedentemente esposti, ancora oggi non lo cambierei con nessuno nella sua categoria.
Grazie al looper e agli effetti (simpatici ma non eccelsi, più che altro a causa delle regolazioni limitate offerte) è davvero piacevole da suonare in solitudine e, grazie al Power Squeezer, permette di improvvisare piacevoli ore di musica anche in una camera d’appartamento a orari improponibili. Sicuramente i suoi pregi principali sono un clean davvero di qualità elevata (in ambito jazz è molto apprezzato, anche da musicisti non proprio alle prime armi), una serie di simulazioni convincenti anche se non perfette, in ogni caso apprezzabili, una reattività al tocco invidiabile, un parco effetti interessante (soprattutto per riempire alcune situazioni ambientali), una costruzione robusta e un’interfaccia semplice e intelligente e, cosa di primaria importanza per quanto mi riguarda, la capacità di bucare qualunque mix (a patto di saper equalizzare a dovere e di non spingere il volume troppo in alto - oltre le ore 3 - dove tutto diviene più indefinito).
Usatelo in casa, in sala prove o portatelo alle jam session: non vi abbandonerà e non vi farà sfigurare davanti a nessuno. Se imparerete a conoscerlo riuscirete a tirarci fuori molto convincenti che non vi faranno rimpiangere ampli più blasonati, sempre restando nei contesti per cui questo ampli è stato studiato.

Ho scelto i video tra quelli che mi sembravano più rappresentativi e vicini a ciò che realmente si può tirar fuori dalla macchina in questione.

40xl amplificatori cube gli articoli dei lettori roland
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