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Dietro i palchi di Umbria Jazz 2015
Dietro i palchi di Umbria Jazz 2015
di [user #116] - pubblicato il

Per dare voce a una città come Perugia in occasione di Umbria Jazz ci vuole una potenza di fuoco (e di audio) niente male. Se ne sono occupati RCF, per la prima volta con i suoi impianti audio, e Reference Laboratory, che ha cablato il tutto. Li abbiamo incontrati entrambi per un'intervista.
Dal 1980, Reference Laboratory si occupa dell'aspetto tecnico dei palchi di Umbria Jazz e quest'anno, per la prima volta, è stata affiancata da uno tra i più grossi produttori italiani in campo audio: RCF.
Reference è l'azienda responsabile del progetto audio e luci dei tre palchi esterni a Umbria Jazz nonché per i seminari del Berklee all'interno della manifestazione. Il suo impegno inizia un mese prima del festival per la valutane di ogni scheda tecnica (rider) di ogni produzione italiana ed estera.
"In questa valutazione" ci spiega Angelo Tordini di Reference "si cerca di accontentare ogni esigenza coadiuvata dal direttore di produzione in qualità di responsabile, sig Stefano Lazzari, della Fondazione Umbria Jazz del Festival.
Il ruolo di RCF è di piena collaborazione valutando, col suo team, la location e le esigenze del caso, in piena simbiosi con la crew Reference.

Mai come per l'edizione 2015, Umbria Jazz ha accolto artisti di ogni estrazione per un calderone di suoni e stili capaci di mettere a dura prova qualunque service e di rappresentare una vera sfida per i tecnici del suono. Abbiamo intervistato Angelo Tordini di Reference e il reparto Marketing RCF per conoscere tutto il lavoro dietro l'allestimento dei palchi che hanno invaso Perugia quest'estate.

Accordo: L'edizione 2015 segna la svolta made in Italy per Umbria Jazz con RCF. Puoi descrivere le caratteristiche timbriche salienti dei prodotti?

RCF: nell’arena Santa Giuliana, main stage di Umbria Jazz, sono state installate 14 unità di RCF TTL55-A per lato. Il large-format array ha caratteristiche timbriche di grande linearità ed è in grado di garantire l’estensione anche ad altissime frequenze grazie ai driver a compressione da 3’’. Così siamo riusciti a fare sì che i dettagli e le sfumature musicali tipici del jazz venissero riprodotti in hi-fi in tutta l’area di ascolto.
Le frequenze infrasoniche sono state riprodotte da 18 subwoofer TTS56-A con driver da 21’’, in modo da enfatizzare anche le primissime ottave con una sensazione fisica del suono. Questa scelta tecnica si è rivelata fondamentale per l’ottima resa di generi musicali più contemporanei, come nel caso dei Subsonica, differenziando l’edizione 2015 dalle precedenti.
In piazza IV Novembre invece hanno suonato prevalentemente band funky, che necessitavano di un suono preciso e rotondo. Per questo motivo e per la dimensione più ridotta dell’area d’ascolto, la scelta tecnica si è orientata verso sistemi line array a 2 vie (HDL20-A) e subwoofer con driver da 18’’ (SUB 8006). Il risultato è stato una timbrica lineare e bilanciata, che ha permesso al conduttore dell’impianto di riprodurre anche le improvvisazioni con pienezza di dettagli e colori.

Reference: io iniziai nel 1980 con Umbria Jazz portando prima un impianto dalla California, poi un secondo e poi un terzo dal Canada. Si crede che l'erba del vicino sia sempre più verde, ma basti pensare al violino di Cremona, Binson o Farfisa per rendersi conto che non è mai mancato nulla in Italia in ambito audio. Abbiamo avuto aziende che hanno cominciato a produrre impianti prima di molti altri nel mondo, perché allora non consentire a un'azienda italiana che produce da anni altoparlanti per aziende importantissime di poter annoverare la sua presenzia a Umbria Jazz?
Io non sono un distributore RCF, ma con i cavi Reference ho imparato la necessità di proporre l'importanza del cavo a produttori di microfoni, effetti, chitarre, altoparlanti... perché pochi di loro guardano al cavo con una reale attenzione. RCF ha creduto nel nostro lavoro, e così è nata la collaborazione.
Durante la manifestazione siamo partiti da Paolo Conte per arrivare fino ai Subsonica. C'è una bella differenza! Ciò che mi ha colpito è che l'impianto ha reagito in modo sempre mirabile e intellegibile. Si può dire lo stesso del ventaglio sonoro di Tony Bennett e Lady Gaga...
Quando Umbria Jazz ha affidato il compito di curare i tre palchi della manifestazione, mi sono sentito di affrontare il lavoro con lo spirito di un Italiano, quest'anno in particolare che EXPO apre le porte dell'Italia al mondo.

Dietro i palchi di Umbria Jazz 2015

Accordo: Umbria Jazz è una manifestazione impegnativa, puoi farci una panoramica su cosa e quanto è servito per "darle voce"?

RCF: Per quel che riguarda piazza IV Novembre, abbiamo utilizzato dei line array di ultima generazione la cui caratteristica vincente è il controllo della direttività dell’emissione sonora, allo scopo di non incidere in maniera significativa sulle facciate degli edifici circostanti l’area di ascolto. Il risultato è stato una riproduzione omogenea e precisa, in un ambiente che altrimenti sarebbe stato difficile da coprire.
In arena Santa Giuliana, invece, la dimensione della venue ha richiesto un impianto di grandi dimensioni, in grado di coprire una distanza complessiva superiore a 70 m. Inoltre l’estensione della platea sul piano orizzontale ha reso necessario l’impiego di sidefill e lipfill per le prime file, permettendo una copertura omogenea e uniforme e garantendo che le stesse caratteristiche timbriche fossero fruibili a livelli costanti da ogni punto di ascolto.

Reference: quest'anno i cavi audio, i bilanciati, i multipin, le alimentazioni, tutto era cablato Reference. C'era un mare di materiale audio e luci. Sono stati impiegati oltre 350 microfoni Audix e tutto il gruppo Berklee, per esempio, era Audix. Anche sui palchi in cui venivano usati microfoni di varie marche, nel totale, un buon 30% era Audix.
Ciò che è stato necessario è un'analisi tecnica un mese in anticipo a contatto con ogni produzione estera coinvolta. È stato fondamentale il lavoro per far riconoscere l'importanza del cavo ai musicisti e alle produzioni: bisogna ricordare che il cavo non ti dà niente, ti toglie soltanto, e se per la strumentazione del singolo musicista è palese la differenza che si ottiene utilizzando cavi di qualità, immagina cosa accade quando si cablano dei palchi delle dimensioni di quelli montati a Umbria Jazz.

Dietro i palchi di Umbria Jazz 2015

Accordo: La scena jazzistica sembra vivere una seconda giovinezza, sempre più ragazzi si appassionano al genere e, soprattutto d'estate, molti Comuni organizzano manifestazioni in tema. Puoi confermare questo trend? C'è effettivamente una crescente richiesta di palchi per eventi jazzistici? Sono in testa le piazze o gli auditorium?

RCF: Le indicazioni del mercato suggeriscono una riscoperta del genere da parte dei musicisti. Le rental companies (service) nostre clienti confermano questo trend. La maggior parte delle manifestazioni di musica dal vivo avviene d’estate, perciò la gran parte degli eventi si svolge nelle piazze, nei parchi o in locali all’aperto. Il fenomeno degli auditorium è più ristretto, anche a causa del minor numero di venue disponibili.

Reference: la mia non è una risposta da intenditore, quindi da prendere con le pinze, ma ho l'impressione che il jazz si ascolti molto più nei teatri che negli ambienti aperti. È quasi come per avere cura di una parte estetica, come se l'ambiente acustico di un teatro prevedesse naturalmente l'utilizzo del jazz. A Umbria Jazz questo aspetto è all'interno del teatro Morlacchi. Ci sono anche dei club molto inconsueti, all'interno di ristoranti, chiese... Sta sicuramente uscendo anche laddove gli organizzatori sono capaci di creare l'ambiente adeguato.
A Umbria Jazz il jazz è di casa, e ci sono molti musicisti che suonano nelle strade, nei vicoli, vedendoli è chiaro che è la patria del jazz. Ciò che mi piace notare è che Perugia suona dalla mattina alla sera, senza soste, suonano tutti.
Credo che il jazz, stando a quanto ho visto a Perugia, possa solo essere in crescita. È senz'altro un momento positivo, in generale per tutta la musica: i giovani stanno riprendendo a suonare, e tutto sta nelle mani di musicisti, aziende e accademie perché la strada continui in questa direzione, per tornare come al tempo dei Beatles dove anch'io, da amatore, nel mio piccolo suonavo.
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